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Secondo tradizione, alla morte del padre spetta al figlio maschio recitare il Kaddish del lutto ogni giorno per undici mesi. Un compito di gran lunga troppo gravoso per Larry, unico figlio maschio, ateo e un po' debosciato, in una famiglia ortodossa di Brooklyn. Che fare allora, per rispettare la tradizione e salvare l'anima del padre senza perdere la propria? Semplice, basta andare nel mare magnum del sapere contemporaneo: internet, che, proprio come Dio, è ovunque. Un capolavoro di funambolismo letterario, per Nathan Englander, sempre in bilico fra la più profonda comicità e la più sfrenata serietà. «Un romanzo sublime, dalle influenze kafkiane e rothiane, che si destreggia tra sacro e profano con creatività e ironia». The New York Times



Recensione della Redazione QLibri

 
Kaddish.com 2020-06-25 11:27:52 Molly Bloom
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    25 Giugno, 2020
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Storia di un'ossessione

Avete presente il racconto "Morte di un impiegato" di Cechov? Ecco se vi capiterà di leggere "Kaddish.com" troverete in Larry (o Rab Shuli), lo sfortunato e ossesso impiegato. Per una cosa da nulla, pensate, uno starnuto! perseguita con insistenza una "Sua Altezza" per scusarsi di avergli bagnato/sputato involontariamente la testa calva con i droplet -passatemi il temine in auge- del proprio starnuto. Non contento dalle scuse accettate in fretta, con la brama russa di "spiegarsi meglio", l'impiegato finisce per assillare questa "Altezza" e mano a mano che le risposte diventano più scoccianti anche il suo impegno nel voler chiarire la cosa diventa sempre più ossessivo fino a causarli una morte di crepacuore. Per uno starnuto non esaustivamente spiegato e scusato dall'impiegato. Qui, abbiamo la stessa situazione paradossale che, più che kafkiana (nota presa dalla copertina) trovo sia per l'appunto, "cechoviana".

In "Kaddish.com" si ha la stessa situazione: Larry ragazzo trentenne e nonconformista, dovrebbe recitare il kaddish per l'anima di suo padre che viene a mancare, ossia una preghiera ebraica di lutto, più volte al giorno, per la durata di unici mesi, come primogenito maschio. Ma da ebreo non praticante non ci pensa minimamente a imbattersi in una tale impresa quindi delega un estraneo, sul sito Kaddish.com a farlo nel suo posto dietro pagamento. La situazione si complica e diventa paradossale quando, vent'anni dopo, Larry- ormai Rab Shuli fedele ebreo che vive una vita secondo tutte le regole e usi del caso, diametralmente cambiato, si rende conto dell'errore commesso e quindi cerca di rintracciare sul vecchio sito la persona che aveva pregato al posto suo, per riprendersi i propri diritti di primogenito per la sua serenità spirituale. E da qui parte l'aspetto "cechoviano" del libro: più cerca e più si inabissa nelle sabbie mobili, per una questione talmente da nulla, proprio come lo starnuto dell'impiegato. Certo, qualcuno dirà che non è proprio una cosetta da poco, per un fedele tenace rappresenta una cosa importante e sono d'accordo, ma il motivo perde in valore e importanza per via di tutte le trasgressioni morali e non solo, che Rab Shuli commette in questa sua ricerca. Fa cose ben peggiori per salvaguardare un ideale nel quale forse non crede nemmeno lui e che sta diventando solo un'ossessione compulsiva, fino a raggiungere un epilogo tragicomico nel finale, in cui la porta ad uno stato parossistico.

A mio parere l'autore è ancora acerbo, l'idea di base è carina ma il modo in cui è stata sviluppata non mi ha soddisfatto. Mi sono mancati i dettagli della sua evoluzione come personaggio principale: nella prima parte troviamo un Larry concupiscente e ateo per poi ritrovarlo nella seconda parte come Rab Shuli sposato con due figli e che segue scrupolosamente la sua fede ed è lontano da ogni mezzo elettronico senza dire molto sul perché di quella evoluzione o quanto meno con un minimo di introspezione. Con la stessa facilità lo ritroviamo nella terza parte smanettare sul PC e "sporcare" l'anima candida di un dodicenne che lo aiuta nella sua assurda ricerca. Nemmeno gli altri personaggi sono descritti meglio e domina anche una certa contraddizione per quanto li riguarda e se è stata voluta, non ha saputo però evidenziarla. I dettagli non sono ben curati, anche se su alcuni sì è impegnato di più a inserirli con un certo criterio e simmetria (vedi il numero delle anime servite su kaddish.com). La comicità è debole, la prosa non riesce a raggiungere l'ironia e la scioltezza necessaria a far scattare la risata come per esempio succede nel "Lamento di Portnoy"di Philip Roth, dove si ha a che fare sempre con un personaggio ebreo, giovane e ribelle come Larry, siamo lontani anni luce dalla prosa frizzante e brillante di Roth. Un'altra cosa che non mi è piaciuta è stata l'abbondanza di termini ebraici, troppi, tradotti nel glossario a fine libro e non a piè di pagina (questo però dipende dall'editore ovviamente ed è alquanto scomodo interrompere la lettura per andare a fine libro e cercare l'elenco alfabetico la parola). Volendo si può anche farne a meno perché non di rado vengono tradotte proprio nel testo e si può intuire ma altre volte no.

Per concludere, un libro curioso, molto "ebraico" sia per la terminologia utilizzata ma anche per le varie descrizioni, con una seconda parte decisamente più piacevole rispetto alla prima e anche con qualche spunto interessante sull'attualità, ma frutto di uno scrittore che, a mio avviso, ha ancora un po' di strada da fare.

"Per svelare i segreti della Torah occorre essere disciplinati. Occorre lavorare e pensare. Ma questo? Basta sapere come rivolgere la domanda, e tutto il sapere diventa pigramente tuo.(...)E qui in queste macchine si trova quella conoscenza esatta - perché i pubblicitari, i governi e quelli con buone e cattive intenzioni possono usarla come ritengono opportuno. E' tutto accessibile, necessità e sogni, peccati e segreti, tanto che Gavriel, battendo sulla tastiera, può scoprire dove si trova una persona in quell'istante, un'umile persona che non vuole farsi trovare."

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