Narrativa straniera Romanzi Il mio romanzo viola profumato
 

Il mio romanzo viola profumato Il mio romanzo viola profumato

Il mio romanzo viola profumato

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Fin da ragazzi Parker e Jocelyn hanno condiviso tutto: letture, progetti, ambizioni letterarie. Le alterne fortune degli esordi non hanno fatto che temprare un'amicizia apparentemente destinata a durare per sempre. Perfino oltre l'improvviso successo di Jocelyn e l'altrettanto rapido declino di Parker. Perfino nei mondi ormai antitetici delle loro mezze età: una famiglia numerosa, un lavoro da insegnante e pochi libri all'attivo, tutti dimenticati, in un caso; un matrimonio fallito, la fama, il bel mondo delle lettere, nell'altro. Perfino allora, drasticamente separati dalla vita, Parker e Jocelyn restano inseparabili, «una famiglia», come amano ripetersi. Fino al giorno in cui, nella splendida casa dell'amico, Parker trova il dattiloscritto del suo ultimo romanzo. Lo legge d'un fiato: è il migliore che Jocelyn abbia mai scritto, la porta di accesso alla posterità. Come resistere alla tentazione di diventare lui? Del resto che cosa significa essere io, essere lui? Secondo una prospettiva particolarmente cara ai romanzieri, ci ricorda McEwan nel saggio che compendia il volume, l'io non è che «un racconto incessantemente riscritto», la «storia che raccontiamo a noi stessi». Se la biografia si sdoppia, dunque - lo scrittore di successo versus l'everyman travolto dal quotidiano - anche il racconto che l'io ne fa si può sdoppiare, ed è così che fra le pagine di un unico profumato romanzo viola si può consumare il crimine perfetto.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il mio romanzo viola profumato 2018-06-17 18:05:25 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    17 Giugno, 2018
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Tu e io, io e tu

È un racconto brevissimo, geniale nella sua originalità “Il mio romanzo viola profumato” di Ian McEwan che nell’edizione Einaudi viene associato, non a caso, al saggio “L’io” pronunciato dall’autore per il conferimento del premio Bottari Lattes Grinzane 2018.
È la storia di un tradimento, di uno dei tradimenti più vili che calpesta i vincoli sacri dell’amicizia e della lealtà. È di un vero e proprio crimine che si macchia Parker Sparrow, scrittore mediocre ma ambizioso, che sottrae all’amico fedele Jocelyn Tarbet, scrittore di successo, un manoscritto di grande valore artistico, che con opportune modifiche egli presenta come suo, rovesciando la sorte che era loro toccata fino a quel momento. Lo scrittore mediocre raggiunge il successo, lo scrittore di successo, accusato di plagio, viene dimenticato e cade nella detestata e detestabile mediocrità. Eppure l’inganno e l’ipocrisia giocano ancora il loro ruolo determinante, al punto che tutto possa continuare come prima, mutatis mutandis.
Questa breve storia porta in primo piano il tema del rapporto di ogni individuo con il proprio ego. Se poi ci si muove nel campo dell’arte, questo tema è assai più pressante e significativo.
McEwan traccia abilmente le linee entro le quali l’artista opera, più che uno studio psicologico il suo è uno studio antropologico. In un mondo così concentrato sull’esaltazione dell’io, come quello in cui viviamo - si pensi alla funzione dei social che permettono a chiunque di mettersi in vetrina ed esaltare o esporre la propria personalità e all’uso così frequente dei selfie - non c’è assolutamente da meravigliarsi se anche il mondo dell’arte amplifichi e moltiplichi questa tendenza all’esaltazione del proprio io. McEwan ricorda come nella narrativa l’uso della prima persona risale già a secoli addietro, basti pensare alla Clarissa Harlow di Richardson che altro non è che un romanzo autobiografico. E, aggiungerei, cosa dire del Robinson Crusoe? E come non pensare al Dottor Jekill e Mr. Hyde di Stevenson, nel quale l’io addirittura si sdoppia? Dunque il rapporto autore-protagonista ha sempre posto interessanti spunti critici ai lettori più attenti. La presenza dell’io in ogni opera d’arte è determinante. Lo stesso Flaubert dichiarava: “Madame Bovary c’est moi”. Nell’arte figurativa non possiamo ignorare la funzione dell’autoritratto. Ricordiamo anche solo Van Gogh o, tra le pittrici più amate, Frida Kahlo. D’altronde McEwan si sofferma su un punto molto interessante. L’individuo nella sua storia umana dall’infanzia alla vecchiaia, sviluppa caratteri e sentimenti diversi. Egli è tante persone diverse nel tempo, che trovano una unità e una composizione alla fine del percorso esistenziale. Non c’è dubbio, comunque, che se si volesse dare una valutazione morale sulla esaltazione dell’io, non potremmo fare a meno di sottolineare che la maggior parte dei mali dei nostri tempi deriva proprio da un individualismo esasperato, che porta ad ignorare i più deboli e ad esaltare tutto ciò che attiene alla sfera del successo e della ricchezza.

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