Narrativa straniera Romanzi L'arte ingannevole del gufo
 

L'arte ingannevole del gufo L'arte ingannevole del gufo

L'arte ingannevole del gufo

Letteratura straniera

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Tutte le sere Viola si addentra nel bosco dietro casa. La grave malattia di cui soffre le impedisce di esporsi anche al minimo raggio di sole. Così, quando i suoi compagni sono impegnati con la scuola, lei dorme o sta in casa a suonare, e quando loro vanno a dormire, lei passeggia libera tra gli alberi del suo bosco. Una sera, però, sul sentiero sterrato da cui non passa anima viva, scorge un’auto: un ragazzo tira fuori un corpo pesante dal bagagliaio e lo trascina sul sedile di guida, prima di dare fuoco alla macchina. Poi seppellisce qualcosa nel terreno vicino. Sei alberi dal ciglio della strada: per Viola è facilissimo ritrovare il punto in cui quel tizio ha scavato la buca e dare inizio alla sua pericolosa indagine. Che cosa ci fanno tanti soldi sepolti nel bosco? E quel ragazzo è forse un assassino?



Recensione della Redazione QLibri

 
L'arte ingannevole del gufo 2014-05-30 19:25:39 silvia t
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silvia t Opinione inserita da silvia t    30 Mag, 2014
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L'arte ingannevole del gufo

Poco più di una favola dai toni soffusi e dolci narrata in prima persona da una bimba affetta una affascinante malattia genetica: lo xeroderma pigmentoso che non permette alla pelle di ricevere raggi ultravioletti e quindi il sole, pena la comparsa di melanomi e dunque la morte.
La cosa che più colpisce non è la trama che appare lineare e piuttosto prevedibile, ma la caratterizzazione della protagonista; Viola è una bimba consapevole della propria malattia e della propria aspettativa di vita e i suoi pensieri sono verosimili, non si trova traccia in nessuna delle pagine di pietà o di commiserazione.
La vita di Viola è descritta con l'ingenuità e il cinismo che si addicono a questa situazione e lo stile utilizzato è lieve seppur veloce.
La storia consiste in un omicidio di cui Viola è testimone e dal quale cercherà di trarre tutto il vantaggio possibile, come ho accennato ci sono molti salti logici, è necessaria una sospensione dell'incredulità ed è necessario soprassedere in diverse situazioni, ma nel complesso la sensazione è piacevole durante la lettura, proprio perché naturale, anche se di naturale in una bimba che deve uscire la notte, insieme ai gufi, agli opossum e camminare con gli occhiali per la visione notturna, mentre i suoi genitori dormono non c'è niente.
Non sono i colori, ma i chiaroscuri, la luce delle stelle e della luna che rompe il buio, una luce buona, una notte piacevole, la brina che si forma e che ricopre la notte, una magia svelata e un'infanzia che nella solitudine trova la propria dimensione, equilibrata, razionale, saggia.
Sembra che la sua autrice non voglia raccontare una storia, sembra che l'evento descritto sia uno dei tanti, seppur nella sua straordinarietà, a popolare la vita di Viola; è questo il valore aggiunto, quello che resta a lettura conclusa, un mondo nuovo, diverso, ma non per questo peggiore.
Possono esserci altri piani di lettura? Credo di sì, ma non ostentati solo accennati e lasciano un piccolo seme per una riflessione futura che forse genererà un germoglio.
Un racconto d'intrattenimento, un modo piacevole di trascorrere un paio d'ore.
La pecca più grande però sta nella traduzione del titolo che da “Night vision” diviene un incomprensibile “L'arte ingannevole del gufo” che non concentra in sé l'essenza del libro, ma, insieme alla copertina davvero poco evocativa, non rendono giustizia al contenuto come invece fa l'originale.

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L'arte ingannevole del gufo 2019-09-11 09:32:27 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    11 Settembre, 2019
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I bambini della luna

