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Letteratura straniera

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Glen Runciter comunica con la moglie defunta per avere i suoi consigli dall’aldilà. Joe Chip scompare dal mondo del 1992 e si ritrova nell’America degli anni Trenta, mentre riceve misteriosi e cupi messaggi. Una trappola mortale sembra aver annientato i migliori precognitivi del sistema solare. È in corso una lotta per scrutare il futuro nel corso di un’impossibile dissoluzione del presente; mondi e tempi diversi vivono e fluiscono contemporaneamente, la vita si scambia con la morte.

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Ubik 2016-06-03 17:15:57 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    03 Giugno, 2016
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TANTI DUBBI E PERPLESSITà

Il mio primo Philip K DIck mi ha lasciato abbastanza perplessa e confusa.
Contiene spoiler.
Ho scelto Ubik come mio primo romanzo dell'autore per la fama e per consigli vari e di certo non mi ha deluso, ma ho fatto fatica a leggerlo.
La trama e la sottotrama sono un intreccio di personaggi ed eventi scatenati dalla mente visionaria dell'autore che confondono il lettore ma allo stesso tempo lo appassionano perchè si vuole capire cosa si sta leggendo.
Si parte con Glen Runciter che parla con la sua moglie defunta Ella in stato di semivita per la gestione della sua azienda, un'organizzazione fatta di persone con capacità telepatiche e già qui è tutto un mondo nuovo e assurdo. Poi si fa conoscenza di Joe Chip, dipendente di Runciter in quanto scopritore di talenti e si comincia l'avventura con un viaggio verso Luna insieme ad un gruppo di telepati tra cui compare anche Pat Conley con il nuovo e singolare talento di poter andare indietro nel tempo.
I fatti che succedono su Luna e l'esplosione che ha luogo nella navicella spaziale danno inizio al vero e proprio libro, un insieme di salti spazio-temporali e confuse scene che i protagonisti non si spiegano e cercano risposte dove ci sono solo domande in una lotta contro il tempo (non metaforicamente parlando ma realmente). L'unica cosa che si ripete e la parola Ubik e Joe deve riuscire ad ottenere questo magico prodotto: ma cos'è Ubik?
Ubik o elisir de Ubique o unguento magico e salvezza per Joe e i suoi amici, si continua a parlarne per tutto il romanzo, un elemento con ingredienti particolari che non si sa cosa possa magicamente fare e non si riesce ad ottenere se non alla fine del racconto. Io credo che sia a interpretazione del lettore dare un significato ad Ubik, io personalmente penso sia tutto, ubiquità quindi una sorta di entità divina, ma può essere altre mille cose che l'autore ci dice ma non ci dice.
Una grande parte fondamentale è la lotta tra bene e male che è rappresentata da Glen Runciter e poi Ella, che aiutano Joe nella sua ricerca di Ubik, e dall'altra parte Pat Conley (inizialmente si pensa sia sua la colpa del degrado delle cose/persone visto il tempo che va all'indietro) e poi Jory, un ragazzo in semivita che risucchia la vita delle altre persone congelate, ma io ho visto una sorta di contrasto tra bene e male anche nel fato e nel tempo, il primo che in qualche modo aiiuta Joe ad avere in qualche modo la sua salvezza e il secondo che invece l'ostacolava nel suo riavvolgersi all'indietro.
Si può trovare anche una sorta di critica nella concorrenza industriale dato che la missione di Luna inizia come stratagemma da parte di una azienda rivale per poter distruggere la concorrenza, per l'appunto l'azienda di Runciter, attentando alla vita di tutto l'equipaggio.
Ma alla fine perchè Joe lotta per una vita che non è vita ma come scopre poi è un'esistenza sottoforma di congelamento perchè lui è già morto?
Tutto è così contorto che alla fine del libro non ti resta che rileggerlo!
Forse la mia recensione rispecchia la confusione che mi ha lasciato questo romanzo e mi sento di consigliarlo perchè è davvero particolare.

Ps: aggiungo questo post perchè passati due giorni mi ritrovo ancora a pensare al libro e mi sono venuti in mente vari film che riprendono i temi di Ubik, come Blade Runner e Vanilla Sky e anche Matrix. Credo proprio che rileggerò il libro e comprerò altri titoli dell'autore!

