Il Maestro e Margherita Il Maestro e Margherita

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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    13 Ottobre, 2020
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Behemoth batterebbe anche Ron a scacchi

"Il Maestro e Margherita" è un romanzo che potrebbe rientrare in diversi generi perché racchiude in se tante storie: ci sono elementi esoterici quasi fantasy e scene grottesche più vicine al thriller moderno, una relazione romantica affiancata a momenti comici che strappano sempre una risata. A conti fatti, direi che la componente più rilevante è quella del thriller dal momento che essa guida la maggior parte della trama, ma non vanno sottovalutati tutti gli altri elementi.
La storia è ambientata nella Russia post-rivoluzionaria e si sviluppa nell'arco di pochi giorni: inizia con l'apparizione di Satana, sotto le mentite spoglie dell'illusionista Woland, per le vie di Mosca e termina quando l'essere sovrannaturale ed il suo diabolico seguito -una volta terminata la loro missione- lasciano la città, mentre i moscoviti cercano di ricostruire quanto successo in modo razionale; nel mezzo, un susseguirsi di scene oniriche, surreali e riferimenti biblici così frequenti da rivaleggiare con le citazioni a Puškin,

«"[...] un tale mi segue dappertutto con la sua pergamena di capra e trascrive di continuo le mie parole. Ma una volta ho dato un'occhiata a quella pergamena e sono rimasto inorridito. Di tutto quello che c'era scritto, non avevo detto una parola."»

che vanno a creare una sorta di vangelo apocrifo, concentrato sulle figure di Levi Matteo, di Guida di Kiriat e -soprattutto- del quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato.
A dispetto di quanto promesso da Eugenio Montale in quarta di copertina, Woland non è propriamente il protagonista della storia, pur essendo uno dei personaggi centrali: per assurdo, molto più spazio viene concesso ai suoi accoliti, che si fanno riconoscere per l'inconfondibile humour nero e la capacità di causare scompiglio per la città. Oltre a mescolare assieme tanti generi, Bulgakov crea infatti un romanzo corale, tanto che il lettore si affeziona alle storie di Ivan, del Maestro e di Margherita quanto a quelle dei loro comprimari. Si notano anche dei netti parallelismi, soprattutto come l'autore associ se stesso alla figura del Maestro e, di conseguenza, a quella di Jeshua Hanozri.
La narrazione è caratterizzata dal già citato umorismo tetro, che ben si adatta alle tante scene forti e quasi splatter,

«Ohimè, gridavano invano: non poteva telefonare, Michail Aleksandrovi?. Lontano, molto lontano dal Gridoedov, in una sala enorme illuminata da lampadine di mille candele, giaceva su tre tavoli zincati ciò che ancora poco prima era stato Michael Aleksandrovi?.»

ma anche dalle interruzioni nelle quali l'autore si rivolge in modo diretto ai suoi lettori, spesso con l'intenzione di richiamare l'attenzione dell'audience.

«E lei parla di marene e di pesce persico! E le beccacce, i beccaccini, i tordi, [...] Ma fermiamoci qui, ti stai distraendo, lettore! Seguimi!...»

Risulta da subito palese, anzi molto evidente, l'intento satirico del romanzo: nei confronti della società russa dell'epoca, del regime dittatoriale stalinista,

«"Tra l'altro, ho detto," raccontò il prigioniero, "che ogni potere è violenza sull'uomo, e che verrà un tempo in cui non vi saranno né potere, né cesari, né qualsiasi autorità. [...] non occorrerà alcun potere."»

e dell'elite dei letterati; non a caso il diabolico turista e i demoni al suo servizio si trovano ad interagire quasi esclusivamente con autori, critici e figure collegate al mondo dell'arte in generale, ed il loro scopo è una sorta di vendetta. Pur essendo presentati come personaggi negativi, Woland e soci hanno un fine quasi nobile, e le persone che colpiscono vengono dipinte da Bulgakov come meritevoli di quel danno.
La critica verso la mentalità contorta del regime è espressa dalle reazioni dei cittadini alle straordinarie imprese di Korov'ev e Behemoth: i moscoviti si chiamano a vicenda "compagni" e chiedono la Nostra Marca, ma alla prima occasione bramano la ricchezza personale e dimenticano i loro alti ideali, e a volte persino la ragione.

«Anche l'odore non lasciava adito a sospetti: era il delizioso odore inconfondibile del denaro appena stampato. [...] Qualcuno era a quattro zampe nel passaggio tra le poltrone, frugava sotto i sedili. Molti erano saliti sulle poltrone per acchiappare le banconote sventate e capricciose.»

Andando oltre la satira, sono presenti riflessioni sulla natura umana, in una serie di nette contrapposizioni: tra l'ateismo imposto dallo Stato e la fede che ancora resiste (come vediamo nella scena in cui Ivan vaga per la città sotto shock reggendo un cero votivo), tra destino prestabilito e libera scelta,

«"[...] ma non riesce a fare neppure quella, perché scivola e va finire sotto un tram! Non mi verrà mica a dire che è stato lui a dirigere se stesso in quel modo!"»

tra l'innocenza di chi viene arrestato in modo arbitrario e la colpa di coloro che invece riescono a rimanere impuniti.
Bisogna essere molto pignoli per non apprezzare a pieno questo romanzo. Dovendo trovare comunque una critica, ritengo un po' ripetitive le scene in cui i seguaci di Woland (Margherita e Nataša comprese) portano alla pazzia i moscoviti; tra l'altro non è chiaro perché mantengano la loro messinscena una volta smascherati: ad esempio, quando Poplavskij sente parlare il gatto Behemoth, perché Korov'ev continua a fingersi addolorato, per la morte di Berlioz? ormai lo zio di Michail dovrebbe aver capito perfettamente che gli inquilini dell'appartamento non sono persone comuni, quindi tanto valeva smettere l'inutile sceneggiata.

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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    20 Ottobre, 2019
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SURREALE E ANGOSCIANTE

A breve assisterò ad una rappresentazione teatrale di questo classico e la scelta della lettura è nata dall’esigenza di prepararmi. Ho trovato le atmosfere molto cupe ed anche angoscianti. L’ingresso dei personaggi principali avviene via via in dissolvenza; quasi senza che il lettore se ne accorga ci appaiono il diavolo ed il poeta, il Maestro e poi Margherita. Ci sono anche noiose digressioni su Ponzio Pilato, che altro non sono che un romanzo nel romanzo, anche se non è così immediato rendersene conto. Il teatro stesso è uno dei protagonisti, fra scene impossibili e personaggi assurdi, come il gatto nero trasformista e Margherita in versione strega volante. Indubbiamente è una storia sopra le righe. Non semplice da leggere. Non appassionante. Ma intrigante direi proprio di sì. I personaggi si prestano molto ad uscire dalle pagine del romanzo per poter vivere, anche solo per una sera, su un palcoscenico vero. Spero che lì siano migliori di come mi sono sembrati nelle pagine in cui sono rinchiusi.

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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    07 Settembre, 2019
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Woland e che tutto abbia inizio

Un libro nel libro, un racconto nel racconto, una narrazione che si intreccia alla biografia dell'autore in maniera sottile, stupefacente, profonda e coinvolgente.
Per descrivere l'architettura studiata ad arte tra i piani di due veri e propri libri che si intersecano ci vorrebbe un ulteriore libro, quindi, facciamo ordine, o proviamoci, con l'aiuto di Woland e della sua scapestrata squadra di satiri.
Cerchiamo di capire cosa c'entrano Satana in persona, un quartetto di suoi aiutanti, una donna sofferente d'amore, certa Margherita, un Maestro folle ex scrittore e Ponzio Pilato! Chi è questo fantomatico prestigiatore di nome Woland che incontriamo nei giardini Patriarsie, in un tardo pomeriggio moscovita degli anni '20, in epoca staliniana? Per avere un'idea più chiara teniamo presente, sempre, che "è pericoloso parlare con gli sconosciuti", le conseguenze di un semplice scambio di parole saranno nefaste. E sarà solo l'inizio delle vittime che, in un modo o in un altro, si ritroveranno sotto lungimiranti attacchi: pioggia di soldi e sortilegi, perdita di lucidità mentale, smarrimento fisico, angosce tremende ed avventure inattese.
La squadra di Wonand si accompagna di quattro personaggi dall'aria sinistra, stravagante, bizzarra e curiosa, tra cui grosso gatto nero pasticcione, ma non troppo.
Ampia e veriegata è l'accozzaglia di personaggi che si aggirano nel carrozzone amministrativo, burocratico e danaroso di ciò che sta dietro alle quinte del teatro moscovita battente bandiera staliniana. Satira e riferimenti, questi ultimi, che denotano una chiara allusione a quel mondo con frecciate nemmeno troppo sottili a critici di teatro e faccendieri.
Situazioni oniriche coinvolgono la cittadinanza e chiari riferimenti simbolici all'etica, alla società ed al varietà sotto il periodo staliniano sono lo sfondo di tutto.
Il romanzo però incontra un'altra storia che vede come principale protagonista Ponzio Pilato nella sua terra mediorientale in qualità di funzionario amministrativo romano. L'incontro dei due romanzi ha radici profonde nei sentimenti di due personaggi, un Maestro ed una donna Margherita. Wonand, Ponzio Pilato, uno scrittore e questa Margherita che diviene aletta per una notte decisamente unica, agli inferi. L'epilogo del libro tocca riflessioni profonde, scopriamo le facce multiple di Woland e di conseguenza delle delicatezza umane, della rabbia e degli slanci di passione che toccano ciascuno di noi, prima o poi. Lessico ricercato, sarcasmo, molti e molti personaggi sono solamente alcuni degli elementi che unitamente al sapiente legame degli eventi conduce il lettore in un vortice di sogni dal sentore russo. Le parole usate dal Maestro, le riflessioni di Margherita e di altri personaggi prendono forma, struttura e profondità.
L'origine stessa del libro, del tutto censurato per ovvie ragioni, scoperto solamente sul finire degli anni '70 rende particolare e profondo il senso che "I LIBRI NON BRUCIANO MAI". Un sogno, una speranza, una propensione che mettiamo in atto può portare a quella fiamma incisa su parole di inchiostro o trasformata in idee o ancora in azioni, tutte tracce che non muoiono a causa di tragici e semplici fuochi. C'è qualcosa che resta oltre alla cenere e Woland lo sapeva.
Vorrei dedicare a questo libro una nota personale. Un regalo natalizio inatteso, donato con molti significati che ho colto leggendolo d'un fiato e che, una volta conclusa l'ultima pagina, mi accompagna come uno dei migliori romanzi perché "i libri non bruciano mai" quanto i legami che collegano pensieri, persone, eventi, luoghi e speranze.