Viola come lo strumento musicale non come il fiore, è una ragazza neozelandese di 14 anni che è affetta da una malattia che fa paura solo a sentirne il nome. Si tratta della xerodermia pigmentosa: un morbo che in sostanza le impedisce di esporsi alla luce del sole anche indiretta.Se solo lo facesse la sua pelle brucerebb . Si alza a tramonto, fa colazione con gli avanzi del pranzo dei genitori, si incontra brevemente con loro e poi quando loro vanno a dormire inizia la sua vita. Indossa degli occhiali per la visione notturna e passeggia per il bosco, con la luna e gli animali selvatici come unici compagni. Arrivata all'adolescenza non ha più speranza o aspettative. sa che la sua vita sarà breve, e l'arrivo improvviso di qualche melanoma particolarmente aggressivo potrebbe accorciare ancora di più la sua esistenza. Studi la viola, fa i compiti on line e in qualche modo vive ma lo fa solo per i genitori. Si sente un peso e non vuole peggiorare le cose per loro, che già in quanto allevatori di pecore hanno parecchi problemi anche economici. Quando, una sera attirata da dei movimenti nel bosco assiste a un delitto la sua vita piano piano inizia a cambiare. Quella notte vede un uomo dare fuoco a un'auto con dentro un cadavere, ma soprattutto scopre che l'assassino ha nascosto uno zaino nel bosco nel quale naturalmente andrà a guardare.
Ho trovato abbastanza gradevole questo romanzo:. forse la scrittrice ha, però messo troppa carne al fuoco. Credo che già parlare della malattia di Viola e delle difficoltà di una famiglia che si trovi ad affrontarla sarebbe già stato materiale più che sufficiente per un libro. L'autrice però ha voluto inserirci anche un giallo. Va bene anche quello: bella idea quella di mettere alle calcagna di un assassino una ragazzina che può uscire di casa solo di notte. Il problema è che a voler mettere così tante cose in un romanzo così breve poi si finisce per essere superficiali e per lasciare molte cose non dette. Ne è uscito un quadro parziale dei personaggi e un giallo che ha poco mordente. Poca è la tensione, poco è il mistero e alla fine manca una soluzione convincente. Ho apprezzato però un finale con una Viola meno rassegnata e con un abbozzo di futuro a cui guardare.

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L'arte ingannevole del gufo 2015-07-09 07:31:47 fraghi88
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fraghi88 Opinione inserita da fraghi88    09 Luglio, 2015
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Un libro da consigliare

RECENSIONE


Ho letto questo libro con profonda emozione e forse con un senso di aspettativa un po’ esagerata.
L’ho trovato nella sua integrità positivamente morale ed essenziale dal punto di vista umano, però credo che sinceramente mi aspettassi di più dalla sua intera trama e dallo svolgimento della storia mi sarei aspettata un evolversi delle vicende verso toni thriller e più appassionanti.
Mi sono piaciute, invece l’ambientazione della Nuova Zelanda, la descrizione dei boschi, perché si sente che l’autrice è riuscita a rendere, forse più importante la simbiosi della protagonista con il suo ambiente, che la trama stessa.
Amo molto leggere libri che parlano della natura e del rapporto di essa a livello umano, così ho sentito davvero indimenticabile il legame tra Viola, la bambina protagonista e il Canterbury, luogo dove abita in una fattoria assai isolata, in cui il mondo sembra fermarsi per dare vita ad una proiezione della realtà davvero magica e invidiabile.
Viola stringe questo intenso rapporto con l’ambiente circostante, proprio per la sua malattia, l’XP, xeroderma pigmentoso.
Essa come ci tiene ad affermare sua madre, non è una malattia, ma una disfunzione genetica.
Comunque sia, sempre un peso enorme da portare per una bambina di quattordici anni, che saprà di non poter vivere a lungo, visto che può uscire solo di notte, vivendo quasi come un vampiro, altrimenti la luce del sole potrebbe ucciderla all’istante.
Non sono stata delusa da questo libro nella sua complessità, forse sono rimasta un tantino insoddisfatta per il fatto che a volte nel passaparola che si fa per pubblicizzare un’uscita editoriale, si fanno considerazioni sbagliate o si esalta troppo la trama del romanzo nel senso sbagliato.
Questo libro non è un thriller, ma piuttosto il racconto di un’esperienza di vita personale tramutata in un romanzo descritto attraverso venature poetiche e profonde.
Mi fa piacere che una malattia come questa, che raramente viene trasposta nei libri, sia diventata fulcro centrale per una storia istruttiva ed emozionale.
Due genitori che nonostante la preoccupazione per lo stato di salute della loro figlia, la lasciano andare e venire dal bosco per gran parte della notte, dandole la possibilità di vivere in libertà.
Una libertà che la rende felice, anche se sa che la sua non sarà mai una vita normale.
La solitudine che Viola si porta dentro e con cui cerca di convivere al meglio accettando il fatto di vivere senza poter avere un rapporto con i suoi coetanei, studiando da sola a distanza con l’aiuto di internet e con la compagnia di qualche mail scritta da altri ragazzi portatori della sua stessa malattia.
Oltre al bosco, ha la sua musica, la viola che ha imparato a suonare grazie a sua madre e alle grandi nozioni di musica classica avute da lei: la viola da cui prende lei stessa il nome.
Suo padre invece è un uomo buono e dedito soltanto alla vita di fattoria, a cui lei partecipa aiutandolo nei vari lavori quotidiani.
Viola ha per sola compagnia i rumori del bosco, gli alberi e il ‘suo gufo ’ che la affianca ogni notte.
Una notte però accadrà qualcosa di insolito, una specie di singolare novità per l’abitudinaria routine del luogo.
La bambina con i suoi occhiali per la visione notturna riesce a vedere un uomo caricare un cadavere su un auto e dare fuoco a quest’ultima, poi vede lo stesso uomo accanto ad una buca nascondere un grosso e misterioso sacco.
Viola decide di tenere ben impresso il punto del nascondiglio per scoprire in seguito che il sacco nasconde una grossa quantità di denaro.
Un’altra cosa che mi ha colpito molto è come da tutta questa storia, così semplice all’apparenza, possa fuoriuscire alla fine un messaggio positivo e veramente apprezzabile a livello umano.
La bambina deciderà di nascondere all’insaputa dell’assassino tutto quel denaro e donarlo poco a poco alla sua famiglia.
Già, Viola conosce le difficoltà economiche della fattoria e vorrebbe ridonare tranquillità e sorrisi ai suoi genitori senza farlo sapere loro direttamente.
Quelli che ho amato di più sono stati i capitoli finali, perché anche se non hanno suspense o animosità narrativa, si intrecciano alla precedente algida quiete del bosco, concludendosi in modo al contempo inaspettato e significativo per la protagonista.
Sarà proprio ‘l’arte ingannevole del gufo ’ a regalare giustizia alla buona causa della ragazzina.
La caratteristica da ammirare di più in questo libro è come l’autrice riesce far diventare un tutt’uno il bosco con lo stato d’animo della protagonista.
Una sorta di panismo poetico che porta alto il senso di umanità per una storia rara nel suo genere.
Da consigliare per la particolarità del titolo e per chi ha bisogno di una trama avvincente nel suo messaggio esistenziale.


