Sara al tramonto Sara al tramonto

Sara al tramonto

Letteratura italiana

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La nuova serie poliziesca di Maurizio de Giovanni. Nessuno la conosce. Sara Morozzi, invece, conosce tutti quelli di cui ha spiato le vite. Poliziotta in pensione con un passato dolente alle spalle, per più di tre decenni ha lavorato in un’unità investigativa “coperta”, legata ai Servizi e impegnata in attività d’intercettazione non autorizzate e “molto confidenziali”. Il tempo è passato così, scivolandole tra le dita, mentre nelle orecchie echeggiavano i segreti degli altri. Oggi, superati i cinquanta, è sola. Da poco ha perso il suo compagno, l’uomo ai vertici della sezione investigativa per il quale scelse di lasciare il marito e un figlio piccolo. Moglie infedele al punto da negarsi come madre, inespressiva, quasi invisibile, meticolosa e analitica ai limiti dell’ossessività, Sara ha deciso di ridare un senso alla propria esistenza vendicando chi soffre, accettando di fare giustizia quando applicare la legge non serve più a niente. Sullo sfondo di una Napoli periferica e marginale, livida e dimenticata dalle cronache, Maurizio de Giovanni ambienta le indagini di una protagonista d’eccezione: un po’ giustiziere al femminile, che regola conti rimasti in sospeso, un po’ detective privato con inquietanti trascorsi nelle maglie più oscure degli apparati di Stato. Sul filo di parole rubate e segreti carpiti, il racconto di ingiustizie, torti e delitti del quotidiano si intreccia ai misteri della storia d’Italia. E abbassare la voce non serve, perché Sara, la donna che ascolta, legge anche le labbra.

Recensione della Redazione QLibri

 
Sara al tramonto 2018-04-12 15:19:36 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    12 Aprile, 2018
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Sara, la donna invisibile.

Quando Sara Morozzi, detta Mora, viene ricontattata dalla “collega” e “amica” storica, Teresa Pandolfi, detta Bionda, è in pensione già da quattro anni. Il suo aspetto è quanto di più trasandato e anonimo ci sia perché, seppur non sia più in servizio, non può rinunciare a quella abitudine dello stare nell’ombra, non può rinunciare ad osservare, a leggere i gesti, le espressioni, i muscoli, i sussurri degli interlocutori, lontani o vicini che siano, non può indossare una maschera e fingere dopo che la sua vita è sempre stata dettata da menzogne e bugie per ottemperare a quello che in verità era la sua missione, il suo lavoro. E adesso, quel suo carnato chiaro, marmoreo, quelle occhiaie dettate dalle notti insonni e quei volontari capelli grigi, non fanno che dimostrare che nonostante la perdita del grande amore, Massimiliano, e a distanza di breve tempo anche del figlio Giorgio, Mora è ancora Mora. Perché per quanto voglia eclissarsi, negarsi alle sue origini, il suo mestiere lo ha tatuato sulla pelle. Ecco perché non riesce a rifiutare la proposta della Bionda, ecco perché si trova a fare chiarezza, al fianco dell’ispettore Davide Pardo, sulla carcerazione di Dalinda Molfino e sul conseguente affidamento della figlia seienne di quest’ultima al fratello Giampiero e alla moglie Doriana. Tutto sembra chiaro ed inequivocabile nella ricostruzione dei fatti: la Molfino ha ucciso il padre a colpi di brutali fendenti mentre era strafatta, poi si è assopita e messa a riposare nei pressi del cadavere. A prova e sostegno della sua colpevolezza; l’averla trovata con tracce organiche dell’uomo sulle mani, il suo non negare la possibilità di aver commesso il delitto perché vigente tra il padre e la figlia un profondo odio, il suo non ricordare alcunché. Eppure, eppure, eppure… Dalinda è preoccupata per Beatrice talché chiede di parlare con Pardo, l’agente che l’ha arrestata. L’uomo, a causa di un episodio del passato che lo ha profondamente segnato, non prende alla leggera le dichiarazioni della galeotta e ne informa il collega Luca. Il passaggio ai piani alti è rapido e veloce. Sara, che a questo punto entra in scena, ben intuisce la fondatezza delle rivelazioni e, dall’analisi del fascicolo, dal comportamento del fratello, dai referti del medico legale e anche dalla volontà di non difendersi della stessa accusata, arriva alla conclusione che la ricostruzione proposta quale base dell’accusa è tutt’altro che così solida e inattaccabile.
Ha inizio in questo modo la nuova e eclettica avventura proposta da Maurizio De Giovanni. Quelli narrati sono solo alcuni stralci di quella che è una storia avvincente e rapida nella sua interezza. L’autore torna in libreria con quello che è il primo capitolo di una serie forte, una serie che tocca molteplici tematiche, che è caratterizzata da un giallo comune e inusuale al contempo, un enigma da scoprire e che è altresì munito di personaggi tangibili e concreti che si fanno amare per il loro mistero e per la particolarità sin dalle prime battute. Seppur l’epilogo e il colpevole siano intuibili, la lettura non scema di attrattiva e tiene incollato il conoscitore senza difficoltà dal suo inizio alla sua conclusione.
Al tutto va sommato uno stile chiaro, limpido, pulito, veloce, accattivante e scorrevole in pieno trademark del napoletano. Tuttavia, lo scrittore riesce anche a rinnovarsi. Se in questo scritto troviamo caratteri narrativi comuni a quelli che sono i precedenti elaborati e a cui siamo stati abituati negli anni, al contempo ne troviamo altrettanti di rigenerazione, innovamento. La redazione è svecchiata, ringiovanita, ripulita ma sempre e comunque vivida e genuina.
Un ottimo inizio per quella che spero potrà essere una serie lungimirante, durevole e affascinante. Maurizio, non farci scherzi eh!

