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The Heroes

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Bremer dan Gorst, maestro di spade caduto in disgrazia, ha giurato di reclamare sul campo di battaglia l’onore perduto. Il Principe Calder non ha alcun interesse per l’onore e di certo non ha intenzione di finire ammazzato. Tutto quello che vuole è il potere, e si servirà di qualsiasi bugia ed espediente, tradirà tutti gli amici per raggiungerlo. Curden lo Strozzato, l’ultimo uomo onesto rimasto al Nord, ha dedicato la sua vita all’arte della guerra, ricavandone solo ginocchia gonfie e nervi logori. Il destino del Nord sarà deciso da tre sanguinosi giorni di battaglia. Ma con entrambi gli schieramenti corrotti da intrighi, debolezze, ostilità e meschine gelosie, è improbabile che siano i cuori più nobili o anche le armi più potenti a prevalere.



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The Heroes 2015-01-20 15:42:06 Fonta
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Fonta Opinione inserita da Fonta    20 Gennaio, 2015
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I piccoli grandi eroi

Gli eroi. Dei miti, delle persone che, con i loro atti si sono guadagnati riconoscimenti e meriti in battaglia.

Gli eroi. Persone straordinarie, ammirate e rispettate.

Già, ma chi sono realmente gli eroi? Cosa fanno per meritarsi questo prestigioso appellativo?

Da questi spunti parte il romanzo di Abercrombie, ambientato in un luogo fantasioso, con due schieramenti altrettanto inventati ma, che hanno delle fondamenta nella realtà più profonda di molti popoli ed eserciti passati ed attuali.

Il popolo del Nord è il conflitto con l'esercito dell'Alleanza. Due realtà diverse, due mondi diversi che si sfidano per la supremazia. I barbari contro gli aristocratici, il popolo dei clan con valori semplici ma, sinceri contro l'esercito reale, tanto perfetto ed impostato alla vista, quanto disorganizzato ed incompetente ai vertici interni.

Molte le figure che ruotano attorno a questi due schieramenti, che ci fanno apprezzare pregi e difetti di ambedue le fazioni ma, anche se il lettore sarà portato ad affezionarsi alla figura di Curden lo Strozzato, i veri protagonisti saranno altri due:

Il principe Calder, ovvero un uomo del nord, figlio dell'ex regnante spodestato, amante della bella vita, delle bugie e degli inganni, sa ammaliare con la parola e non ha mai maneggiato un arma. E' forse lui l'eroe?

Dall'altra parte della barricata Bremen dan Grost, un nobile decaduto, che l'esercito dell'Alleanza ha redento facendogli fare una mansione che lui odia. E' lui, che buttandosi a capofitto in ogni battaglia, cercando solo una morte gloriosa, compirà atti impossibili. E' quindi lui il nostro eroe?

Un territorio di sfida insignificante alla geografia, un altura denominata "degli Eroi" (appunto..), poco da guadagnare e molto da perdere...a voi l'epilogo!

Chi lo ha detto che i romanzi fantasy debbano discostarsi dalla realtà? Francamente in questo libro ho trovato ben poco di fantasioso o di immaginario, a parte luoghi e personaggi, che hanno però una parvenza di verità disarmante.
Abercrombie ci porta nei meandri più oscuri delle guerre (passate ed attuali), ci riporta le emozioni dei soldati e le difficoltà dei generali, il tutto imbevuto di sete di potere e voglia di emergere.

Un libro i cui tratti storici e di battaglia ricordano i primi libri di Cornwell, ma che a mio parere vanno oltre il maestro del romanzo storico medievale, addentrandosi sul senso della guerra e sull'inutilità di essa, anche se va detto, questo va a discapito dell'azione e dell'iterazione fra i personaggi...francamente mi aspettavo maggiori giochi di potere e più dialoghi serrati, che vengono sostituiti da descrizioni minuziose di luoghi e strategie che, a mio modesto avviso, rendono prolisse e lunghe parti del libro.

Resta comunque una piacevole lettura che consiglio più agli amanti del genere storico che a quelli del genere fantasy (anche medievale...non fatevi ingannare...con Il Trono di Spade c'entra poco o nulla!!!)

