Narrativa straniera Romanzi storici La ragazza con l'orecchino di perla
 

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La ragazza con l'orecchino di perla

Letteratura straniera

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Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città... Griet, la giovane figlia di un decoratore di piastrelle, è in cucina, intenta a sistemare, come è solita fare, le verdure tritate, quando ode voci decisamente insolite. Sull'uscio compaiono improvvisamente due figure: sono il noto pittore Johannes Vermeer e sua moglie. Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a servizio dai Vermeer.

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Opinioni inserite: 37

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La ragazza con l'orecchino di perla 2018-09-18 20:07:53 noemi.musica
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noemi.musica Opinione inserita da noemi.musica    18 Settembre, 2018
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Il miglior libro che abbia mai letto

Questo libro è il best seller che non si sogna mai. Il primo libro che ho letto, a soli 12 anni, e quello che da allora rileggo almeno una volta l'anno.
Tutto in questo libro è perfetto: dai personaggi unici dai caratteri precisi, alle ambientazioni storiche. Tutto riflette uno stile inimitabile e impeccabile.
Il libro è un mix di storia, amore, passioni, attrazione, arte e molte altre componenti, nessuna predominante ma tutte amalgamate alla perfezione, che diventano un piacere per il lettore.
Di pagina in pagina, chi legge viene trasportato in epoche remote. Impossibile staccarsi da questo racconto.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2017-10-16 08:27:40 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    16 Ottobre, 2017
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come nasce un quadro

Anni fa avevo visto il film senza leggere il libro, cosa a cui ho rimediato solo adesso. Strano a dirsi ma è uno dei pochi casi in cui secondo me il film se la gioca alla pari col libro se non addirittura meglio.
Il romanzo in sé per sé non è male, racconta la storia di Griet, una diciassettenne che vive a Delft in una famiglia indigente, a causa della povertà è costretta ad andare a servizio nella famiglia del pittore Vermeer. Già dal primo incontro Griet rimane ammaliata dal pittore, tanto da comportarsi nei suoi confronti con una sorta di riverenza. La vita nella casa dei padroni però non sarà semplice, fra le gelosie dell'altra domestica Tanneke, gli spregi delle bambine in particolare di Cornelia, gli sbalzi umorali di Catharina, nonostante tutto a Griet piacerà la sua nuova vita, soprattutto dal momento in cui inizierà ad aiutare il pittore nella preparazione dei suoi quadri. I problemi veri e propri inizieranno nel momento in cui il committente di Vermeer, un uomo viscido e senza scrupoli ma anche molto ricco, chiederà con forza il ritratto di Griet, cosa che le porterà guai sia in casa dei padroni che coi suoi genitori. Eppure nonostante ne sia consapevole, Griet non riuscirà a dire di no a Vermeer anche se ciò significa mettere a rischio la sua integrità morale.
Come dicevo il libro nell'insieme non mi è dispiaciuto, tuttavia avendo letto altri libri della Chevalier, mi aspettavo qualcosa di più appassionante e travolgente. Mi è piaciuto molto l'ambientazione e il contesto storico, che secondo me sono stati ricreati molto bene, sembra davvero di essere a Delft a fine 1600. Griet attira per forza le simpatie del lettore, è una ragazzina che deve imparare ad affrontare il mondo, e farlo se sei una semplice serva non è semplice. Certi suoi comportamenti però lasciano un po' perplessi.
E' comunque una lettura che vale la pena di fare anche solo per tuffarsi un po' in uno dei quadri più iconici dell'epoca.

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Chevalier, romanzi storici
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La ragazza con l'orecchino di perla 2016-08-07 19:43:09 Filippo1998
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Filippo1998 Opinione inserita da Filippo1998    07 Agosto, 2016
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Una tela poco curata ...

