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Letteratura italiana

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L'esistenza di un uomo qualunque trasformata in un incubo indecifrabile. Una realtà, o un delirio, che il lettore vive assieme al protagonista, mentre davanti ai suoi occhi sfilano personaggi formidabili, comici e drammatici, che Vitali tratteggia con maestria unica. Conservando, anche nei momenti più oscuri, il suo sguardo accogliente nei confronti dell'estrema vulnerabilità della specie umana. È notte. Su un'autostrada del Nord Italia industriale corre una macchina con a bordo tre funzionari di una ditta commerciale. Tornano a casa da un viaggio di lavoro, sono stanchi, nulla di strano che decidano di fermarsi in un autogrill per bere un caffè e comprare le sigarette; una breve sosta prima dell'ultimo sforzo. Ma in quella stazione di servizio, sotto gli occhi indifferenti dei camionisti assonnati e delle ragazze del bar, il destino aspetta uno di loro. Una leggerezza e una banale dimenticanza lo faranno precipitare nelle maglie di un meccanismo giudiziario impeccabile nella forma, efficiente nei metodi, implacabile nelle conseguenze.

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Opinioni inserite: 3

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Documenti, prego 2019-12-19 22:20:57 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Dicembre, 2019
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Riflessioni sulla precarietà della vita.

Racconto lungo o romanzo breve, fatto sta che questo “Documenti, prego” si presta a svariate interpretazioni, anche ascoltando il parere di amici e conoscenti che l’hanno letto e si chiedono (mi chiedono) spiegazioni e significati reconditi. Certo è che Vitali ha sbrigliato la sua fantasia, abbandonando (ed è per due volte di seguito, dopo il più convincente “Sotto un cielo sempre azzurro”) temporaneamente i lidi di Bellano. Ed è altrettanto certo che il protagonista del libro, responsabile del settore alimentare conserviero della sua ditta, in viaggio d’affari con due colleghi, va incontro ad una esperienza da incubo, bloccato da un’imprecisata pattuglia per un controllo dei documenti e portato via con la scusa di un “semplice controllo”. L’interrogatorio è cortese, per alcuni versi disarmante, il poveretto non sa spiegare i motivi per cui la sua patente è scaduta, viene isolato in una cella ma riesce ad allontanarsi con una scusa…. Rientra a casa, felice di riscoprire gli affetti familiari ma ecco (realtà o sogno?) un’altra fermata, documenti, controlli, arresto, isolamento in una cella in attesa di una confessione.. Un oscillare surreale tra la realtà (o sogno?) di una vita familiare apparentemente felice, una moglie che dorme serenamente accanto a lui, un figlio che colloquia con le foglie cadute dagli alberi, e il sogno (o realtà?) di malaugurati incontri con presunti tutori dell’ordine che procedono a controlli, accusando il malcapitato di colpe imprecisate. I personaggi sono tratteggiati magistralmente. Intanto il protagonista, incredulo di quanto gli sta capitando, smarrito e quasi rassegnato ad un beffardo destino, poi il rappresentante della legge, un “baffetto” garbato ma inflessibile, cortese ma deciso nel far rispettare assurde regole burocratiche, e poi ancora un collega di lavoro esperto nel raccontare in continuazione barzellette e soprattutto nel godersi la vita, la moglie del protagonista, una donna evanescente, quasi a sottolineare l’atmosfera onirica che aleggia sul racconto, e infine quello strano figlio che parla (corrisposto?) il linguaggio delle foglie che cadono dagli alberi. Il tutto basta e avanza per far riemergere nella mia memoria, quasi istintivamente, due capolavori del passato, un libro e un film. Il libro è “Il processo” di Kafka, in cui il protagonista, Joseph, viene arrestato e perseguitato da un’autorità imprecisata e remota, le cui sentenze vengono accettate passivamente, quasi a significare l’ineluttabilità di una giustizia irrazionale e misteriosa. Il film è un capolavoro di Ettore Scola, “La più bella serata della mia vita”, del 1972, dove un grande Alberto Sordi viene ospitato nel castello di Tures presso Bolzano, sottoposto, come altri ospiti, ad un processo farsa e condannato: il giorno dopo, avrà un incidente mortale con la sua fiammante Maserati precipitando in un burrone.
Se qualche lettore ricorderà il libro e il film, troverà atmosfere sospese tra sogno e realtà, come nel breve romanzo di Vitali. Romanzo che fa comunque riflettere sulla burocrazia di una giustizia cieca e imperscrutabile e, soprattutto, sulla fragilità e precarietà della vita.

