Narrativa straniera Romanzi La chimica delle lacrime
 

La chimica delle lacrime La chimica delle lacrime

La chimica delle lacrime

Letteratura straniera

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Con La chimica delle lacrime Peter Carey, due volte vincitore del Booker Prize, il più prestigioso premio letterario inglese, si conferma scrittore tra i più alti del panorama letterario internazionale, di raffinata intelligenza e di grandi passioni. Londra, 2010. Catherine Gehrig, conservatrice e sovrintendente al Museo Swinburne, viene a conoscenza dell’improvvisa morte del suo collega e amante da tredici anni. Lei, l’altra donna di un uomo sposato, non può mostrare in pubblico il suo dolore e deve tenerlo nascosto. Ma l’unica persona a conoscenza del suo segreto, il suo capo, fa in modo che le venga assegnato un progetto speciale lontano da sguardi indiscreti in un annesso del museo. Catherine, di solito controllata e razionale, è ora sconvolta dal dolore, e in questo stato d’animo si dedica al nuovo compito: ricomporre i pezzi di un’anatra meccanica costruita nell’Ottocento su progetto dell’inventore illuminista francese Jacques de Vaucanson, come se fosse un orologio antico. Insomma deve “riportare alla vita” un automa meccanico. Man mano che procede nel ricomporre il puzzle di ingranaggi, Catherine trova una serie di quaderni scritti dal proprietario originario della creatura: un inglese del Diciannovesimo secolo, Henry Brandling, che era andato in Germania per commissionare all’inventore illuminista l’ambizioso progetto, al fine di regalarlo al figlio malato. Ma sarà Catherine, duecento anni dopo, a trovare conforto e stupore di fronte alla storia di Henry. E sarà l’automaton, nella sua meravigliosa, inspiegabile imitazione della vita, a unire due sconosciuti, lontani nel tempo e nello spazio, a tessere insieme due storie d’amore impossibili.

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La chimica delle lacrime 2013-09-17 03:12:04 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    17 Settembre, 2013
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Anatra o cigno?

Peter Carey è autore che ha vinto ben due volte il Booker Prize. Conseguenza ovvia di questa circostanza: avvicinarsi al suo romanzo con aspettative alte.
La storia de “La chimica delle lacrime” è la storia di due dolori paralleli. Quello di Catherine, nostra contemporanea; quello di Henry, vissuto nell’ottocento. Ciascuno dei due protagonisti – a ritmo alterno – dà il nome ai capitoli. I due dolori, sembra dire l’autore, sono come le rette parallele e si incontrano all’infinito. In capitoli che recano il nome di entrambi.

Il dolore di Catherine

Catherine Gehrih è sovrintendente al Museo Swinburne. Scopre che il proprio amante è morto. Annega nel dolore (“Chiudo le finestre in modo che nessuno possa sentirmi piangere”), che vanamente cerca di sedare in modo artificiale.
“Trovo il Lorazepam e ne mastico uno.”
“Apro la bottiglia del cognac e ne bevo un sorso direttamente dalla bottiglia.”
Non bastassero farmaci e alcol, la vediamo consumare cocaina con Eric Croft, il curatore capo del reparto Orologeria del Museo: l’unica persona al corrente della relazione clandestina.

Il dolore di Henry

Innanzitutto è il dolore per la malattia del figlioletto. Ed è anche quello per il fallimento del suo matrimonio. Per contrastare questo dolore decide di realizzare un sogno unico (“Quando il mio bimbetto vide il progetto della ingegnosa papera di Monsieur Vaucanson scoppiò in un grido di gioia”): far realizzare un orologio-anatra secondo il progetto dell’inventore Vaucanson. Per questo intraprende un viaggio surreale in Germania: a Karlsruhe, ove un’improbabile congerie di personaggi gli promette la realizzazione del progetto: “La porteremo a Furtwagen e là verrà costruita l’anatra come lei desidera.”
“… Mi lascio catapultare nella Foresta Nera, un luogo del quale avevo sentito parlare solo dai fratelli Crudeli”.
Così Henry spende tutti i suoi quattrini: “Ma il mio bambino in fondo è il patrimonio più importante della famiglia.”
“Nessun altro bambino in Inghilterra avrà un oggetto come questo, nessun bambino al mondo.”