Buona lettura

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The Heroes 2013-07-07 15:57:44 rondinella
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rondinella Opinione inserita da rondinella    07 Luglio, 2013
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Un monologo al maschile

Questo è un libro 'maschio' in molti sensi:
- i personaggi sono quasi tutti uomini;
- il linguaggio è, di conseguenza, estremamente fine;
- ci sono tutti tipi 'tosti' (o che perlomeno, così sembrano);
- diciamo addio ad inutili idealizzazioni del tipo 'sei il mio EROE' e così via.
Ora, tralasciando le disgressioni riguardo il sesso del libro (che comunque ritengo utili per farsi un'idea), devo dire che si tratta di una lettura particolare, non totalmente appagante ma nemmeno da buttare via. Si tratta appunto di uno dei quei casi dove è d'obbligo pensare 'si può dare di più'.

La quarta di copertina per una volta ci azzecca: avete presente Martin e l'impietosità nei riguardi delle sue creature?
Joe Abercrombie non scherza a riguardo: come il collega (a fine libro ammette candidamente di aver preso alcune idee da vari autori) abbandona il buonismo e la 'perfezione' del fantasy classico per indagare il meschino, egoista e corruttibile animo umano relegando il fantasy a funzione marginale.
Quindi astenersi se siete amanti di gloria, onore, coraggio e giustizia: qui, di eroi, non ce ne sono. Neanche un grammo.

Ci sono due cose che ho apprezzato particolarmente: lo stile nelle descrizioni e i personaggi.
Riconosco immediatamente la bravura dello scrittore nelle descrizioni, il lessico si fa funzionale nel tratteggiare gli ambienti e più personale quando il soggetto è l'uomo, con molta premura nell'adattarsi al personaggio; ma ciò che ho più apprezzato è stato il modo in cui ha colmato lo spazio tra i dialoghi e tra le azioni: pensieri, monologhi interiori di una certa ironia, 'perle di saggezza' con nulla di glorioso: insomma, nessuna riga davvero necessaria eppure il brodo è stato allungato in modo gradevole, sfizioso, e si arriva a fine libro con la sensazione di aver letto tanto, quando, effettivamente, non c'è granché.
Secondo punto a favore, i personaggi: guerrieri? Sì e no. Paladini? Non esistono... Secondo la filosofia di Abercrombie durante la guerra ognuno riesce a dare... il peggio di sé!
No ad inutili buonismi, no a spassionate idee di libertà, no alla pietà o alla forza della parola: il campo di battaglia è la tomba per i vili e per gli impavidi, è la scacchiera d'interessi dei potenti che muovono le pedine come vogliono con noncuranza. I protagonisti non sono uomini eccezionali, spesso sono alla stregua di 'antieroi', ben caratterizzati, sviscerati nelle loro passioni: una metafora del mondo attuale, forte e prepotente.

A questo punto vi domanderete perché non ho dato il massimo dei voti.
Nonostante temi e situazioni incontrassero i miei gusti ho riscontrato una certa superficialità quando il tempo si fermava ed iniziava il flusso dei pensieri e dei ricordi dei personaggi; c'è questa guerra che si combatte ma non si capisce perché, ci sono cose accennate a cui non si dà una spiegazione. Tutto ciò non è importante ai fini complessivi del romanzo (che si potrebbe quasi classificare come letteratura non di genere) ma il detto - non detto lascia delle perplessità.
Ho avuto delle difficoltà anche a seguire gli scontri: le cartine aiutano, ma l'arco di tempo breve e lo show don't tell, se enfatizzati in modo eccessivo disorientano un po'. Mi sono ritrovata a leggere passaggi nel pieno della battaglia senza sapere che questa era iniziata, come una lente d'ingrandimento che si sposta qua e là lasciando dettagli in ombra.
Può darsi che la colpa sia della casa editrice che per motivi incomprensibili a noi comuni mortali ha deciso di iniziare con questo volume invece che con la precedente trilogia... un peccato.

In definitiva un fantasy (se così si può ancora definire) meritevole, con una voce potente e graffiante, conquista e si fa leggere volentieri. Forse, data la dose di sangue e di testosterone, è più adatta ad un pubblico maschile, ma se il lettore non si aspetta il grande amore o il cavaliere leale va bene per tutti.
Cos'altro dire? La vittoria è dei codardi e Joe, se stiamo parlando di uomini senza scrupoli, bagna un altro po' nel sangue.
Consigliato.

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