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Daniel Grant è un adolescente appassionato e di talento. Ha un amico del cuore e una famiglia allargata calorosa e avvolgente. Non manca niente, fino a una domenica di settembre e a un evento tragico che precipita Ella e Patrick, i suoi genitori, in una voragine di dubbi e sensi di colpa. Perché è accaduto? Scoprire la verità, per quanto dolorosa, è l’unico modo per dare un senso e prospettive dignitose a una vita che sembra aver perso ogni sapore. Perché «non c’è nulla di più potente della conoscenza», anche quando rischia di annientarti. Comincia così una ricerca ostinata di tracce e responsabilità, fatta anche di brucianti attriti familiari. E il finale, contrariamente a ogni aspettativa, è una festa, un commiato colmo di speranza da un gruppo di personaggi disegnati con una sapienza e una delicatezza sorprendenti.



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Quel che ora sappiamo 2017-10-29 19:59:37 68
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68 Opinione inserita da 68    29 Ottobre, 2017
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Incubo e viaggio con possibile ritorno

Quando una tragedia famigliare inverosimile ed inimmaginabile si abbatte improvvisamente su Patrick ed Ella, privandoli di quello che credevano il proprio futuro, di fatto un duplice delitto è stato commesso e le loro esistenze azzerate. Ed allora, increduli per un destino tanto crudele, spogliati di tutto, precipitano in un dolore paralizzante, sopraffatti da un vuoto incolmabile.
Le loro sono state due vite complesse unite da un matrimonio controverso. Lui, ex ingegnere, sposato da anni ed improvvisamente vedovo, con tre figlie ormai grandi, lei da tempo divenuta sua psicoterapeuta per aiutarlo a superare la morte dell’ amata Cecilia.
Un matrimonio nato tra sospetti, gelosie, diffidenze, costruito su amore e perseveranza, che pare, tra mille difficoltà, finalmente approdare all’ equilibrio agognato.
Poi la tragedia che li priva di quell’ unica certezza che si erano convinti di non essere destinati ad avere e, dopo un prolungato silenzio, la risposta al lutto, il desiderio di capire, analizzare, ricercare ostinatamente un senso, inseguendo ogni possibile traccia.
Ha inizio una rincorsa al passato, ricostruendo la propria storia, ridiscutendo se stessi e ripercorrendo quello che è stato. Quali le proprie colpe e manchevolezze? Patrick sa di essere sempre stato scettico, miscredente, cinico, egoista e per una parte della vita un traditore indefesso, Ella invece è posata e rassicurante, dedita all’ ascolto, pronta ad usare le parole giuste.
Il dolore azzera ogni cosa, insinuando dubbi e incertezze, ma è anche in grado di rafforzare la fragilità dei rapporti e può unire o dividere.
Forse non ci siamo mai accorti di quello che avevamo sotto gli occhi, colpevoli di non avere visto, domandato, di avere taciuto e di non essere intervenuti. La fragilità dell’ adolescenza risponde ad un proprio linguaggio, intimo e sotteso, ogni parola soppesata, ogni sentimento amplificato, ogni relazione unica, ogni sofferenza muta. Ed allora quale risposta? Nessuna, se non un senso di colpa tardivo ed irreparabile che riflette il proprio vivo dolore.
Quando, consumata l’ elaborazione del lutto, le prime risposte si mostrano ed emerge un mondo inaspettato e crudele, diamo un senso a quello che è stato, ad una parte di un universo adolescenziale che non afferriamo e stentiamo a comprendere, ma probabilmente questo è semplicemente un pezzo di quel asettico mondo ipertecnologico costruito su solitudini perennemente connesse.
Rimane un senso di giustizia personale ed il desiderio di evitare ad altri sofferenze analoghe.
Nel frattempo la nostra famiglia si è riavvicinata, abbandonando retaggi di astio personale irrisolto, ricordando momenti di tenerezza, ritornando ad una vita vissuta, inseguendo la stabilità del futuro.
Un romanzo a più voci, che rileggono la stessa trama e la rappresentano, scavando nei dubbi e nelle incertezze di chi ci sta di fronte e che improvvisamente ci accorgiamo essere altro.
Ma noi stessi siamo stati altro, insensibili all’ ascolto di chi diciamo e crediamo di amare, occupati ad inscenare una recita egoistica ed inconcludente, retaggio di un passato sofferto e di menzogne a lungo taciute, negate o ignorate.
Ed allora lo spietato e cinico mondo esterno non può essere la sola risposta ad ogni crudeltà esposta, ed un senso autocritico, oltre l’ elaborazione di un lutto che comunque lascerà un vuoto incolmabile, è la base di ogni ripartenza.
Uno dei romanzi migliori della Dunne, il tema trattato è, come sempre, intimamente famigliare, esposto con semplicità narrativa, ed oltre un’ espressività letteraria non propriamente sublime, spicca un universo insondabile di debolezze e sentimenti, di relazioni complesse, di misteri irrisolti.
C’ è’ un tentativo di fare chiarezza, di capire quello che è stato, è e sarà, dando voce alla propria coscienza e riportando un ideale amoroso autentico, disinteressato, prima che la bolla onirica dell’ affermazione del se’ sia definitivamente scoperchiata e sopraffatta da un incubo divenuto realtà, oggi e per sempre.

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Quel che ora sappiamo 2013-07-15 18:50:51 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    15 Luglio, 2013
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Alla ricerca del perchè

Con questo libro, questa scrittrice mi ha definitivamente convinto, anche se, per come avevo iniziato a conoscerla, ero molto diffidente. Queste pagine sono un vero groviglio emotivo, raccontato dai diversi punti di vista di un padre, di una madre, di sorelle, di figlie, di amici. Il libro si apre con una sensazione, che si rivela un terribile presentimento e viene descritto, ampiamente, un attimo, un secondo, in cui per una madre ed un padre il mondo smette di girare. In quell'attimo la parte migliore della loro vita è finita. Un istante, ed il presente diventa passato. Patrick ed Ella implodono dal dolore, si incurvano e si tormentano. Tutto il libro è una continua ricerca al perchè è successo quello che non avrebbe mai dovuto succedere, al perchè di una crudeltà casuale e noncurante. E' un continuo racconto di sensi di colpa, con una sensibilità ed un'intimità straordinarie. E' un cammino, lento, in cui il tempo è una sostanza che perde ogni contorno. Ed il lato segreto di un ragazzo si svela, in tutta la sua fragilità, in tutto il suo bisogno, inespresso, di essere ascoltato.

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