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Autodifesa di Caino

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«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta. È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe». Come il precedente "Conversazione su Tiresia" anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro. L'appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto.

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Autodifesa di Caino 2020-01-18 12:04:06 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    18 Gennaio, 2020
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Caino, un “huomo da bene”

Pubblicato postumo un paio di mesi fa, “Autodifesa di Caino” è un appassionante monologo che il Maestro Andrea Camilleri ha lasciato ai suoi lettori dopo l’improvvisa dipartita dell’estate scorsa. Una piccola preziosa sorpresa che, a distanza di diversi mesi dall’uscita del precedente testo dedicato al personaggio di Tiresia, si contraddistingue anch’essa per l’originalità del soggetto trattato.
Non molti, infatti, darebbero tanto a cuor leggero la parola a Caino, il primo assassino della storia, sul quale pesa sempre come un macigno il racconto biblico che tutti abbiamo imparato a conoscere fin da bambini. Egli si presenta col garbo e l’abilità di un “contastorie”, riproponendo la vicenda che lo vide uccisore di Abele e insinuando riguardo a essa dubbi che non possono non indurre a riflettere meglio sulla questione.
Siamo certi che quello che passa tra i ruoli di vittima e carnefice sia un confine poi così netto? Chi potrà mai essere sicuro fino in fondo del fatto che Abele non abbia avuto a sua volta, e magari per primo, l’intenzione di uccidere suo fratello che, pertanto, potrebbe anche essersi ritrovato ad agire per paura e difesa? Non a caso, esiste una versione diversa da quella da sempre in auge, una variante che, affondando le proprie radici in antiche e misconosciute narrazioni legate per lo più alla tradizione ebraica, racconta una storia in cui il bene e il male finiscono per intrecciarsi e confondersi in maniera inevitabile; una storia secondo la quale Caino, condannato da Dio a vivere sulla terra per l’eternità, divenne addirittura fondatore di città, così come inventore di tecniche utili alla sopravvivenza umana e persino della musica. La consapevolezza “[…] che non sempre dal bene nasce altro bene e che non sempre il male genera altro male” è ben viva in lui che, “huomo da bene” come lo definì Giordano Bruno, continua a vivere in mezzo a noi in quanto simbolo, ma “[…]simbolo necessario, perché senza il male il bene non esisterebbe.”
“Autodifesa di Caino” (Sellerio editore Palermo, 2019) è un libriccino che parla di bene e male, di libero arbitrio, di pentimento, della nefandezza della tortura. Una breve lettura, ma di profonda intensità e ricca di quella sensibilità propria dello straordinario autore che è stato Andrea Camilleri.

“Ho finito davvero. Non voglio che pronunciate il vostro verdetto ora. Riflettete su quanto vi ho raccontato […] e poi decidete da voi. Secondo coscienza.”

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