Il punto d’incontro dei dolori

Avviene nella fase di restauro.
“Informo quindi l’uomo che osava stare vicino alla tomba del mio amore che l’automaton è irrecuperabilmente incompleto…”
Mentre Catherine rilegge i quaderni di Henry (“Infilo i quaderni di Brandling nella nuova borsa”) e si dibatte nel proprio personale dolore.
“Non posso dubitare della sincera intenzione di Henry Brandling di mantenere la promessa che aveva fatto al figlio… Credeva davvero che sua moglie si sarebbe di nuovo innamorata di lui? O stava forse costruendo, senza saperlo, un folle monumento al dolore, una specie di Taj Mahal sotto forma di orologio? O quella sono forse io?”

Il punto d’incontro del dolore è rappresentato dall’anatra (“il Sacro Graal dell’orologeria”), anzi no: dal cigno: “la creatura ‘non morta’ era e sarebbe sempre stata un maestoso cigno”.
Quando finalmente viene restaurato, rimesso in funzione ed esposto: “Henry, il tuo cigno d’argento è magnifico e spietato… Restiamo sbigottiti, nonostante le centinaia di ore in cui abbiamo lavorato ci rendiamo conto che per noi il cigno è ancora sconosciuto, straordinario, sinuoso, flessuoso, plastico, tortuoso, arcuato, aggraziato.”

La mia valutazione

Il romanzo ha alcune idee interessanti e inconsuete.
La narrazione è surreale, a tratti incomprensibile nelle connessioni in modo addirittura irritante.
E non pensiate che il tema venga sviluppato sulla base di romanticherie tipo carillon o filosofeggiando sul tempo, come alcune frasi lascerebbero sospettare: “Per tutta la vita mi sono lasciata stupidamente sedurre dal ticchettio degli orologi senza mai prestare ascolto all’orrore che nascondeva”.
Il tecnicismo è spinto: si parla di camme, ingranaggi e flange…
Il titolo, il titolo sta tutto nella complessità del dolore: “Le lacrime prodotte dalle emozioni sono chimicamente diverse da quelle di cui abbiamo bisogno per la lubrificazione della cornea. Così … i miei piccoli svergognati tessuti ora contengono un ormone … dell’appagamento sessuale, un altro che riduce lo stress e, infine, un analgesico naturale molto potente.”
In definitiva le mie aspettative sono state tradite. Anche se la lettura di un libro quasi mai risulta inutile.

Bruno Elpis

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La chimica delle lacrime 2013-07-26 11:06:02 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    26 Luglio, 2013
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Noiosissima anatra meccanica

Uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Racconta la storia di Catherine, una restauratrice, amante di un uomo che muore subito nella prima pagina. Lei è disperata per la morte di questo uomo ed anche per il fatto che non è libera di dimostrarsi così disperata, proprio perchè sempre amante, nell'ombra. Il mondo è pieno di milioni e milioni di cuori, ognuno con il suo dolore privato. Lei consola il suo dolore lavorando, perchè è quello che ha sempre fatto in ogni momento di crisi. Fin qui tutto ok. Incipit anomalo, ma poteva anche essere promettente. Il problema è che poi Catherine si butta a capofitto in un'impresa assurda, quella di restaurare un orologio a forma di anatra. Ed il libro è un susseguirsi di particolari tecnici di questo orologio, alternati a capitoli relativi a dei quaderni scritti da un uomo del XIX° secolo, primo proprietario di questa benedetta anatra, che Catherine ritrova e che legge. Libro languido, terribile, impossibile.

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