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"Amore" racconta la storia di Vibeke e Jon che sono madre e figlio, appena arrivati in un paesino dell'estremo nord. È il giorno prima del compleanno di Jon e un luna park è arrivato in città, Jon esce per vendere i biglietti della lotteria e Vibeke va in biblioteca. Da lì seguiamo i due attraversare una serata e una notte di gelido inverno, mentre una crescente irrequietudine si fa strada. "Amore" dimostra come attraverso il linguaggio ognuno di noi costruisce la propria verità, e come madre e figlio possano vivere ciascuno nel proprio mondo. C'è distanza, non solo tra le persone, ma anche tra ogni persona e sé stessa.

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Amore 2019-12-01 15:28:36 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    01 Dicembre, 2019
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Mondi paralleli che si incrociano

Vibeke ha un lavoro affascinante, è consulente per la cultura in un comune di un paesino dell’estremo nord, lavora sull’identità e sul senso di appartenenza per contrastare lo spopolamento. Ama leggere, come me. E’ il suo modo di viaggiare nel mondo. Jon è suo figlio. Nove anni. Un ragazzino timido, bisognoso di un amore caldo. Il libro ci apre una finestra sul loro rapporto. Freddo e gelido come le atmosfere in cui la storia è ambientata. Con una prosa secca, fatta di frasi brevi, di scatti fotografici essenziali ci insinua un’inquietudine crescente. Ciascuno di loro vive e si muove nel proprio mondo. I punti di contatto sono rari, sfuggenti. Aumentando la sensazione di solitudine che pervade la vita della madre ed il senso di abbandono che riempie i giorni del bambino. Il montaggio delle scene è sensazionale, perché le immagini della giornata di Vibeke sono alternate con quelle della giornata di Jon, in un continuo susseguirsi senza barriere, fluido, che, sulle prime, lascia il lettore spiazzato e spaesato. Mentre molto alte sono le barriere fra madre e figlio. Forte è l’incomunicabilità, tema centrale di questo romanzo breve. Che però non giudica. Perché non tutti sono capaci di amare nello stesso modo. E molto spesso ci può essere un grande amore, anche se resta inespresso e non dà calore.

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Amore 2019-10-13 06:49:14 68
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68 Opinione inserita da 68    13 Ottobre, 2019
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Solitudini imperfette




Vibeke e Jon, madre e figlio, si sono trasferiti in una località all’estremo nord del paese, Vibeke ama leggere, è il suo modo di viaggiare, e lavora come consulente culturale in Comune, Jon ha nove anni ed un compleanno da festeggiare.
Nel giorno del suo nono compleanno Jon esce di casa ed inizia un vagabondaggio notturno per la città....

Il presente è un luogo in cui tutto accade, sta per accadere, e’ già accaduto, in cui sentirsi lontani nella vicinanza, scrutare dentro di se’ dando voce all’ essenza, in cui tutto origina da una claustrofobica presenza, rivolgendosi a qualcuno che non risponde, chiudendo una porta senza pericoli evidenti, ascoltando il silenzio e respirando la paura, il buio come unico compagno.
Due solitudini alla confusa ricerca l’ una dell’ altra, una condivisione rimandata nel cuore di una notte, mentre la neve ghiacciata ed indifferente continua a cadere scricchiolando se calpestata ed il freddo brucia sulle orecchie ed in fronte.
Immaginando un ritorno che ogni volta pare dissolto, si incontrano volti e voci che narrano spezzoni di storie, entrando ed uscendo da case e vite diverse, interrogandosi sulla propria storia.
Jon e Vibeke paiono incamminarsi ( non solo fisicamente) per strade personali, ciascuno raccontando una verità, scrutando quell’ orizzonte dove tutto è accaduto ineluttabilmente, partendo da un luogo, la propria casa, regno di silenzio ed impalpabili movimenti.
L’ oggi ed il mentre, quel nucleo famigliare che ogni volta idealmente ritorna, tra speranza e desiderio, quando pareva allontanato e rimosso, in un’ alternanza di reale e virtuale, come se tutto nascesse e morisse in un angolo oscuro della propria mente.
Ecco una interiorità faticosa, ignara di se’, un linguaggio del tutto personale, continui e repentini cambiamenti di voci e di rotta, fino a quell’ insondabile finale nato da una soggettiva percezione e ricostruzione dei fatti, fatti inesistenti senza quel compleanno da festeggiare, con un soffio terribile di reale imminente.
Questa l’ essenza del romanzo, un linguaggio minimale, una traccia scarna arricchita di particolari, attimi che assumono forma, un’ alternanza che corrode e confonde, l’ attesa di un evento, che sia ritorno o allontanamento, un thriller psicologico ( piuttosto lento ) dove tutto pare essere l’ altra metà di niente ed un’ angoscia montante nel cuore di dolorose presenze.
Voci ripetute di un percorso duale, muscoli tesi all’ ascolto, una fisicità fortemente interiorizzata ed un’ attesa protratta, speranza di un ricongiungimento e di una partenza definitiva....

Ecco la sensazione di un fischio, sempre più vicino, e....” si sdraia sulla pancia, trova la posizione in cui dorme. Dentro la testa è buio e grande e silenzioso. La aspetta qui”...

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