"La ragazza con l'orecchino di perla" è stata una lettura senza pretesa alcuna per me, sin dall'inizio. A dire il vero, ho preso in mano questo libro per puro caso, rinvenendolo tra i molti ancora non letti che ho a casa.
L'atmosfera è quella dell'Olanda del 1600; Griet è una giovane ed umile ragazza protestante, figlia di un decoratore di piastrelle , costretta ad abbandonare il proprio "nido familiare" per lavorare da serva nella casa di un pittore cristiano.
Ma quella che inizialmente appare esclusivamente come un sacrificio per guadagnarsi da vivere, ben presto si trasforma in una situazione ben più intrigante. Griet sarà protagonista di litigi, occhiatacce, sotterfugi, silenzi, sguardi in una casa dalle mille insidie. La sua astuzia, le sue doti in ambito artistico, la sua bellezza e i suoi profondi occhi la condurranno verso una meta proibita e misteriosa, tra i colori sgargianti di un mondo esclusivo forgiato dalle mani di un pittore.
Al lettore sta giudicare dove stia il confine tra questo mondo è quello reale, qualora ve ne sia davvero uno.
Trama interessante, a tratti ben curata ma piuttosto esigua. Dalle pagine di questo libro si entra in un mondo in cui tutto si risolve troppo velocemente è semplicemente, senza troppo soffermarsi su particolari che avrebbero potuto completare un quadro-tanto per rimanere in tema- di partenza accattivante.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2016-02-20 18:04:11 LisaG
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Opinione inserita da LisaG    20 Febbraio, 2016

Dolce amaro

Ci ho provato e riprovato, gli ho dato fiducia fino alle ultime pagine, ma niente da fare. Questo libro non è proprio riuscito a farmi provare quelle emozioni attese di cui avevo letto in altre recensioni e che mi aspettavo da una trama a detta di tutti struggente e passionale.
No, non ho letto un romanzo d’amore platonico e no non ho avuto l’impressione che Griet fosse la musa di Vermeer ma soltanto che fosse sua serva e che lui se ne potesse servire come voleva.
La scena in cui lei, davanti a lui e in lacrime, con uno spillo si buca il lobo dell’orecchio mi ha messo i brividi. E’ una tortura vera e propria quella a cui Griet è stata sottoposta per il quadro: fisica e psicologica.
Dove si trova esattamente la relazione fatta di sospiri, sguardi, parole non dette, complicità e passione? Io non l’ho vista. Amore platonico? Ma no, lui è il suo padrone e lei solo una serva che posa per lui. Una serva che porta scompiglio ed è fonte di invidia e oggetto di dispetti per tutta la numerosissima famiglia.
Bellissima l’idea dell’autrice di creare un una storia partendo da un solo dipinto e ben fatta la caratterizzazione dei personaggi. Il libro riesce inoltre ad appassionare all’arte e alle tecniche di pittura ed è capace di evocare immagini e situazioni.
Ammetto di aver letto il libro con un sentimento di amarezza continuo: l’ immensa reverenza che Griet riserva a Vermeet da’ fastidio, è immotivata e solo la sua giovanissima età potrebbe esserne una spiegazione.
Nonostante ciò Griet suscita simpatia e si tifa per lei. Ci si rende conto fin da subito che lei è un’artista mancata: dispone gli ortaggi sul tagliere in ordine cromatico, stando attenta a non accostare colori che non stanno bene insieme perché non risaltano, fa le pulizie prendendo continuamente misura delle cose in modo da non spostare nulla, come un pittore che quando dipinge cerca le proporzioni e studia attentamente gli oggetti.
E’ bravissima a mescolare i colori, anche meglio del maestro e l’intuizione geniale dell’orecchino di perla che cattura la luce è sua (Vermeer ci arriverà solo giorni dopo).
Ecco quindi la riflessione più frustrante, per me il cuore del romanzo (altro che storia d’amore): chissà se Griet fosse stato un uomo che gran pittore sarebbe diventato! Ma è una donna e per lei non ci sono lezioni né aspettative. La sua aspirazione è solo un buon matrimonio che possa sistemare lei e la sua famiglia.
E’ un bel libro ma lascia l’amaro in bocca per quella che è stata la condizione femminile nell’ Olanda del 1600, che ci riporta in atmosfere ormai desuete ma che è importante conoscere. Importante per apprezzare meglio ciò che si ha oggi.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2015-06-19 20:32:27 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    19 Giugno, 2015
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L'atelier del pittore

