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La casa sul canale La casa sul canale

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Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l'immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: "terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dalla macchia nera di un bosco di abeti"; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo - ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.



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La casa sul canale 2015-09-11 18:14:56 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    11 Settembre, 2015
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L’elemento destabilizzante

Edmée, già orfana della madre, alla morte del padre si trasferisce nella regione del Limburgo, ospite della zia in una grande tenuta agricola, una terra bassa, coltivata a pioppeti e a erba da fieno. Vi giunge che è appena deceduto, all’improvviso, lo zio e quindi rivive il lutto, qui più marcato e stretto, proprio di una società rurale, immobile nel tempo, ligia a rituali monotoni e ossessivi, cupa e patriarcale. Sembra che lì la gioia e la vita siano bandite, in un grigiore quotidiano a cui non poco contribuisce il tempo atmosferico, dai rari cieli azzurri e dagli infiniti giorni di pioggia e di umidità, di neve e di gelo. Per Edmée è una sistemazione scioccante, lei che è un tipo esile e abituata alla vita della città, lei che è poco più di una ragazzina che è solo da poco che comincia a scoprire la sua femminilità. Nella nuova famiglia, oltre ad alcune cuginette, ci sono anche due maschi, il bel tenebroso Fred e lo zotico Jeff; Edmée, che ha una personalità contorta e sovente contrapposta, sperimenterà su di loro le sue sottili doti ammaliatrici ed è inutile che dica che l’effetto sarà devastante. Non voglio aggiungere altro, ma mi preme evidenziare come ancora una volta l’abilità di Simenon di sondare l’animo sia del tutto inarrivabile; scava, scava dentro con poche precise parole, mette a nudo i più reconditi recessi e i personaggi finiscono con il mostrarsi come in effetti sono, cioè diversi da quello che le consuetudini del vivere civile hanno omologato. Le personalità si presentano così contorte, viene in superficie quella bestialità che è in tutti noi ed Edméè sa bene come irretire i due fratelli, dando l’impressione di concedersi, per poi subito ritrarsi. Tuttavia, in quell’atmosfera quasi gotica in cui il grigio scuro sembra il colore predominante e dove il tempo scorre sempre uguale, lei è un elemento nuovo, quello destabilizzante, che il sistema non riesce a respingere perché in fondo lei ha saputo cogliere la debolezza dello stesso. E più i giorni passano, più appare probabile che possa esserci un’implosione, che quella giovane ragazza, il cui destino peraltro è segnato dalla tubercolosi da cui è affetta, è un veleno che lento corrode, che quello che sembra un gioco d’amore è in effetti un torbido tentativo di distruzione.
Tutti i colori sono smorti in questo romanzo, come smorti sono i protagonisti che si lasciano condurre docilmente lungo la parabola segnata dal destino; non c’è mai un tentativo di ribellione e su tutto predomina la piena sottomissione alle leggi di natura.
La casa sul canale è uno dei tanti capolavori di Georges Simenon.

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La casa sul canale 2014-06-18 15:02:48 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    18 Giugno, 2014
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La macchia rossa di un berretto da bambino...

Romanzo di paesaggi fiamminghi e atmosfere malsane, come i personaggi che lo popolano.
Rimasta senza genitori dopo la morte del padre, Edmée si trasferisce da Bruxelles in un villaggio delle Fiandre, a casa di zii e cugini.
Al suo arrivo trova la famiglia in lutto per la morte dello zio, tragedia che segna in qualche modo l'inizio di un progressivo decadimento di cose e persone.
Pallida e sottile, Edmée ne è la causa primaria, algida in apparenza ma animata da pensieri ardenti e spesso contraddittori. E' ghiaccio e fuoco, ed è vicino al fuoco che adora indugiare per ore «fino a farsi venire le vertigini».
La giovane osserva l'ambiente nuovo che la circonda con occhio critico e sprezzante («Siete tutti geneticamente degenerati. Il vostro sangue è povero, malato»), e intanto la sua figura fiera ed enigmatica cattura l'attenzione dei due cugini, Fred e Jef.
A quest'ultimo rivela i suoi sogni: «Vorrei un uomo capace di uccidere, ma uccidere veramente, a costo di rischiare la vita...» . Lo dice dopo aver scoperto lo strano fremito di attrazione e ripugnanza che le provoca la vista di uno scoiattolo ucciso e scuoiato per passatempo dal cugino, e quello dell'animale sarà il primo e non ultimo sangue innocente che macchierà la neve di un freddo inverno.
Con uno stile realistico e sobrio che ricorda i grandi classici francesi dell'Ottocento, Simenon contamina un paesaggio fiabesco - caratterizzato da filari di pioppi e canali d'argento - con elementi che creano tensione e un sottile senso di minaccia.
Lo stesso avviene per l'anima dei personaggi principali, che discendono una china inesorabile, mentre la macchia rossa di un berretto da bambino sotto la neve li rende complici di un delitto...
Non è sempre chiaro neppure al lettore cosa passi per la testa di Edmée e le sue azioni restano sul filo dell'ambiguità: si potrebbe affermare che sia presa da una smania autodistruttiva, ma anche l'esatto contrario.
«Be', la risposta è sì», è l'ultima frase pronunciata dalla ragazza poche pagine prima della fine del romanzo, con la tranquillità di chi è giunto a una decisione irrevocabile.
La sua sarà una scelta di vita e di morte.

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