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Ubik 2015-08-26 11:29:38 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Agosto, 2015
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Ubiquità.

Una nuova missione aspetta Glen Runciter e la sua squadra di precog in questo noto romanzo di Philip K. Dick. A bordo della navetta “La disfatta II” i dodici protagonisti dell'opera partono verso Luna e proprio quando pensano di aver portato a termine la missione ecco che le circostanze risultano tutto tranne che scontate aprendo il sipario verso nuove ambiguità e fatti difficilmente spiegabili.
Presente e passato si mixano fronteggiando il bene ed il male e dando origine a quel contesto caotico proprio dell'autore, un caos all'interno del quale si celano enigmi di grande valore e per i quali è arduo trovare una risoluzione.
Ogni interpretazione che può essere data al romanzo differisce da lettore a lettore perché è inevitabile che in una lettura di tale livello e complessità, dove i lassi temporali nonché le voci narranti si mescolano, ciascuno abbia la propria visione oltreché un diverso indice di gradevolezza. In circostanze del genere un testo così strutturato o si ama o si odia, o si comprende o non ci trasmette niente.
Nella mia personale esperienza Ubik ha trovato “un porto felice” nel senso che non ho resistito al suo fascino, ai misteri ed alle problematiche che vengono sollevati. Tra questi numerose questioni filosofiche possono essere citate quali ad esempio: la vita dopo la morte, il binomio realtà irrealtà , la società strumentale al consumismo, Dio, la decomposizione dell'essere, lo sgretolarsi delle certezze che ci circondano, le creazioni ed illusioni della mente a confronto con la tangibilità del vero, il tempo.
E ubik? Che cos'è? Pubblicizzato all'inizio di ogni capitolo come un prodotto, di poi trasformato nel bene salvavita e ed infine, perché no, trasfigurazione del Dio in essere esistente e palpabile, ubik è versatilità, è tutto.
Scritto nel 1966 questo elaborato rappresenta l'opera dove meglio lo scrittore riesce a confondere la realtà con l'esperienza onirica e dove maggiormente tiene con il fiato sospeso il lettore sottoponendogli quesiti di poi smontati con grande maestria per non cadere mai nello scontato ne nel prevedibile.
Un romanzo di rara bellezza capace di stupire anche sul finale che tra una rilettura e l'altra potrebbe rivelarsi ben oltre rispetto al primo percepito.
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romanzi di fantascienza, opere di Dick e affini.
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Ubik 2015-08-15 06:41:20 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    15 Agosto, 2015
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Tutta la vita è un'allucinazione a occhi aperti

Un romanzo che provoca sconcerto e, nel frattempo, profonda riflessione; una delle domande cui spesso abbiamo sfiorato, ma poi relegato in quell’enigmatico luogo della rimozione, è la seguente: che cos’è la realtà? Una mera percezione mentale, un’irrealtà onirica che precede una situazione di reale consapevolezza atemporale e utopistica?

Philip Dick induce il lettore in un temporaneo stato di confusione tale da sovrapporre mondi alternativi in epoche altrettanto differenti. Il presente, il passato e il futuro si fondono tra di loro come in uno sfuocato gioco di specchi, dove qualsiasi riflesso può essere interpretato in maniera soggettiva senza avere alcun punto di riferimento.

“Io sono vivo voi siete morti” è uno dei motti più importanti nella narrazione; si ipotizza un particolare stato tra la vita e la morte nel quale il soggetto percepisce sensazioni e realtà “preconfezionate” tali da convincerlo dell’autenticità dell’immanente. Le tecnologie e le innovazioni del futuro possono creare individui dotati di particolari capacità mentali di precognizione, telepatia e spostamenti a ritroso nel tempo; il tutto dipenderà dalla potenza energetica e in che modo potrà essere manipolata.

Quando mi sveglio al mattino in automatico, compio delle azioni stereotipate che includono, fin dalla notte dei tempi, un’attività lavorativa, tempo libero e sonno. Ma è reale ogni atteggiamento e azione che compio nell’arco della giornata? Oppure è solo un sogno nell’attesa che al termine diventi cosciente e mi ritrovi in una dimensione completamente diversa e difficilmente immaginabile?

Ubik può essere un elettrodomestico, uno spray energizzante, un alimento, un involucro trasparente, un’entità non specificata…insomma tutto e il contrario di tutto che coesiste in realtà alternative poste su rette convergenti.

