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Faubourg

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Quando scendono dal treno nella stazione del sobborgo di una città di provincia, si conoscono da due mesi appena. Quel quarantenne un po’ sciupato ma ancora di bell’aspetto e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l’impugnatura d’oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutterà loro parecchio denaro. Adesso che sono lì, però, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchiare gli uomini nei caffè – gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue avventure in giro per il mondo.

Recensione della Redazione QLibri

 
Faubourg 2013-07-15 09:24:51 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    15 Luglio, 2013
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Il dolce e l'amaro

Per parlare di Faubourg non devo avere fretta, la scia emotiva nell'immediato lascia strascichi di perplessita'. Servono alcune ore di fermentazione, per identificare cosa ci sta lì sotto, in profondita'.

Scendono insieme da un treno, si conoscono solo da un paio di mesi.
Lui ha poco piu' di quarant'anni e si muove come un attore, con quel bastone dal pomo d'oro che stringe nella mano passeggiando su e giu' per la via, con fare perlustratore.
Nessuno sembra riconoscerlo, eppure ha vissuto fino ai suoi diciotto anni in quel paese, nemmeno i parenti sembrano averlo notato.
Lei e' piu' giovane, scovata in una casa d'appuntamenti lo segue chissá per quale ragione, forse perchè affascinata da quest'uomo che ha girato il mondo, forse solo perche' lui promette grandi affari: il gatto e la volpe, guardali lì che gran coppia.

Il dolce e l'amaro.

Il dolce in questo libro e' senza dubbio nelle doti scenografiche di Simenon, dove la malinconica bellezza delle piccole meraviglie inabissate dal potere dell'omologazione  ( per me che vivo nel nuovo millennio, non certo per lui che scrisse il romanzo nel 1937) emerge nell'armonico intrecciarsi di piccole realta' del borgo. La dote dell'autore sta nel renderle così tangibili che ancora mi pare di avere le dita collose, dopo essere entrata in una bottega di burro ed averne comprato un pacchetto in carta oleosa. Per non parlare dell'allegria di coriandolo nel negozio di confetti multicolore e di dolci alla ciliegia, oppure della piccola cartoleria dove inebriarsi inalando profumo di gomma e matita. 
Ed ancora il fresco della mattina aprendo la porta di casa in vestaglia, fermando il carretto tirato a mano dall'ortolano  per riempire un cesto di vimini con frutta e verdura fresca...

L'amaro sta invece nella personalita' dei suoi soggetti, in quel senso di meschinita' e sconfitta e insoddisfazione che trapela da ogni pagina. 

Indimenticabili le sue scenografie, controversi i suoi attori, certo tra i suoi libri ho letto romanzi che mi sono piaciuti di piu' ma nel complesso e' sempre un gran piacere mettersi seduti e lasciarsi andare nel tempo che fu, ciondolando su una panchetta ombreggiata mentre un vecchio furbastro beve acquavite quando la figlia non guarda. Buona lettura.

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