Gli inquilini Gli inquilini

Gli inquilini

Letteratura straniera

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"Gli inquilini", pubblicato originariamente nel 1971, è la storia di Harry Lesser, l’ultimo occupante di una decrepita palazzina di New York che deve essere abbattuta per far posto a un condominio di lusso. Nonostante i goffi tentativi di sfratto da parte del proprietario, Lesser non vuole lasciare l’appartamento, perché lì ha iniziato a scrivere il suo romanzo ed è lì che intende terminarlo, dopo dieci anni di lavoro. Quando nella palazzina si trasferisce, per abitarci abusivamente, Willie Spearmint, anche lui scrittore, fra i due si instaura una rivalità letteraria (Willie, sebbene disponga di scarsi mezzi tecnici, è molto più motivato del collega) e razziale (Lesser è ebreo, Spearmint afroamericano) che assume uno sfondo anche sessuale quando entra in scena Irene, la donna di Willie. Romanzo politico, provocatorio e visionario, Gli inquilini è, come scrive Aleksandar Hemon nella sua prefazione, «un libro da odiare o da amare; una lettura da cui si esce arrabbiati, combattuti – e vivi».

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Gli inquilini 2018-08-06 09:37:52 68
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68 Opinione inserita da 68    06 Agosto, 2018
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Avverse complementarietà

Una ambientazione essenziale, un palazzo che sta per essere demolito, un mondo desolato e dissolto, due scrittori che hanno smarrito l’ afflato letterario, l’ uno ebreo, l’ altro afro-americano, una ragazza contesa ed amata da entrambi, un finale irrisolto.
Nel mezzo la difficoltà di rapportarsi alla scrittura, amore di una vita, fine supremo, necessità inderogabile, mezzo per calarsi e confrontarsi con il reale e, grazie alla costruzione di storie, parlare di se’.
Una forte connotazione politica caratterizza i protagonisti, Lesser, da dieci anni impegnato a completare il proprio capolavoro sull’ amore e Willie, che aspira a creare un libro nero sospinto da un forte sentimento anti-ebraico.
Ciascuno sente il tormento dell’ altro generando un intreccio relazionale, uniti nel fallimento, divisi da un amore comune, con una resistenza indomita ed il desiderio di scrivere insieme a quel sentirsi scrittori lontani da un mondo che disprezzano.
Entrambi hanno sofferto, scoprendo nella letteratura salvezza e necessità, consolazione massima, mezzo espressivo per raccontare e salvarsi da un reale che sta cambiando.
Li caratterizza una certa vicinanza lontana, la necessità di completare il proprio romanzo ( da parte di Lesser ) o il romanzo mai scritto ( da parte di Willie ) e conseguentemente il desiderio di vedere riconosciuta la propria arte.
Lesser non sa in che modo finire il suo libro, è un uomo serio, abitudinario, ordinato. L’ ordine e la disciplina riempiono le pagine ad una ad una, la sua casa è dov’è il suo libro. Scrive e riscrive, fa un sacco di cambiamenti, anche nella vita. Ha resistito 36 anni, ancora scapolo, uno scrittore di professione ma nove anni e mezzo su un solo libro sono un periodo piuttosto lungo per essere dimenticati.
Non sa se è vivo, ma è certo che continuerà a scrivere, vive per scrivere, scrive per vivere e solo nelle sue tre stanze si sente sicuro dal mondo e si rilassa. Non vuole pensare a quanta parte della vita non cerca nemmeno di vivere, quella è fuori e lui dentro a verificare il proprio destino.
E’ deciso a finire il suo libro dove fu cominciato e dove ancora vive ma forse è perduto nella paura ed una volta finito che cosa farà?
Così Lesser scrive il suo libro ed il suo libro scrive Lesser.
Il sistema di Malamud contiene ed esprime storie, spesso abitate da solitudini complementari, intreccia relazioni con poco futuro o espressione di stati d’ animo contrapposti, tra dubbi e speranze.
In questa apparente e caotica disarmonia “ Gli inquilini “ pare essere un testo lontano dalla costruzione dei romanzi precedenti, ma i temi ne richiamano e riassumono l’ essenza, completandone il percorso. È allora che il conflitto esasperato e la complessità relazionale del mondo di Lesser e di Willie sembrano contenere e riassumere l’ intenso dialogo dell’ autore con se stesso ed i propri reiterati pensieri irrisolti.

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