La vita e la morte come da noi intese, potrebbero essere tutta un’illusione oppure un’allucinazione a occhi aperti.

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Romanzi di fantascienza e altre opere di Philip Dick
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Ubik 2015-05-13 12:59:52 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    13 Mag, 2015
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Se A=B e B=C allora C=Xn...

Futuro, presente, passato, viaggi nel tempo e nella multidimensionalità dell' esistenza di uomini in parte vivi e in parte morti che sono però in grado di agire attivamente su ogni momento, istante, di ogni singola dimensione, creando scorciatoie temporali, realtà parallele e alternative; creando paradossi e assurdi dinamici (e statici) di mondi che si evolvono al contrario e di uomini, come noi, che regrediscono di pari passo vibrando negli infiniti spazi tra una molecola e l'altra, tra un istante e l'altro, alla ricerca di un perché, alla ricerca della risposta a quella domanda che ne cela infinite altre: cos'è accaduto, cosa sta accadendo, cosa accadrà e soprattutto, appunto, ancora..., perché?!
Questo è Ubik, forse il più famoso romanzo di Dick e sicuramente il più profondo, un romanzo dove non mancano tutti quegli elementi fantascientifici e squisitamente nostalgici (fin dall'inizio si è catapultati in un mondo futuristico anni novanta che ha tuttavia l'adorabilmente ingenuo sentore della fantascienza anni 70) che l'hanno reso caro a tutti gli amanti del genere ma che eppure, partendo da questi, si evolve fino a trascenderli diventando un testo intimo di uno scrittore che indaga sui misteri della vita e sui misteri della sua, e nostra, esistenza.
Siamo noi che evolviamo o è il mondo attorno e noi di pari passo ci adeguiamo? Siamo noi che camminiamo o è la terra sotto i nostri piedi a scorrere, in altre parole è la terra che ci attira o noi che attiriamo lei?
Entrambe dice la legge di gravitazione universale, e come è valida quella è valida anche quella sulla nostra esistenza: noi mutiamo al mutare di ciò che ci circonda e viceversa ma, a prescindere da chi muta chi, chi attrae chi, chi agisce su chi, l'unico modo per rendercene conto è attraverso il tempo, studiando e ricordandoci quello che eravamo, studiando e ricordando quello che il mondo era e osservando quello che è adesso, e quello che siamo noi ora. Ma se esistesse qualcuno in grado di modificarlo? Di modificare il ricordo e soprattutto il tempo, che nel presente può modificare il passato e viceversa nel passato il presente, come sarebbe ora la nostra vita? Come saremmo noi ora e soprattutto ci accorgeremmo delle differenze?
In Ubik esiste questo qualcuno, esiste questa forza che agisce in verso opposto a quella normale, e il mondo che ne viene fuori, i singoli che ne risaltano, sono un nonsenso dimensionale, dei nonsensi esistenziali, il cui unico modo per riuscire ancora a capire chi sono, e dove, è rifarsi alle loro poche certezze, ai loro ontologici ricordi: "quella cosa è avvenuta perché io me la ricordo", e, seppur strano, ancora una volta al tempo, al loro tempo congelato nell'istante del presente, dell'ora, adesso, lì, poiché in quel vorticoso vibrare dei secondi, dei centimetri, delle ere e degli spazi sconfinati, loro in quel momento, in quel preciso momento, innegabilmente sono!
È dunque quello di Dick un romanzo ammirabile che getta uno sguardo crepuscolare sulle allora più recenti e particolari teorie del cosiddetto continuum dimensionale, ma è anche un romanzo intimo che parla al lettore, che lo fa riflettere sui misteri della sua (nostra) esistenza e sulle poche, talvolta rassicuranti, talvolta non..., certezze della vita; un romanzo insomma che per stile, contenuti e fascino forse rappresenta il punto più elevato della produzione letteraria Dickiana, un romanzo che tutti, gli amanti del genere e non, dovrebbero leggere, per capire e capirsi di più, e per trovare nell'incessante evolversi della vita i propri valori e le proprie, seppur poche, solide certezze.



