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Il mio olocausto Il mio olocausto

Il mio olocausto

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La trama e le recensioni di Il mio olocausto, romanzo di Tova Reich edito da Einaudi. Maurice e Norman Messer, padre e figlio e soci in affari, riconoscono un buon prodotto quando ne vedono uno. Questa volta il prodotto in questione è l'Olocausto: e Maurice, un sopravvissuto ai campi con una storia personale confezionata ad hoc, e Norman, una vittima «per delega» in qualità di membro della cosiddetta seconda generazione, decidono entusiasticamente di imporlo sul mercato. Intravisto il profitto dello Shoah business i Messer usano l'eredità dei 6 milioni di morti per indurre il senso di colpa e spillare denaro. Per convincere gli eventuali mecenati organizzano cosí dei tour in un Auschwitz mercificato dato in pasto a comitive di ragazzini che si rincorrono tra le macerie dei crematori e buddhisti che sbarcano il lunario dando consulenze sui chakra. Una satira cinica, allegra e scandalosa contro lo sfruttamento dell'Olocausto, e il gran circo del vittimismo autoconsolatorio attorno alla memoria di una grande tragedia.



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Il mio olocausto 2008-05-15 12:16:24 Mara
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Mara Opinione inserita da Mara    15 Mag, 2008
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Il mio olocausto

Da una scrittrice ebrea uno scioccante atto di accusa contro la banalizzazione della memoria e la cultura del vittimismo che non risparmia niente e nessuno. A parte, ovviamente, le vittime. "Il mio Olocausto" è una feroce opera di attento genio satirico. Uno dei romanzi sociali e politici più penetranti, accanto al quale "La fattoria degli animali" appare come un semplice piagnucolio. (Cynthia Ozick)



Tova Reich è coraggiosa, nel modo migliore possibile, e nel prendersela con la cultura della vittimizzazione non risparmia i prigionieri dei lager autoconsacrati al martirio. Il talento di Reich per la satira è impeccabile, il suo orecchio per il senso di assurdità perfetto. Reich non ha paura di affrontare un tema così essenziale con simile acume e umorismo. Non mi sento offeso nell'essere offeso se le verità rivelate sono illuminanti. Talvolta è bene essere schiaffeggiati forte dalle parole. (Philadelphia Inquirer)

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