Saggistica Storia e biografie Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro
 

Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro

Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro

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Il ritorno di una biografia ormai classica. Nelle pagine di Roberto Gervaso, Cagliostro viene fatto apparire come una sorta di anti-Voltaire, l'incarnazione del lato oscuro del secolo dei Lumi. Per la ricostruzione della sua vita l'autore ha fatto ricorso a documenti d'archivio e all'immensa mole di ricerche, interpretazioni, apologie e memoriali d'accusa che si è accumulata in due secoli.



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Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro 2015-10-07 06:42:09 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    07 Ottobre, 2015
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Così uguali, così diversi

Nonostante tutti gli studi storici effettuati e le molteplici biografie, sia di sostenitori che di detrattori, ancor oggi il personaggio del conte Alessandro Cagliostro resta avvolto in un alone di mistero. Si tratta del truffatore Giuseppe Balsamo, oppure del nobile di origini portoghesi, grande umanista e autore del famoso motto “Liberté, Fraternité, Egalité”?
Questo saggio di Roberto Gervaso, pur senza affermare nulla, anzi procedendo con particolare cautela, tenderebbe a identificare in un’unica persona Giuseppe Balsamo e Alessandro Cagliostro, sulla base di argomentazioni non solo plausibili, ma anche condivisibili. Ma credo che sia opportuno procedere per gradi, perché altrimenti il responso di Gervaso potrebbe riuscire ancora più misterioso del personaggio stesso.
Giuseppe Balsamo nasce a Palermo il 2 giugno 1743, da umile, ma non misera famiglia, e fin da giovane si fa notare per essere uni scavezzacollo, propenso a delinquere per autentica vocazione. Sposa a Roma nel 1768 Lorenza Serafina Feliciani, analfabeta a differenza del marito che ha un’infarinatura culturale per alcuni anni di studi nell’Istituto San Rocco per gli orfani, e poi nel convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone, dove era stato forzatamente rinchiuso onde cercare di raddrizzare quella sua indole ribelle e da sfaticato.
La coppia avvierà una vita errabonda, sostando poco in ogni località, proprio perché lui campa di espedienti truffaldini, così che è costretto a spostarsi di sovente, il che non impedisce che di tanto in tanto venga rinchiuso in qualche carcere. Pur innamorato della moglie, la utilizza spesso per i suoi scopi, prostituendola, circostanza che alla signora non riesce difficile, visto che è per indole di facili costumi. I due viaggiano in Italia e all’estero ed è qui che approdano in Inghilterra, ove lui si ingegna a campare con le sue truffe; scoperto, finisce in galera per insolvenza, ma in forza delle grazie della moglie riesce a uscire. Poi, nuovi viaggi sul continente, e infine il ritorno a Londra nel 1776, un anno che è fondamentale, perché avviene qualcosa di sorprendente in Giuseppe Balsamo, che si trasforma da mariuolo di bassa levatura in un autentico incredibile personaggio. Cosa accadde di tanto importante? Il 12 aprile 1776 Giuseppe è iniziato alla massoneria, diventando in breve, da semplice adepto, maestro e poi gran maestro, capace di un proselitismo senza precedenti e talmente compenetrato nella nuova posizione da creare una nuova loggia, con rito egizio. Alla massoneria, si sa, aderiscono uomini e donne importanti, gente che conta, quasi sempre molto danarosa, insomma il terreno di caccia ideale per un truffatore come lui, che per far dimenticare le sue origini, prende il cognome di alcuni parenti, Cagliostro, assume anche un nuovo nome e dato che un titolo costituisce sempre una buona presentazione, diventa conte, per la precisione il conte Alessandro Cagliostro. Grazie ai confratelli può muoversi in tutte le corti europee e stupisce con i suoi prodigi di guaritore, di alchimista e di vaticinatore. C’è bisogno di denaro? Semplice, basta rivolgersi a Cagliostro, farsi dare un numero della lotteria e questo immancabilmente esce; si soffre di un malanno che nessun medico è ancora riuscito a guarire? Su va da Cagliostro e il corpo torna sano. La pietra dell’anello di fidanzamento sembra troppo piccola? Ci si rivolge a Cagliostro e il diamante o lo zaffiro aumentano di caratura.
Pare incredibile che nel secolo dei lumi ci sia così tanta gente che crede a queste cose, e non si tratta solo del popolino, ma anche di nobili di alto lignaggio, come il cardinale di Rohan, che diventerà suo amico e che, involontariamente, lo trascinerà nella famosa truffa della collana della regina, da cui Cagliostro uscirà sì assolto, ma ormai irrimediabilmente compromesso.
Infatti, se l’esito del processo gli è favorevole, il suo prestigio viene spezzato e gli amici massoni prendono le distanze da lui, togliendo in pratica l’indispensabile appoggio. Tornato a Roma con la moglie é imprigionato dal Sant’Uffizio e condannato, oltre che per truffa, per eresia e finirà la sua vita in un’orrida cella nel carcere di San Leo.
Ci si chiede ora come abbia potuto trasformarsi il mariuolo Giuseppe Balsamo nel famoso e anche letterato conte Alessandro Cagliostro, un uomo che aveva l’immenso potere di suggestionare.
Secondo Gervaso, anni prima aveva contratto in Spagna la lue; nel periodo di incubazione della malattia (circa 10 anni) la spirocheta, agente dell’infezione, aveva irritato le sue cellule cerebrali, esaltandogli le facoltà psichiche e stimolando la creatività come una vera e propria droga, dall’effetto sorprendente e non temporaneo. Il decorso del morbo, poi, la sua manifestazione avevano fatto sì che le cellule del cervello piano piano morissero, così che il Cagliostro che tornò a Roma era un uomo in cui la demenza stava prendendo il sopravvento. Ci si chiede anche perché lo Stato della Chiesa ce l’avesse così a morte con lui e questo atteggiamento trova una spiegazione nel timore del papato di un avvento rivoluzionario, come stava accadendo in Francia, un moto che si diceva propugnato dalla massoneria. Il colpire lui che era così famoso significava impedire una possibile rivolta a Roma, costituendo un monito a chiunque desiderasse cambiare lo status quo. C’è dell’altro, però; la loggia da lui fondata con rito egizio era impregnata di misticismo, pur non essendo atea, ma divenendo così un pericoloso concorrente della Chiesa cattolica.
Resta la domanda se Giuseppe Balsamo e Andrea Cagliostro fossero la stessa persona. Il Cagliostro giudicato dall’Inquisizione, anche grazie alla testimonianza della moglie, risultava sposato in modo inoppugnabile con Lorenza Serafina Feliciani; inoltre, la somiglianza fra l’uno e l’altro era sorprendente. Quindi, è più che logico concludere che per quanto così uguali e così diversi fossero un’unica persona.
Il libro di Gervaso è molto bello e appassionante; corredato dall’indicazione delle fonti e da una cronologia cagliostrana, si fa apprezzare per lo stile fluido e non accademico, per la capacità di ricreare un’epoca (notevole il suo capitolo sullo Stato della Chiesa, il più assolutista e il più arretrato sul finire del XVIII secolo), per i chiarimenti indispensabili, come il capitolo sulla Massoneria, spiegata in modo semplice, ma esauriente, per quella vena di ironia che traspare in occasione dei miracoli di Cagliostro, ma anche per un sottofondo di pietà per l’uomo che langue e muore in una fetida cella.
Da leggere, senz’altro.