Sicuramente il capolavoro di Tracy Chevalier che da un quadro riesce a ricavare un'intera storia.
La misteriosa ragazza con il turbante assume un corpo e un'identità e diventa una ragazzina di Delft, Griet costretta ad andare a servizio presso la casa dello stravagante pittore Vermeer a causa di un incidente del padre sul lavoro che lo ha reso cieco.

Griet attraverso i suoi occhi grandi ci racconta ciò che vede la città , il pittore e il suo misterioso atelier nel quale Griet scopre i dipinti, i colori e l'amore.
Il personaggio di Griet è molto ben descritto e si presenta subito come una ragazza con una duplice natura, da un lato c'è la semplice servetta che si limita a pulire l'atelier senza spostare nessun oggetto; dall'altra c'è una Griet che prende l'iniziativa, che indossa i proibiti orecchini di perla. Pur non essendo istruita è sveglia, intelligente ed è l'unica persona alla quale Vermeer può spiegare il mistero dei colori.

Sono proprio i colori gli ulteriori protagonisti del romanzo. A partire dalla prima pagina in cui vediamo Griet che prepara un minestra disponendo le verdure in modo da armonizzare i colori, fino ad arrivare a quando scopre che ogni colore si ottiene con molti altri e diventa lei stessa il soggetto di un'opera d'arte.

Sullo sfondo delle vicende vi è la città di Delft descritta attraverso gli occhi della protagonista che ne conosce ogni angolo e chiaramente gli eventi storici come l'epidemia di peste. La figura del pittore s'inserisce in questo contesto perché storicamente esistito ma diventa anche un uomo alle prese con la sua famiglia che deve mantenere. L'atelier è sicuramente il luogo più affascinante di tutto il libro perché è uno spazio quasi sacro in cui si creano i colori, si sente il profumo stesso degli oli, dei pennelli. Tuttavia è anche il luogo in cui si crea un rapporto tra Griet e il pittore, una relazione che si basa sugli sguardi e su piccoli gesti ma che non diventa mai corporea. Per Vermeer, Griet deve indossare gli orecchini, preso dalla sua estetica è disposto a scatenare l'ira della sua famiglia pur di osservare il suo quadro completo e perfetto.

Lo stile è molto diretto, la protagonista esprime con vivacità le sue riflessione, i suoi pensieri ed è molto scorrevole, pertanto si tratta di una lettura piacevole e interessante. L'autrice ci porta in un altro mondo, in un'altra epoca riuscendo a trasmettere la vita che anima la città creando un quadro reale e brioso.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2015-05-28 13:28:49 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    28 Mag, 2015
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Una musa abusata

Poniamo di entrare in un museo e di innamorarci di un quadro. Lo osserviamo da tutte le angolazioni, ne apprezziamo le pennellate, le luci e le ombre, se siamo degli esperti. Se lo siamo un pò meno ci chiediamo chi è la ragazza che rappresenta, qual'è la sua storia, perchè l'autore ha scelto proprio lei. Poniamo di essere uno scrittore, e allora attorno a questa fantasia costruiamo un romanzo, che assieme al film che ne è tratto sarà capace di ridare fama anche al quadro. La Chevalier ha confezionato un bel romanzo: originale nella trama e scritto in modo scorrevole, piacevole da seguire. Nello scorrere delle pagine ci racconta, come potrebbe essere nato questo quadro: dall'ossessione del pittore Veermer per la sua servetta sedicenne Griet. Giorno dopo giorno tra i due nasce uno strano rapporto, nascosto a tutti e difficile da gestire per una ragazzina senza esperienza. Del resto lei stessa non riuscirebbe a dire esattamente di che cosa si tratta. Il suo padrone le ha chiesto di posare per un quadro e per farlo di mentire ai suoi genitori e alla moglie del padrone, ma lei è l'unico sostegno della famiglia, quel lavoro è vitale, e questo è solo un piccolo compromesso.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2014-11-03 15:57:56 PICCOLO P.
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PICCOLO P. Opinione inserita da PICCOLO P.    03 Novembre, 2014
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Quello sguardo..

