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Soffocare
 
Soffocare 2015-08-16 07:20:27 mery75
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
mery75 Opinione inserita da mery75    16 Agosto, 2015
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Dipendenze

Ad ogni visita in libreria mi ritrovavo sempre con la tentazione di leggere questo libro, ma leggerne la sintesi che si trova sulla quarta di copertina mi scoraggiava dal proposito; è completamente fuorviante. Per fortuna mi è stato dato e così non ho avuto più scuse, l’ho letto ed è diventato uno dei miei libri preferiti degli ultimi anni.
Dalle prime righe sono stata conquistata da Palahniuk, che non se ne frega niente di compiacermi raccontandomi storie rassicuranti, con personaggi controcorrente e dalla solida etica, magari scritto utilizzando un linguaggio ricercato in modo da assecondare ed alimentare le mie convinzioni narcisistiche, facendomi illudere di essere uno spirito e un intelletto elevato……….
L’intento di P. è completamente opposto.

“Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV".

Uno degli incipit, più belli mai incontrati, che racchiude in sé tutto lo spirito del libro e che mette in guardia su uno stile ironico e grottesco ma anche crudo, macabro, volgare e non per tutti gli stomaci.

Quello che fa Palahniuk,infatti, è portare a galla la merda che c’è dentro ognuno di noi e la cosa geniale è che riesce nell’intento facendoci anche divertire con il suo umorismo grottesco, e prendendoci in giro confondendo i piani del reale e dell’irreale.

Le descrizioni realistiche e dettagliate degli accoppiamenti e dell’espletamento di altre funzioni fisiologiche del protagonista, o la volgarità del linguaggio, potrebbero sembrare eccessive, ma in realtà, sono sempre funzionali alla genialità della storia; non sono mai gratuite.

Soffocare è una storia sulla dipendenza, che si manifesta in milioni di forme nelle storie degli esseri umani (dalla sessodipendenza alla sassodipendenza…), ma ha sempre la stessa matrice: il bisogno di amare ed essere amati, la sensazione di inadeguatezza rispetto alla potenza di quel bisogno e la conseguente sensazione di solitudine che ci opprime e che ci porta a rifugiarci in qualsiasi comodo angolo, fosse anche un angolo fatto di perversione, secondo il comune sentire (e il comune senso del pudore…), o contrario alla natura umana.. ma che ci procura un rassicurante calore, destinato però a rivelarsi puntualmente apparente e transitorio.
Per il protagonista della storia e per i personaggi che gravitano intorno al suo mondo, è la dipendenza dal sesso la valvola di sfogo di questa distorsione, ma ognuno di noi trova il suo rifugio in una sua personale ossessione, per sfuggire alle dure leggi dei rapporti interpersonali, alla noia o alla paura della morte.
“Le dipendenze, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l'alcol, il sesso, sono strumenti per trovare un po' di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano. Al nostro boccone di mela.”
Tutte le relazioni interpersonali sono impregnate di questa legge; i rapporti fra i sessi (“Le donne non vogliono la parità dei diritti. Hanno molto più potere se vestono i panni delle oppresse. Gli uomini devono essere i nemici che tramano contro di loro. È il pilastro sul quale poggia la loro identità.”), i rapporti madre-figlio, le generiche interazioni con gli sconosciuti.
Sono tutte relazioni fra soffocante e salvatore, dove non è mai certo e definitivo chi sia la vittima e chi il salvatore…. (“io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me, ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori tutto il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione. Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza reciproca. [...] Come una medicina, che può farti bene e male al tempo stesso”)
“Fingendoti debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare, tu salvi loro.”, è una delle frasi che condensa meglio questo imprevedibile gioco delle parti.

Nel corso della lettura del libro, ci riscopriamo destabilizzati mentre realizziamo che fino a quel momento abbiamo solo creduto di fottere la vita, mentre dalla vita venivamo sodomizzati, come l’uomo grottesco che, sotto le “grinfie” della scimmia e delle sue palline, è sorridente mentre ne subisce le violenze.
Il fascino di questo libro sta nel fatto che mi ha costretta a mettermi in discussione e mi ha fatto riguardare con onestà a tutti quegli angoli bui della mia anima che, per istinto di conservazione, di solito, tendo a lasciare nella penombra.
Vedere rappresentati i propri limiti, non è però solo causa di sofferenza.. è anche un grande stimolo per cercare di superarli. Magari seguendo il suggerimento che lo stesso P. dà alla fine del libro:
“Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi. E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito”
Buona salvezza a tutti…(sempre che salvarsi sia una priorità..).

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