Keyla la Rossa Keyla la Rossa

Keyla la Rossa

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«Capitava di rado che una femmina già passata per tre bordelli si sposasse ... Era un segno del cielo inviato a tutte le puttane di Varsavia: non dovevano perdere la speranza, l'amore avrebbe continuato a governare il mondo». Ed è proprio l'amore la sostanza incandescente di questo romanzo: l'amore-passione, quello che non lascia scampo, quello che può indurre alla follia. A Keyla la Rossa nessuno resiste: né Yarme – un seducente avanzo di galera –, né il giovane e fervido Bunem – che pure era destinato a diventare rabbino come suo padre –, né l'ambiguo Max. Se questo magnifico libro è rimasto praticamente inedito fino a oggi, è forse perché Singer esitava a mettere sotto gli occhi dei lettori goy il «lato oscuro» di quella via Krochmalna da lui resa un luogo letterariamente mitico. In Keyla la Rossa si parla infatti in modo esplicito di due argomenti tabù: la tratta, a opera di malavitosi ebrei, di ragazze giovanissime, che dagli shtetl dell'Europa orientale venivano mandate a prostituirsi in Sudamerica, e l'ignominia di un ebreo che va a letto sia con donne che con uomini. Alle turbinose vicende dei quattro protagonisti (e dei numerosi, pittoreschi comprimari) fa da sfondo, all'inizio, la vita brulicante, ardente, odorante e maleodorante del ghetto in cui era confinata, in condizioni di estrema miseria, la comunità ebraica di Varsavia, e poi quella, non meno miserabile e caotica, delle strade di New York in cui si ammassavano gli emigrati nei primi decenni del secolo scorso: affreschi possenti, che non a caso molti hanno accostato a quelli ottocenteschi di Dickens e Dostoevskij.

Recensione della Redazione QLibri

 
Keyla la Rossa 2017-11-26 18:15:46 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    26 Novembre, 2017
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Ogni uomo è bugiardo

Alla base dell’etica di Schopenhauer non c’è la ragione come nel pensiero di Spinoza, ma la compassione verso tutto ciò che è vivo e sofferente.
La mancanza di compassione quindi dovrebbe portare a un modo di vivere poco etico, amorale, lontano da ogni umanità. E di questa assenza di compassione è pieno il romanzo e soprattutto di questa amoralità, all’epoca inusuale (se non nella vita, almeno nei romanzi).
Keyla la prostituta, risulta il personaggio più positivo e affascinante del romanzo per la sua generosità e i suoi slanci di fiducia e di ingenuità, forse di candore che contrastano con gli anni di carriera professionale, e che nascono dal suo fortissimo desiderio di elevazione e di riscatto. Keyla ha diverse occasioni di riscatto. Prima di tutto il matrimonio con Yarme, che all’inizio del romanzo ama e da cui è amata. Purtroppo tutti gli uomini che si avvicinano a Keyla, anche se dicono di amarla, sono attirati soprattutto dal lato fisico del rapporto. Ma questo concedere troppo al corpo diventa una trappola e un imbuto che porta alla rovina. La passione si accende alla fine sempre nel suo senso più deleterio, di possesso di un oggetto che per essere sicuri di avere definitivamente bisogna distruggere e di depravazione. Gli uomini più importanti della storia sono tutti descritti come schiavi della passione, quindi non del tutto liberi, egoisti e meschini: tutti in un modo o nell’altro sfruttano Kejla e sono gelosi della sua rinascita; soprattutto Yarme, il marito, e il suo amico Max, contrastano la sua tensione verso l’alto che si esprime anche come tensione religiosa.
Nonostante la progressiva discesa nel fango, Kejla è l’unica che conserva parte della purezza che le viene dal buon cuore. La sua bontà le lascia fino alla fine la voglia di vivere che viene meno a tutti gli altri. Nel romanzo la passione ha una connotazione fortemente negativa, di tensione verso il fango e la depravazione. Viene descritta come forza che , se non le si oppone resistenza, spinge l’uomo a sprofondare.
Ma la capacità di opposizione e di resistenza manca a quasi tutti i personaggi, fatta eccezione per Solcha, la fidanzata.
Nel romanzo c’è un costante conflitto tra Dio che tace, facendo il suo mestiere come si dice spesso, e l’uomo che lo nega ma pur negandolo continua a sentire su di sé il Suo sguardo accusatore e che, come risposta a quello sguardo, vede come soluzione l’allontanamento o l’asservimento della prostituta sulle cui spalle viene lasciato il peso di ogni bassezza morale. La donna però è migliore degli uomini perché più umile e sincera e soprattutto più compassionevole. Anche l’altra donna, la fidanzata Solcha è una donna sincera e pronta a pagare di persona per le sue idee.
Il romanzo nelle sue prime pagine non mi ha convinto per la repentinità con cui i personaggi si abbandonano a debolezze e passioni e cambiano atteggiamento e modalità di relazionarsi tra loro. Alcuni di loro, Yarme soprattutto, ma anche Keyla, mi sono sembrati incoerenti. Ma accettato e digerito questo lato del loro carattere che compare soprattutto nelle relazioni che coinvolgono anche Max, poi il romanzo si accende e diventa appassionante come qualsiasi cosa scritta da Singer. Certo il lettore si irriterà un po’ con tutti gli uomini del romanzo e forse anche con Keyla. A tutti manca un minimo di spina dorsale, e quasi tutti sarebbero da prendere a schiaffi. Il romanzo però è proprio bello. Diventa andando avanti sempre più bello, colorato e pieno di poesia e di malinconia nonostante tutta la depravazione descritta. Il bello di Singer è che descrive le cose con quello sguardo compassionevole che rende tutte le vicende più vicine al lettore. Forse l’inizio sarebbe stato da rivedere, questione però di poche pagine.