Francesca Ghiribelli.

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi vuole leggere una storia particolare e umanamente profonda.
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L'arte ingannevole del gufo 2015-02-07 17:41:51 »мσяgαиα«
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»мσяgαиα« Opinione inserita da »мσяgαиα«    07 Febbraio, 2015
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Poteva essere qualcosa di buono

L'arte ingannevole del gufo è un romanzo di poche pagine, nemmeno duecento, eppure non riuscivo più a vederne la fine; non sentivo,a dirla tutta, l'impellente bisogno di terminarlo.. questo tipo di reazione mi capita poche volte, fortunatamente, ma come potete ben immaginare denota la mia mancanza di coinvolgimento durante la lettura. Le mie aspettative, fomentate da una sinossi accattivante e da una protagonista abbastanza originale, erano piuttosto elevate e, man mano che la lettura procedeva, sono scivolate via tra le mie dita come la sabbia di una clessidra. Ok, direi di andare dritta al dunque di questo commento, esaminando un po' la storia ed i suoi personaggi.

Viola è una quattordicenne affetta da una grave, quanto rara, malattia che le impedisce di esporsi alla luce del sole; le sue giornate iniziano, così, dopo il tramonto e trascorrono tra passeggiate nei boschi, esercitazioni alla viola e attività di routine alla fattoria. Il trantran quotidiano della ragazzina viene spezzato da un omicidio, a sfondo economico, a cui assiste per caso e che pare capitare a fagiolo data l'esistenza di un bel gruzzolo di soldi - di cui si appropria - che può aiutare i genitori a saldare i prestiti con la banca.

