Avremo sempre Parigi Avremo sempre Parigi

Avremo sempre Parigi

Letteratura italiana

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«È colpa di Parigi se le mie passeggiate sentimentali sono in disordine alfabetico. Sono troppe le suggestioni e le presenze che si aggirano per la città per mantenere fede a un dizionario canonico. Il vento del Nord, che in certe sere d'autunno diventa forte e dispettoso, mi coglie sempre di sorpresa scompigliandomi i pensieri e soprattutto le lettere. Serge Gainsbourg è finito alla S, ma il suo posto d'onore poteva tranquillamente essere alla D di Dandy, accanto a una schiera di gentiluomini che insieme a Oscar Wilde hanno tenuto alto a Parigi il vessillo di questo club ricercato.» È così che Serena Dandini presenta questo suo alfabeto amoroso in cui ci accompagna dalla A di Arrondissement alla Z di Zinc attraversando la G di Gare, la M di Muri e la V di Verne. Una passeggiata vivace e imprevedibile per la sua città preferita, dove le passioni dell'autrice ci svelano a ogni angolo suggestioni, storie, personaggi indimenticabili e posti segreti da visitare di persona alla prima occasione o semplicemente sognare adagiati sul divano di casa. La strada di Montparnasse che una pioniera della Nouvelle Vague ha trasformato in una spiaggia, i bistrot in cui Hemingway e Fitzgerald si confessavano i loro crucci più intimi, i giardini sorti per il capriccio di una regina o l'intuizione di un banchiere filosofo, le nuove vie della Street art... Come i protagonisti di "Casablanca", anche noi «avremo sempre Parigi», che pure in questi anni duri continua a stupirci con la sua formidabile bellezza e la sua capacità di rialzare la testa. Da un'autrice poliedrica, una nuova avventura letteraria all'insegna della joie de vivre che oggi più che mai è giusto tributare a questa città unica.

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Avremo sempre Parigi 2017-04-09 17:09:34 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    09 Aprile, 2017
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Le "rinnovate passeggiate parigine" di Serena Dand

Un dizionario arbitrario quello scritto da Serena Dandini in Avremo sempre Parigi, edito da Rizzoli. Si va dalla A di arrondissement alla Z di zinc. Dalla D di dandy, alla O di Otero. Dalla Q di quai alla U di Utrillo. Tutta colpa di Parigi: troppe suggestioni, luoghi segreti, bistrot, giardini, volti.E’ una dichiarazione d’amore d’amore per la città preferita: “Una capitale che, sulla scia di Jules Verne, ti fa fare il giro del mondo in 80 minuti, altro che 80 giorni, solo passando da un quartiere all’altro.” L’autrice da giovane preferiva Londra e i Rolling Stones, ma “il giorno in cui è capitata per caso a Parigi è stato subito un colpo di fulmine, una passione mai finita.”. E anche se si dice che “su Parigi è già stato detto tutto, e che con i libri scritti si potrebbe costruire una nuova Tour Eiffel”, l’autrice ci mostra con questo libro che “all’amore non si comanda e prima o poi bisogna esternare i propri sentimenti”. Ma soprattutto ci fa ricredere sull’idea di conoscere a fondo Parigi e fa rinascere la voglia di girare alla scoperta di una città che rialza la testa , dove va ancora forte la formula segreta della joje de vivre”. “Perché a Parigi tutto si sovrappone e nulla si distrugge”.
Sosteneva Queneau che “Parigi è solo un sogno”. Anche se il terrorismo ha tentato di trasformarla in un incubo. “Dopo la strage del Bataclan, dopo gli spari sui ragazzi seduti ai tavolini dei bar, la gente ha reagito gridando: “tutti al bistrot”. Ricordo che durante le veglie in piazza, in mezzo ai lumini accesi, i ragazzi tenevano in mano Festa mobile, il romanzo di Hemingway, simbolo di una gioia di vivere che non si arrende. (…) In fondo “Avremo sempre Parigi”, come diceva Humphrey Bogart in Casablanca.”
Passeggiate che stupiscono, dunque, tra i fantasmi del passato, i grandi classici, le atmosfere degli anni di Simone Signoret e Yves Montad, di Colette, di Edith Piaf, della libreria Shakespeare and Company. Poi la moda, la gastronomia, il ristorante à La Gare Saint-Lazare, il Cafè DeuxMoulins, scenario del film “il favoloso mondo di Amelie”. Ancora: “uno dei giardini più poetici della città”, il Parc Monceau.
Come altri in passato anche l’autrice è diventata una perfetta flaneuse, “una passeggiatrice”, che però ha ben altro significato. Resta che Parigi è una città femminile, rappresentata già per l’Esposizione Universale come una donna o con quel corpo sinuoso verso il cielo, la Dama di ferro chiamata Tour Eiffel. Ed essere una vera parigina per fortuna è uno stile, una predisposizione. Un viaggio ammaliante e fascinoso.

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Consigliato a chi ha letto Corrado Augias, I segreti di Parigi, oppure sul romanzesco: Caroline Vermalle, Due cuori a Parigi.
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