Non ho mai capito a fondo in base a quale criterio vengano scelte le copertine dei libri, spesso addirittura non attinenti alla trama. Nel caso del libro di Tracy Chevalier, ma non certo per merito suo, l'intero senso del romanzo è riassunto in quello sguardo così indifeso, tramite il quale ognuno potrebbe sondare l'anima, le emozioni e le percezioni della fantesca Griet. La bocca socchiusa, il gioco di luci e ombre sul suo viso, il luccicare perlaceo dell'orecchino sono elementi aggiuntivi che permettono come non mai di immaginare quali pensieri abbiano attraversato il pittore Veermer nel fissare quell'attimo. Un attimo, pochi frammenti di secondo che si imprimono nella tela immaginaria del suo padrone, il quale li trasforma in qualcosa di eterno. Non ho fatto ricerche, ho voluto farmi cullare dall'illusione che questa grande opera d'arte sia il frutto di una vicenda realmente accaduta, in un'epoca in cui sfuggire al rigore morale era sì possibile, ma veniva pagato a caro prezzo. Un secolo in cui le vite dei protagonisti erano ancora imprigionate in rigidi schemi simili a grandi gabbie, al di fuori delle quali non vi era libertà ma solo vergogna. L'autrice ha il grande merito di aver ideato una storia coinvolgente, capace di far innamorare molti di questa serva, ma soprattutto far amare, illuminandolo di una luce di desiderio, questo bellissimo quadro. Stilisticamente la scrittura della Chevalier non ha acceso particolari entusiasmi, è mancato un certo approfondimento caratteriale dei personaggi, e anche le descrizioni ambientali sono state un po' approssimative. Non credo che leggerò altre sue opere, ma le dò credito di aver acceso un lume di interesse verso questo quadro, con il quale ho purtroppo mancato l'incontro lo scorso anno a Bologna.

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a chi ha visto o ha intenzione di vedere il quadro :)
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La ragazza con l'orecchino di perla 2014-07-28 17:50:15 ClaudiaM
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ClaudiaM Opinione inserita da ClaudiaM    28 Luglio, 2014
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La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Cheval

Chi è la ragazza con l’orecchino di perla? Nessuno lo sa. Si può solo ipotizzare. Questo ha fatto la scrittrice: immaginare una storia attorno al famoso dipinto, dando un volto e un nome alla ragazza, dandole una vita e una storia da raccontare. Griet lavora come domestica in casa Vermeer, la sua famiglia è povera e lei è l’unica a portare a casa un po’ di soldi per sopravvivere. Tra lei e il suo padrone si instaura qualcosa. Non è chiaro cosa, né a lei né al lettore. Attrazione, forse. Ma è ricambiata dal pittore o è solo un interesse momentaneo? Lo stesso interesse che può dare a qualunque altra cosa dipinga? L’azione finale del suo padrone forse può dare una risposta.
Romanzo molto bello, scorrevole, dove il mondo e la vita viene osservato dagli occhi di una serva. Dopo averlo letto, guarderete il quadro con occhi diversi.