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Recensione Utenti

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Sara al tramonto 2018-07-14 16:15:28 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    14 Luglio, 2018
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Che quartetto!

In cerca di una lettura estiva e non particolarmente impegnativa ed avendo anche voglia di gustarmi un bel giallo dopo molto tempo, ho pensato che fosse giunto il momento di leggere “Sara al tramonto” di Maurizio De Giovanni.
Premetto che non avevo mai letto niente di questo autore, né la serie del commissario Ricciardi, né quella dei bastardi di Pizzofalcone, quindi non posso fare paragoni in tal senso.
Mi sono trovata di fronte ad un giallo piacevole e ben strutturato, anche se piuttosto semplice e lineare: a metà libro avevo già capito chi fosse il colpevole ed intuito il finale.
La protagonista, Sara Morozzi, è una donna sulla cinquantina che non si tinge i capelli e quindi li ha grigi (l'autore si sofferma tantissimo su questo particolare: ma sono così poche le donne al mondo che non si tingono i capelli?), non si trucca, non porta i tacchi né vestiti appariscenti. Tutto ciò perché Sara vuole restare invisibile: è bella, anche se non più giovane, ma non vuole farsi notare, sia perché ha svolto per quasi tutta la vita un mestiere molto particolare, in cui era meglio rimanere nell'ombra, sia, soprattutto, perché a lei non importa niente di ciò che pensano gli altri. Ha preferito non essere mai falsa o ipocrita ed ha compiuto delle scelte abbastanza discutibili per inseguire un grandissimo amore.
Devo dire che più di un giallo mi è sembrato un romanzo rosa: la storia d'amore tra Sara e il suo Massimiliano permea ogni pagina, lasciando un senso di velata malinconia.
Sara è una donna distrutta dalla perdita del suo compagno, sola, introversa, che vuole nascondersi dal mondo. De Giovanni quindi le affianca degli altri personaggi per rendere la situazione un pochino meno grigia e desolata: l'ispettore Davide Pardo, che convive con un bellissimo ed alquanto ingombrante esemplare di Bovaro del Bernese, e Viola, una ragazza al nono mese di gravidanza che fa la fotoreporter. La squadra così composta funziona molto meglio, secondo il mio personale parere e si aggiungono qua e là anche delle note umoristiche che arricchiscono la narrazione.
In conclusione, ritengo che si tratti di una lettura piacevole, che dà più spazio alla caratterizzazione dei protagonisti rispetto all'elaborazione di una trama particolarmente avvincente, probabilmente anche in previsione di una futura e fortunata serie.
Mi è sembrato un buon libro per intrattenersi qualche ora senza la pretesa di trovarsi di fronte ad un capolavoro.

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Sara al tramonto 2018-07-13 12:40:54 Pasquale Gerardo Santella
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Opinione inserita da Pasquale Gerardo Santella    13 Luglio, 2018

Che delusione!