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kafka62 Opinione inserita da kafka62    25 Febbraio, 2019
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SYMPATHY FOR THE DEVIL

Ricordo che, quando lo lessi per la prima volta – circa venti anni fa – “Il Maestro e Margherita” mi sconcertò e mi irritò non poco. A infastidirmi era la inverosimiglianza di personaggi e situazioni (gatti che parlano, vampiri, streghe che volano nude a cavallo di una scopa), e soprattutto la grottesca e anarcoide cialtroneria (tipo film dei Fratelli Marx, per intenderci) che circonda il personaggio di Satana e del suo entourage. Il fatto è che, imbevuto di letture realistiche, non ero allora preparato a questa fantasmagorica esplosione di surrealismo, e avevo perciò completamente trascurato quello che è forse l’aspetto più importante del libro, e che l’avvicina non poco ai capolavori di un maestro dell’Ottocento come Gogol, vale a dire la satira spietata e senza esclusione di colpi della società russa del secolo scorso, o meglio di quella sua componente privilegiata rappresentata dalla élite di funzionari, intellettuali e soprattutto letterati (qui non escludo che Bulgakov abbia voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa e ripagarsi di torti od umiliazioni subiti da parte dei suoi colleghi) che, nell’asfittico e oppressivo regime comunista dell’epoca, cerca in tutti i modi di garantirsi e di conservare sinecure e privilegi fuori della portata dei comuni cittadini. E così davanti agli occhi del lettore scorrono direttori di teatro, presidenti di commissioni, amministratori di cooperative e altri rappresentanti di un folto e indecifrabile sottobosco di circoli, sezioni e comitati, i quali costituiscono una grottesca umanità, piena di sicumera e di arroganza, avida e pronta a tutto, anche a pratiche illegali come il traffico di valuta estera, pur di assicurarsi un appartamento a Mosca o una dacia a Yalta. L’arrivo di Woland-Satana sovverte e mette a soqquadro questo ambiente, configurandosi quasi come una salutare opera di pulizia e di bonifica di tutto il marcio che alligna sotto la sua superficie apparentemente linda e rispettabile. Il diavolo quindi non sarebbe poi così malvagio bensì, come si legge in esergo, “una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Egli in fondo non fa che titillare le più profonde passioni dell’uomo (in primis, i soldi), quasi rattristato che la grande e tragica malvagità del mondo non alberghi più nei cuori di questi patetici parassiti piccolo borghesi. La citazione del “Faust” riportata più sopra è oltremodo indicativa del fatto che “Il Maestro e Margherita” si pone consapevolmente come una sorta di parodia del poema goethiano, dal quale ricava anche il nome della sua eroina, Margherita.
Il romanzo di Bulgakov si articola in tre côté principali. Il primo, lo si è appena visto, è la narrazione fantastica degli avvenimenti provocati dall’arrivo di Woland a Mosca, del suo spettacolo di magia nera allestito nel teatro cittadino, del suo insediamento nell’appartamento 50 in via Sadovaja, fino al culmine costituito dal Grande Ballo infernale nella notte del plenilunio di primavera. Il secondo è invece la toccante storia d’amore tra Margherita e il Maestro (dietro cui si cela forse l’autore stesso, o comunque una sua proiezione ideale e simbolica utile a riflettere sul ruolo dello scrittore nella società del tempo). Il patto faustiano della giovane donna col diavolo non ha qui nulla della tragicità dell’originale, ma permette al romanzo di librarsi in una dimensione di favola ultraterrena, in cui al diavolo, saggio e benevolo, è consentito assegnare, anziché castighi infernali, una sorta di ricompensa in un sovramondo che non sarà magari il Paradiso (“Non ha meritato la luce, ha meritato il riposo”, si dice del Maestro), ma è pur tuttavia qualcosa di lontanissimo, per fare un esempio, dalla terrificante cosmogonia dantesca. Se il diavolo non è così brutto come lo si dipinge, anche Gesù non è più la figura canonica rappresentata dai vangeli. Bulgakov, nella sua terza parte del romanzo, quella gerosolimitana, sceglie di farne una figura anticonvenzionale, divina sì ma poco carismatica (è un filosofo vagabondo che, lungi dallo smuovere le folle, si limita a ispirare un solitario e preveggente discepolo, Matteo, a trasformarlo nel Cristo risorto della tradizione cristiana), e in ogni caso narrativamente marginale, rispetto a quello splendido personaggio di anima inquieta e sofferente che è Ponzio Pilato. Quest’ultimo è, nonostante il limitato numero di pagine che gli è riservato, il vero fulcro del libro. Il suo romanzo nel romanzo attraversa il racconto-testimonianza di Woland, il sogno del poeta Ivan Bezdomnji e, naturalmente, il libro scritto e poi bruciato dal Maestro, costituendo il contraltare tragico e serio alla farsesca narrazione della sarabanda infernale di Mosca. Pilato è la migliore dimostrazione della grande varietà stilistica dello scrittore russo, capace di passare con disinvoltura dai comici battibecchi tra Korovev, Behemoth e Azazello (i quali costituiscono uno spassoso capolavoro di umorismo) alla modernissima descrizione di uno spirito esulcerato e in crisi (il cui pentimento per esser stato costretto a sacrificare un innocente alla ragione di stato e la cui tormentata nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e non è stato gli valgono il perdono finale decretato dal Maestro), in una summa di toni e di registri capaci di abbracciare il sublime ed il triviale, lo spirituale e il boccaccesco.

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ChiaraC Opinione inserita da ChiaraC    24 Settembre, 2018
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Il libro di cui hai bisogno

Una sera di Maggio il diavolo decide di far visita alla città di Mosca. Nell’arco di soli tre giorni il re dei demoni porta scompiglio tra la popolazione con dispetti, ed eventi soprannaturali, insinuandosi al Teatro Varietè come promotore di nuovi, eccentrici, giochi di magia nera.
Accompagnato da loschi individui e da Behemot, un inquietante gatto di dimensioni umane, il diavolo intreccia la sua storia con quella di un uomo, chiamato Maestro, e della sua amata, Margherita. Lui è uno scrittore squattrinato intento senza successo a pubblicare un romanzo su Ponzio Pilato, e lei una dolce, giovane donna costretta a un matrimonio senza amore.

Le vicende di questi atipici personaggi si aggrovigliano grottescamente sotto gli occhi irrequieti della Mosca atea degli anni ‘30, toccando non solo i temi della religione e della censura politica, ma anche dell’amore e del rimorso.
Satira intelligente e dalla vita tormentata (lo stesso Bulgakov fu costretto a bruciarne la prima stesura in una stufa, per sfuggire la censura sovietica), Il Maestro e Margherita fu pubblicato solo dopo la morte del suo autore, ed è subito stato "condannato" dalla critica ad essere uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale del nostro tempo.

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siti Opinione inserita da siti    13 Luglio, 2018
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Il bene e il male

“Hai pronunciato le tue parole come se tu non riconoscessi l’esistenza delle ombre, e neppure del male. Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra , se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quanto c’è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda? Sei sciocco.”
L’ospite non invitato, Levi Matteo, viene apostrofato da Woland, il Demonio, nelle battute finali del romanzo e queste poche, significative parole, sono per me il sugo di tutta la storia.
Che storia? La potrei definire una capriola dell’immaginazione , un tuffo carpiato con doppio avvitamento, una sospensione delle categorie spazio temporali e di qualsiasi certezza della quale si nutre la nostra razionalità.
Il lettore che voglia procedere con la lettura di questo atipico romanzo dovrà per forza mettere da parte la razionalità e procedere quasi affidandosi anch’egli all’unico motore dell’azione: il Demonio appunto. Egli irrompe nel maggio russo e rosso del più marcato stalinismo e mette tutto a soqquadro. Che vada tutto al diavolo, appunto. Niente più certezze, né rigidità , un po’ di sana fantasia in questa città morta dove ogni cittadino vive nel terrore di una perquisizione, di una delazione, di una denuncia. Tutto deve rimanere immobile per garantire serenità ma, si sa, l’uomo è essere perfettibile e basta un nonnulla per fargli modificare la visione. Eppure l’arrivo del Demonio, sotto le sembianze di un mago con un seguito picaresco, compreso un gatto dalle movenze umane, è cosa dura da far digerire. Lo scetticismo impera, lo sconfinamento nella pazzia segue, il caos è totale. Solo Margherita, anima in pena per la scomparsa del Maestro, scrittore incompreso, suo amante, è in grado di comunicare efficacemente col diavolo in persona, gli rende perfino dei servigi e in cambio verrà ricompensata.
A tratti divertente, magicamente surreale, il romanzo offre anche uno scritto nello scritto, il romanzo appunto del Maestro incentrato sulla Passione del Cristo, pagine di una bellezza raffinata che sole valgono tutta la lettura. I due scritti paiono a tratti uno complementare all’altro nell’economia totale e strettamente connessi alla biografia dell’autore, alla travagliata storia editoriale dello stesso romanzo, apparso postumo, e alla storia della Russia. Di esso sono state offerte svariate chiavi di lettura, la mia è quella della citazione iniziale, un invito appunto a contemplare il Bene e il Male come necessarie forze contrapposte sì ma indissolubili.

