Narrativa straniera Fantasy Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi
 

Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi

Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi

Letteratura straniera

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Nell'ultimo capitolo della saga, Christelle Dabos ci trasporta, con la potenza suggestiva del suo ritmo incalzante, in un grande gioco di fantasia avvinto alle vicende fin troppo umane dei suoi protagonisti. Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non ufficialmente: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull'indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell'Altro, l'essere di cui non si conosce l'aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l'Altro, senza sapere nemmeno com'è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn scoprono che i crolli sono collegati agli echi, che sempre più spesso alterano le comunicazioni radio. Ma come sono fatti gli echi? È ciò che viene studiato all'osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica dedita ad aiutare i cittadini colpiti da infermità mentale, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno Ofelia e Thorn, lì capiranno tutto quello che c'è da capire e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio.



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Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi 2021-07-23 19:15:51 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    23 Luglio, 2021
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Tempesta di confusione

Recita un vecchio luogo comune che più si sale in alto e più un'eventuale caduta rischia di essere rovinosa. Nulla di più vero nel caso in esame. La saga dell'Attraversaspecchi era iniziata bene, anzi, molto bene, e sembrava ci fossero tutte le premesse per una storia indimenticabile. Magari non ai livelli di saghe ormai "storiche", come "Harry Potter", ma aveva tutte le carte in regole per occupare un posto di tutto rispetto nel panorama del fantasy contemporaneo. Purtroppo già il terzo volume aveva iniziato a mostrare qualche cedimento per quanto riguarda la trama, la struttura, la caratterizzazione dei personaggi, ma credevo che fosse solo un inciampo lungo il percorso e confidavo che l'autrice si sarebbe brillantemente ripresa per il gran finale. "Echi in tempesta", invece, si rivela un deragliamento completo. Non si salva nulla. La recensione sarà del tutto priva di spoiler, semplicemente perché non ho capito nulla della trama e quindi svelare qualsiasi dettaglio sarebbe quasi impossibile. Un po' come in un brutto sogno, si succedono una dopo l'altra, a gran velocità, una serie di scene surreali, sconnesse, delle quali capire il senso e lo scopo nella storia è un'impresa non indifferente. Le due o tre idee di base che sono riuscita a comprendere non erano neanche male, anzi, avrebbero potuto essere molto interessanti. Peccato che la Dabos abbia dimenticato come si scrive. Come hanno potuto pensare, lei e il suo editor, di mandare in stampa questa roba, che definire "libro" è un insulto ai libri veri? Devono aver pensato che tanto i lettori lo avrebbero acquistato comunque, anche se fosse stato la peggior ciofeca della storia letteraria, perché dopo aver letto tre libri di una saga che fai, ti fermi sul più bello e non scopri come va a finire? E quindi non vale la pena di lavorare per dare ai fan un finale decente, basta pubblicare questa cosa assurda, incomprensibile, scritta da schifo, e intascare. Mi dispiace dover pensare questo di una scrittrice per la quale avevo tanta stima, ma in quale altro modo si può spiegare "Echi in tempesta"?
Neppure la storia d'amore tra Ofelia e Thorn ha uno sviluppo e una conclusione decenti e anche da questo punto di vista i problemi sono evidenti già nel terzo libro. I due personaggi hanno sempre mostrato, fin dal principio, evidenti problemi personali sia nel rapporto con se stessi sia nel modo di relazionarsi con gli altri e sarebbe stato interessante esplorare questi aspetti in profondità, assistere a un'evoluzione, vederli crescere e migliorare una pagina dopo l'altra. Purtroppo quello che vediamo è che quasi di punto in bianco diventano una coppia vera, non più unita soltanto da un matrimonio combinato, e si scoprono innamorati, ma non compiono nessun percorso come coppia. Tra i due Ofelia è l'unica che mostra un cambiamento personale, diventando più forte, autonoma, decisa rispetto all'inizio della saga, ma le ragioni profonde delle sue difficoltà, dei timori e dei blocchi psicologici che l'hanno tenuta lontana da Thorn per tanto tempo non sono mai indagate.
A essere del tutto onesta, questo libro avrebbe meritato una valutazione anche più bassa. Si salva per il bel ricordo lasciato dalla lettura dei primi due romanzi della saga e in parte del terzo.

