Saggistica Fumetti Bastava chiedere
 

Bastava chiedere Bastava chiedere

Bastava chiedere

Saggistica

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Conosci la scena: sei tornata dal lavoro, hai fatto la spesa, stai preparando la cena e nel frattempo pensi a quando pagare l'affitto / chiamare l'idraulico / prendere la pillola / finire quella mail di lavoro / controllare che i tuoi figli abbiano fatto i compiti / caricare la lavatrice. Tutto questo mentre il tuo compagno ti chiede se per caso sai dove sono finite le sue scarpe. Hai mai pensato a quante volte il tuo partner ti ha risposto «bastava chiedere», come se tu fossi l'addetta all'organizzazione della casa? Hai mai riflettuto sul delicato equilibrio che cerchi di mantenere rispondendo a un commento inopportuno per evitare di essere definita "isterica"? Ti è mai venuto in mente che non va bene sentirti costantemente responsabile del benessere emotivo o sessuale del tuo partner? Hai mai riflettuto su quanto sia ingiusto che il tuo congedo di maternità sia chiamato da qualche collega "una vacanza"? Se non ci hai mai pensato, scoprirai queste porzioni della tua stessa vita nelle pagine di Emma. E se ancora non sei femminista, scoprirai di esserlo. Introduzione di Michela Murgia.



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Bastava chiedere 2021-04-03 14:32:32 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    03 Aprile, 2021
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Quando l'immagine aiuta

Anni fa lessi “Dovremmo essere tutti femministi” un piccolo libro con un grande messaggio che spiegava come grazie anche all'aiuto proprio degli uomini le donne avrebbero potuto fare dei passi in più. Anche questa volta il messaggio che manda la fumettista Emma è proprio quello, questo è un libro non solo adatto alle donne, ma soprattutto ai loro amici, colleghi, mariti, compagni e sconosciuti.

Con dieci storie che raccontano dieci dinamiche sociali diverse, la protagonista spiega in maniera semplice, utilizzando appunto il fumetto, come noi donne ci sentiamo e come viviamo il nostro quotidiano. Quelle che vengono presentate sono situazioni che prima o dopo ci siamo trovate ad affrontare e a cui l'autrice con ironia, ma anche con decisione, cerca di trovare delle soluzioni per migliore la vita nostra e quella delle persone che ci stanno vicino.

Quello che ho apprezzato di questo libro è la veridicità delle situazioni, è difficile non immedesimarsi in una situazione o in una reazione.
Non facile è anche ritrovarsi in quelle dinamiche e riflettere sui cambiamenti che ognuno dovrebbe fare nella propria vita.

Ironico, pungente, diretto e riflessivo, con questo libro non ci si può annoiare; scorre velocemente e da molti spunti di riflessione e condivisione.

““Che disastro! Ma che hai fatto?”
“In che senso che ho fatto? Ho fatto TUTTO, ecco che ho fatto”
“Ma bastava chiedere! Ti avrei aiutata!””.
(Senza le immagini la frase rende meno, ma con l'immagine è favolosa!)

Buona lettura!

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Bastava chiedere 2021-01-01 17:09:20 Endlesslybooks
Voto medio 
 
4.3
Sceneggiatura 
 
5.0
Disegno 
 
3.0
Originalità 
 
5.0
Endlesslybooks Opinione inserita da Endlesslybooks    01 Gennaio, 2021
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La vita della donna in un fumetto

Questo fumetto illustra la vita quotidiana della maggior parte delle donne mostrando scenari comuni. Alcuni possono pensare: “I soliti stereotipi”, purtroppo però, a parte qualche fortunata eccezione, gran parte delle “femmine” ha vissuto almeno una volta gli eventi qui mostrati. E’ difficile non provare empatia per noi stesse e per le altre.

Qui una sintesi degli episodi:

Il carico mentale: è ciò che le donne si prendono sulle spalle, molto spesso da sole, per far girare gli ingranaggi della casa-famiglia, sapendo che senza di lei tutto questo potrebbe fermarsi. Le conseguenze sono dannose quando si arriva a tirare la corda: non solo c’è il lavoro che è faticoso ma anche il carico mentale nel privato accresce lo stress. Quindi: perché le donne non chiedono aiuto? Perchè molti uomini non accettano di prendersi la metà del carico mentale? Perchè si delega? Perchè c’è ancora un’ arretrata concezione che le donne sono “le custodi della casa”?