Qui finisce la recensione, ciò che segue è un non troppo breve excursus sul significato del libro: dal momento che per trenta e più anni chiunque abbia letto Ubik ha dato la sua spiegazione, ha creato la sua teoria, per cercare di inquadrare in un sistema comprensibile e logico un testo altrimenti di difficile adattabilità ad un contesto temporale e geografico sensato, senza ovviamente pensare minimamente di potermi collocare sullo stesso piano dei "filosofi norvegesi e russi" che tentavano di spiegarlo all'autore stesso, mi sono sentito anch'io in dovere di aggiungere la mia voce al coro di tutti coloro che nel corso degli anni hanno dato la loro teoria su come vada letto e compreso. Che nessuno di coloro che è giunto a leggere fin qui dunque si senta altrettanto in dovere di continuare a scervellarsi su questi temi, ma d'altro canto sappiate che se qualcuno per qualche minuto ancora ha voglia di ragionare con il sottoscritto, è senza dubbio bene accetto.
Dunque ricominciamo.

Ebbene sì, terminata la lettura il sottoscritto, come chiunque, si è posto la fatidica domanda che ha attanagliato la sua mente lungo tutte le duecento e più pagine del romanzo: ma alla fine che diavolo è questo Ubik?
Per capirlo, dal momento che Ubik è sì un elemento del romanzo ma ne è anche il titolo e dunque il romanzo stesso, per comprendere cosa sia e come sia da interpretarne la sua innegabile esistenza, occorre concentrarsi su quello che appunto oltre ad Ubik è l'elemento principale della storia: il tempo.
Il tempo, nel romanzo non è fisso, non è quello della lancetta dei secondi che si muove sul quadrante dell'orologio ma è un tempo "universale", è il tempo che i protagonisti e noi (ricordate che nella recensione si diceva che questo è un romanzo intimo che parla a noi stessi?) è il tempo che noi abbiamo vissuto, il tempo che dobbiamo vivere e quello che stiamo ancora vivendo, quello in cui nel momento, in questo preciso istante, noi siamo; e poi ancora quello dell'istante precedente in cui siamo stati e quello dell'istante successivo, in cui ovviamente saremo. Tutto infatti (si sa) continua a scorrere, "panta rei" dicevano gli antichi e gli antichi... si sbagliavano!
Non è il tutto che scorre secondo Dick (o meglio secondo la mia personale interpretazione del suo pensiero) ma solo il tempo, è lui e solo lui che continua a scorrere e le persone, le cose, i luoghi, presi al di fuori di questa quarta dimensione, presi nel singolo istante, sono immobili. È solo infatti se osservati rispetto a quanto e dove erano prima, o saranno dopo, che se ne può apprezzare il loro mutamento, il loro movimento. E la fisica ci spiega che questo loro movimento è apprezzabile grazie alle velocità ovvero grazie al rapporto tra lo spazio che percorrono e, appunto, il tempo che impiegano a percorrerlo. Riadottando dunque la "teoria dei singoli istanti", poiché lo spazio che percorrono e dato dalla somma dei momenti in cui durante il loro tragitto questi individui hanno vissuto, o meglio sono stati, e lo spazio, come si è visto, è indissolubilmente legato al tempo, riadottando la teoria il tempo stesso può essere definito dalle mutazioni che loro, gli individui, i protagonisti, hanno subito rispetto ai loro stessi passati o futuri.
Lo so è materia da mal di testa assicurato, sarebbe infatti più facile disegnarlo che raccontarlo ma giusto per tentare di capirci: l'oggetto X (quanti di voi leggendo ora la famigerata letterina hanno cominciato a tremare? Ammettetelo! Tranquilli non ci metto molto, del resto il tempo è anche denaro... Ma appunto meglio non divagare!), quindi giusto per capirci: X allo scorrere del tempo si muove nella posizione uno e diventa X1, poi si muove nella posizione due e diventa X2, poi nella tre, la quattro, cinque e così via mutando di volta in volta conformazione (o stato se preferite); ora la somma di tutte le posizioni in cui si è trovato nel singolo momento è data da X1+X2+Xn e questa somma ci rende il quadro del suo movimento, e, a seconda della velocità di questo movimento e del numero di fasi di X, ci restituisce il concetto di tempo: più sono le X a velocità costante maggiore è il tempo, più invece è la velocità a numero di X costante, minore è il tempo. Ma tutto è sempre in funzione del tempo.