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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    04 Settembre, 2016
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L'allegra banda del maligno

Immaginate cosa potrebbe accadere se, un giorno come un altro, il diavolo in persona si aggirasse per le strade di Mosca? In questa particolare e discussa opera, Bulgakov mette in scena questo curioso scenario e i risultati sono quanto mai variegati e accentuati dalla controversa società sovietica atea.
Devo dire che questa opera di Bulgakov è unica, nel bene e nel male, ed è difficile dire se esista qualcosa di realmente simile. Almeno io, non ho ancora letto nulla che gli somigli.

Quando il diavolo fa la sua apparizione nella capitale russa, porta con sé lo scompiglio, seminando stupore dalle prime pagine. La sua presenza soprannaturale è un qualcosa che i russi non sono per niente abituati ad accettare. Così, quando questo eccentrico signore si siede accanto a due letterati russi e si intromette nei loro discorsi riguardo all'esistenza di Dio, è chiaro che in lui c'è qualcosa di strano. Quando poi afferma di essere stato presente nel momento in cui il procuratore Ponzio Pilato prese la sua decisione riguardo la più famosa condanna a morte della Storia, i due letterati si convincono di avere a che fare con un pazzo.
Mai supposizione fu più errata, purtroppo.
Ci troveremo di fronte alle scorribande del diavolo, altrimenti detto Woland, accompagnato dalla sua "allegra" combriccola: l'enorme gatto nero parlante Behemoth, uno strano figuro di nome Korov'ev, il sicario Azazello e vari altri personaggi curiosi. Nella controversa società russa, troveranno terreno fertile per le loro malefatte, come uno spettacolo di magia nel teatro di Mosca, conclusosi in maniera tragicomica.
Woland è un personaggio a tratti spietato a tratti bonario, che metterà spietatamente in evidenza le contraddizioni della società russa. Eppure, è come se fosse quello che è non solo per malvagità, ma anche perché in fondo quella è la sua mansione.
Il Maestro e Margherita non sono che due dei tanti personaggi che popolano le pagine di questo libro, ai quali viene data attenzione maggiore per dare risalto all'unico sentimento indistruttibile ed eterno, al quale anche il diavolo deve inchinarsi: l'amore. La loro unione, travagliata e difficile ma indistruttibile, è in grado di addolcire anche l'essere più malvagio dell'universo.
Ne "Il maestro e Margherita" il bene e il male si contrappongono, ma in certi tratti si fondono, coesistono, e arriva un momento nel quale quasi ci si convince del fatto che non può esistere l'uno senza l'altro.

"Hai pronunciato le tue parole come se tu non riconoscessi l'esistenza delle ombre, e neppure del male. Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male? E come apparirebbe la Terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. Ecco l'ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quanto c'è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda? Sei sciocco."

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FrancescoMirone Opinione inserita da FrancescoMirone    23 Luglio, 2016
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Stravagante, travolgente, surreale

Un romanzo travolgente e appassionante quello di Bulgakov, che ci trascina in una Mosca surreale.Nella mosca staliniana fa la sua comparsa Woland, ovvero Satana, che è un mago di magia nera. Woland è a sua volta seguito da personaggi estremamente bizzarri e stravaganti, a tratti inquietanti, come il gatto nero che parla, Korov'ev e Azzazello (a mio avviso, una delle migliori caratterizzazioni di questo romanzo).

Grazie al suo stile impeccabile, non eccessivamente descrittivo, Bulgakov riesce a tenere viva l'attenzione del lettore, impressionandolo con avvenimenti imprevedibili.

Straordinario è il parallelo effettuato tra l'intreccio del romanzo stesso e quello del romanzo su Ponzio Pilato scritto dal Maestro, le sequenze del romanzo sono incastrare perfettamente nell'intreccio che si snoda a Mosca. Vedere come Woland sia in grado di far impazzire anche le menti più lucide, fredde e razionali, ci fa capire quanto alla fine sia precaria l'esistenza dell'uomo stesso, e come ogni mente abbia i suoi punti deboli e le sue paure più nascoste, che possono materializzarsi in questo momento.

Sempre vivo è il motivo faustiano. Volendo, infatti, si potrebbe operare una sorta di parallelo tra il Maestro e Faust, ma ho notato sostanziali differenze, l'unico elemento in comune sembra essere l'acquisto dell'anima da parte di Satana-Woland.

Contro tutte le aspettative, è proprio Satana a offrire al Maestro e a Margherita la possibilità di un'esistenza serena e tranquilla, Margherita è infatti un personaggio profondamente insoddisfatto e infelice, mentre il Maestro vive nell'autocommiserazione, a tratti è patetico.

Romanzo travolgente e appassionante, la lettura è consigliata a tutti, poiché scorrevole.

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Giulia Lisa Opinione inserita da Giulia Lisa    27 Agosto, 2015
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Un'opera d'arte

Cosa accadrebbe se un bel giorno, senza alcun preavviso, il diavolo comparisse a Mosca per un breve soggiorno? Probabilmente si tratterebbe di un soggiorno bizzarro, tanto più se il suo seguito fosse composto da tali personaggi: Behemoth, un gatto parlante dalle dimensioni abnormi, l’estroverso Korov’ev dall’abito quadrettato e la lacrima facile, il cupo Azazzello con le sue creme miracolose e una graziosissima vampira di nome Hella.
Come una cosa sottile e contagiosa la follia si dissemina per Mosca, riducendo dignitosi letterati e ottusi burocrati a privilegiati pazienti del dottor Stravinskij, dritti nelle stanze della clinica psichiatrica.
Indurre la pazzia è un divertimento per l’allegra combriccola e sotto gli occhi del lettore si dipanerà una maglia di eventi tanto intricati quanto logici e fascinosi, ma non è solo questo.
Una sola storia non è abbastanza per contenere la bellezza del romanzo, ed ecco che accanto agli eventi di Mosca s’accosta un altro racconto: la storia antica. Sono gli eventi che accaddero a Gerusalemme nel mese primaverile di Nisan, quelli che videro protagonisti uno sfortunato procuratore chiamato Ponzio Pilato e un dolce filosofo di nome Jeshua.
Con un bel po’ di capriole il lettore ascolta gli eventi tormentati accaduti a Mosca e un attimo dopo si ritrova a Gerusalemme, sotto un sole così bollente da far venire l’emicrania. Eppure la storia di Ponzio Pilato non è poi così distante dal presente. Sì perché, se sulla terra la pazzia dilaga causando inaudito scompiglio, in luoghi ben più remoti c’è un ex procuratore che, da molte lune, attende di essere perdonato.
I due mondi si congiungeranno nelle figure di due vittime della verità: il Maestro, scrittore di un'opera sullo stesso Ponzio Pilato e la sua amata Margherita. A loro si riserva un destino particolare, la degna conclusione di una storia meravigliosa, che di folle, in fin dei conti, non ha proprio nulla.

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Mian88 Opinione inserita da Mian88    29 Giugno, 2015
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Udite udite, Satana è tra noi!

