Narrativa italiana Avventura L'ultima patria
 

L'ultima patria L'ultima patria

L'ultima patria

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È il 1898, un freddo mese di novembre. Sulle arcigne montagne tra l'altopiano di Asiago e la val Brenta, a Nevada, gli abitanti sono ormai quasi del tutto scomparsi: la maggior parte di loro, oppressa da una spaventosa povertà, ha abbandonato i luoghi d'origine per emigrare in America in cerca di fortuna. Jole ha compiuto vent'anni e cresce sempre più bella mentre la sua giovane sorella Antonia ha seguito la vocazione religiosa e ha deciso di farsi monaca; il fratellino Sergio è preda di strani tremori dovuti a una causa misteriosa e viene affidato alle cure della "Santa", la guaritrice di un paese vicino. La momentanea apparente quiete della zona viene sconvolta quando entrano in azione due banditi che hanno intercettato il tesoro di lingotti guadagnati dal capofamiglia Augusto nel vecchio contrabbando con l'Austria-Ungheria. Jole si troverà da sola a fronteggiare il disastro: mossa da una sete di vendetta e armata soltanto del fucile paterno, si lancerà con l'inseparabile destriero Sansone sulle tracce degli assassini per fare giustizia. Ad accompagnarla saranno ancora una volta il vento e le stelle, che la circondano in uno scenario mozzafiato. Durante l'inseguimento, Jole attraverserà all'ultimo respiro boschi e paesi innevati e supererà continue difficoltà, senza mai perdere la determinazione che la contraddistingue, in accordo con la magia della natura e la fedeltà ai propri valori, lungo un viaggio che la costringerà ad andare molto più lontano di quanto avesse mai immaginato.

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L'ultima patria 2018-06-18 03:56:09 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    18 Giugno, 2018
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Non mi piacciono le frontiere

L’ultima patria di Matteo Righetto è il Nord Est montano che - corre l’anno 1898 - si sta spopolando per il flusso migratorio inarrestabile di gente in cerca di fortuna nelle Americhe (“Lo sai che non mi piacciono le frontiere. Mi piacciono gli orizzonti”).

Jole, Antonia e Sergio De Boer vivono con i genitori in un alpeggio (“E dove sarebbe questo posto chiamato Nevada?... Tra la val Brenta e l’altopiano di Asiago”) tra “luoghi di contrabbando e contrabbandieri”.

Antonia decide di seguire la propria vocazione religiosa, mentre Jole sta ancora cercando di assegnare un futuro al suo temperamento volitivo e tenace. Ma su di lei si abbatte la tragedia familiare della perdita dei genitori, che vengono massacrati durante la temporanea assenza dei figli (“Aveva disobbedito a suo padre e ora si ritrovava così…”).

Jole con il fedele cavallo haflinger Sansone decide di farsi giustizia e insegue sui monti i due predoni (“E Cimanegra dov’è?”) che hanno razziato il tesoretto di casa De Boer.
La solitudine coraggiosa di Jole si staglia sullo sfondo di una montagna amica e allusiva (“I lontani ululati di quelle bestie che avevano provato ad aggredirla, i più vicini versi del tasso e della martora, e poi i richiami minacciosi del barbagianni, dell’assiuolo e della civetta nana. A un tratto avvertì chiaro il verso oscuro, misterioso e profetico del gufo reale e… le parve un suono davvero sinistro”), con la colonna sonora della natura (“Il canto di decine di uccelli che proveniva dal bosco: tordi, pettirossi, capinere, fringuelli. Li ascoltò e ne seguì le melodie intrecciate, come se fossero una lode del mattino. Un inno al cielo”).

Giudizio finale: montanaro, avventuroso, western.

Bruno Elpis

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