Narrativa straniera Romanzi Nemici. Una storia d'amore
 

Nemici. Una storia d'amore Nemici. Una storia d'amore

Nemici. Una storia d'amore

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Un giorno, a una domanda sull'importanza che aveva avuto l'amore nella sua vita, Isaac Bashevis Singer rispose: «Grandissima, perché l'amore è amore della vita. Quando ami una donna ami la vita che è in lei». Ma che genere di amore è quello che lega Herman, il protagonista di Nemici, a Yadwiga, la contadina polacca che lo ha salvato dalla deportazione nascondendolo per tre anni in un fienile, nutrendolo e curandolo, e che lui ha portato con sé a New York e ha sposato? E che genere di amore lo lega a Masha, la donna, scampata ai lager, del cui corpo non riesce a fare a meno, ma che percepisce come una minaccia – perché quel desiderio, più che alla vita, si apparenta alla morte? Ed è ancora amore il sentimento che lo lega alla moglie Tamara, che credeva morta e che gli riappare davanti all'improvviso? Di fronte a simili domande Herman è paralizzato, incapace di trovare una via d'uscita. A rendere tutto molto, molto più complicato è la fatica quotidiana del vivere, in quella New York che è sembrata un miraggio di felicità, ma che si rivela ogni giorno più inospitale e più aspra. Il lettore segue Herman nei suoi affannosi, sconclusionati andirivieni dal Bronx a Coney Island e da Coney Island a Manhattan, chiedendosi se e come riuscirà a tirarsi fuori da quella specie di guerra che le sue tre donne gli hanno dichiarato, e soprattutto dal groviglio di un'esistenza fatta di continue menzogne, sotterfugi, goffaggini e fughe – o se, come il Bunem di Keyla la Rossa, finirà per cedere alla tentazione di disperare di Dio.

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Nemici. Una storia d'amore 2018-11-11 14:12:58 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    11 Novembre, 2018
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Il fienile americano

Singer scrive con la bacchetta magica. Questo romanzo è bellissimo. Non solo per la scelta dell’argomento, ma per il fatto che ogni pagina è scritta in modo meraviglioso, piena di immagini che ti fanno entrare nella storia ma anche piena di pensieri e di vita e di contraddizioni legate alla incompatibilità tra vita e pensiero. La voglia di vivere inseguendo i propri desideri porta a situazioni disastrose. E’ evidente che per essere uomini bisogna accettare delle frustrazioni ma per una persona debole è impossibile farlo. Il libro è umanissimo e i personaggi più belli sono quelli intransigenti con se stessi e tolleranti con gli altri. Sono quelli che sono già morti a se stessi, come Tamara uscita da un campo di concentramento russo, dove ha perso i due figli. Ma anche Yadwiga maltrattata da tutti, nata serva, l'idiota tra gli intellettuali, è un bel personaggio per la sua bontà e generosità. Il romanzo è pieno di ricordi di vita (e morte) in lager russi e tedeschi, pieno di orrori ma pure questi ricordi sono insolitamente quasi inopportunamente vivacii nella loro tragicità. Della vita dei lager Singer rende proprio quella incrollabile, incancellabile e insopprimibile voglia di vivere dell’uomo. Herman, il protagonista, il nostro eroe non viene però dai lager come due delle sue donne, la moglie Tamara data per morta da testimoni e Masha, l’amante nevrotica e fascinosa. E’ stato nascosto dalla ex serva e attuale moglie Yadwiga in un fienile in Polonia. Herman è legato a tutte e tre le donne che ama con sfumature diverse e tutte e tre le donne sono legate a lui, ma amano solo lui. Ma Herman proprio perché debole rispetto ai suoi desideri non riesce a prendersi responsabilità e nemmeno a scegliere una delle tre come imporrebbe il buon senso. Con ironia Singeriana, Herman scrive per il rabbino, è esperto di Talmud e di Torah, scrive articoli pieni di libero arbitrio che lui non ha, nel senso che non riesce a governare minimamente le sue azioni per cui è sballottato dagli eventi e causa sofferenze alle tre donne barcamenandosi tra loro con sotterfugi e menzogne. Il libro è pieno di comprensione, compassione e senso di colpa, quello di Herman, l’uomo del fienile che non fa che nascondersi rispetto alle responsabilità. Invece le donne, soprattutto Tamara ma anche Yadwiga sono figure angeliche capaci di sacrificarsi e quindi di portare qualcosa di buono nel mondo. Un po’ di solidarietà. Non per niente la figlia di Herman si chiamerà Masha. Naturalmente ci sono anche pensieri sulla vita e sul senso dell’esistenza e domande sul silenzio di Dio di fronte all’olocausto. E’ bello che i dubbi sollevati dal silenzio di Dio portino il santo rabbino a guardare con maggiore indulgenza le debolezze umane e portino a una grande tolleranza per gli altri. Il libro è veramente bellissimo, non è stupido né leggero. Anzi, è uno dei più bei romanzi di Singer. Bellissimo anche il finale dove a volte Singer scivola nel moralismo perdendo in autenticità. Qua il finale è perfetto.

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