Una trama potenzialmente promettente che però, a mio parere, cade nella trappola degli stereotipi che, spesso e volentieri, si trovano nelle serie televisive americane per teenager e che diventa, in certi punti, persino inverosimile. A cosa mi riferisco? Essenzialmente al comportamento della protagonista. Posso capire l'ingenuità di una ragazzina cresciuta isolata dal mondo, ma alcune cose penso siano piuttosto elementari. Voglio dire.. assisti ad un "omicidio" e, oltre a rimanertene zitta - senza avvertire la polizia o chi di dovere, nonostante il polverone del caso -, hai la bella idea di appropriarti pure del bottino scatenando, come naturale che sia, la reazione da parte del cattivo di turno? In un certo senso, seppur marginalmente badate bene, mi ha fatto ricordare Pretty, Little, Liars. Ad ogni modo, Viola non è riuscita a colpirmi e nemmeno è stata capace di suscitare alcun moto di simpatia, al pari degli altri personaggi che rimangono dei puntino sullo sfondo di un quadro: inconsistenti, poco caratterizzati e per certi versi inutili. Unica nota "positiva" è lo stile dell'autrice, scorrevole e immediato, come ci si aspetta sia un racconto scritto dal punto di vista di una ragazzina di quattordici anni; eppure non riesce a decollare, ponendo anche un finale scontato e troppo, davvero troppo, semplicistico e tirato.

Giungo alla conclusione di questo mio punto di vista, senza spoilerare nulla, ammettendo che, probabilmente, mi sarei goduta maggiormente questa lettura qualche anno fa; testo dedicato più ad un pubblico young adult che adulto ma, ripeto, questo è solamente il mio punto di vista personale (e di thriller - e gialli - ne ho letti molti eh). Quindi, non mi sento di sconsigliarlo totalmente.. in fin dei conti i gusti sono personali no?

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L'arte ingannevole del gufo 2014-07-20 14:33:41 Bianca Rita Cataldi
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Bianca Rita Cataldi Opinione inserita da Bianca Rita Cataldi    20 Luglio, 2014
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Tra giallo e YA

Viola ha quattordici anni e ha il nome di uno strumento musicale e non di un colore. Vive con i genitori in una fattoria della Nuova Zelanda dove, a causa di una rarissima malattia congenita, l'XP, è costretta a nascondersi dai raggi solari. Viola vive di notte e dorme di giorno. Al tramonto si sveglia e, quando non va nel capannone dietro casa per esercitarsi con la viola, inforca i suoi occhiali per la visione notturna e lascia la fattoria per inoltrarsi nel bosco circostante. E' proprio in una delle sue nottate all'aperto che vede ciò che non avrebbe mai dovuto vedere: un omicidio. Un uomo dai lunghi dread biondi trascina un altro uomo molto robusto, probabilmente già morto, all'interno di un'auto e dà il tutto alle fiamme. Il bagliore provocato dal fuoco è accecante nella notte. Dopo di ciò, Viola vede l'assassino sotterrare un sacco, posizionare una pietra sul terreno come segnale e fuggir via mentre l'auto continua a bruciare. Presa da una folle curiosità, la ragazzina sposta la pietra altrove e decide di riportare alla luce il sacco nascosto dall'uomo. Scoprirà ben presto che si tratta di molti, moltissimi dollari. Li porta via con sé, pensando di nasconderli nel capannone e aiutare così i suoi genitori in ristrettezze economiche. L'omicida, però, non ha nessuna intenzione di lasciarle carta bianca e giungerà ben presto a minacciarla e a mettere in pericolo la sua stessa vita.

L'arte ingannevole del gufo è un romanzo particolarissimo. E' originale sin dai presupposti e dalla rara malattia che affligge la protagonista costringendola a vivere di notte e dormire di giorno. L'intera narrazione risulta così "capovolta" sul piano temporale. Non solo: è insolito leggere uno young adult il cui personaggio principale, pur avendo soltanto quattordici anni, sappia già per certo di non avere molto tempo da vivere. E benché nel finale del romanzo la storia prenda una piega ottimistica e Viola riesca a emanciparsi dalla sua stessa malattia, resta comunque un amaro retrogusto che rende agrodolce l'intera lettura. E' un libro insolito anche nel genere: si tratta di un racconto in bilico tra young adult e giallo, eppure non potrei definirlo né totalmente afferente a una categoria né all'altra. Non è del tutto per ragazzi perché affronta tematiche spinose come la malattia, il dolore, il sacrificio per la propria famiglia, la morte. Non è totalmente un giallo perché il caso, a mio parere, si risolve fin troppo facilmente e svanisce nel nulla come una bolla di sapone. E' proprio quest'ultimo aspetto a lasciarmi perplessa e a non permettermi di dare il massimo dei voti al romanzo.
In compenso, ho apprezzato la sensibilità e la bravura con le quali l'autrice ha saputo dar voce a un personaggio difficile come Viola. E' un libro che merita d'esser letto perché è davvero originale sotto ogni punto di vista. Forse non è perfetto, ma costituisce comunque una lettura piacevole per ragazzi e per adulti. Consigliato!

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