Narrativa straniera Romanzi L'assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano
 

L'assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano L'assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano

L'assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano

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Nella casa in mezzo al bosco che fu l'abitazione e l'atelier di Amada Masahiko, il grande artista autore del misterioso quadro L'assassinio del Commendatore, vive ormai da qualche mese il giovane pittore protagonista di questa storia. La dimora è sperduta, ma non del tutto isolata: nel primo volume, Idee che affiorano, avevamo conosciuto Menshiki, un vicino ricchissimo e sfuggente mosso da motivazioni solo a lui note. O la piccola Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal protagonista, che per una volta sembra abbassare le difese e stringere un legame profondo col suo professore. Per non parlare del Commendatore stesso... Con Metafore che si trasformano si conclude l'Assassinio del Commendatore. Come un mago al culmine del suo potere incantatorio, Murakami Haruki dà vita a un intero universo (a più di uno, a dire il vero...) popolato di personaggi, storie e enigmi che hanno la potenza indimenticabile dei sogni più vividi. Ma non è solo il gusto per il racconto a muoverlo: una volta giunto al termine di questo viaggio visionario, il lettore si scopre trasformato come i personaggi di cui ha letto le avventure, esposto, quasi senza averne avuto consapevolezza, al cuore pulsante della grande letteratura. L'assassinio del Commendatore, a quel punto, inizia a svelare i suoi mille volti: una riflessione, molto realistica (e attuale), sulle ferite della storia, sulla colpa e la responsabilità. Una terapia per sopravvivere ai traumi. Una guida pratica per orientarsi nel mondo delle metafore. Ma anche un racconto fantastico sui mostri che ci divorano dall'interno, sulle paure che ci sbranano nella notte dell'anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli: prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi.

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L'assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano 2019-02-03 18:39:52 68
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68 Opinione inserita da 68    03 Febbraio, 2019
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Realtà frammentaria e mondi sovrapposti

In “ L’ assassinio del Commendatore. Metafore che si trasformano “ continua il viaggio del protagonista tra realtà e sogni, idee e desideri, un flusso catalizzante il complesso mondo interiore ed artistico che gli appartiene.
Quattro quadri da lui dipinti inviano segnali in attesa di essere svelati, le vicende in essi rappresentate si intrecciano, attimi di memoria condivisi, insieme a quel “ Ritratto del commendatore “ da cui tutto è nato, un oggetto misterioso e ricco di storia riesumato frettolosamente da un sottotetto.
Quadri narranti storie belliche di un passato lontano, un padre dallo spirito indomito ed ingombrante, uno zio suicida al termine del conflitto sino-giapponese, e storie del presente, una ragazzina perspicace il cui ritratto rivela un flusso definente, un eccentrico vicino di casa che nasconde un segreto da scoprire, una buca in mezzo al bosco, un uomo misterioso con una Subaru Forester Bianca.
Percorsi unici, confusi, irreali, onirici, i soliti percorsi di Murakami, invenzioni narrative tra simbolismo, arte, musica, cucina, ed idee divenute personaggi, semplici metafore del reale.
Continua un percorso mentale ed auto definente, in completa solitudine, per ritrovare sentimenti deposti e figure care tuttora esistenti, la pittura motore e cura, flusso condiviso, perché l’ arte da’ forma e definisce i ricordi fissandoli, è memoria del tempo.
Ed allora una giusta raffigurazione diviene rappresentazione soggettiva oggettivata, scambio e relazione, accesso parallelo ad un mondo di percezioni.
Comunanza, perdita, memoria, solitudine, il protagonista si assenta per pochi giorni alla ricerca di Marie, l’ enigmatica e fascinosa tredicenne da lui ritratta e scomparsa senza lasciare traccia,
calandosi in una botola che da’ accesso ad un sentiero impervio, labirinto fisico e mentale.
Idee che uniscono due storie, una botola accesso ad un mondo sommerso, sgusciando nello stretto sipario tra realtà e nulla, la riva di un fiume ed un enorme bosco da attraversare, bevendo l’ acqua del mondo metaforico, un luogo senza tempo, ma saranno sempre le proprie mosse a generare risposte pertinenti frugando nei ricordi.
Entrambi, alla fine, sveleranno un percorso personale incredibile ed immaginario, così reale nella propria idea, un viaggio nel quale tutto è stato possibile, figure minute e parlanti fuoriuscite dai dipinti, alcune senza volto, ad indicare una via, a modificare gli eventi, semplici pensieri mutanti al cospetto della persona a cui si mostrano, doppie metafore, specchio riflettente l’ anima di chi lo guarda.
La fine del proprio viaggio ha modificato la vita altrui, nel presente un segreto da condividere e segreti da non svelare, perché nessuno si conserva così come è e nulla è compiuto perfettamente.
Forse semplici storie da attraversare, esperienze da cui prendere o allontanarsi, alcune continueranno a vivere nella propria memoria, per sempre, insieme ad oggetti smarriti che ci hanno consegnato altro.
Oggi il protagonista vive una nuova forma di grazia, la pittura come sussistenza, un ritorno alle origini, una scelta precisa nata da ciò che è andato distrutto. Sta a lui farne tesoro, non trascinando la propria vita in un dubbio poco edificante perché essa si rinnova continuamente, alcune cose perse per sempre e continuando a raccontare una storia, accaduta veramente…
“ Metafore che si trasformano “ riabbraccia il Murakami più noto, artista del dubbio, illustratore onirico, illusionista di mondi dissolti.
Apprezzabile il viaggio agli inferi del protagonista, ed il suo rapporto con Akikawa Marie, la ragazza del dipinto, un sentimento condiviso ed uno stato di affinità permanente che si nutre d’ altro.
L’ universo dell’ autore si muove su piani sovrapposti, tra domande insolute, risposte inaccessibili, una fragilità di fondo.
Ed è proprio questo sconfinato spazio frammentario, fantasioso, misterioso, onirico ad esprimerne l’ essenza, altrimenti poco includente, una quotidianità apparentemente ovvia e lontana da qualsiasi forma di arte e ricerca definente, oggi finalmente significante in una rinnovata percezione di se’ e del mondo.

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