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Storia della mia ansia Storia della mia ansia

Storia della mia ansia

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"Un pomeriggio di tre anni fa, mentre stavo sul divano a leggere, un’idea mi ha trapassata come un raggio dall’astronave dei marziani. Vorrei raccontare così l’ispirazione di questo romanzo, ma penso fosse un’idea che avevo da tutta la vita. “Sappiamo già tutto di noi, fin da bambini, anche se facciamo finta di niente” dice Lea, la protagonista della storia. Ho immaginato una donna che capisce di non doversi più vergognare del suo lato buio, l’ansia. Lea odia l’ansia perché sua madre ne era devastata, ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza. Ha tre figli, un lavoro stimolante e Shlomo, il marito israeliano di cui è innamorata. Ma la loro relazione è conflittuale, infelice. “Shlomo sostiene che innamorarci sia stata una disgrazia. Credo di soffrire più di lui per quest’amore disgraziato, ma Shlomo non parla delle sue sofferenze. Shlomo non parla di sentimenti, sesso, salute. La sua freddezza mi fa male in un punto preciso del corpo.” Perché certe persone si innamorano proprio di chi le fa soffrire? E fino a che punto il corpo può sopportare l’infelicità in amore? Nella vita di Lea improvvisamente irrompono una malattia e nuovi incontri, che lei accoglie con curiosità, quasi con allegria: nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore, quando gli succede qualcosa di grosso." Daria Bignardi

Recensione della Redazione QLibri

 
Storia della mia ansia 2018-03-06 12:29:47 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    06 Marzo, 2018
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Sulla mia pelle

“Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore, quando gli succede qualcosa di grosso”.

Lea ha quarantanove anni, è un’affermata scrittrice e attrice di teatro; la sua vita va avanti anche se non è felice. Un passato con una madre “molto particolare” e un presente non semplice non la rendono serena.

La vita è imprevedibile e quello che pensi sempre che possa succedere agli altri, invece, un giorno bussa alla tua porta. Nessuno è mai pronto e difficilmente lo può essere una donna ansiosa con un marito che la reputa la sua disgrazia.

“Il buono di una malattia è che capisci cosa viene prima. Lo senti senza più incertezza, ed esci dalla ruota del criceto”.

Daria Bignardi racconta in prima persona la svolta della vita di Lea, quando tutte le sue priorità sono rimesse in gioco e la protagonista dovrà finalmente affrontare se stessa. Nuovi incontri, riflessioni, poche risposte e molte domande e soprattutto un’ansia costante.
L’autrice racconta le varie fasi della malattia e noi li viviamo “sulla pelle” di Lea.

Il viaggio non sarà semplice e difficilmente il lettore non si sentirà coinvolto, spesso anche domandandosi se le scelte della protagonista siano o no condivisibili. Ma proprio il fatto di porsi queste domande, la fa diventare più umana e vicina a noi, così tanto da voler spesso allungare una mano per poterla sorreggere nei momenti più bui.

“Non ci sono differenze tra sani e malati, tranne una: i malati hanno più voglia di vivere”.

“Storia della mia ansia” è un libro molto interessante, che consiglio sicuramente alle persone che stanno vivendo una fase particolare della propria vita, ma non solo; l’autrice manda più di un messaggio e anche se non lo fa con uno stile eccelso, i destinatari più ricettivi non mancheranno di coglierlo.

Lo consiglio e lo reputo più adatto a un pubblico femminile, vi lascio con quest’ultima frase:

“Non si prendono decisioni in tempo di guerra”.

Buona lettura!!

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Storia della mia ansia 2018-05-14 16:36:58 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Mag, 2018
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Un percorso di maturazione mediante il dolore

Lea odia l’ansia. Sin da piccola ha lottato contro questa perché sua madre, per prima, ne era fortemente colpita. E adesso che ha quarantanove anni, un lavoro affermato come scrittrice e attrice di teatro, un marito israeliano di cui è innamorata nonostante gli alti e bassi dettati da una relazione conflittuale in cui lui la considera la sua disgrazia, deve fare i conti con la stessa sensazione di agitazione e preoccupazione che le ha colorato il passato. Perché? Perché la vita cambia con forza, imprevedibilità e impensabilità. Nella sua quotidianità irrompono la malattia ma anche nuovi incontri e Lea dovrà decidere con quale maschera affrontarli, se quella della curiosità e del sorriso o quella della malinconia e arrendevolezza. .
Ma prima di tutto dovrà scontrarsi con se stessa e dovrà far fronte a quell’ansia costante che la attanaglierà. La malattia, prima vista nelle vite degli altri, nelle esistenze altrui, verrà descritta in prima persona, affrontata nelle sue fasi e nel suo divenire in un percorso di crescita e maturazione in cui lettore verrà coinvolto e reso partecipe in ogni suo corollario.
Il tutto è avvalorato e accompagnato dalla penna chiara e precisa di Daria Bignardi che con la sua capacità analitica e il suo “averlo provato sulla propria pelle” riesce a creare un elaborato in gradi di far riflettere e di meditare.

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Storia della mia ansia 2018-03-11 22:38:26 Marco Caggese
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Marco Caggese Opinione inserita da Marco Caggese    12 Marzo, 2018
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Un percorso doloroso

Ho letto questo libro dopo aver profondamente apprezzato "L'amore che ti meriti" della BIgnardi.
Diciamo subito che, a mio avviso l'autrice scrive in maniera impeccabile, ma a mio modesto parere non è lo stile di scrittura a riuscire a mettere i brividi. Tutto scorre alla perfezione, la lettura è veloce, tecnicamente senza sbavature, ma manca il guizzo dello scrittore di razza.
Detto questo, bisogna riconoscere alla Bignardi il coraggio dell'aver affrontato un tema duro, faticoso e doloroso come quello del decorso post-operatorio che segue un intervento di asportazione di un cancro al seno. La vicenda del libro è proprio incentrata sul calvario che la protagonista affronta durante le terapie cui sono sottoposti coloro che si trovano a fronteggiare il male del secolo.
Lo dico sinceramente, questo male aleggia in maniera talmente forte intorno a noi qui al Sud-Italia che ho letto alcuni passaggi quasi come preparazione ad una eventualità, ma questo è un altro discorso, vogliate perdonare questa mia debolezza.
La Bignardi rifugge il facile ricorso alla pietà, ma riesce a rendere in maniera vivida e sincera il doloroso percorso seguito dalla protagonista, ed anche la storia d'amore che compare brevemente nel romanzo acquista una sua reale credibilità.
Consiglio questo libro a chi, come me, ama leggere i drammi e le storie che appartengono alla realtà che abbiamo intorno. Ne stiano lontani tutti coloro che vedono nei libri un motivo di evasione e di ricerca di spensieratezza.

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