Pubblicato per la prima volta tra il 1966 e il 1967, il “Maestro e Margherita” si presenta come il complesso risultato finale di un lavoro iniziato in realtà nel 1928. A causa dell’imminente censura il romanzo fu distrutto nel marzo del 1930 – stante le dichiarazioni dello stesso autore questo fu bruciato in una stufa pur di cancellarne ogni prova – ed unicamente nel 1931 l’artefice si rimise al lavoro completando la seconda redazione caratterizzata da quell’intreccio narrativo già solido e simile a quello definitivo ormai noto. La terza stesura risale al 1937 ma anche questa è stata oggetto di continue rivisitazioni e pulizie dallo scrittore. Smetterà di lavorare al romanzo soltanto quattro settimane prima della sua morte nel 1940 tanto che sarà sua moglie, nel 1941, ad ultimare il componimento (ormai giunto alla sua quarta rivisitazione).
Innumerevoli sono i personaggi che Bulgakov, da egregio marionettista, riesce a far muovere pagina dopo pagina, e questo se da un lato mette in difficoltà il lettore che fatica a ricordarne i nomi tanto da essere costretto a rileggere alcuni passaggi, dall’altro ne lo rende diabolicamente attratto, li sente familiari come se li conoscesse da una vita.
Siamo in pieno stalinismo quando a Mosca giunge Satana nelle vesti di Woland, un anziano maestro di magia nera; scortato da una serie di devoti sudditi identificati nella figura di Behemoth,l’affascinante ed inquietante gatto nero parlante, Fagotto, un maestro di cappella, Azazello, il bullo dai caratteri bizzarri ed Hella l’ammaliante cameriera. Una venuta sicuramente non inosservata è quella del diavolo e dei suoi compari, il loro arrivo sarà indispensabile per le sorti del Maestro e della sua amata Margherita.
Contemporaneamente si stilano le basi per un’ulteriore, ma non secondaria, storia. Siamo davanti ad un romanzo nel romanzo scritto dal Maestro dove le pagine raccontano del processo di Ponzio Pilato a Gesù; saranno proprio queste parole di opposizione al potere che lo condurranno alla censura nonché all’arresto dall’NKDV. Quella che si presumerà essere una semplice un componimento nel componimento sarà in realtà il fulcro di quella realtà divina che indurrà Gesù ad incaricare Satana di salvare la coppia nonché il prezioso scritto. E se apparentemente le due ambientazioni sembrano scontrarsi, queste si dimostrano in realtà complementari mostrando al lettore quella che non è altro che l’altra faccia della stessa medaglia; una Mosca preda della dittatura degenerata ed una Gerusalemme teocratica e dogmatica.
Durante il suo soggiorno in manicomio Ivan conosce il Maestro che gli racconta del romanzo censurato e dell’amore perduto per una donna sposata con la quale ha intrattenuto una relazione segreta sino alla notte precedente al suo ricovero. Figura femminile che tra l’altro lo aiutata nella stesura della storia.
Nella seconda parte dello scritto essa non solo acquista un nome, Margherita Nikolaevna, ma si presenta ad Azazello: da molto tempo cerca colui che chiama il Maestro ed è pronta a qualsiasi cosa pur di rivederlo. Stilerà un patto con Satana e tra il divenire strega, salti temporali, amori ritrovati, presenziare ad una “festa” di depravati, corruttori, delinquenti autori dei crimini più efferati e chi più ne ha più ne metta, riuscirà a riavere il suo amato. Ormai giunto a conclusione il libro si sofferma ulteriormente sulla dipartita della corte infernale, impossibile dare la colpa degli avvenimenti alla follia collettiva, soprattutto in considerazione della manifestazione teatrale tenuta da Woland in cui è presente tanto lo strano gatto nero non solo parlante ma anche capace di stare su due zampe quanto una pioggia di denaro sugli spettatori.
Le mie parole non sono altro che una mera semplificazione di quello che è in realtà un componimento composto da più linee guida, a tratti confusionario e con più voci protagoniste. Gli spunti che offre Bulgakov sono innumerevoli: dalla critica al potere tout court, all’oppresso che giunto al vertice si fa oppressore nonostante sia ancora all’apparenza portavoce di nobili ideali libertari, al male impersonificato da uno stravagante demone che presuppone quale conseguenza naturale il bene incarnato. Da qui l’indissolubilità del legame a noi ricordato da Jeshua nelle sue affermazioni a Pilato (“D’ora in poi staremo sempre insieme, […] non ci sarà l’uno senza l’altro! Se parleranno di me, parleranno subito di te!” p. 361).
Il riposo è il premio più ambito dell’uomo ed anche l’unica ricompensa che può ottenere quando abbraccia la carnalità del suo essere. Palesi e volute le similitudini con il Faust di Goethe così come gli autobiografici riscontri tra finzione letteraria e realtà (lo stesso Bulgakov fu oggetto di censura nonché fu aiutato nella stesura dalla consorte etc etc).
Innumerevoli le allegorie presenti, una tra le tante è la nudità. Molteplici personaggi, tra cui Margherita stessa, si presentano soventemente senza vesti e questo perché il diavolo disvela il nascosto, mette a nudo l’anima. Nessuno può indossare la sua maschera in presenza del demone, davanti ad esso chiunque non ha altro che il suo vero volto e chi vuol nascondere la propria natura maligna prova vergogna della propria nudità cercando immancabilmente riparo. La condanna della vigliaccheria accomuna nel disprezzo sia il bene che il male. Tra tutti però la donna non prova imbarazzo; essa è simbolo di purezza perché il suo amore sincero la sprona ad avere coraggio.
“Hai pronunciato le tue parole come se non riconoscessi l’esistenza delle ombre, e neppure del male. Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quanto c’è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda?”
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Opinione inserita da Ludovica    25 Mag, 2015

Meraviglioso....

Montale lo definì "Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione" nella sua recensione per il corriere, e penso che non poteva definirlo meglio.
Questo libro è sicuramente da considerare uno dei più grandi capolavori della letteratura moderna ed è un'opera davvero singolare per come è intrisa oltre che da un intreccio passionale e grottesco anche da forti tematiche politiche, religiose e sociali. In poche parole è davvero un miracolo, una vera bomba e che riesce ad appagare tutti i bisogni del lettore, che paragonerei senza esagerare alla Divina Commedia , al Faust di Goethe o ad una parmigiana di melanzane fatta molto bene.
Ma dopo questo prologo veniamo al dunque, la storia è estremamente bizzarra, racconta infatti dell'arrivo a Mosca, in pieno stalinismo, di Satana nelle vesti di Woland, un anziano maestro di magia nera; scortato dalla sua corte dei miracoli composta da un gatto parlante (Behemoth) , un maestro di cappella (Fagotto), un inquietante bullo (Azazello) ed un'affascinante e disinibita cameriera (Hella). Il loro arrivo desterà non poco scalpore nella capitale atea e comunista, e attraverso episodi grotteschi che metteranno a dura prova la non-fede dei moscoviti, salveranno le vite del Maestro, depositario di una verità sconosciuta, e della sua amante Margherita.
Ma l'opera non si limita a narrare questa storia, è presente infatti al suo interno un ulteriore romanzo, scritto dal Maestro in persona, un romanzo pacifista che si oppone al potere e che tratta del processo tra Ponzio Pilato e Gesù, romanzo censurato che porterà all'arresto del Maestro dall'NKVD. Ma il romanzo di Pilato non è una semplice storia, è in realtà la testimonianza della verità divina della quale il Maestro è custode e sarà appunto questo che spingerà Gesù ad incaricare Satana di salvare la coppia e il prezioso romanzo, che a differenza del vangelo di Levi Matteo sembra raccontare la verità storica del profeta.
Troviamo dunque due ambientazioni che inevitabilmente cozzano tra di loro ma allo stesso tempo risultano essere complementari : Mosca e Gerusalemme, entrambe culla di religioni e idee estremamente opposte, la prima degenerata in una dittatura ed in un ateismo ortodosso, la seconda evoluta in teocrazia e dogmatismo.
Dunque al di là della storia in se, che risulta concreta anche considerando il semplice intreccio, Bulgakov tratta svariati temi filtrati da un'atmosfera dominata dal nonsense , attaccando l'ipocrisia della borghesia moscovita ormai sicura di un ateismo diventato una vera e propria fede, attaccando ogni forma di potere sottolineando il fallimento della rivoluzione , mettendo in luce la condizione del genio, del vate , dell'intellettuale ingabbiato da una società corrotta e limitante che gli impedisce di esprimersi.
Insomma si vede che mi piace molto questo libro e non potevo non dedicargli questo primo post, posso solo consigliarvi vivamente di leggerlo perchè non potrà non piacervi.

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Opinione inserita da Karim El Saidi    17 Novembre, 2013

Impressionante capolavoro

C’è qualcosa di nuovo, di strano, di straordinario insolito e di magico in ogni paragrafo del libro; come se Bulgakov (o sua moglie) avesse, intenzionalmente, deciso di non far sfuggire la mente del suo lettore, nemmeno per una attimo. Bulgakov inseriva una “inaspettata ed insolita sorpresa”, anche, tra due parole nel suo racconto. Molto attento al dettaglio, lo scrittore non è mai precipitato nelle banalità ne negli stampi consumati da milioni di narratori.
Che legge “Il Maestro e Margherita”, si ricorderà – senza alcun dubbio – decine di scene e di dialoghi anche senza volerlo. Si ricorderà l’incontro e il dialogo del maestro con Margherita, la battuta del gatto a Margherita riguardante la vodka, Frida, l’impiegato statale che chiede un certificato dal diavolo, il progetto di attentato per pugnalare Gesù; si ricorderà ogni attimo e ogni gesto senza fatica alcuna.
Bulgakov ha potuto, semplicemente, stregare la mia mente e la mia immaginazione.
Grazie, anche, alla traduzione di Vera Dridso

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Ashuan Opinione inserita da Ashuan    14 Settembre, 2013
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Diabolicamente caotico!

Il Maestro e Margherita è considerato in genere il capolavoro di Bulgakov, ma l'ho trovato inferiore a Cuore di cane, un libro che mi è piaciuto moltissimo.
Il Maestro e Margherita a mio parere è un libro piuttosto confusionario, la quantità di personaggi è enorme e i loro nomi sono impossibili da memorizzare se consideriamo che sono chiamati sia con nomi propri che con cognomi, soprannomi e patronimici!
Inoltre ogni personaggio ha una carica, svolge un lavoro, nel complesso ingranaggio della Russia sovietica e i titoli delle varie professioni sono davvero troppo numerosi... Direttore del varietà, ragioniere, economista , capocuoco, presentatore e chi più ne ha più ne metta.

