La veranda La veranda

La veranda

Letteratura italiana

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La «veranda» a cui accenna il titolo è quella di un sanatorio, nell’Italia settentrionale, dove è ospite il protagonista, un giovane avvocato. Intorno a lui non vi sono borghesi colpiti dal male canonico, ancora in quegli anni, per gli esseri sensibili, ma un campionario di relitti, provenienti dalle più varie zone d’Italia. Si ritrovano ogni giorno nella veranda del tubercolosario, uniti da una comunanza nella noia e nella paura. Non si chiamano neppure per nome, ma con quello delle rispettive città, come commilitoni della morte. È un mondo a parte, con i suoi riti, il suo gergo, le sue vittime, i suoi intrighi. Ed è anche il mondo in genere, ridotto alla miseria e ai sogni.

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La veranda 2015-02-18 05:54:25 siti
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siti Opinione inserita da siti    18 Febbraio, 2015
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"Spesso il male di vivere..."

Ho trovato un tesoro prezioso. Vivo la sensazione di una scoperta inattesa e ricca. Ho scoperto “La veranda”: è il suo destino essere scoperta. Nel 1981 giaceva, forse dimenticata, tra le cartelle di uno dei sommi giuristi di fama europea che la Sardegna, generosa, ha saputo donare. Giaceva adagiata fra scritti di altra natura ai quali il suo autore si era poi dedicato. Alla sua morte è emersa, salvata dal destino che il suo autore le aveva riservato:” L’ho distrutto”. Salvatore Satta, non apprezzato all’esordio con la sua proposta al Premio Viareggio, scartato il suo primo lavoro, abbandonò il mondo dei letterati ma non certo quello della letteratura. Lo si ricorda oggi per il suo più famoso “il giorno del Giudizio” (1977) e per il “De profundis” scritto nel ’48 una profonda meditazione sull’Italia postfascista e del dopoguerra .

Ambientato in un sanatorio o meglio nella sua veranda, per le famose pratiche già elevato a dignità letteraria nel ’24 da Thomas Mann ne “La montagna incantata”, l’opera ha per protagonista un giovane avvocato che, malato di “tuba”, tra una “pipa” (termometro) e una “bomboniera” (sputacchiera), osserva un microcosmo e lo rappresenta restituendocelo come lirica metafora dell’umanità.
La veranda è luogo personificato: ingloba con i suoi accadimenti il bene e il male.
La veranda è una cassa di risonanza dove ogni parola detta o taciuta, paradossalmente, si amplifica, dove non risuonano conversazioni ma “parole che rompono dal mondo”.
Gli ospiti sono nominati come i luoghi dai quali provengono, ma oltre il Po “gli uomini diventano regioni ché paesi e città non hanno risonanza negli animi di questi comunardi, e il muro e la fossa sono rimasti nel loro spirito”.
La veranda è la metafora dell’ ”adattamento animalesco” alla vita e a tutto ciò comporta :“nell’affetto e nell’amicizia e fin nell’amore noi affondiamo nella consuetudine, come l’albero le sue radici nella terra; e il dolore prima che ogni cosa è una ferita alla consuetudine.”
Le pagine si susseguono una più bella dell’altra e non è la narrazione il fulcro che spinge il lettore a consumar le righe, a voltar pagina, quanto la brama di conoscere il pensiero di un giovane autore emergente che, ricordando la tempestiva genialità dei grandi nomi della letteratura, ti sorprende per la visione della vita e per la lucidità con la quale ce l’ha restituita, sottilmente ispirata al “male di vivere” di montaliana memoria.
A voi scoprirla l'opera, se gradite.

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