Narrativa italiana Romanzi L'amore coniugale
 

L'amore coniugale L'amore coniugale

L'amore coniugale

Letteratura italiana

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Pubblicato per la prima volta nel 1949, "L'amore coniugale" è uno dei romanzi più sofferti e incisivi di Moravia. E' la scelta di un uomo che con animo sincero e senza infingimenti cerca in tutti i modi di conciliare il proprio lavoro con la necessità di essere un buon marito.



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L'amore coniugale 2019-08-05 09:40:46 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    05 Agosto, 2019
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Le cose perfette non appartengono a questo mondo

Scorrevolissimo e dalla trama ridotta al minimo, “L’amore coniugale” è un romanzo breve iniziato nel 1941 durante un soggiorno a Capri con la moglie Elsa Morante e pubblicato soltanto nel 1949 : in questo intervallo lo scrittore aveva messo mano anche ad altri due famosi romanzi contemporaneamente.
La tematica è quella del fallimento delle ambizioni letterarie di Silvio, il protagonista, che, sposato con la giovane e bella Leda, moglie remissiva e affettuosa, va a vivere per qualche tempo nella campagna toscana, per trovare la giusta concentrazione ed ispirazione necessarie per lo slancio creativo. Per scrivere in condizioni ottimali un buon romanzo, non gli basteranno però il silenzio della campagna toscana, la rassicurante e tranquilla routine quotidiana, scandita da pasti regolari, passeggiate con la moglie e l’intimità carnale assicurata ogni notte. Il protagonista una sera dirà a Leda:

“ “tu vuoi che io scriva quel racconto. […]Quel racconto in cui si parla di te e di me? ... in queste condizioni non riuscirò mai a scriverlo.”
“Quali condizioni?”
Esitai un momento e poi dissi: “Noi ci amiamo tutte le sere, nevvero? Ebbene io sento che tutta la forza che mi ci vorrebbe per scrivere il racconto, mi va via con te. Se continua così, non potrò mai scriverlo”.

Silvio, convinto che i grandi scrittori “almeno quando lavorano, vivano casti” , chiede ed ottiene dalla moglie questa pausa momentanea dal sesso per tuffarsi con slancio rinnovato ogni mattino nel romanzo che si accinge a scrivere e che intitolerà proprio “L’amore coniugale”: un romanzo nel romanzo, quindi.
Per una ventina di giorni Silvio si dedicherà anima e corpo al suo lavoro, traendone una gioia ed un godimento pari e addirittura superiori, oserei dire, alle notti passate con Leda, al punto di non avvertire nessun altro bisogno se non quello di rinnovare questo piacere creativo.
Leda, dal canto suo, si mostra molto comprensiva, seriamente interessata ed attenta al lavoro di Silvio, dal momento che si tratta di scrivere della loro storia d’amore. Quello che succede poi, e che non svelo, va letto con spirito sgombro da ogni facile pregiudizio e sommarie conclusioni. Moravia è un maestro nello “psicologismo ben solido, ben tridimensionale” - parole del suo più grande estimatore, il critico Giuseppe Antonio Borgese - e riempie le pagine scandagliando in continuazione l’animo di Silvio, che ora ammette il suo egoismo, le sue debolezze, ora ammette di essere completamente dipendente dalla presenza della moglie nella sua vita, arrivando a sopportare situazioni paradossali. In questo procedimento è supportato dalla narrazione in prima persona, è Silvio, infatti, la voce narrante e di cui conosceremo ogni suo più intimo pensiero. Non si può dire infatti lo stesso di Leda, che incarna l’eterno femminino che nessun uomo arriverà mai a capire. Leda, dalla bellezza sfuggente, circonfusa di ieratico splendore, ma con le sue zone d’ombra, le sue smorfie oscene da antica maschera teatrale. La donna quale antico demone.