La narrazione poi è spesso confusa e rocambolesca, la qual cosa, combinata all'atmosfera surreale generata dalla diabolica combriccola, rende complicato tenere il filo del discorso. L'unico modo che ho trovato per non perdermi nei meandri della trama e tra le schiere di personaggi è stato tenere una scheda in cui ho appuntato nomi e vicende di ognuno, e ciò è davvero esagerato per un libro.

Detto questo lo stile divertente di Bulgakov è un piacere e la trama è interessante (sebbene priva di una reale causalità) come in ogni libro in cui il diavolo è protagonista, perciò non me la sento di condannare appieno questo libro e la votazione complessiva è comunque positiva.

Ribadisco però la mia preferenza per Cuore di cane, in cui a mio parere Bulgakov si è espresso al pieno delle sue abilità.

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Opinione inserita da simmi    21 Agosto, 2013

surreale e fantastico

Un libro coraggioso, per l’epoca in cui è scritto, per il contenuto, per lo stile. All’inizio può apparire pesante, difficile ma bastano poche pagine e si è incuriositi, affascinati e diventa quasi impossibile non finirlo di leggere. La prospettiva del diavolo, la prospettiva dei “dannati” ( Giuda, Ponzio Pilato), dei “tentati dal diavolo” (Margherita), dei deboli (il poeta); una prospettiva nuda e cruda senza orpelli né finzioni. La trama è come un labirinto di porte che si aprono su diverse storie che hanno alla base lo stesso tema: la lotta fra il perbenismo ipocrita e rigido dell’epoca e la realtà del male e dell’amore…in mezzo l’autore pone la follia. Lo stile è affascinante, complesso ed ironico. Il libro va letto lentamente e senza fretta assaporando il sottile e spesso intrinseco significato dei personaggi così volutamente metaforici. Innegabilmente tormentato, quasi palpabile la sofferenza di Ponzio Pilato che permettono di guardare il personaggio dal punto di vista del suo conflitto ed emozioni non già tanto delle sue azioni. Ed il Diavolo che appare simpatico, utile al mantenimento degli equilibri nel mondo. Un libro davvero speciale, da leggere.

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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    22 Marzo, 2013
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Tutto sarà giusto

Il Demonio che si manifesta ai miscredenti per proclamare con la sua presenza l'esistenza di Dio, e senza smettere di tramare piani di morte e distruzione nel mondo compie inaspettatamente giustizia. Assunto per certi versi inaccettabile, ma è ciò che avviene nel capolavoro di Bulgakov: “Questo è un fatto. E i fatti sono la cosa più ostinata del mondo”. E' la seduzione del Male, probabilmente, ma sarebbe troppo facile liquidare la questione in questi termini.
Non è un'opera semplice questa dello scrittore russo, ricca com'è di simbologia e di spunti dal sapore fantastico e onirico. La loro interpretazione è quasi una sfida che il narratore lancia a chi legge, soprattutto ai seguaci del regime staliniano che vietarono la pubblicazione del suo romanzo.
Sapienti cambi di registro spiazzano il lettore, sconvolgendolo, dapprima, di fronte alla comparsa di Woland, il Maligno, per poi divertirlo con scene esilaranti, comico-grottesche, attuate dalla coppia di “canaglie” che fa parte del suo seguito.
Drammatica la scena della Passione di Cristo “filosofo vagabondo”, narrazione nella narrazione, così diversa da quella raccontata dai Vangeli ma di grande impatto emotivo, e la disperazione di Ponzio Pilato, che non si dà pace per avere condannato a morte un innocente, che dal canto suo non lo incolpa, ma che lascia questo mondo puntando significativamente il dito contro la vigliaccheria, “il peggior vizio dell'uomo”.
E poi c'è la storia d'amore tra il Maestro, autore del romanzo su Ponzio Pilato che i critici rifiutano, e Margherita, affascinata dalla sua opera. Un amore clandestino (lei è infelicemente sposata), che pugnala “inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori all'improvviso”, ma per salvare il quale vale la pena vendere l'anima. Scelta, quest'ultima, dai risvolti tutt'altro che negativi.
E come a sottolineare che Bene e Male sono due facce della stessa medaglia, sarà Yeshua - Gesù - a pregare Satana affinché ricompensi almeno con la pace eterna “chi non ha meritato la luce”.
Sarà il fuoco della satira - ma anche un incendio vero e proprio, incendio infernale – a spazzare via tutto ciò che a Mosca c'è di ipocrita, meschino e mediocre, mettendolo in ridicolo, riducendolo in cenere e lasciandoselo infine alle spalle. Vendetta è fatta: nel Maestro, alter ego dello scrittore, il sentimento di “profonda, sanguinosa offesa” lascia il posto ad “un'indifferenza altera”, e infine ad un presentimento di pace.
Promette Woland: “Tutto sarà giusto, su questo si basa il mondo”.

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petra Opinione inserita da petra    02 Febbraio, 2013
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Il Maestro e Margherita

Ipnotico, surreale, profondo ed ironico: un caleidoscopio di emozioni mi hanno attraversata nella lettura serrata di questo romanzo, un turbinio di immagini e di sentimenti di volta in volta diversi: "Il Maestro e Margherita" racchiude e fonde in sé un’armonia di eventi, di visioni e di magia come nessun altro romanzo.

Siamo nella Mosca degli Anni Trenta quando fa la sua scena, nei giardini Patriarsie, un singolare personaggio straniero esperto di magia nera, Mr. Woland, che altri non è che il diavolo in persona. Un diavolo terribile, certo, ma nel quale l’alone di mistico terrore è moderato da tre strampalati compari, Azazello, Korov’ev e Behemorth,personaggi più bizzarri e folcloristici che temibili. Woland interviene nella discussione fra due letterati per dire la sua circa il fatto che Gesù Cristo sia realmente esistito; sarà il primo di una lunga serie di incontri tragicomici con vari esponenti della letteratura moscovita. L’arrivo del forestiero, infatti, getterà non poco scompiglio nell’ordinata e “categorizzata” Mosca stalinista; dall’incontro con Woland sascaturirà un susseguirsi scompigliati di surreali e a tratti grotteschi accadimenti, che vedranno protagonisti i vari membri dell’ “intellighenzia” culturale moscovita, dei quali saranno messe in luce, senza pietà, meschinerie e grettezze.

In parallelo vediamo svolgersi, mirabilmente descritta, la vicenda del Calvario. In modo particolare assistiamo alla tormentata prova esistenziale di Pilato, il quale, colpito e turbato dalla figura del Cristo, ne avrà l’esistenza sconvolta per sempre, e si macererà nel rimorso per la sua vigliaccheria. "....la codardia era indubbiamente uno dei vizi piú terribili. Cosí diceva Jeshua Hanozri. No,filosofo, ti obietto: è il vizio piú terribile di tutti!", questi pensieri tormenteranno fino all'ultimo il procuratore romano.

Assistiamo, infine, alla dolcissima vicenda dei personaggi che danno il nome all’opera: Il Maestro ( che in russo designa una persona che eccelle in una data disciplina) e la sua amata Margherita: un sentimento fortissimo, maledetto, tormentato, fra il sapiente scrittore, autore di un libro proprio sulla vicenda di Pilato, e la coraggiosa amante, Margherita, l ’unica, in tutto il romanzo, che pur nella sua fragilità tiene testa a Woland, lottando strenuamente per la salvezza del suo amore.

“- L'amore ci si parò dinanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra, e ci colpí subito entrambi. Cosí colpisce il fulmine, cosí colpisce un coltello a serramanico! Del resto, lei affermava in seguito che non era cosí, che ci amavamo da molto tempo, pur senza esserci mai visti”.

Last but not least: l’opera di Bulgakov fu fortemente osteggiata dalla censura politica lungo tutta la sua vita: ecco allora come possiamo comprendere meglio la feroce critica che egli muove, indirettamente, al sistema di tessere e di scrittori “ di partito” che gli impedirono la libertà di espressione , ostracismo che portò alla pubblicazione del romanzo soltanto postumo, ben dopo la sua morte.

Un intreccio fittissimo, una prosa sublime e accattivante, che sa alternare momenti di schietta ironia ad altri di poesia profonda, e propone una sincera e onesta riflessione sulla natura dell’uomo, sulla sua viltà e sui suoi vizi, ma anche sul riscatto che solo il sentimento sincero sa dare.
Un grazie sincero ad Enrico per avermi fatto scoprire questo capolavoro.

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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    14 Gennaio, 2013
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Satana contro critici e editori

Bellissimo libro di difficile lettura per il profano, nel senso che una persona non esperta della società sovietica del tempo (come me) si perderà alcuni passaggi e piani di lettura importanti e sfumature di significato. (Peccato, ma ci sono ottimi motivi per leggere il romanzo lo stesso).
In ogni caso è evidente il clima di sofferenza dell'artista impossibilitato a esprimersi e lo sconforto per la mediocrità dell'ambiente letterario del tempo. In questo braccio di ferro tra poesia e società che relega l'artista in un manicomio (probabilmente il riferimento alla realtà sovietica qua è alla lettera e non in senso lato), incapace di comprenderne le visioni interviene Satana in persona, grande non nel male, in questo caso, ma nell'indipendenza di pensiero. E' forte la sofferenza dell'autore per l'impossibilità di esprimersi liberamente (anche parzialmente) nella società staliniana e chiusa del tempo. E' evidente come il romanzo sia autobiografico anche se non per gli avvenimenti in sé e come la moglie dello scrittore sia la Margherita del romanzo per come ha sostenuto, incoraggiato e aiutato l'artista in ogni modo a lei possibile.Notevole anche la storia nella storia, la vicenda di Pilato. Ci sono dei passaggi di una bellezza e di una suggestione tali che mi è tornata già voglia di rileggere il libro.