Certo il mutamento da X1 a X2 lo si apprezza spesso solo se si è un osservatore esterno, se ipoteticamente cioè si è fuori dal sistema spazio-temporale in oggetto o se almeno si ha un riferimento fisso, ma, poiché ciò nella realtà non può accadere, perché (ebbene sì!) anche noi ci muoviamo (anche noi nel nostro piccolo siamo tante Xn), per apprezzare la transizione di un oggetto alla sua forma più prossima, dobbiamo tenere conto anche delle nostre transizioni, del nostro movimento. Insomma, per tornare alla domanda posta in Ubik, siamo noi che ci muoviamo rispetto all'oggetto o l'oggetto rispetto a noi? E chi muta, noi o il resto?
Entrambi, o meglio, senza un punto di riferimento fisso non lo sappiamo e non lo sapremo mai, specie se poi oltre a noi e all'oggetto a muoversi e a mutare è tutto quanto, tutto il mondo che ci circonda e tutta la realtà. È naturale dunque ci dice Dick che per capire qualcosa di noi, del tempo e del mondo, ci occorra quel punto, quella singola dogmatica certezza che ci permette di astrarci dal nostro stesso contesto e diventare i sopracitati osservatori esterni. E che cos'è quella, questa, certezza? Be Galileo e Copernico, come alcuni altri, forse sbagliando, la cercavano fuori dal nostro pianeta, e la chiamavano Sole o Terra (a seconda delle teorie...), alcuni mistici invece, forse sbagliando anche loro (chi può dirlo, chi può esserne certo?), la cercavano fuori dalla fisica, nella metafisica, e la chiamavano Dio o Allah o Buddha; altri mistici ancora invece la cercavano nelle cose che si riproponevano quotidianamente ed erano le più visibili e materialmente le più importanti e la chiamavano... be in tanti modi: amore, famiglia, denaro, lavoro, successo, Juve, Milan, Inter e chi ne ha più ne metta! E per finire c'era Dick, Philip K. Dick che, ovviamente anche lui sbagliando (quando non si hanno certezze tutti hanno ragione e tutti torto) la cercava nella materia stessa da cui originava il dubbio, la cercava nel tempo stesso, nel suo scorrere e nel nostro mutare al suo scorrere... E la chiamava Ubik.
Dunque cos'è Ubik? Ubik è tutto: è il sole, è Dio, e l'amore, il denaro e, sì persino la Juve (o il Milan o... be ci siamo capiti!), è insomma quell'unica entità che c'è e sempre ci sarà nel tempo a prescindere dal suo scorrere, quell'unica entità che trascende la connotazione multidimensionale dello spazio-tempo e in qualunque epoca, periodo, anno, giorno, ora, istante, troveremo sempre. E nella fattispecie che cos'è questa entità, come è fatta, che forma ha, come riconoscerla? Be Ubik è... la pubblicità: talvolta è una bomboletta, talvolta, un balsamo, talvolta un digestivo o una crema di bellezza ma di fatto è un brand, è uno spot televisivo e un messaggio. E se ci si pensa bene non è una cosa così stupida investire di tale importanza una reclam poiché chi è che si pone la domanda, chi è che vuole capire lo scorrere del tempo? Chi è che riesce apprezzare lo scorrere del tempo, chi è che infine vive nel tempo? Noi, l'uomo, e dunque cosa meglio della pubblicità, l'emblema massimo della creazione e del nostro intelletto (poiché più comune e popolare di qualunque altra cosa da noi inventata e dunque più adatta ad abbracciare la totalità degli esseri umani) per trovare il nostro centro, il punto fisso o il perno attorno a cui ruota il mondo?!