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Il grande mago. Vita morte e miracoli del conte di Cagliostro 2013-08-22 05:54:16 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    22 Agosto, 2013
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Una figura misteriosa

Giuseppe Balsamo nasce a Palermo nel lontano 1743.
E' una delle figure più controverse e discusse della storia: mago, alchimista, guaritore, massone.
I documenti e gli scritti su Cagliostro abbondano e ci tramandano di un uomo un po' santo ed un po' peccatore.
Roberto Gervaso pubblica questa biografia negli anni '70, dopo un lavoro minuzioso di raccolta documentale delle molteplici fonti, considerando che il famoso conte fu un viaggiatore indefesso, attraversò l'intera Europa, alloggiando presso le più famose corti dell'epoca, entrando in contatto con re, regine, cardinali, alti funzionari, papi, scrittori e filosofi.

La ricostruzione adoperata da Gervaso è dettagliata come richiede il tipo di opera, tuttavia godibile e ricca di riferimenti storici e culturali che accompagnano il lettore in un viaggio interessante attraverso il secolo XVIII.
Per chi già conosce la lucidità di giudizio e l'oggettività dell'autore, avrà il piacere di riscontrare anche in questa biografia datata queste qualità; Gervaso dà voce agli eventi riportando tutte le loro sfaccettature e le diverse interpretazioni scaturite nel tempo, lasciando al lettore la libertà di costruirsi la propria idea.
Anche a proposito di Cagliostro, Gervaso ci illumina sulla sua vita rocambolesca, sui contrasti , sulle accuse, sui rapporti con il popolo e con i potenti, proponendoci una galleria variopinta di vizi e virtù attribuiti al conte.

Se già il contenuto del saggio biografico è ottimo e veramente arricchente, ulteriore motivo per leggere Gervaso è la capacità di utilizzare la lingua italiana, come pochi sanno fare.
La lingua di questo autore è sublime nella ricerca del termine più appropriato, rispolverando parole ed epiteti che oramai si sono perduti nella quotidianità del nostro linguaggio.

Consigliato a tutti coloro che si domandano: “chi fu il conte di Cagliostro?”

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