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Opinione inserita da Elisa    12 Giugno, 2012

Una pugnalata al cuore...

Non racconto la trama, l'hanno già fatto e, comunque, se ne possono trovare di riassunte per farsene un'idea. Sarò più banale... sono del parere che Bulgakov non potesse scrivere un libro più bello di questo, non per sua incapacità, ma per totale perfezione dell'opera. Mi sono ritrovata a non riuscire a chiuderlo, a voler continuare a leggerlo fino alla fine, d'un fiato... Mi ha incantata per la piacevolezza della trama e, soprattutto, per il modo che l'autore ha di scrivere. Mi ha emozionata molto, i personaggi sono affascinanti e ben delineati come in pochi libri mi è capitato di trovare.

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Angelica Elisa Moranelli Opinione inserita da Angelica Elisa Moranelli    03 Mag, 2012
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L'inferno sono gli altri

Leggere “Il Maestro e Margherita” è probabilmente difficile quasi quanto è stato per Bulgakov scriverlo. La stesura inizia nel 1928 e, tra alterne vicende, termina soltanto nel 1940, anno di morte dell’autore. Quasi un testamento, dunque. Un testamento difficile da decifrare. O meglio. Un testamento che può essere decifrato solo da alcuni. Un messaggio nella bottiglia.

Trovare la chiave vuol dire sostituire a tutti i lucchetti che l’autore ha sparso in giro per la sua opera, la giusta combinazione. Aprire porte e allo stesso tempo essere in grado di guardare dentro, senza paura, con spirito critico e lucidità, come Margherita ha fatto sulla soglia dell’Inferno, la notte di Venerdì Santo, dolorante e impaurita.

Come ogni grande libro anche il Maestro e Margherita non contiene la storia nuda e cruda che pensiamo di leggere: vi sono diverse ambientazioni, diversi linguaggi, diversi livelli, infine.
La prima ambientazione è quella nella Russia degli anni ’30. Più precisamente la Mosca degli anni ’30 in cui irrompe con eco tragica e grottesca la figura di Woland, un esperto di cabala (più prosaicamente, Satana).

Woland giunge col suo seguito chiassoso ed efficiente (Behemot il gatto, il sicario Azazello, la strega Hella ed altri) come una bomba che scortica il buonsenso e mette a nudo l’essenza vera della società russa, soprattutto di quel microcosmo che è la prestigiosa società di scrittori presso la Casa Griboedov. A questo proposito molte e divertentissime sono le scene madri da ricordare, soprattutto lo spettacolo di magia nera al teatro, che svela l’orrore e le perversioni del quotidiano perbenismo alto-borghese.

La seconda ambientazione è un paesaggio marginale, a cavallo tra mondo reale e sogno, è il regno di Woland, tra inferno (ma chi può stabilire cosa sia davvero l’inferno?) e realtà, quella realtà che assiste attonita ed impotente all’ingresso in scena del sogno/incubo e che è da questo trasfigurato e viceversa, in un turbinio di vicende grottesche e surreali come è, a volte, la vita. La soglia dell’Inferno, sita in un qualsiasi appartamento di Mosca, è una voragine che si apre solo davanti a chi ha abbastanza coraggio per guardarla, e chi ha questo coraggio avrà amore e libertà.

La terza ambientazione è quella del romanzo del Maestro, la vicenda di Ponzio Pilato ed il suo rapporto con Cristo. Una vicenda che, a sua volta, si muove su più livelli che si intersecano con maestria: quello puro del romanzo storico, arricchito col difficile rapporto tra il procuratore della Giudea (il carnefice/amico) e Jeshua (la vittima/amico) e quella geniale del personaggio-Ponzio Pilato, prigioniero del suo autore (metapersonaggio).

Così come un’idea, un sogno, una passione sono i prigionieri e le vittime dei nostri pensieri fintanto che giacciono dimenticati in un angolo della memoria. E che vivano dunque: basta lasciarli liberi di andare.

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Re Pigro Opinione inserita da Re Pigro    23 Aprile, 2012
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Il diavolo veste Woland

Ne "Il maestro e Margherita" troviamo il gusto della favola dark impegnata con un retrogusto storico. Un vero e proprio capolavoro, nonché l'opera più importante di Bulgakov

Mosca, anni venti. Due scrittori si accingono a passare un pomeriggio in compagnia, fra un drink e uno scambio di idee, ma uno strano individuo si avvicina loro, intromettendosi nella loro conversazione. Il discorso di quest'uomo verterà su un avvenimento storico riguardante una famosa sera del 14 nisan. I due scrittori, atei, non apprezzeranno il discorso, tanto più quando il bizzarro signore sembrerà predire la morte di uno di essi di lì a qualche istante. Le sue parole si avvereranno e quel momento segnerà l'inizio di un incubo non solo per il sopravvissuto, ma per l'intera città di Mosca.
Woland e la sua compagnia semineranno scompiglio nella vita e nella mente di molti personaggi, e causeranno una svolta decisiva nella vita di Margherita e del suo amante scrittore, da lei chiamato maestro.

Un racconto singolare, una lettura impegnativa, che non lascia nulla di incompiuto e non ha nulla di superfluo. Inizialmente può disorientare l'alternanza fra i due racconti, quello riguardante le malefatte di Woland e quello che ha per protagonista Ponzio Pilato, ma tutto ha uno scopo in questa narrazione intelligente. Come già detto nel precedente post, Bulgakov riesce a donarci un'istantanea di un'epoca non facile, anche se nel caso de "Il maestro e Margherita" questa caratteristica appare in secondo piano rispetto alla trama. Una storia che appare come un'allucinazione, quasi un incubo, ma che sa divertire e strappare anche qualche sorriso, e che in conclusione ci fa riflettere sulla natura umana e sui suoi tremendi difetti.

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isabella82 Opinione inserita da isabella82    03 Febbraio, 2012
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L'arte istrionica di raccontare la Russia

Chi avrebbe mai potuto pensare che un romanzo che cela una fortissima critica alla società Russa di inizi '900 potesse rivelarsi un'istrionica opera, sottile e sagace al tempo stesso. L'immaginario corre libero tra le parole, a cavalcioni della scopa assieme a Margherita, alla ricerca del perduto amore e di un ordine da ricostituire. Complesso e di impegnativo approccio, il romanzo è una lunga strada tracciata tra la discesa del diavolo Woland e della sua circense truppa nella città di Mosca, e la disperata ricerca da parte di Margherita del Maestro, di cui è perdutamente innamorata. Il gusto dell'espediente sorprendente tiene l'attenzione sempre viva e conduce amabilmente verso la soluzione della storia. Riuscirà Margherita ad abbracciare il Maestro? Potrà quest'ultimo ritrovare la sua opera, vincendo le resistenze di una cultura immobile e refrattaria al cambiamento? Potrò sbagliarmi, ma Woland non rappresenta alcunché di negativo, egli sovverte l'ordine costituito, svela le piccolezze della borghesia e dei letterati russi, sorprende l'animo della bella Margherita che coraggiosa accetta il compromesso. Il diavolo (non nel significato consueto di antitesi a Dio) è la modernità che si afferma prepotentemente a Mosca e in senso lato in Russia.

Per chi ha voglia di un viaggio fantasioso e al tempo stesso calato in un preciso periodo storico, questo è il libro giusto.

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MagicalRobert Opinione inserita da MagicalRobert    12 Gennaio, 2012
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Attenti al diavolo!

Si, il diavolo inteso come espressione del male, della malvagità umana, in questo capolavoro postumo di Michail Afanas'evic Bulgakov. Il diavolo che altro non è se non attraverso le sembianze dell'inquietante Woland, personaggio dall'aspetto elegantemente intrigante, grande affabulatore... a me ricorda molto Leland Gaunt, l'affascinante diavolo di Cose Preziose di Stephen King. Il Maestro e Margherita, un romanzo che viene raccontato attraverso storie ben distinte tra loro, dove non è, appunto, sempre facile trovare dei punti d'incontro. Mosca sovietica,anni trenta,in questa prima storia, incontriamo Woland il mago che compie strani esperimenti di magia; lui al centro di conversazioni di carattere religioso con intellettuali russi atei, tra l'altro spesso presenti nei romanzi classici della letteratura russa. Un mago molto particolare, lui la rappresentazione del diavolo che nega l'inesistenza di Dio... già, come immaginare il diavolo senza Dio, il bene senza il male? Woland,diabolico! Capace di mettere in allerta ed in confusione la rigida burocrazia sovietica dell'era staliniana! Il secondo racconto, è praticamente il romanzo del maestro, e narra di uno strano rapporto tra Gesù e Ponzio Pilato.Un rapporto talmente inquietante, per il semplice motivo che, nel momento in cui lo si legge, riesci a ritenerlo veritiero, grazie allo stile ed alla fantasia di Bulgakov; almeno a me ha trasmesso questa sensazione sgomenta! Il terzo racconto narra della storia d'amore tra il maestro e la dolcissima Margherita. Il maestro, uno scrittore vittima del fallimento del suo romanzo. Violentemente criticato dal regime, il maestro viene fatto internare in una clinica psichiatrica. Il forte amore di Margherita per il maestro, farà si che lei cederà alla promessa di poterlo rivedere, fattagli da Woland, a condizione che lei diventi la regina di una danza infernale! Il bene ed il male si alternano attraverso le vicende di Woland, in contrapposizione all'intensa storia d'amore tra... Il Maestro e Margherita. Proprio attraverso l'immensa forza che traspare da questo amore, si rimane convinti, spero, di quanto questa forza sia l'unica salvezza contro il diavolo, inteso come, già scritto, la malvagità ed il male che albergano spesso nella nostra anima! Di più, non racconterò ah no! E buona lettura a chi vorrà scegliere questo prezioso romanzo.