Dunque cos'è Ubik, Ubik è una bomboletta, un balsamo, ma è anche un punto di riferimento, l'ultimo paladino che si oppone a questa mutevole realtà, un messaggio dell'uomo all'uomo ed una rivendicazione della sua centralità nell'esistenza: scordatevi di Dio, del sole, e delle lontane stelle, noi siamo coloro che possiamo vederle, noi siamo coloro che possiamo capirle, noi siamo coloro che possiamo concepirle, e così il tempo stesso, così il movimento e il luogo. A cosa servono i calendari, - faceva dire Leopardi al coniglietto (o qualunque altra bestiaccia fosse) - una volta sterminata l'umanità? Sono gli uomini che l'han creato a noi non serve, i giorni sono tutti uguali, i giorni, noi animali sopravvissuti, non sappiamo neanche cosa sono! - (Forse non era Leopardi ma va be...) Dunque che cos'è la nostra esistenza, come interagisce col tempo?
Per capirlo dobbiamo, e possiamo, affidarci solo a noi stessi, a quell'unica cosa che lei stessa ci permette di esistere, e che grazie alla sua invariabilità da la prova che siamo anche esistiti e in futuro ancora esisteremo: il nostro creare, il nostro continuò e incessante creare, il porci domane e trovare le risposte, il creare teorie e sistemi che funzionino e infine trovare sistemi che ci spieghino, che ci permettano di capire, di conoscere e tramandare la conoscenza, o in altre parole Ubik, la pubblicità, il messaggio dell'uomo per l'uomo: fin tanto che l'uomo esisterà si porrà domande e fintanto che si porrà domande troverà risposte, diverse, varie e mutevoli, a seconda dei luoghi, dei tempi, ma pur sempre risposte, pur sempre messaggi, atti creatori umani, pur sempre Ubik, una bomboletta spray.
Questo dunque è Ubik, uno dei romanzi più belli e più complessi di Dick, un romanzo che si dipana su diversi piani temporali, che porta alla luce dubbi e domande sulla nostra natura e sulla natura del creato (non uso questa parola a caso), un libro che mette in gioco ogni nostra convinzione e si pone domande la cui risposta è pressoché incomprensibile salvo rifarsi all'unica immutabile e invariabile costante: siamo noi, noi che creiamo le domande e siamo noi che tramite osservazioni, ipotesi, teorie e dimostrazioni, troviamo le risposte. E siamo ancora noi che possiamo apprezzare queste risposte oppure al loro "cospetto" infastidirci, ma sempre e soltanto noi, anzi Noi, nel Nostro mondo, nella Nostra realtà, grazie alla Nostra, a Nostro modo, divinità: Ubik, il Dio da noi creato, magnanimo e immutabile e soprattutto, per una volta, utile, quotidianamente utile, poiché da noi e per noi creato. Ma di un Dio, anche se profano, laico, per nulla sacro, occorre diffonde il verbo (specie poi se l'essenza stessa di questo dio è il verbo) altrimenti che Dio è? E quale mezzo migliore dunque di un romanzo, di un testo? Ed ecco che questo Dio, riproponendo una delle peculiarità tipiche delle divinità, si scinde e diventa come suggerisce il suo stesso nome ubiquo, onnipresente, ovvero presente in ogni tempo, sotto ogni forma e aspetto... persino quello di Romanzo.
Ma non ti sembra di far confusione - direte voi - ad accomunare un elemento del romanzo col romanzo stesso, e ancora il romanzo con la forza creatrice del tempo, dei luoghi e in fine di noi stessi?
Forse ma le Divinità (sia quella del romanzo che le "classiche") hanno questa dote: danno certezze la dove regna la confusione, basta credergli... E in fondo hanno un senso proprio perché ne esiste un testo in cui se ne parla: come si potrebbe dire per esempio che la Bibbia è una cosa diversa da Dio? (Non me ne vogliano i credenti, mi concentro sul cristianesimo esclusivamente per il fatto che per estrazione culturale è la religione che conosco meglio) Come si potrebbe dire una cosa simile?Per i credenti, non siamo forse noi opera di Dio? E la bibbia non l'abbiamo scritta forse noi riportando i dettami del Creatore, dunque se A=B e B=C...
Ed ecco infine allora cos'è Ubik è tutto, siamo noi, il mondo, Dio e non per ultimo una bibbia, anzi La Bibbia, la bibbia profana dell'uomo per l'uomo.

