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Che cosa fa di noi quello che siamo? Se è vero che buona parte della nostra vita è già scritta nel nostro codice genetico, è altrettanto innegabile che le nostre esistenze sono influenzate dall’ambiente che ci circonda e da un infinito numero di elementi puramente casuali sui quali abbiamo ben poco controllo. L’interazione di questi tre fattori (genoma, ambiente e caso) genera un numero potenzialmente infinito di individualità, ma questa ricetta sembra lasciare poco spazio alle nostre scelte personali: non siamo noi a comporre il nostro Dna, incidiamo sul mondo molto meno di quanto lui incida su di noi e – inutile dirlo – la nostra volontà è pressoché impotente davanti al caso. Eppure ogni giorno facciamo, pensiamo o diciamo qualcosa che rispecchia in pieno (nel bene o nel male) la nostra unicità. E nel nostro continuo tentativo di affrancarci dall’idea di un destino immutabile abbiamo un alleato: la cultura. In questo saggio, Edoardo Boncinelli rilette sulla natura umana concentrandosi sulla pulsione che più di ogni altra ci distingue dagli animali: quella a sapere, conoscere, definire e regolamentare. E ci dimostra che la cultura scientifica e quella umanistica contribuiscono in egual misura nello sforzo collettivo di interpretare la realtà, fornendoci al tempo stesso gli strumenti per comprenderla. Noi siamo cultura è un richiamo a dare un senso alla nostra libertà e un invito a coltivare l’umano bisogno di trasmetterla. Perché non c’è umanità senza conoscenza e non c’è conoscenza senza umanità.

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Noi siamo cultura 2019-05-16 09:56:20 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    16 Mag, 2019
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La sete natural che mai non sazia

Un saggio piacevolissimo nella lettura e arricchente dal punto di vista culturale, che consiglio anche ai giovani, poiché spiega quanto sia importante ed utile nella vita quotidiana avere una mente ben fatta (termine di Michel de Montaigne) dotata non soltanto di nozioni e conoscenze, ma anche di creatività. Siamo tutti d’accordo su questo: essere colti , rispetto a chi non sa, consente una comprensione delle cose del mondo e della vita più piena - anche se mai esaustiva (ahimè o per fortuna) - chi è colto non accetta supinamente idee e credenze altrui. “Perché sapere ci rende liberi”, questo è il sottotitolo del libro e dovrebbe, generalmente, essere così.
Ciò che non tutti sanno è che il nostro cervello, discendente da quello dell’Homo sapiens, non era nato per essere curioso e capire l’universo, anche se era geneticamente predisposto ad accettare e a creare credenze. (Insomma pettegolezzi e pregiudizi risalgono all’Homo sapiens).
Grazie al tesoro di conoscenze umane, il “Collettivo umano”, scrive Boncinelli:

“Siamo andati a scrutare dimensioni che stanno molti ordini di grandezza al di sotto di quelle che il nostro occhio è capace di percepire e siamo riusciti a proiettare lo sguardo nella profondità dello spazio precorrendo distanze di molti ordini di grandezza superiori a quelle che riusciamo non solo a coprire con la nostra vista, ma finanche a concepire” (pag. 17/18 edizione RCS, 2015)

Il nostro cervello era nato per farci vivere adeguatamente su questa terra, nella savana o nella foresta, per procurarci del cibo, per riprodurci come tutti gli animali.
Abbiamo sviluppato un linguaggio articolato, un cervello più grande e col passare dei millenni siamo riusciti a diventare animali sociali, politici ed anche “culturali”, dove la parola cultura è intesa nel suo significato più ampio, comprende anche la parola “civiltà”.

Nella prima parte Boncinelli sottolinea l’importanza della creatività dell’uomo, come risorsa, che aiuta nonostante il caso e del libero arbitrio: non c’è forzato determinismo nella natura ed anche nel genoma. Diciamo che c’è un margine affinché l’uomo sia artefice del proprio destino.
Tra i tanti passi che ho sottolineato ( ma veramente tantissimi) questo voglio citarlo e dedicarlo agli studenti di oggi:

“L’uomo è uno, la mente è una, la cultura è una. Ci sono tesori e meraviglie nella scienza e tesori e meraviglie nella poesia, nell’arte, nella letteratura. Occorrono immaginazione e rigore, creatività ed esprit de finesse tanto nell’esercizio della ricerca scientifica quanto nella produzione artistica in senso lato” (pag. 78 cit).

Nella seconda parte c’è un paragrafo che mi ha particolarmente colpita, si intitola
“Un progresso a due velocità”, in cui lo scienziato è costretto ad ammettere, alla luce degli eventi che hanno fatto la storia dell’umanità che “ siamo sempre più capaci, ma non più umani” ( pag. 86) . Nulla da obiettare. Nonostante il ritmo sostenuto del progresso tecnico e scientifico, nonostante l’avanzare del sapere e del saper fare, dal punto di vista sociale ed umano, non siamo affatto migliorati, non c’è stato alcun progresso. Sembra che un collettivo “civile” , a differenza di quello del sapere, sia impossibile da condividere. Questa constatazione lascia l’amaro in bocca e lascia pensare. Ci può essere vero progresso umano se nel mondo esistono ancora guerre, povertà, terrorismo, diseguaglianze sociali?
Boncinelli confessa il suo pessimismo nell’ambito di un progresso civile che si metta in pari con quello scientifico, ma lascia intendere alla fine del libro che bisogna sempre osare, osare imparare, osare mettersi in discussione: è l’unica via per crescere come uomini e cittadini consapevoli.

Il mio giudizio di questo lavoro è decisamente positivo.Stiamo parlando di uno dei tanti saggi del più grande genetista italiano, che non vedo l’ora di conoscere meglio, nonostante la mia formazione non propriamente scientifica: Boncinelli ha il potere di stuzzicare chiunque creda nel long life learning.
Il cervello se non allenato, retrocede, eh sì, amici lettori, leggete, leggete ed apprendete per tutta la vita!

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