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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    15 Novembre, 2011
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Splendido

Un classico, Michail Bulgakov riesce a metterea insieme una storia pregna di tutto quello che un romanzo deve essere contenitore.
Io personalmente gli scrittori russi li trovo prolissi e complicati ma in questo caso mi sono dovuto ricredere. Il maestro e Margherita e uno dei pochi romanzi che ho vissuto piu che letto.
Il dualismo bene male, il mischiarsi dei due confini è sempre presente in questo stupendo romanzo ancora molto attuale.
Tutta la storia da la sensazione che un filo conduttore attraversi i secoli e leghi in modo indissolubile Mosca e Gerusalemme.

« Ma allora chi sei tu, insomma? Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente compie il bene »

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polenta violenta Opinione inserita da polenta violenta    31 Agosto, 2011
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parlarne oltre è inutile ma...

il mio libro preferito e forse uno dei più grandi mai scritti.

divertente, simbolico, scorrevole. è insomma la quintessenza della letteratura con la miscelanza di storie, dai bonzi funzionari pubblici fino ad alte cariche cittadine passando per ponzio pilato. I dialoghi di Satana-Woland con margherita, i vari personaggi e i suoi due collaboratori, le scene impreniate di una commedia oscura.

insomma un capolavoro!

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LucianaR. Opinione inserita da LucianaR.    26 Aprile, 2011
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Il Maestro e Margherita

Una decapitazione; una testa che cade: questo l’inizio del libro. Quale testa viene recisa dal tram che passa, la testa di chi? La testa di qualcuno che non crede, dunque un miscredente. La domanda che si pone è in cosa non si crede e perché. Bulgakov risponderà in maniera indiretta ma precisa, nel corso di tutto il romanzo e delle infinite peripezie, anche temporali, che propone. Ci si può sperdere in quelle peripezie e in quei tempi diversi, ma la risposta ci raggiungerà comunque alla fine, per ricordarci che la domanda esiste: quale testa è caduta e perché? La risposta sarà del tutto sorprendente.
In realtà quella testa non è stata affatto tagliata; dovrebbe esserlo. Dovrebbe perché è la testa del potere, della burocrazia che ottunde, della cecità indotta e violentemente tramandata che non consente di vedere oltre regole cogenti che accecano, della stupidità e della rigidità che non sa parlare altro che linguaggi preimposti, svuotati di ogni significato esistenziale e che dunque non parlano. Quella che dovrebbe cadere è una testa con una lingua muta e un cervello spento, che non riconosce l’arte, la letteratura, il teatro, la libera espressione creativa. Che tenta di costringere all’interno di maglie uncinate che soffocano ma non riescono, comunque, a zittire. Il diavolo in persona, dunque l’irrazionale, l’antitesi assoluta di quella rigidità, renderà giustizia, e popolando il mondo di streghe e incredibili avvenimenti, che colpiranno senza sosta i burocrati ciechi e muti, riporterà nel mondo l’incredibile, la fantasia, l’irriducibile libertà del creare.
Questo il romanzo. E la risposta? Il diavolo non può abitare il mondo; ricorda che c’è, ma non è tutto. Dovremo preservarne l’espressione, concedere spazio al suo linguaggio alieno, altrimenti, nell’antitesi di un dialogo difficile, troppo spesso impossibile, tra libertà e costrizione, significato e insignificanza, l’unico esito non potrà essere altro che l’oblio.

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Frax90 Opinione inserita da Frax90    27 Marzo, 2011
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é ora è ora!

Capolavoro postumo del maggiore e aimè più sconosciuto novellista novecentesco,"miracolo che ognuno di noi deve salutare con commozione"(cit. Eugenio Montale),manufatto satirico e appariscente,"il maestro e margherita", è indubbiamente l'opera che ha consacrato l'immortalità letteraria di Michail Bulgakov. Scomparso prematuramente all'età di quarantanove anni, Bulgakov, è stato perennemente eclissato, durante la sua celere vita, dall'ombra imponente e mastodontica delle grandi cariatidi russe:Dostoevskij e Tolstoj.Nonostante l'ammirazione e l'encomio per questi grandi maestri(più volte evidenziato nel corso della narrazione del romanzo),Michail prova, a parer mio, una sorta di ossequiosa venerazione per questi due giganti...complessi d'inferiorità letteraria e scrittoria?Spero vivamente di no,siccome non ha niete da invidiare a questi suoi "concittadini".
Ciò, ci viene dimostrato con questo Romanzo - poema,indice di grandi doti artistiche. Il personaggio più appariscente attorno a cui ruota l'opera è il Diavolo,ma non Satana come noi lo ricordiamo o lo immaginiamo dalle raffigurazioni bibliche o dalle folk loriche leggende popolari(dimenticatevi la barba caprina, gli zoccoli , le corna ed il tridente), bensì apparentemente solo un uomo ben vestito che compare dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell'inesistenza di Dio accompagnato e confortato dalla frescura mattutina. Il neo-venuto(non voglio anticiparvi nulla), smembrerà la tesi di questo compagno russo...e non solo quella. La vicenda s'intreccerà poi con le celebri vicissitudini vitalizie di Ponzio Pilato,quinto procuratore della giudea,vicissitudini alle quali, il nostro elegante”gentleman”, era ovviamente presente.
Qui si insinua il dubbio e la folle curiosità di conoscenza nella mente del lettore:"chi è veramente costui,onnipresente,misterioso,cupo,amaro ,triste che incute rispetto e paura?".Si chiama Woland,professore e storico di magia nera, ginto fino in Russia per esibirsi al teatro di varietà di fronte alla vasta e cospicua popolazione,bramosa di effetti speciali e divertimento. La seànce occulta, però, non da i frutti tanto agognati, infatti,i “trucchi” di magia saranno così spettacolari da creare profondi disturbi socio_comportamentali o addirittura psichici alla quasi - totalità degli spettatori del “varietè”.
Come espongono le critiche e le recensioni al romanzo(svolte da scrittori assai più competenti di me) ,il tema centrale dello scritto è la passione miscelata con un crudo realismo. Accondiscendo in parte, siccome indubbiamente la passione è un tema ricorrente nel filo logico della narrazione, ma (e mi rivolgo a lettori audaci e volenterosi rilettori) io porrei lo sguardo sull’area tematica della corruttibilità umana. La corruzione si evince da ogni minimo dettaglio che Bulgakov infonde su ognuno dei suoi personaggi:una buona retorica accompagnata a una bella mazzetta risolve ogni problema. Così ,aimè,è anche nella vita reale, trasbordante di immoralità, vigliaccheria e orgogliosa putrefazione dell’anima.L’accento su ciò da me appena discusso è evidente e facilmente riscontrabile nel romanzo,ciononostante ,all’interno di questo arzigogolato labirinto di corruttibilità materiale ed emotiva, emerge una nota di passione in si bemolle,un suono dolce e caldo,rappresentato dall’amore sconfinato ed irrecintabile di Margherita per il Maestro. Un amore apparentemente sfiorito a causa di un insuccesso letterario del Maestro, ma che si dimostrerà ancora rutilante di fuoco nel cuore , seccato dalle lacrime salate,di Margherita. Quindi, cosa non fare per riconquistare l’affezione dell’amato? Vendere i propri servigi al Diavolo in persona si può bastare?Allora eccovi serviti,o lettori,ancora una volta dal tema del Compromesso, magari una “convenzio” a fin di bene, per riagganciarci a qualcosa di eternamente perduto….pur sempre però pattuizione blasone di effimera solidità dei valori e del rispetto umani.
Cercando di non essere eccessivamente prolissi,(mi scuso vivamente per i peccati di estensione), auguro a tutti voi una buna lettura!

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aittam Opinione inserita da aittam    28 Gennaio, 2011
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da interpretare

BREVE RIASSUNTO: nel romanzo si svolgono due storie parallele, una ambientata a Mosca negli anni Trenta, e l’altra a Gerusalemme ai tempi di Gesù. In Russia, all’inizio del racconto, due scrittori, Ivan e Berlioz, incontrano uno strano individuo, probabilmente straniero, che si presenta come esperto di magia nera e che, dopo aver descritto nei dettagli la morte di uno dei due (che in effetti avverrà pochi minuti dopo), spiega ai suoi atei e scettici interlocutori che Gesù è realmente esistito, iniziando a raccontare la storia di Pilato e della condanna di Cristo (l’altra storia all’interno del libro, appunto). Successivamente a Mosca si susseguono degli strani episodi in continuazione, ad esempio sparizioni di persone, o l’apparente pazzia di alcune personalità importanti, che verranno portate al manicomio cittadino. Uno di questi è lo stesso Ivan, che al manicomio conosce il Maestro, uno scrittore che anni prima aveva pubblicato un racconto su Ponzio Pilato, e che era stato duramente criticato e giudicato pazzo dalla stampa. Questi espone la storia della sua vita, in particolare del suo amore per Margherita.
Intanto gli strani fatti proseguono, e si scoprirà che lo straniero, Woland, non è altri che Satana in persona, accompagnato da un seguito di aiutanti (gli autori delle malefatte nella città); lo stesso Woland mostrerà interesse per Margherita, e la farà diventare una strega, in cambio della promessa di farle rincontrare il Maestro e di permettere loro di tornare alla vita di prima.


