Saggistica Scienze umane La via della bellezza
 

La via della bellezza La via della bellezza

La via della bellezza

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Perché ci viene spontaneo raccogliere sulla spiaggia del mare le conchiglie e i sassolini più belli? Perché rimaniamo incantati davanti a un volto umano o a un dipinto, o avvertiamo un'inesprimibile dolcezza interiore ascoltando musica, o ci soffermiamo con gli occhi spalancati a contemplare un tramonto? Perché, in altre parole, ricerchiamo quella rivelazione, quell'epifania che definiamo bellezza? Vito Mancuso affronta un mistero che è tipico dell'uomo, e ne interpreta le profondità per farne la bussola capace di orientare il cammino verso la verità. Superando l'aspetto esteriore dei nostri corpi per approfondire il senso dell'interiorità della nostra anima fatta di armonia e fascino, eleganza e grazia, questa riflessione diventa un'avventura alla ricerca delle sorgenti della bellezza in grado di indicarci quali pratiche concrete possiamo mettere in atto per rendere quotidiano il nostro rapporto con essa: solo in questo modo infatti potremo superare ogni indifferenza e tornare, o addirittura iniziare, a gioire al cospetto di quelle opere e di quegli eventi capaci di stringerci il cuore.



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La via della bellezza 2019-09-01 18:09:19 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    01 Settembre, 2019
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Un solo tipo di bellezza, la mimesi

Ecco un altro libro che mi getta nell’imbarazzo più totale.
Vito Mancuso è un professore molto apprezzato dal grande pubblico, ha scritto tantissimi libri rendendo comprensibili gli argomenti più ostici e difficili a beneficio di chi non è addetto ai lavori.
È un teologo, ma se vi documentate bene vedrete che i cervelli fini della Chiesa, l’arcivescovo Bruno Forte, già suo docente, il gesuita Corrado Marucci, monsignor Piero Coda e tantissime altre autorevoli voci in campo teologico, lo hanno accusato di “svuotare di significato almeno una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica” (rivista “Civiltà cattolica”, febbraio 2008). Cito giusto qualche critica, anche se non sono né interessata e né competente in campo teologico, per dovere di completezza.
Dal libro che mi appresto a commentare, mi aspettavo qualcosa di più, quello che in genere mi aspetto da un saggio: rigorosità delle argomentazioni, linguaggio comprensibile (questo è presente), contenuti illuminanti.
Se dobbiamo considerarlo un saggio accademico, no, non lo è.
Io ho avuto l’impressione di leggere una piccola guida, una sorta, passatemi il termine, di “catechismo” sulla bellezza. Una bellezza basata sulla mimesi, sulla fedeltà alla natura, una bellezza basata sui canoni classici, platonici. La bellezza è tale se rispetta l’aspetto della natura e la sua misura. Di conseguenza l’arte del Rinascimento, del Barocco, l’arte neoclassica, impressionista ed espressionista (non tutti gli artisti) suscitano emozioni, possono scatenare, in chi ha la predisposizione a vedere la ‘rivelazione, l’epifania’ della bellezza, lo stupore positivo dinanzi al quale si resta attoniti. Appena ci si allontana dalle forme della natura e dalle sue misure, non solo non è arte, ma non è neanche bellezza. Ecco, io non riesco a trovare piacere, illuminazione e arricchimento da queste considerazioni, perché troppo conservatrici, strutturate su una visione un po’ ristretta dell’arte ed anche della musica. Ho trovato discutibili ed ingenue le affermazioni riguardanti l’evoluzione di Picasso verso il cubismo. Cito il passo:

“Non posso tuttavia fare a meno di chiedermi perché Pablo Picasso, che a quindici anni dipingeva il volto umano con una maestria e una dolcezza commoventi, e che in seguito nei cosiddetti periodo blu e periodo rosa produsse capolavori degni della sua fama, prese progressivamente a ignorare l’armonia e la bellezza della figura umana fino a scomporla, abbruttirla e quasi farla a pezzi, come se si trattasse di un’autopsia”.

Non si può scrivere un saggio sui gusti personali, perché essi sono quanto di più relativo e sfuggente possibile. Posso capire la necessità di un’arte e di una musica che parlino a tutti e non soltanto a chi riesce a capire i messaggi criptici delle “mode”contemporanee, che rispecchiano la dissoluzione e la decadenza della nostra identità. Insomma ,se vogliamo dirla con Huizinga, che lui stesso nel libro cita, stiamo andando verso la pazzia più furiosa.
Mi sembra un discorso quanto meno superato e comunque opinabile.
Devo però dire che l’idea di fondo, cioè la necessità di intraprendere la via della bellezza come alternativa al vuoto che ci circonda è apprezzabile. Mancuso parla della natura, la prima opera d’arte, come elemento da contemplare per rischiarare i nostri animi distogliendoli da angosce e stati depressivi. Una ricerca della bellezza, che in Italia non scarseggia, in ogni luogo. Nei tramonti, nelle albe, nelle belle opere figurative (quali siano belle lo dice lui), nei monumenti, nell’ascoltare la buona musica. Ovviamente i metallari, che fanno solo frastuono ed hanno il solista che gracchia come una cornacchia con la raucedine, gli allegri suonatori dei tormentoni estivi ... vade retro!

Non mancano nel libro bellissime citazioni ad effetto, ad hoc, quelle da usare nel copia/incolla e condividere sui social media, decontestualizzando ancora di più il pensiero originario di ogni singolo autore di opere figurative o letterarie. Queste citazioni sono raccolte per avvalorare maggiormente i gusti del Mancuso. Ma non si può accettare un saggio, lo ripeto ancora, sui gusti personali di chi scrive. Non lo posso accettare.

La mia recensione è abbastanza distruttiva, ma per il rispetto che nutro verso qualsiasi libro, creatura partorita dalla mente dell’uomo, non scendo mai oltre le 3 stelle.
Mi spiace, deludente.

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Consigliato a chi ha letto...
Si, se volete un libro piacevole che vi faccia pensare alla bellezza come via per uscire dal vuoto e dalla noia, alla bellezza come consolazione dell’animo.
No, se cercate un saggio rigoroso che arricchisca ed informi sul tema della bellezza
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