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Keyla la Rossa 2018-02-13 18:04:30 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    13 Febbraio, 2018
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Una donna "stupefacente".

Un romanzo inedito tra i lavori più riusciti dell’autore, scrittore strabiliante, Premio Nobel del 1978, B. Singer, Keyla la rossa. Un grande affabulatore, per un’opera meravigliosa. Dalla vita maleodorante e brulicante di Varsavia all’agognata New York. Protagonista è un quartetto di ebrei polacchi, una prostituta, un avanzo di galera, un aspirante rabbino, un avventuriero. A tenerli insieme è Keyla:
“era bellissima. I capelli rossi, gli occhi verdi con la pelle candida facevano pensare ad un dipinto.”
Pubblicato a puntate sul quotidiano yiddish di New York, finalmente raccolto in volume: splendida operazione di Adelphi. Dal sordido ghetto di Varsavia, i protagonisti si trasferiscono nel quartiere degli immigrati ebrei più poveri di New York. Singer ha esitato a proporre il lato oscuro di due argomenti tabù: i mascalzoni che spedivano ragazze ebree a prostituirsi in Sud America e l’ignominia di un ebreo che andava a letto con uomini e donne. Sono gli aspetti torbidi a qualificare i personaggi: Yarme ha sposato Keyla sottraendola ad un bordello, ma resta un farabutto, il giovane Bunem vorrebbe diventare rabbino, ma si perde. Ma è terribilmente ambiguo. Keyla la rossa è grandiosa. Dal suo fondo limaccioso ogni tanto emergono sussulti di timidezza e consapevolezza. Gli affreschi sono potenti:
“Aveva nevicato per due giorni, poi era arrivato il gelo. La brina ripulì la strada, coprì gli scarichi di fogna, e i mucchi di letamem avvolse i balconi di morbide trapunte, imbiancò i tetti ossidati, spianò le buche delle strade, e sui marciapiedi.”.
La materia del romanzo è incandescente, si tratta di amore – passione, quello che non lascia scampo, e può indurre alla follia.
“Keyla aveva vissuto nel peccato per tanti anni, abbandonata da Dio e dagli uomini, ma le usanze ebraiche non le aveva dimenticate così come la forma più sordida del desiderio.”.
Tormentata dagli incubi, vedeva donne con le facce gialle, avvolte nei sudari che gridavano, e le sputavano addosso prospettandole atroci punizioni.
Se le passioni sono travolgenti, l’olfatto è rapito dal profumo di brodo, stufato e biscotti appena sfornati che emanano dalle pagine. Un romanzo stupefacente.

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