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Ubik 2014-02-16 18:28:11 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    16 Febbraio, 2014
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Realtà e illusione

"Salta nel cesso e stai a piedi in su. Io sono vivo, voi siete morti."
Un altro libro strampalato e confusionario di Dick in cui Runciter e la sua squadra di precog partono per una missione sulla Luna a bordo della navetta La disfatta II. Con un simile mezzo di trasporto l'esito della missione è scontato. Ma non è tanto l'esito il problema quanto ciò che succede dopo la missione: tanti fatti difficilmente spiegabili, tanti misteri da chiarire, entità opposte che si fronteggiano come il bene e il male in una realtà che tutto sembra meno che reale. Il libro pone, nel suo modo caotico, tanti problemi filosofici: il problema dell'esistenza, di Dio, della vita dopo la morte, della realtà della realtà.

Io sono Ubik. Prima che l'universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno.

Geniale anche l'idea di iniziare ogni capitolo con una diversa pubblicità di Ubik, come se fosse un prodotto, anzi il prodotto, e alla fine un salvavita, il farmaco e forse Dio. Bella anche la confusione tra realtà e creazione della mente, come se un uomo potesse spingersi con l'immaginazione ai confini della mente di Dio.

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Dick
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Ubik 2013-11-02 12:34:33 Ettore
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Ettore Opinione inserita da Ettore    02 Novembre, 2013
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Un libro come pochi

Alcuni non lo capiscono, altri credono di capirlo e altri ancora vogliono capirlo, rileggendolo e rileggendolo. A mio dire, comunque, Ubik è la migliora opera di Philip Dick, e al di là di tutti gli enigmi che a molti possono sembrare irrisoluti, Ubik è la perfetta combinazione tra fantascienza, fantasy, thriller e chi più ne ha più ne metta. Un libro che non invecchierà mai e che, oltre a offrire un ottimo intrattenimento (è scorrevole e breve), è riccamente adornato di filosofia.
Sul significato del finale, io ho le mie certezze, voi avete le vostre; ma quella che conta è una sola: Ubik va letto.

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Philip Dick in generale, e la migliore fantascienza.
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Ubik 2013-05-15 06:40:42 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    15 Mag, 2013
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Il carosello di Ubique, accorrete comprate Ubik…

Affascinata, ammaliata da questo psichedelico viaggio intorno a un mondo fantastico che mi ha letteralmente rapita e come in uno spot pubblicitario il messaggio subliminale mi ha condotto in un mondo ricco di avventure, una corsa incalzante per superare le trappole mortali, una vera e propria lotta contro il tempo, tanto mordente e tanto stupore per conoscere Ubik.
Un mondo fatto di agi che funzionano solo inserendo monete, di gratis c’è davvero poco.
Da questo momento in poi porterò sempre dietro delle monetine per aprire la porta di casa del mio "condappartamento", per accendere il forno della cucina, per aprire i rubinetti, per usare il tostapane, per guardare la tele e porterò sempre una bomboletta spray Ubik….non si sa mai!

Ma Ubik cos’è?

Ubik è un balsamo per capelli, un istituto di credito, un caffè tostato, un elettrodomestico,un germicida, un sacchetto di plastica per cibi,un reggiseno anatomico, un deodorante, un decongestionante….

CAVEAT EMPTOR. Clienti state attenti!

Ubik è…
E’ la quintessenza della merce e dunque il nucleo allo stato puro dell’ideologia capitalistica americana.
E’ la sostanza divina che come l’olio unge il capo è come lo sperma della balena Moby Dick, serve a nascondere la realtà ultima della morte e della distruzione.
E’ la sostanza sfuggente di cui è fatta non solo la fantascienza, ma la letteratura in senso più generale.
E’il demiurgo…è l’ubiquo…

La storia è ambientata nel 1992 e contemporaneamente nel 1939, parallelamente si svolgono una serie di eventi legati al decadimento e alla regressione del mondo, ormai considerato un cespite obsoleto, il presente e il futuro si rincorrono assieme alla vita e alla morte a colpi di talenti e non talenti, di psi, precog, moratorium svizzeri di lusso, telepati, macchine omeodiane, individui inerziali, sbronze di papapot e tanta voglia di andare al Kibbutz di Topeka!

"Da quando in qua hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la vita è un'allucinazione a occhi aperti."

Non sto delirando è tutto quello che Philip K. Dick ha coniato nel 1969 pubblicando Ubik, per delineare il mondo che nasce dalla percezione legata all’effetto delle anfetamine che andavano di moda in quegli anni. Dick è un genio assolutamente lucido e brillante che ha fatto incontrare la fantascienza con la letteratura postmoderna.