Un libro deludente sotto vari aspetti. Anzitutto l'appassionato di gialli si aspetta una trama ricca di colpi di scena con personaggi funzionali e credibili. Invece la storia è banale e ila conclusione, oltre che edulcorata, abbastanza prevedibile. Personaggi inverosimili o al limite del macchiettismo, tanto che anche situazioni comiche o dialoghi che vorrebbero essere divertenti non colgono nel segno. Il registro comico non è nelle corde dell'autore. C'è di più: De Giovanni dimentica di essere un buon artigiano di gialli napoletani( così come ha dimostrato nelle serie di Ricciardi e i Bastardi) e qua tende di ergersi a scrittore di qualità letteraria (che a mio parere non ha) con una serie di inserti in corsivo, che vorrebbero materializzare sulla pagina i ricordi della protagonista. Ma l'unico obiettivo che raggiunge con questi pezzi, fastidiosi e inutili, è rallentare il ritmo della scrittura; quasi macigni che interrompono il percorso della lettura. Dopo i primi due, ho saltato tutti gli altri senza perdere niente. Il che mi porta anche a considerare che 360 pagine sono troppe e che il libro poteva essere ridotto di un centinaio di pagine. Sono poi d'accordo con i commenti che si chiedono: ma Napoli dov'è? Beh, semplicemente non c'è. Non se ne vedono i colori, non se ne sentono le voci, non se ne sentono gli odori né se ne gustano i sapori.In conclusione, se proprio volete un giallo comprate un Ricciardi o un Pizzofalcone che non avete letto.P.S:Penso che De Giovanni scriva troppo, forse per sfruttare il successo , e quindi curi poco la qualità della scrittura. A me piace molto il babà, ma se lo mangiassi ogni giorno dopo un po' di tempo mi verrebbe da rigettarlo.

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Sara al tramonto 2018-04-23 18:17:00 Solight
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Opinione inserita da Solight    23 Aprile, 2018

Per MDG - quasi un'elegia

Un libro interessante, una fabula semplice, non particolarmente originale, una scrittura impeccabile, colta e fluida come al solito; molto sullo sfondo, anonima e distante, una città che potrebbe essere una delle tante sul mare, in primo piano due o tre personaggi tra i quali spicca Sara, che comunque resta lì, sul palcoscenico, a recitare la sua parte.
LUI, che non ha mai descritto un personaggio nei particolari eppure me li ha fatti vedere e toccare come se fossero presenti accanto a me, compagni di cui conoscevo le speranze e le sofferenze, unici e irripetibili, capaci di tirami a forza dentro le loro vite, qui si dilunga a raffigurare la pettinatura e le gambe, il naso e il mento, la pelle e i denti... e, casomai non l'avessimo capito, ci ripete innumerevoli volte che la Sara sa rendersi invisibile, ha il talento di non farsi notare. Non è nel suo stile.
Per la prima volta, al centro del romanzo c'è l'indagine, il giallo. Non voglio pensare che la scelta di esaltare la trama sia stata dettata da esigenze commerciali, non saprei spiegarmelo; bisognerebbe fargli presente che LUI non è uno scrittore di gialli, è uno scrittore e basta. Uno splendido, superbo scrittore. Con la sorprendente, rara prerogativa di migliorare nel tempo, almeno fino a Sara. Le sue Stagioni di sono state un crescendo di scoperte ed emozioni, a differenza delle opere della quasi totalità degli acclamati colleghi italiani contemporanei, che dal secondo libro in avanti non fanno che discendere la china fino a diventare insignificanti.
Nemmeno i Bastardi (sì, li ho letti proprio tutti i suoi romanzi) erano tanto lontani dalle atmosfere del Ricciardi quanto questa nuova Sara. Nemmeno quel piccolo cesello che è Il resto della settimana.
Ma dov'è finita la Napoli sanguinante, rumorosa, crudele e dolcissima, superstiziosa e aristocratica, strafottente e generosa e appassionata come nessun'altra, che contende al commissario il ruolo di protagonista?
Devo rassegnarmi a piangere un morto caro, carissimo? Perché? Il giovane trentenne dagli occhi verdi ha ancora tanti anni davanti e Napoli contiene e nasconde infiniti paesaggi urbani ed umani da raccontare ancora.
Posso comprendere che all'autore possa anche venire a noia sempre lo stesso personaggio, però Ricciardi non appartiene solo a LUI, appartiene anche a me, lettrice, che lo amo, che ho atteso di anno in anno che tornasse a farmi visita. Così mi assale una collera sorda: se potessi, andrei a cercarli quei tipi, li incontrerei io, ma non sono capace, non so dove trovarli. E' compito degli scrittori permetterci di incontrare storie e personaggi che da soli non sapremmo mai scovare o come avvicinare, offrire suggestioni che raramente vengono dalle sole trame.
Dunque aspetterò trepidante che Ricciardi ritorni, bussando discretamente alla mia porta e finalmente entri in casa con quella impetuosa valanga di sensazioni ed emozioni che nessun altro dei miei pur numerosissimi amici autori ha mai saputo darmi con tanta immediatezza e incisività, e porti con sé Maione, Modo, Bambinella, Livia, Enrica. E non solo. Anche l'acqua, la pioggia, il mare e le sfogliatelle del Gambrinus, la pastiera e i capitoni vivi pescati dalle vasche di Santa Brigida a Natale.
Quanta ricchezza, quanto piacere!

