Gli aerostati Gli aerostati

Gli aerostati

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Dopo aver risposto a un annuncio Ange, brillante studentessa di filologia, inizia a dare ripetizioni a Pie, uno strano sedicenne, dislessico e incompreso dai genitori. Affascinato dalla matematica, Pie disprezza invece la letteratura. Sotto l’occhio vigile di Grégoire, l’autoritario padre del ragazzo, Ange si mette al lavoro incoraggiando Pie a leggere un classico dopo l’altro. Il rapporto tra i due diventa subito speciale, e anche Ange avrà qualcosa da imparare dal suo allievo… Il 29° romanzo di Amélie Nothomb è una celebrazione della lettura e della giovinezza, con una sfumatura noir.



Recensione della Redazione QLibri

 
Gli aerostati 2021-03-03 18:27:18 Chiara77
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3.5
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4.0
Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    03 Marzo, 2021
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La difficoltà di essere giovani

“La giovinezza è un’arte, ci vuole tempo per acquisirla. Parecchi anni dopo sono finalmente diventata giovane.”

Come spesso accade con i romanzi di Amélie Nothomb, il poco tempo necessario alla lettura è inversamente proporzionale a quanto il breve scritto possa risultare spiazzante.
La protagonista di “Gli aerostati” è Ange, una studentessa di filologia all’Università di Bruxelles. Appena entrata nell’età adulta, si crogiola in quella condizione dolce-amara di solitudine e libertà che caratterizza spesso questo momento di passaggio. E’ soddisfatta dagli studi che ha scelto, che la interessano e la appassionano, ma non ha delle relazioni soddisfacenti nella sua nuova vita a Bruxelles. La sua coinquilina è una persona un po’ particolare, con la quale è molto difficile instaurare un legame, gli altri studenti sembrano ignorarla completamente.
Ange, per guadagnare qualcosa, decide di pubblicare un annuncio per offrire lezioni private di letteratura francese e grammatica agli studenti delle superiori. E’ così che conosce Pie, un ragazzo di sedici anni completamente disinteressato alle discipline umanistiche e letterarie e del tutto incapace di instaurare legami significativi con altri esseri umani.
Nel romanzo si parla di problemi di dislessia da parte di Pie. Su questo punto specifico ritengo che l’autrice, se non ha trattato l’argomento in questo modo volutamente per realizzare una qualche metafora sull’impossibilità di leggere e decifrare i segni della nostra esistenza, ha dimostrato molta superficialità e completa ignoranza della questione. Nothomb infatti liquida il noto disturbo specifico dell’apprendimento come scarso interesse verso la lettura e la letteratura, e sinceramente al giorno d’oggi non credevo ci fossero ancora molte persone che si approcciano al problema in questo modo, figuriamoci una scrittrice di successo.
Pie infatti, guidato dal fascino della giovane insegnante, inizia a leggere con passione e velocità grandi classici e capolavori della letteratura mondiale, superando magicamente qualsiasi oggettiva difficoltà, per poi disquisirne in modo brillante con Ange.
I due sono entrambi molto soli e Pie in particolare ha difficoltà ad interagire nel mondo reale. Ange quasi risplende in questa sua dimensione di studiosa solitaria e libera che viene disprezzata dai coetanei ma amata da persone di età diverse dalla sua.
Infine ci troviamo gettati in una conclusione alla Nothomb, sorprendente: ci prende in contropiede, ci cattura e ci fa pensare e ripensare a questo breve romanzo anche dopo che lo abbiamo finito di leggere.

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