Sono salita sull’astronave “Disfatta II” e assieme a Joe Chip, Al, Pat, Rungiter, Ella e il troll Jory ho vissuto la missione su Luna e assieme a loro ho visto i flashback spazio-tempo e mi sono sempre cosparsa di una spruzzata di buon Ubik d’annata per esorcizzare la morte, li ringrazio tutti infinitamente perché mi hanno fatto vivere un’avventura che difficilmente dimenticherò.

Ubik è…lo scoprirete solo leggendo!

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Ubik 2011-10-21 10:06:37 OedipaDrake
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OedipaDrake Opinione inserita da OedipaDrake    21 Ottobre, 2011
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Opera cardinale di Dick

Opera cardinale di Dick, è ricca dei temi classici di questo autore: i paradossi dell’esistenza, l’analisi “surrealista” della società umana, il labile e spesso inesistente confine tra realtà e illusione, la mancanza di un principio unificatore del significato delle cose (e degli stessi concetti di vita e morte).
L’irruzione del soprannaturale, gli interrogativi incalzanti e colpi di scena mettono a dura prova il lettore, che, come i personaggi del romanzo, si ritrova in una mondo né del tutto reale né completamente fantastico, in un vortice che fa perdere ogni senso dell’orientamento, lasciando aleggiare solo l’angoscia di non comprendere più cosa esista davvero o no, se siamo vivi o morti, se questo “Ubik” sia la salvezza (ma da che cosa?) oppure la fine di tutto.

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Ubik 2009-04-18 00:04:35 Giacomo
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Opinione inserita da Giacomo    18 Aprile, 2009

mi spiace ma non lo capisco

Per la verità ho letto questo libro diverso tempo fa e l'ho trovato molto ma molto lontano da me nonostante le meraviglie che ho sempre sentito.

Allora ho dato una seconda possibilità e ho letto 'la svastica sul sole' pensando che magari non avevo letto ubik nel modo giusto.

Alla fine l'ho accettato: Dick non è per me. Davvero troppo onirico per i miei gusti. Magari un giorno lo rileggerò e cambierò idea ma non per il momento

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Ubik 2009-02-25 20:34:48 AndreaGarbin
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AndreaGarbin Opinione inserita da AndreaGarbin    25 Febbraio, 2009
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Ubik: realtà o esperienza onirica?

Scritto nel 1966, Ubik, è senza ombra di dubbio uno dei romanzi più inquietanti ed irruenti di Dick, e quello dove maggiormente riesce a confondere la realtà con l’esperienza onirica che spesso riempie le trame dei suoi romanzi.

Mi risulta difficile etichettarlo come un qualunque libro di fantascienza, e per il modo in cui ne affronta i classici temi, cercando di scomporre tutte le basi della fantascienza classica, e per la sua capacità di analizzare la società.

Fu proprio grazie a questa geniale opera che l’autore venne nominato membro onorario del College Du Pataphysique.

Come già accade in altri libri di Dick, anche in Ubik, l’argomentazione principale resta il problema della realtà. Se all’inizio della storia ci sono un protagonista, Glen Runciter, e un gruppo di persone, che vivono in una realtà ben distinta, proseguendo nella lettura, notiamo invece che, poco a poco, questa realtà tende a sgretolarsi, a destrutturizzarsi, come puntualizza l’autore stesso. Tutto nasce appunto da quell’esplosione sulla Luna. Da quel preciso istante Dick spezza la narrazione dividendola su due differenti piani della realtà, e i protagonisti si credono chiusi tra due forze invisibili che si contrastano. Questo meccanismo fa si che il lettore, sottoposto a un incessante avvicendarsi di colpi di scena, si ritrovi a combattere con dubbi ed ipotesi che si montano e si smontano in continuazione.

Se siete abituati a leggere libri che vi permettono, al loro termine, di incastrare perfettamente ogni accadimento, ogni episodio, ogni indizio, trovati nelle pagine precedenti, beh, preparatevi al peggio, perché quando chiuderete Ubik, non riuscirete ad avere la certezza che il finale sia veramente ciò che palesemente potrebbe sembrare.

Capolavoro degli anni sessanta, un libro assolutamente da non perdere, non solo per gli appassionati di genere, ma anche, e forse soprattutto, per il grande pubblico che non si è mai avvicinato alla science-fiction.

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Consigliato a chi ha letto...
Se avete amato "Matrix" questo libro, come altri di Dick, è la vera radice che ha ispirato lo stile e la filosofia del film.
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