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Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Andrea Vitali, soprattutto quelli di argomento non bellanese.
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70
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Documenti, prego 2019-11-21 11:05:11 vivian84
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vivian84 Opinione inserita da vivian84    21 Novembre, 2019
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LA CERTEZZA DEL DUBBIO

Premetto che non è stato semplice da parte mia scrivere questa recensione, dopo aver letto l’ultima pagina il mio primo pensiero è stato quello di trovare le parole adatte senza cadere nel banale, cercando di esprimere la mia opinione e di coglierne il giusto significato. Per quanto mi riguarda questo non è un libro semplice da descrivere e non mi riferisco al volume – sono 111 pagine – bensì al contenuto, il quale può dar luogo alle più svariate interpretazioni oppure lasciare il lettore con l’amaro in bocca ed un grosso punto di domanda.
Partiamo dal protagonista della vicenda: un uomo realizzato sul lavoro e negli affetti, premuroso in famiglia e cinico negli affari, un uomo qualunque con una vita ordinaria, metodico e attento; un uomo che non ha nome. Nessuno ha un nome, perlopiù ha un soprannome oppure un aggettivo a definizione del personaggio: il baffetto, il miope, l’uomo in divisa, il funzionario.
Anche i luoghi sono astratti, oserei dire al limite dell’onirico: potremmo essere ovunque ed in nessun posto allo stesso tempo.
Accade che una sera il nostro uomo è in auto con un paio di colleghi di ritorno da una lunga giornata di lavoro dove ha concluso affari più che soddisfacenti; una sosta in autogrill è d’obbligo per bere un caffè e fumare una sigaretta sgranchendosi le gambe. Distrattamente parcheggiano nel posto dedicato ai disabili, tuttavia lo spiazzo è semivuoto e pertanto non lo reputano un problema. Il caffè del nostro uomo è stato appena poggiato sul bancone quando, tra camionisti assonati e sotto lo sguardo indifferente delle ragazze del bar, nel locale irrompe il baffetto domandando di chi fosse l’auto in sosta nel parcheggio riservato; si sussegue un breve scambio di battute al termine del quale il curioso personaggio chiede i documenti d’identità ai tre malcapitati. Ed ecco che il nostro uomo, così preciso e così affidabile, si rende conto che il suo documento è irrimediabilmente scaduto da mesi e questa leggerezza, questa piccola dimenticanza, lo risucchia in una spirale di situazioni assurde al limite del grottesco.
E qui nasce la mia difficoltà nel darvi il mio parere su questo libro; la narrazione è in costante bilico su “frame” che abbandonano il lettore al costante dubbio “sogno o son desto?”, il nastro si riavvolge e poi riparte allo stesso punto, quella giornata e quella serata si ripetono in un loop confuso tramutandosi nella trama stessa, un cerchio infinito che pare non voglia chiudersi mai. Il protagonista perde la lucidità e il controllo sulla sua esistenza e tutto ruota attorno a quel “semplice controllo” scaturito da una sciocca distrazione quale può essere non rinnovare tempestivamente il proprio documento d’identità.
Quel che non so dirvi, non del tutto onestamente, è il mio parere su quanto questo libro possa essere geniale quanto il contrario, forse non sono stata brava a cogliere ogni più sottile sfumatura seminata volutamente qua e là fra le pagine o più semplicemente non ce ne sono, magari in futuro capiterà che qualcuno di voi lo legga e ne scriva il suo personale ed appropriato punto di vista, per il momento l’unica certezza è che mi aspettavo qualcosa di più, quel colpo di scena mai arrivato o quella svolta inaspettata a dare il giusto sapore ad una storia altrimenti un poco insipida, che sa tanto di insalata mista senza condimento.

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Documenti, prego 2019-07-19 20:23:46 Felicetta camilli
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Opinione inserita da Felicetta camilli    19 Luglio, 2019

Non sempre è necessario pubblicare

Non credo che avessimo bisogno di questo romanzo di Vitali, il quale, per una sua estimatrice e affezionata lettrice come me, risulta veramente brutto e sinceramente inutile. La trama è inconsistente, è ripetitivo e si srotola intorno ad una idea che non decolla mai.
Non sempre è necessario pubblicare!

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