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Sottomissione
 
Sottomissione 2019-02-01 09:31:34 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    01 Febbraio, 2019
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Una possibilità per uscire dal tunnel

*Di cosa parla?*
Credo che sia la domanda che non bisogna mai porre quando si legge un romanzo come _Serotonina_ o _Sottomissione_ di Houellebecq (quanto agli altri non posso pronunciarmi, non avendoli ancora letti). È difficile parlare di un romanzo come questi, gli spunti di riflessione, la complessità che li caratterizza, impediscono di dare una risposta immediata, che si esaurisca in poche righe.
Ho iniziato questo romanzo, _Sottomissione_ , pubblicato nel 2015, subito dopo aver terminato _Serotonina_ e posso dire che, se i precedenti romanzi dello scrittore francese si avvicinano di più al secondo, do in parte ragione a coloro che sostengono che _Sottomissione_ non li ha coinvolti come si aspettavano. Ragione in parte, dicevo, perché ho trovato un bellissimo romanzo, che ha sicuramente una vena sarcastica, ironica e una carica dissacratoria meno forti che nell’ultimo romanzo e, probabilmente nei precedenti, ma che si presenta come un’opera complessa, di qualità che spinge chi lo legge a riflettere.
Riflettere...ma su cosa?
Innanzitutto non è un libro islamofobo, come vorrebbe fuori da una lettura non attenta e superficiale, e così come è stato definito subito, alla pubblicazione, avvenuta a ridosso della tragedia di Charlie Hebdo.

Nella finzione del romanzo, siamo nel 2022 circa, in una Francia dove ormai la rilassatezza dei costumi e la perdita di tempra politica padroneggiano, ascende alla presidenza della repubblica ...un musulmano.
Un uomo colto, forte politicamente e circondato da un team ben organizzato e con le idee chiare.
Il titolo è un falso programma, è un titolo “civetta” , per provocare e far discutere e in questo Houellebecq è un indiscusso maestro.
Sottomissione ad Allah. I Muslim sono letteralmente i sottomessi.
Il protagonista, François, alla fine del libro, si converte all’Islam, sottomettendosi, come a suo tempo (ma senza sottomettersi) aveva fatto il grande autore francese che tanto ha influenzato il nostro D’Annunzio, Jori Karl Huysmans . François è professore alla Sorbona ed è uno specialista proprio di Huysmans, sul quale aveva scritto una tesi di dottorato dal titolo “Huysmans o dell’uscita dal tunnel”che sintetizza alla perfezione lo slancio, lo sforzo dell’autore di _À rebours_ di trovare una via di uscita alla sua vita inconcludente e la trova nella conversione al cattolicesimo, che avviene con sincera apertura e convinzione.
François, come ogni protagonista houellebechiano che si rispetti, è di un cinismo e di un opportunismo davvero estremi, e nulla fa per risultare simpatico al lettore: si converte per puro opportunismo e non con convinzione solo per continuare ad avere una vita sessuale appagante, con mogli molto più giovani di lui, opportunamente “selezionate” da una mezzana per i gusti più esigenti e per continuare a lavorare alla Sorbona.

Sono ben due gli intellettuali interessanti vissuti il secolo scorso in questa storia: Huysmans, oggetto della tesi di dottorato di François e René Guénon, poco conosciuto in Italia che da cattolico si poi era convertito all’Islam ed aveva passato il resto della propria vita in Egitto.
Quest’ultimo intellettuale è autore di un ricca produzione in cui la conversione all’Islam appare come una naturale continuazione della tradizione primordiale, non un rigetto della fede di origine (vedi l’opera del musulmano italiano Shayck ‘Abd al Wahid Pallavicini, _L’islam interiore_ ).
René Guénon, guarda caso, è stato oggetto della tesi di dottorato del nuovo rettore della Sorbona islamizzata, un certo Robert Rediger.
Cito un passo interessante che riporta parte del discorso di quest’ultimo:

“Tale battaglia, necessaria per l’instaurazione di una nuova fase organica di civiltà, ormai non poteva più essere condotta in nome del cristianesimo; era l’islam, religione sorella, più recente, più semplice e più vera (perché, infatti, Guénon si era convertito all’islam? Guénon era innanzitutto una mente scientifica, e aveva scelto l’islam da scienziato, per economia di concetti; e altresì per evitare certe marginali credenze irrazionali, come la presenza reale nell’eucaristia), era dunque l’islam, oggi, ad aver preso il testimone. A furia di moine, smancerie e vergognosi strofinamenti dei progressisti, la chiesa cattolica era diventata incapace di opporsi alla decadenza dei costumi. Di rifiutare decisamente ed energicamente il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto e il lavoro delle donne. Bisognava arrendersi all’evidenza: giunta a un livello di decomposizione ripugnante, l’Europa occidentale non era più in grado di salvare se stessa –non più di quanto lo fosse stata la Roma del V secolo della nostra era.”

Alla luce di ciò non si può assolutamente dire che il romanzo di Houellebecq sia islamofobo come già ho detto prima, anzi l’autore sta tentando di farci affacciare da una finestra su un mondo possibile.
Attraverso il protagonista di cui non conosciamo neppure il cognome, ma solo il nome di battesimo, l’età (44 anni, la stessa di quando Huysmans si converte al cattolicesimo) e l’occupazione, Houellebecq non solo dá prova di erudizione, ma ci spinge a riflettere sull’uomo occidentale, sul sua decadenza, sui suoi limiti.
Un protagonista tipicamente houellebechiano, più colto della media, umanamente superficiale, “sentimentalmente” si presenta come il tipico maschio dei suoi romanzi, capace quindi di provare amore, dolore solo quando ha perso la donna più preziosa, quella cioè che prima scatena intenso piacere fisico e poi l’amore, per cui la sua assenza diventa per lui impensabile per continuare a vivere.






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