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Consigliato solo a chi ha letto i libri precedenti della saga e vuole sapere come va a finire. Ammesso che riesca a capirci qualcosa.
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Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi 2020-07-05 16:37:43 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    05 Luglio, 2020
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Echi. Chi sono io?

«In ognuno di noi c’è un confine, Miss Eulalia. È una cosa… necessaria, una cosa che ci limita, una cosa che… ci mantiene all’interno di noi stessi. Ecco… loro cercheranno di farvi varcare questo confine. Qualsiasi cosa vi dicano, miss, la decisione sarà vostra.»

I crolli hanno seminato il panico su Babel. Sono ormai diventati un qualcosa di tale da sconvolgere gli equilibri e di tale da portare le alte cariche e gli Spiriti di Famiglia alle più improbabili delle decisioni. La necessità di trovare l’equazione che risolva il mistero, che codifichi il codice di Dio e che riveli la misteriosa figura dell’Altro è un qualcosa di ancor più primaria necessità per Thorn e Ofelia. A maggior ragione da quando gli echi sono ovunque.

«Non dovrebbero esserci, è proprio questo il problema. Tecnicamente non sono neppure echi nel senso stretto del termine. Un eco normale, per esempio, si ha quando la voce torna indietro dopo aver rimbalzato contro un muro, quindi è il ritorno di un’onda verso la fonte che l’ha emessa. Questi echi hanno un comportamento del tutto diverso. Non si sentono e non si vedono. Gli unici a rilevarli, per giunta accidentalmente, sono i nostri apparecchi. No, […] questi echi non si muovono sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Non hanno niente di normale. Anzi, sono diventati pericolosi.»

Le lancette del tempo battono senza interruzioni e a un ritmo rapidissimo. I due protagonisti, innamorati, certezza e pieni l’uno dell’altra, devono mantenere un profilo basso e non possono manifestare i loro sentimenti alla luce del sole. È l’unico modo per decodificare, per continuare a indagare, per scoprire cosa sia il Corno dell’abbondanza nonché la sua vera funzione. Thorn agirà tra le mura dell’Osservatorio, luogo in cui è stato inviato da coloro che detengono le fila delle sue sorti e sarà raggiunto dalla moglie che pur di poterlo aiutare e di venire a capo della matassa, si farà ricoverare spontaneamente. Per tante ragioni, perché ella, per una motivazione determinata, può essere ammessa a uno specifico programma e può, ancora, essere gli occhi del marito.
Avrà inizio così un vero e proprio susseguirsi di tasselli che confluiscono al loro posto sino ad arrivare, pagina dopo pagina, a ricomporre quello che è il disegno finale ideato dalla Dabos.
Un capitolo diverso dai precedenti. Come sempre l’opera è un crescendo che riparte esattamente dal punto in cui si è interrotta come se fosse un lungo e ininterrotto cammino che viene man mano percorso in un alternarsi di salite che portano a vette che aprono gli occhi sull’orizzonte ma che continuano a cercare la cima più alta e non manca nemmeno una trama articolata che questa volta si concentra totalmente sulla risoluzione dell’enigma. Non mancano, ancora, nemmeno gli aspetti emozionali relativi ai due protagonisti che nuovamente vengono messi alla prova per mezzo di situazioni limite e assolutamente imprevedibili ma che comunque riescono ad amarsi. Non manca la loro crescita, non manca la loro fragilità, in particolare quella di Thorn che diventa un personaggio sempre più complesso e stratificato.
La narrazione della Dabos è coinvolgente, forse un poco confusionaria e lenta nella prima parte in cui ancora non è chiaro quale sia il quadro che abbiamo davanti, ma comunque solida e consistente. La vicenda si sviluppa in modo lineare e confluisce in un epilogo che chiude questa quadrilogia ma che al contempo lascia all’autrice la possibilità di tornare un domani a intervenire sulle sorti degli attori principali e non solo. Ciò potrà far storcere qualche naso oppure sollevare l’animo di chi non vuol separarsi dal mondo a cui tanto si è affezionato.
Un libro che ho letto un poco alla volta per non finirlo, che ho assaporato per cercare di farlo durare il più a lungo possibile, un libro che nonostante tutto ho finito troppo rapidamente. Un degno capitolo conclusivo per quella che è una saga che si fa amare dall’inizio alla fine e che continua a sapersi distinguersi dalla massa per tutte le sue peculiarità.

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