Cosa può fare Silvio, dunque? Accettare che “come in ogni cosa, dalle grandi alle piccole: tutto si può spiegare salvo la loro esistenza” dal momento che

“La perfezione non è cosa umana; e il più delle volte essa appartiene piuttosto alla menzogna che alla verità; sia che questa menzogna si annidi nei rapporti tra noi e gli altri, sia che presieda a quelli tra noi e noi stessi”.

Nel romanzo sono stata colpita inoltre dalla metodologia della critica letteraria di Silvio, ipercritico verso i suoi lavori, e che, secondo me, è anche il procedimento di autovalutazione dello stesso Moravia. Vengono spiegati con precisione e dovizia i parametri in base ai quali un romanzo viene considerato buono e di successo, dallo stile ai personaggi, senza omettere che, anche al tempo di Moravia, l’indice di gradimento dei libri era pilotato dalla buona presentazione di qualche acclamato critico.

Divorato in una sola giornata.


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Consigliato a chi ha letto...
Da abbinare alla lettura de “Il disprezzo” , sempre Moravia, per un quadro completo sui rapporti coniugali visti dall’autore, oppure, per citare qualche autore straniero, “Felicità domestica” di Tolstoj, altro autore molto affezionato alla tematica dei rapporti coniugali.
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L'amore coniugale 2016-12-17 02:22:31 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    17 Dicembre, 2016
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La castità di Baudelaire, per esempio, è famosa

Silvio Badeschi crede che L’amore coniugale sia, insieme all’arte, lo sbocco della propria tormentato estetica (“Io ero, prima che incontrassi Leda, quello che si chiama… un esteta”).

Alberto Moravia affronta in quest’opera il tema della correlazione inversa tra l’attività sessuale (“La castità di Baudelaire, per esempio, è famosa”) e la creazione artistica (“Ma D’Annunzio… ho sentito dire che aveva tante amanti… Come faceva lui?”), ipotizzata da Freud nella teoria della sublimazione.
Ma Leda ha caratteristiche (“Quella stana trasformazione del volto in maschera e del corpo in marionetta”) e vita propria (“Ma io accettavo questa buona volontà come una prova del suo amore verso di me e non mi curavo, per allora, di indagare che cosa nascondesse, e quale ne fosse il significato”), e docilmente, e neanche troppo proditoriamente, si ribella al ruolo imposto dall’egocentrismo del marito.

Nell’antica villa toscana (“Ventisette ottobre del mille novecento trenta sette… Intanto eravamo giunti passo passo alla porta della città, di enormi massi etruschi sormontati da un sottile arco medievale”) ove lo scrittore si rifugia con la sposa per scrivere la propria prima opera, Silvio Badeschi si astiene dalla pratica erotica (“In quei venti giorni di lavoro, avevo per così dire sospeso l’espressione del mio amore”) e crea (“Io avevo nella testa una grossa e inesauribile matassa e con quell’atto di scrivere non facevo che tirare e svolgere il filo disponendolo su fogli nei disegni neri ed eleganti della scrittura; … e io sentivo che più svolgevo e più restava da svolgere”), ma la realtà reagisce, sorprende, costringe Silvio a riconsiderare tanto l’opera scritta quanto l’amore coniugale.

Leggendo il romanzo, è possibile ammirare l’architettura di una storia nella quale Moravia teorizza e critica la teoria, posiziona e capovolge, costruisce e distrugge, mascherando anche con una sottile ironia il beffardo svolgimento della relazione coniugale.

Bruno Elpis

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L'amore coniugale 2016-06-20 15:05:56 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    20 Giugno, 2016
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Fallimenti coniugali...


