Saggistica Storia e biografie L'Italia di Giolitti
 

L'Italia di Giolitti L'Italia di Giolitti

L'Italia di Giolitti

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Dall'omicidio di Umberto I per mano dell'anarchico Bresci fino al "Natale di sangue" di Fiume, la scena politica italiana è dominata da un unico uomo, l'ultimo di quei notabili che avevano guidato il Paese dopo l'unificazione: Giovanni Giolitti. È lui a fermare l'involuzione autoritaria in cui rischiavamo di cadere dopo il regicidio, e a lui si devono il nostro primo miracolo economico, la nascita della grande industria e un'intelligente politica sociale. Giolitti guida l'Italia attraverso un ventennio ricco di sfide, in cui i nuovi schieramenti - socialisti, cattolici, anarchici, liberali -si sono ormai consolidati e danno vita ad accesi scontri, l'attività sindacale prende corpo grazie alla nascita della Confederazione generale del lavoro, e per la prima volta viene realizzato il suffragio universale maschile che permette alle masse di entrare attivamente nella vita dello Stato. Ma sono anni travagliati, rigati di sangue: la conquista della Libia, la Prima guerra mondiale, l'impresa fiumana di D'Annunzio e dei suoi legionari. Crisi profonde, che segnano la sconfitta non solo di una classe politica, ma di tutto il sistema liberal-democratico, mentre la società si riscopre mutata dall'esperienza della trincea. Indro Montanelli dipinge davanti ai nostri occhi non solo il ritratto di un uomo politico, ma anche quello di tutta una civiltà spinta dalla storia sull'orlo del baratro dittatoriale.



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L'Italia di Giolitti 2014-06-28 18:23:14 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    28 Giugno, 2014
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28 giugno 1914 / 2014

Oggi, cento anni fa, veniva assassinato a Sarajevo da alcuni studenti irredentisti l’Arciduca d’Austria ed erede al trono Francesco Ferdinando. Fu questa la scintilla che fece scoppiare la I^ Guerra Mondiale chiamata anche la Grande Guerra sia per il numero abnorme di morti che provocò sia per il numero di Paesi coinvolti nel conflitto.
C’erano già state delle avvisaglie di guerra nei Balcani che mal sopportavano la sottomissione all’Impero Austroungarico ma in realtà per dirla con Montanelli “…la Russia mobilitava contro l’Austria, la Germania contro la Russia, e la Francia contro la Germania. In realtà la Serbia era soltanto il pretesto di un più vasto conflitto d’interessi economici, politici, ideologici, che in ogni caso sarebbe scoppiato”.
Ho scelto di leggere questo libro perché di questa guerra avevo solo poche nozioni scolastiche (perlopiù dimenticate) e volevo un po’ approfondire e poi mi ha spinto anche un motivo sentimentale avendo mio nonno combattuto in Albania e a Vittorio Veneto. Il volume si intitola “L’Italia di Giolitti” perché proprio lui fu uno dei protagonisti assoluti di quel periodo e fu anche colui che traghettò l’Italia fuori dalla guerra fino all’avvento di Mussolini negli anni ’20; in realtà gran parte del libro è occupata dal racconto della I^ Guerra Mondiale, delle sue battaglie ma anche della parte politica del conflitto soprattutto per quel che riguarda l’Italia.
La Grande Guerra segnò la fine di un mondo, dell’Europa degli imperi, della Belle Epoque ma in essa c’erano già i prodromi di quel che sarebbero stati gli anni a venire, dell’avvento delle dittature populiste di destra e di quella comunista in Russia (la Rivoluzione d’Ottobre che portò al potere Lenin ci fu nel 1917 in pieno conflitto mondiale). Il libro è scritto naturalmente molto bene, in maniera anche avvincente (si riescono a capire persino le tattiche militari) ma non mi dilungherò molto nella descrizione di questo saggio perché penso che chiunque sia interessato avrà piacere di (ri)scoprire tramite la lettura un periodo importantissimo della storia dell’Italia ma anche e soprattutto della storia dell’Europa.

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