PERSONAGGI PRINCIPALI: MARGHERITA – L'amante del Maestro, incastrata però in un matrimonio senza amore con un riccone, incontra il Maestro e si innamora di lui. E’ disposta a tutto pur di tornare col suo amato, anche a fare un patto con il diavolo. E’ decisa e senza scrupoli, anche se mostra spesso segni di compassione; è mossa solo dall’amore per il Maestro. Compare dalla seconda metà del romanzo in poi, nonostante la sua importanza cruciale.
WOLAND – si presenta come un mago straniero in città per uno spettacolo, in realtà è Satana in persona, giunto a Mosca per visitare la città e conoscerne gli abitanti. Raffigura appunto i valori e i comportamenti del diavolo, anche se mostra a volte dei segni di debolezza e fragilità (ad esempio reumatismi ecc.).

IL TEMPO: la vicenda è ambientata negli anni Trenta del Novecento. Dura molto poco, dalla sera del mercoledì fino a domenica all’incirca, quindi il tempo della storia è nettamente minore del tempo del racconto. E’ presente anche un altro ‘filone’ narrativo, ambientato nel I secolo d.C., nel quale la vicenda dura anche lì non più di una giornata o due.


IL LUOGO: parte della storia si svolge a Mosca, in Russia, e l’altra parte a Gerusalemme e nei luoghi vicini (Monte Calvo, Getsemani ecc.).

IL NARRATORE: è eterodiegetico e onnisciente; a volte il punto di vista è quello di un personaggio interno alla vicenda, ma non frequentemente.

TESI: il romanzo tratta molte tematiche diverse e complicate. Quella più evidente è il rapporto tra bene e male, giusto e sbagliato, dalla quale sembra di capire che bene e male (rispettivamente Gesù e Satana) non siano in contrasto tra loro, ma che collaborino quasi nella società, per mantenere l’equilibrio, e che in nessuna cosa possa esserci solo bene o solo male, ma che questi convivano e si compensino a vicenda. L’autore sembra anche criticare quella società, superficiale, corrotta, e con persone tutte identiche e vanitose.
Un altro tema è quello della libertà di espressione e in particolare di stampa, dato che l’autore fa capire chiaramente quanto sia ingiusta la censura (a cui verrà sottoposto lui stesso in questo romanzo), perché nega la verità.
E’ presente anche il tema della religione.

GIUDIZIO PERSONALE: questo libro è abbastanza complicato, sia per la storia in sé, in cui appaiono più di 150 personaggi, e che non si articola in modo logico e lineare ma con avvenimenti in apparenza scollegati e fuori dal comune, sia per il significato da interpretare, necessariamente nascosto dall’autore sotto figure e immagini strane per sfuggire alla censura, secondo me.
Comunque il romanzo è abbastanza piacevole, perché è ironico, molto satirico sulla società di quel tempo, e in alcuni tratti sa anche essere divertente.

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Jan Opinione inserita da Jan    25 Gennaio, 2011
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Ascolta...la quiete.

Ringrazio principalmente la Redazione per avere prontamente pubblicato la scheda del libro che amo, per così dire, velocissimamente.
Sono d'accordo con Gineisa, io "Il Maestro e Margherita" lo rileggo molto spesso : i russi, mia madre per prima, insegnano che un "votnivor", un libro importante, va riletto spesso perché ci consegnale chiavi di segreti molteplici che, tante volte, non riusciamo a scoprire con una sola immersione nel contesto.
Bulgakov era ucraino, e lo era prima di quella che Stalin designò come "russificazione" dell'URSS.
Bulgakov era un medico, e come spesso capita per noi morì in seguito ad una causa che oggi sarebbe considerata...secondaria: nefrosclerosi. Il dolore causato da questa malattia dà l'idea di un'autoconsunzione lenta, provocata da un restringimento parassita delle vene primarie.Un male immenso, insomma.
Bulgakov morì a 49 anni solamente, ma dettò dal letto le ultime pagine di quest'opera eccezionale alla moglie, letteralmente fra un urlo di dolore e l'altro.

Sono fortunato, mia madre mi lesse il testo in russo quando ero ancora piccolo...e ne rimasi rapito.
Satana scende a Mosca, accompagnato da spiriti burloni servitori che lo assecondano in tutto ciò che desidera.
Ma la potenza scatenante di questo narrato è evidente: alcune battute, la struttura, il paradosso acuto del testo non sfugge alla NKVD...si tratta di una evidente forma di attacco alla figura di Stalin.Bulgakov verrà più volte picchiato e messo in condizione di tacere, ma non desisterà.
Il povero medico che ad un certo punto della vita abbandonerà la professione riesce, per quanto gli è possibile, a scrivere con un ductus grottesco delle cose più turpi...talvolta scivolando nel più evidente umorismo nero.
Il romanzo si svolge su due livelli: da un lato la "visita" diabolica in un paese sottoposto a dittatura, dall'altro la fase finale della vita di Gesù (stupendo a questo proposito il carattere psicologico di Pilato). E' Satana stesso che, presente in quell'ora, rende edotto chiunque lo chieda circa la passione del Cristo.E' un Gesù ben diverso dalla tradizione occidentale, un uomo che affronta la morte secondo una ritualità tipicamente ortodossa.
Ma la magnificenza di questo libro è tutta nell'interrogativo massimo : Satana è il Male o Satana è Dio?
Le azioni del Malvagio sono infatti diversissime da quelle che un lettore ci si aspetterebbe: dimostra la caducità della vita con metodi drastici, è vero, si pensi alla testa mozzata da un tram al povero personaggio che inaugura il tema; eppure questo Satana, a ben guardare, è Giusto. Ha pena del Maestro, un poeta che, secondo l'ottica dell'URSS è stato sottoposto a psichiatrizzazione.Conosce Margherita, la donna che è innamorata della purezza del Maestro, e cade in preda alla confusione: l'amore lo disarma, lo rende conscio di non poter mai, mai, potuto provare amore.
E soltanto tramite Satana, o Dio travestito da Satana, i due troveranno rifugio nell'unico modo possibile sotto una dittatura.
La morte.
Non è però una morte decisiva. E' la morte che comprende l'unità del tutto, la serenità...che non pretende lo stato di felicità.
Per quanto concerne le parti più dolci del libro del grande Bulgakov, io non ho dubbi: la chiacchierata eterna fra Pilato e Gesù che, come reliquato di sabbia, si esprime per sempre su dinamiche surreali...con un Procuratore della Giudea che ogni tanto si ferma edomanda al Nazareno conferma di non averlo...ucciso. Il dialogo come forma di perdono. Stupendo.
Io mi commuovo sempre quando rileggo quelle pagine precise in russo...perché il russo è una lingua dolcissima.
Dopo la morte che morte non è...il finale. Che corrisponde probabilmente all'ultima pagina pensata in vita dal genio di Bulgakov.
Il Maestro e la sua Margherita che si stringono la mano...il Maestro che non sa che dire, ma è la donna che parla.
Sono alla fine del viaggio e sentono di aver diritto ad un premio, soprattutto la donna.
Soprattutto Michail Bulgakov agonizzante nel letto.
Così, Margherita confida al suo Maestro il segreto dell'eternità : "Ascolta la quiete".
Ecco il premio.
Sembra nulla ma,credete, è tutto.
La quiete.
E Bulgakov...smise di dettare.

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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    24 Gennaio, 2011
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Una favola noir...

Quando ho letto per la prima volta questo libro ne ho avuto un'impressione di entusiasmo misto a stupore...
Mai come in questa occasione uno scrittore ha saputo concepire un'opera così bizzarra e pur nel suo genere interessante.
Un'opera che lascia una traccia indelebile nel cuore del lettore, che sa avvincere, incuriosire e in certe parti racappricciare...
La vicenda è la seguente: due amici stanno discutendo in una piazza sull'esistenza di Dio, quando uno strano personaggio, intromettendosi nei loro discorsi, afferma che senza dubbio Dio esiste, e ne nasce un'animata discussione che si conclude con una fosca previsione da parte del misterioso personaggio a uno dei due amici: " Tu morirai prima del tramonto"...
Quell'uomo verrà scambiato dai due amici per una spia e inseguito per tutta la città da uno di loro, che poi a causa di questo si troverà in grossi guai...
Che dire? La vicenda non segue un filo logico, senonchè da una parte ci presenta la passione di Cristo, dall'altra le prodezze del diavolo che preso alloggio in un appartamento dell'uomo morto sotto le rotaie del treno, si diverte a complicare la vita degli uomini e a irretirli con denaro che poi il giorno seguente si trasforma in cartaccia..."La farina del diavolo va in crusca".
Il filo conduttore di questa storia è forse la capacità dell'autore di galleggiare mirabilmente fra realtà e fantasia,
con un atteggiamento favolistico e surreale, che affascina e conquista il lettore dall'inizio alla fine.
Ne consiglio la lettura agli amanti del genere horror.
Saluti.
Ginseng666

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