Erano decenni che non leggevo Moravia...
Questo racconto lungo però non mi ha convinto troppo.
Non so, l'ho trovato un po triste...triste come può esserlo il piatto di una persona che sta a dieta: poco condito, senza sale... Certo si fa mangiare (è pur sempre Moravia), ha anche un buon sapore (gli ingredienti sono di qualità), ma non ti lascia soddisfatto perché sai che sarebbe potuto essere più buono, più saporito, più appagante.
Questo per dire che sì è vero che la scrittura di Moravia è tendenzialmente scarna, austera e analitica, ma in altri romanzi l'ho trovata più "saporita"...
Il protagonista è un uomo ricco (che non ha bisogno di lavorare per vivere), tendenzialmente depresso e incline a pensieri suicidi, che, in una sola notte, assiste al proprio fallimento di scrittore e di marito.
Ma la cosa che mette più tristezza è che non fa nulla, letteralmente nulla, per ribellarsi a tutto questo...
La sua totale passività aggiunge, secondo me, alle precedenti sconfitte anche il fallimento come uomo.
Il tutto si svolge in una villa ottocentesca immersa nella campagna toscana, assolutamente in linea con il temperamento del protagonista, ovvero...desolata.

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L'amore coniugale 2012-04-02 15:20:38 Rosaliaa
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Rosaliaa Opinione inserita da Rosaliaa    02 Aprile, 2012
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Il germe

Serie di bellissimi racconti che m'hanno lasciata finalmente soddisfatta, poiché ricordo ancora le tremendissime ore che gli scritti de Il Paradiso mi avevano fatto passare. Sono quindi contenta che il Moravia-breve si sia riscattato (darà il suo meglio nei Racconti romani), specialmente nei racconti più stretti; ricordo dunque con piacere La casa è sacra, La messicana, L'ufficiale inglese.

Per quanto riguarda il racconto omonimo non posso non vederci il germe de Il disprezzo: uomo ragionevole, Silvio dovrà piegarsi al mistero dell'irragionevolezza coniugale, che Moravia spiegherà con la storia di Ulisse. La genesi della letteratura, quella dell'equilibrio e disequilibrio tra sesso e fecondità creativa, lo svilupperà nel voyeurismo di Dodo, quello de L'uomo che guarda. Oltre a questo, non riuscirei a valutare la vicenda in sé, perché è un po' spenta e la scrittura di Moravia, già non molto colorata, è quasi priva di contrasti. Ma mi piace vederci da lontano (ma neanche troppo) tutti i migliori temi che lo scrittore svilupperà con maggiore ampiezza.

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L'amore coniugale 2012-02-16 10:42:07 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    16 Febbraio, 2012
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Le coniugali vie del compromesso

Un matrimonio appagante, cospicue risorse finanziarie, il desiderio un po' ozioso di lasciare un segno nel mondo della letteratura. Sono questi i presupposti di uno dei romanzi più interessanti di Moravia, dove si rivelano le dinamiche dell'amore e dell'estro creativo. Con lo stile razionale che gli è proprio, lo scrittore dà voce ad un intellettuale con ambizioni letterarie più o meno fondate, che supera i tormenti esistenziali degli anni giovanili per approdare al porto in apparenza sicuro della vita coniugale. La figura della moglie, innalzata dall'uomo al ruolo di musa ispiratrice, è tratteggiata fra luci ed ombre e con la stessa forza plastica di un ritratto d'artista. Bella di una bellezza ineffabile, diventa stranamente ripugnante quando contorce viso e corpo in un atteggiamento “in cui parevano esprimersi paura, angoscia, ritrosia e al tempo stesso una schifata attrazione”. Momenti emblematici, che rivelano un dualismo inquietante, un'eterna lotta tra femminilità soave e istinto selvaggio che porterà alle estreme conseguenze il rapporto di coppia. Il resto lo farà l'euforia accecante ed egoista del marito, convinto di scrivere un capolavoro mentre racconta, traendo spunto da quella che crede sia la realtà, “la storia di un matrimonio”. Il risveglio sarà brusco su tutti i fronti, e per ritrovare l'equilibrio occorrerà passare attraverso le rassicuranti e molto “coniugali” vie del compromesso.

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