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Sara al tramonto 2018-04-22 08:34:43 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    22 Aprile, 2018
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Una nuova "nostalgica" investigatrice

Maurizio De Giovanni ritorna sulla scena letteraria con Sara al tramonto: un libro più che affascinante. Bellissimo.
Più che la trama, di per sé intrigante e profonda, colpisce la protagonista assoluta di questo libro: Sara Morozzi. Nessuno la conosce, lei ha un aspetto volutamente dimesso, è piccola, coi capelli grigi, abiti semplici e non vistosi, scarpe comode, possiede una particolare capacità di celarsi, di vivere nell’ombra, così facendo diventa anonima, quasi invisibile. Sara invece conosce bene coloro di cui ha spiato la vita, è detta “Mora”, perché ha lavorato per anni in una speciale unità investigativa “coperta”, legata ai Servizi Segreti, impegnata in attività di intercettazione non autorizzate, meglio conosciute come “confidenziali”. Sara è una ex poliziotta, ha trascorsi inquietanti negli ingranaggi più oscuri dello Stato. Lei deve il suo incarico ad una sua grande dote: dote che le permette incontrando una persona di
“indovinare ciò che era e ciò che pensava”,
non solo con la lettura delle sue labbra, ma di decifrarne gli intenti studiando i movimenti inconsci del suo volto, della postura delle mani, dei gesti involontari, dello sguardo, insomma da quelle piccole cose che agli altri sfuggono o non dicono nulla, mentre a lei, meticolosa ed analitici, sono rivelatrici. Con gli anni questa capacità diviene sempre più affinata e precisa.
“Una donna con un corpo che urla e una mente muta. Una vecchia di cento anni che tiene prigioniera una ragazza. Una bambina piccola e spaventata dentro una cella di diffidenza.”.
Il tempo era trascorso, mentre nelle orecchie riecheggiano i segreti degli altri. Oggi, passati i cinquanta, è sola. Da poco ha perso di un male incurabile e troppo giovane il suo compagno, il suo pilastro, il suo unico amore, l’uomo ai vertici della sua sezione investigativa. L’uomo per cui ha abbandonato un figlio e un marito, senza mai pentirsene mai. Oggi però è una donna che crede di aver raggiunto il picco più alto della disperazione, che si annulla, ombra invisibile tra tante. Tale protagonista, che vive in un continuo periodo di stallo, di stand bay, viene richiamata in servizio in modo non ufficiale da una sua collega, per svolgere un compito particolare, con una copertura semiufficiale e l’appoggio e il suggerimento di un bravo ispettore, annegato da troppo tempo nella inutile fermezza dei meandri della burocrazia. Questa curiosa coppia dovrebbe cercare la verità e un finale differente per una storia che pare già conclusa prima di iniziare: l’uccisione del ricco finanziere Molfino per mano della figlia drogata ed incapace di rendersi conto dei suoi gesti, con una figlia piccola. L’autopsia oltre alla causa violenta della morte evidenzia una gravissima malattia al fegato della vittima, che avrebbe avuto comunque vita molto breve. L’indagine è dovuta in seguito al grido di aiuto della stessa figlia Dalinda che teme per la sopravvivenza della piccola figlia Bea. La bambina ha sei anni, e pare affetta da una strana stanchezza che sembra nascondere ben altri gravi problemi. Nel frattempo Sara trascorre le sue giornate seduta su una panchina ai giardinetti attendo una altra giovane donna, che diventerà il terzo componente del gruppo investigativo. Il trio può risolvere insieme il caso e magari regalarsi nuove ed importanti responsabilità. Poiché:
“Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta aperta era la sua debolezza.”
Una lettura che appaga, colpisce, e coinvolge appieno il lettore. Venata di malinconia e di nostalgia, prodromo forse di una nuova serie per l’autore napoletano? Staremo a vedere.

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