Saggistica Storia e biografie I giorni della semina
 

I giorni della semina I giorni della semina

I giorni della semina

Saggistica


Vi sono libri resi grandi dall'importanza dell'evento di cui trattano; e, viceversa, eventi che assurgono a grandezza grazie alla qualità di una loro narrazione. Quando le due circostanze coincidono, ne nasce un'opera fondamentale. Tale è I giorni della semina, qui riproposto nel progetto di riedizione di tutta l'opera di Chiovini. Il rastrellamento in Valgrande nel giugno 1944 fu l'evento più tragico per la lotta di liberazione nell'Alto Novarese e, come pochi altri, risultò fondatore di un sentimento di appartenenza alla resistenza nella popolazione di una intera regione, erede da allora dei valori forgiati in quel sacrificio. Per il Chiovini storico e scrittore, rivelatosi dopo l'esperienza partigiana (e forse grazie ad essa) questa opera fu madre feconda di una ricerca mai interrotta e sorretta dalle virtù della scrittura.



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I giorni della semina 2016-08-14 15:41:48 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    14 Agosto, 2016
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Un tragico rastrellamento

Nel mese di giugno del 1944 17.000 uomini, fra militari tedeschi e reparti fascisti, rastrellarono, palmo a palmo, la Val Grandee quelle adiacenti, site in Piemonte e prossime al lago Maggiore. Scopo dell’operazione militare era di sradicare in modo definitivo i partigiani operanti nella zona e particolarmente attivi, il cui numero era stato stimato erroneamente dai comandi nazisti in misura ben superiore ai 450-500 uomini che effettivamente erano. Fu una strage, crudele e atroce; le perdite dei partigiani si possono quantificare in circa 300 morti, di cui la metà caduta nei combattimenti e il resto catturati, torturati e infine giustiziati. Fra le vittime vi sono da aggiungere poi sette civili, mentre fra i rastrellanti si contarono alla fine circa 200 morti e altrettanti feriti.
Di questo massacro parla il libro di Chiovini, all’epoca partigiano in zona e sfuggito miracolosamente all’eccidio. La sua è una cronaca puntuale e scarna, una serie di piccoli e grandi scontri che si verificano quasi senza interruzioni nel periodo del rastrellamento ed ha quindi un valore storico, poiché da essa è possibile comprendere quali errori furono commessi per arrivare a un simile luttuoso bilancio. A priori c’è da considerare un particolare attivismo partigiano, meritorio senza dubbio, ma spesso condotto con una sfrontatezza che rasentava la guasconata, frutto di una sicurezza che poi, durante il rastrellamento, contribuirà non poco al suo tragico risultato. I comandanti delle bande operanti, poi, adottarono senza dubbio il metodo della resistenza trasversale e rigida in valle, senz’altro sconsigliabile anche per un esercito regolare, poiché una seconda linea difensiva è da considerarsi sempre imprescindibile. Purtroppo, tutti questi fattori, a cui si unirono la notevole superiorità in uomini e in mezzi dei nazifascisti , condussero a una mattanza , scrupolosamente documentata dall’autore. Tuttavia, finita l’operazione di repressione, il nemico non ottenne i risultati auspicati e in breve si ricostituirono in zona, con i superstiti e nuove leve, le formazioni partigiane, diventate più esperte dopo il disastro subito, tanto da fornire il loro prezioso contributo per la nascita della Repubblica della Val d’Ossola, avvenuta il 10 settembre 1944; questa zona libera durerà una quarantina di giorni, ma costituirà la prova che i cosiddetti ribelli avevano un alto senso dello Stato.
I giorni della semina, benché porti la prefazione ampiamente positiva di Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della repubblica italiana, per come è impostato e per come è scritto ha più il valore di una testimonianza che di un approfondito saggio storico, ma riesce a ben rendere l’atmosfera di quegli anni e in particolare di quel tragico evento, elementi positivi che ne consigliano la lettura.
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