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La ragazza con l'orecchino di perla 2014-07-13 10:07:11 Lucia
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Opinione inserita da Lucia    13 Luglio, 2014

Delf 1664

Ho trovato questo libro veramente interessante, delicato e pittoresco... termine forse scontato dal momento che la storia tratta del pittore Vermeer e dei suoi quadri, però è proprio così. C'è molta attenzione nella descrizione dei colori, delle sfumature e delle tinte, senza però cadere nel noioso.
Ci viene descritta una città olandese della metà del 1600, le attività quotidiane e la gente che cambiano col passare delle stagioni.
Adoro i libri che ti catapultano nel passato e in particolare nelle case dei benestanti descritti dagli occhi dei loro servitori.
La narrazione è in prima persona: Griet ha 16 anni ed è la nuova servetta a casa Vermer. Per lei tutto è nuovo, la gente, i luoghi, persino la religione e questo porta ad un senso di spaesamento e solitudine ben percepibile. Col passare dei mesi però è la sua vita passata a diventarle estranea, soprattutto a causa di fatti che porteranno i suoi genitori ad assumere degli atteggiamenti diversi. Unica consolazione di Griet, in una vita di fatiche, tristezza e solitudine, è il poter entrare nello studio del pittore. In questo modo assiste al nascere e al mutare di molti quadri importanti, che la porteranno ad una visione diversa delle cose.
Particolare è il rapporto che si crea tra lei e il pittore, un misto di ammirazione e attrazione reciproca che rimane sempre sospesa, senza sfociare in nulla di preciso. Anche anni dopo, Griet non capirà mai se e quanto, Vermeer sia riuscito a scinderla dal quadro.

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Jane Eyre, Il giardino Segreto, La lunga vita di Marianna Ucrya
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La ragazza con l'orecchino di perla 2014-06-24 16:09:12 giuse 1754
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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    24 Giugno, 2014
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Il prezzo della libertà

Un libro per buona parte sopravvalutato, molto noioso nella prima parte, che si riscatta solo nelle ultime venti pagine, quando l’autrice con un colpo di coda geniale riesce a inquadrare in una prospettiva diversa tutto il racconto precedente.
Grande merito ha la Chevalier per la ricerca storica che sottende la trama, tutta ambientata nel diciassettesimo secolo, precisamente al tempo del pittore olandese Vermeer Vermeer , (Delft, 1632 – Delft, 15 dicembre 1675 ) e, in particolare, per lo studio delle tecniche pittoriche usate dallo stesso e dei metodi di preparazione dei colori.
Detto questo, la prima parte del libro parla della vita quotidiana di Griet, un’adolescente andata a servizio dai Vermeer quando la sua famiglia d’origine ha difficoltà economiche.
E’ una quotidianità fatta di bucati interminabili, aiuto in cucina, spesa al mercato, in un ambiente ostile dove la rivalità fra donne si manifesta in grandi e piccoli dispetti.
La svolta arriva quando Vermeer sceglie Griet per la preparazione dei colori. La ragazza, dotata di un innato senso artistico, si sente finalmente realizzata, e la vicinanza scatena un’attrazione morbosa e proibita verso il maestro.
Mentre i sentimenti della ragazza sono ben descritti e analizzati, quelli del pittore sono molto vaghi e non sufficientemente approfonditi.
Griet gli farà da modella per il quadro da cui prende il titolo il libro, e questo scatena l’ostilità della figlia e della moglie di Vermeer
Dopo l’allontanamento di Griet, accusata ingiustamente di furto, inizia la seconda vita della protagonista, sposata al figlio del macellaio che forniva la carne ai Vermeer.
L’orecchino di perla con cui aveva posato per il ritratto, ereditato alla morte del pittore, servirà ad affrancare la protagonista da qualsiasi sudditanza materiale e psicologica, anche nei confronti del nuovo marito.
Ecco, sta proprio in questo, secondo me, la genialità dell’ultima parte del libro. La Chevalier riesce a trasformare questo particolare da mero attributo estetico a emblema stesso della libertà.

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