La rabbia repressa e la difficoltà nell’esprimerla: quando ci mancano di rispetto, quando ci fanno complimenti sgraditi… La paura è quella di risultare “una rompipalle-una musona-l’isterica” solo perché si esprime la propria frustrazione. Una donna arrabbiata non fa bella figura e questo viene insegnato alle bambine. Questa passività può portare a molti pericoli perché non si prende posizione. Si arriva poi a un punto in cui tutta la rabbia repressa esplode improvvisamente.

Il lavoro emozionale: si fa di tutto pur di assecondare gli altri e il loro benessere emotivo. Ci è stato insegnato che per farci amare dobbiamo guadagnarcelo-meritarcelo. In ambito relazionale significa occuparsi in toto del partner e di compiacerlo anche controvoglia con attività, sessualità, cura. Ai bambini questo non è stato insegnato. Il lavoro emozionale è anche fondamento di moltissime professioni relazionate col pubblico ed è slegato dal genere.

La sessualità: molte donne sono all’oscuro dei loro organi genitali e questo mostra una certa inibizione e un forte disagio nel vivere la propria sessualità come se fosse qualcosa di anomalo.

Lavoro produttivo e lavoro riproduttivo: in tante famiglie la catena di montaggio è composta dal padre di famiglia che lavora, ha contatti fuori dalle mura domestiche, ha un reddito. La seconda tipologia è legata alla moglie-madre: molte mettono da parte la carriera, prediligono il part-time per gestire la casa e la famiglia. Questo tipo di lavoro non da una pensione, né uno stipendio: è gratuito e invisibile. In caso di divorzio non c’è tutela. Se le incombenze invece sono troppe, si affida il lavoro (baby sitter, pulizie) e la gestione ad altre donne sottopagate e a volte immigrate.

Il consenso: molti uomini pensano di potersi prendere certe libertà (anche con sconosciute) pensando di non fare nulla di male. Un esempio è quello degli apprezzamenti per strada, che non sono graditi dalle donne. Si passa poi agli abusi fisici parlando della cultura dello stupro che inizia sin dall’adolescenza con gesti che possono apparire scherzi innocenti: slacciare il reggiseno alla compagna di classe, toccarle il sedere… l’abusatore spesso non è lo sconosciuto per strada, quanto più una persona più vicina che non rispetta il consenso. Il rapporto sessuale senza manipolazioni e insistenze è qualcosa di sano, se avviene il contrario si parla di abuso.

Il ruolo da riempire: la società ci mostra come il ruolo della femmina sia quello di compiacere il maschio. Se le avances non sono accettare, può nascere rabbia o delusione da parte dell’uomo. E questo è spesso legato al fatto che la donna è spesso vista come una “conquista” o un “oggetto da rimorchio”.

La maternità: molte madri rinunciano alle proprie passione per l’accudimento dei figli, perché non c’è spesso un aiuto da parte del partner. E’ come se aspettasse in una sala d’attesa per una quantità di tempo indefinita. E’ noto che i compagni si rifugino nel lavoro per sfuggire alla parte di responsabilità, è una zona di comfort ma che anche aiuta il mantenimento della famiglia a livello economico. L’ideale sarebbe una società dove il valore della famiglia sia uno tra i valori più importanti.

La vacanza: la maternità viene spesso vista come una vacanza dalla vita lavorativa. Peccato che le conseguenze mentali e fisiche di una gravidanza sono incisive. Nonostante questi postumi, c’è un neonato da accudire che rende il sonno impossibile. Tutto questo condito dall’assenza del partner, che dopo qualche giorno riprende a lavorare, lasciando la compagna da sola. Perchè se il figlio si fa in due è la donna che si deve occupare quasi sempre di tutto? Perchè molti padri sono assenti?

Lo sguardo maschile: detta l’aspetto fisico femminile. E lo si nota nelle pubblicità, film, videogiochi: belle, sexy, con parti del corpo precise ben in vista per il puro piacere maschile. I canoni di bellezza dettati dalla società sono artificiali ma per avere considerazione bisogna essere truccate, pettinate, depilate, ben vestite. Questo peso porta a investire tempo e soldi sull’involucro esterno piuttosto che su quello interno. C’è una maggiore competizione estetica tra le donne per prendersi il Principe Azzurro.

Tutto viene rappresentato in modo spiritoso grazie ai fumetti, ma l’opera di sensibilizzazione è riuscita perfettamente. Sono sicura che molti uomini stanno già cambiando il loro modo di vedere certe cose. Credo però che la società sia solo lo sfondo di un quadro in cui i soggetti principali sono le nostre consapevolezze individuali. Chi vogliamo diventare, quali sono i nostri valori, se abbiamo fatto delle scelte (e quindi abbiamo delle responsabilità) perché non le vogliamo rispettare? Ognuno può staccarsi dal proprio contesto sociale, è così che si generano i cambiamenti.

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