Saggistica Salute e Benessere Il corpo segreto
 

Il corpo segreto Il corpo segreto

Il corpo segreto

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Cosa succede quando il malato è un grande psichiatra abituato a occuparsi delle sofferenze altrui? Vittorino Andreoli, da sempre abile narratore della fragilità psichica, descrive questa volta il proprio mondo travolto dall’emergenza. Una prova di morte che mostra l’esistere con colori e significati sconvolgenti e che cambia il senso della vita nell’arco di un attimo. Tutto accade quando Andreoli si accorge di essere preda di un’imponente emorragia vescicale proprio pochi minuti dopo aver concluso una conferenza sul “corpo malato”. Inizia così un cammino in cui si trova costretto a parlare della propria prostata impazzita ai medici, agli infermieri e poi ai familiari, alle persone che ama e con le quali si impone un rovesciamento delle regole ordinarie dell’esistenza.

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Il corpo segreto 2015-02-02 04:27:50 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    02 Febbraio, 2015
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Astenersi ipocondriaci

“Il corpo segreto” di Vittorino Andreoli è un’opera eterogenea che tratta distintamente tre momenti.

LA SCOPERTA

Il narratore si accinge a tenere una conferenza sul corpo malato (“Malato è un aggettivo drammatico, ha come radice male e si riferisce a un corpo che ne viene invaso. E male si contrappone a bene”): un argomento che è sinistro presagio del dramma incombente (“Rimane strano che, durante una conferenza sul corpo malato, io non solo mi fossi ammalato, ma avessi addirittura rischiato di lasciarci le penne”). Dopo una notte trascorsa nella prestigiosa suite Raffaello della Residenza Paolo VI, dopo lo svolgimento della concione all’ Ara Pacis Augustae e il successo mietuto tra il pubblico, quando giunge il momento della cena di rappresentanza, la malattia si manifesta inaspettata e improvvisa: “Si tratta di una gigantesca emorragia”…


LA DEGENZA

Nella seconda parte, l’autore affronta sofferenze, ansie e patemi esternando con garbo pensieri umoristici (“Non potevo muovermi perché ero come il Cristo del Mantegna…”) e paradossali (“A questa tortura da Inquisizione fui sottoposto durante un’ecografia della prostata. La liturgia demoniaca incominciò…”), insofferenze (“Un’altra asta, da inserire sempre nello stesso posto”) e timori (“Nella mia mente mi aveva ricordato la trivellazione nel Mare del Nord alla ricerca dell’oro nero”), alternati a considerazioni serie sui rapporti di amicizia, sugli affetti familiari (“Ho dato a Silvia l’inimmaginabile, ma è come se a lei non fosse arrivato nulla, anzi come l’avessi privata di qualcosa”), sulla precarietà della vita umana. Nella meravigliata attestazione che la malattia può colpire una parte da sempre ignorata e vilipesa “nella coerenza di una lontana educazione che considerava sconcia l’area in cui si collocava la mia malattia”.

LA CONVALESCENZA

La terza parte del romanzo è dedicata alla convalescenza. Arriva il momento della rinuncia alla vacanza scozzese a Inverkirkaig, nella casa tanto amata sul mare, a contatto con la natura selvaggia, con la dorata solitudine di luoghi impervi e di relazioni essenziali. Ma dall’impossibilità di coronare il proprio sogno di vacanza nascono nuovi stimoli e la scoperta di una località altrettanto affascinante, più a portata di mano: sul lago di Garda, a Punta San Virgilio presso il conte Agostino Guarienti di Brenzone.

Bruno Elpis

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