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I versi satanici
 
I versi satanici 2017-02-21 12:54:14 enricocaramuscio
Voto medio 
 
2.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    21 Febbraio, 2017
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Fumettone pretenzioso e confusionario

Gibreel e Saladin sono due uomini diversi che condividono le stesse radici e un destino comune. Entrambi indiani, Gibreel è un eroe in patria, stella più splendente del firmamento del cinema asiatico, specializzato in film di stampo teologico, incallito donnaiolo, cinico e viziato. Gibreel invece ha fatto fortuna all'estero, a Londra per la precisione, con la partecipazione ad una fortunata serie televisiva di fantascienza e sfruttando le sue "mille e una voci" in svariati spot pubblicitari. Pacato, superbo, freddo, ha deciso di rescindere completamente i legami con la madre patria e di diventare cittadino britannico non soltanto sui documenti ma in ogni aspetto della vita privata. I due si conoscono su un volo Bombay-Londra. L'aereo viene dirottato da un gruppo di terroristi inesperti e fatto esplodere sui cieli del Canale della Manica. Un volo vertiginoso e allucinato di seimila metri, la caduta in mare, l'approdo su una spiaggia. Gibreel e Saladin sono gli unici sopravvissuti al disastro. Per loro è una rinascita, una sorta di reincarnazione. D'altronde "per rinascere si deve prima morire". La nuova vita tuttavia riserverà ad entrambi delle spiacevoli sorprese, facendone crollare difese, sogni e convinzioni e mettendoli faccia a faccia con le proprie paure, con i propri fallimenti e con scomodi e invadenti fantasmi. In una sorta di delirio mistico, i due si ritroveranno ad incarnare rispettivamente i ruoli di angelo e di demone e verranno coinvolti in un'ambigua battaglia tra il bene e il male che si rivelerà una guerra contro se stessi. Le peripezie dei protagonisti, cui sono affiancati numerosissimi personaggi delle specie più svariate, vengono raccontate con una prosa discreta ed un ritmo sostenuto, in un clima di fantasia e mistero in cui culture diametralmente opposte si uniscono e si respingono al contempo, mettendo a nudo i propri pregi e difetti. Integrazione e rispetto delle proprie radici sono argomenti alla base di quest'opera di Salman Rushdie, in cui non manca l'occasione per parlare anche di sentimenti importanti come l'amore e l'amicizia. Tuttavia è la religione l'aspetto che risalta maggiormente nel libro, non soltanto per il modo in cui viene trattata ma anche, e soprattutto, per gli strascichi polemici che ne sono scaturiti. L'autore infatti affronta l'argomento in maniera irriverente e provocatoria, proponendo una sorta di parodia del mondo musulmano che non è piaciuta alle frange più estremiste dell'islam e che gli ha procurato una scomunica e una condanna a morte che lo costringono a vivere tutt'ora sotto scorta. Il racconto delle disavventure di Gibreel e Saladin, infatti, è interrotto da capitoli dedicati ad una personale rivisitazione di alcuni momenti della vita di Maometto, dell'arcangelo Gabriele e della fantomatica messaggera Ayesha che in realtà, dal punto di vista prettamente letterario, rappresentano i momenti migliori del romanzo. Per il resto l'opera appare come una sorta di fumettone pretenzioso e confusionario, in cui una trama disordinata e poco coinvolgente sembra spesso sfuggire di mano all'autore per poi ritrovarsi in un finale che vorrebbe essere ad effetto ma che, in realtà, risulta scialbo e privo del necessario pathos. Peccato, perché gli elementi per un buon libro ci sarebbero tutti. Purtroppo non bastano dei buoni ingredienti per fare un buon piatto.

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Commenti

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Recensione davvero eccellente di un libro pesante ,noioso. e , in genere ,assai sopravvalutato
L'ho iniziato da poco, considerato che è stato ispirato da Il Maestro e Margherita ho alte aspettative e per il momento non mi sta deludendo. Concordo però sul modo confusionario di narrare: bisogna vedere se ha senso oppure è inutile, molti autori ne fanno impronta e rappresenta il loro stile di scrittura se sapientemente utilizzato. Spero non sia una confusione amatoriale. Vedremo.
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