Narrativa italiana Classici Le ultime lettere di Jacopo Ortis
 

Le ultime lettere di Jacopo Ortis Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Le ultime lettere di Jacopo Ortis, opera di Ugo Foscolo edita da Einaudi. Quando Ugo Foscolo è a Bologna, nel 1798, compie la prima parziale stesura del romanzo Ultime lettere di Jacopo Ortis, che viene poi pubblicato in quello stesso anno. L'opera, profondamente riveduta, viene ripubblicata a Milano nel 1802; ispiratore di questa seconda redazione è l'amore del poeta per Isabella Roncioni, conosciuta in Toscana. Ma le Lettere hanno un destino movimentato perché subiranno ulteriori aggiunte e correzioni a Zurigo (1816) e a Londra (1817). Il travaglio "compositivo" dell'opera rispecchia la crisi, non solo politica, ma soprattutto filosofica ed esistenziale dell'autore, scaturita dal contrasto tra leggi meccanicistiche della natura e ansia di vita, tra razionalismo e nuove aspirazioni romantiche.

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Le ultime lettere di Jacopo Ortis 2015-09-02 17:45:42 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    02 Settembre, 2015
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La lotta contro il mondo

“Le sublimi anime passeggiano sopra le teste della moltitudine che oltraggiata dalla loro grandezza tenta d'incatenarle o di deriderle, e chiama pazzie le azioni ch'essa immersa nel fango non può, non che ammirare, conoscere. – Io non parlo di me; ma quand'io ripenso agli ostacoli che frappone la società al genio ed al cuore dell'uomo, e come ne' governi licenziosi o tirannici tutto è briga, interesse e calunnia – io m'inginocchio a ringraziar la Natura che dotandomi di questa indole nemica di ogni servitù, mi ha fatto vincere la fortuna e mi ha insegnato a innalzarmi sopra la mia educazione. So che la prima, sola, vera scienza è questa dell'uomo la quale non si può studiare nella solitudine, e ne' libri: e so che ognuno dee prevalersi della propria fortuna, o dell'altrui per camminare con qualche sostegno su i precipizj della vita.”

Romanzo epistolare tra le opere più famose di Ugo Foscolo e apertamente ispirato al Werther del tedesco Goethe, le Ultime lettere di Jacopo Ortis narrano la lotta contro il mondo di un giovane, con tutta evidenza alter ego dell’autore. Ragazzo di personalità passionale e portata alla riflessione, Jacopo Ortis vive il dramma di due brucianti delusioni. La prima è di natura politica e si deve al trattato di Campoformio, con cui Napoleone nel 1797 spense tutte le speranze che molti Italiani ed intellettuali, tra cui ovviamente Foscolo, riponevano in lui; si rende evidente così la vittoria degli interessi di Stato sugli ideali che l’autore appoggiava credendoli incarnati nel futuro imperatore francese. A questa prima doccia gelata si aggiunge l’amore impossibile con Teresa, promessa sposa a un giovane di buona famiglia, Odoardo. Verso di lui Jacopo fa convergere tutto il suo doloroso disprezzo per una società in cui interessi politici ed economici riescono ad aver la meglio su amore e passione, erotica e politica. Jacopo giunge quindi alla conclusione che la società è nemica della natura umana, è essa stessa il cancro dell’uomo poiché lo abbandona nella scelleratezza della razionalità fredda e calcolatrice.

Ciò che distingue Ortis dal Werther goethiano è stato individuato non tanto nel contenuto, evidentemente affine, quanto nello stile. Se l’alter ego di Goethe scrive in una prosa potente e riccamente passione, l’alter ego di Foscolo si esprime con un linguaggio poetico e a tratti sublime, tanto da poter definire le sue lettere poesia in prosa. Inoltre, se Werther evidenziava grandemente la dimensione umana, Jacopo è un personaggio di grande levatura filosofica, perfettamente calato nella nascente mentalità del Romanticismo: il protagonista fa infatti emergere dalle sue lettere una visione del mondo oramai ben lucida.

“Io non so né perché venni al mondo; né come; né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E s'io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d'una ignoranza sempre più spaventosa. Non so cosa sia il mio corpo, i miei sensi, l'anima mia; e questa stessa parte di me che pensa ciò ch'io scrivo, e che medita sopra di tutto e sopra se stessa, non può conoscersi mai. Invano io tento di misurare con la mente questi immensi spazj dell'universo che mi circondano. Mi trovo come attaccato a un piccolo angolo di uno spazio incomprensibile, senza sapere perché sono collocato piuttosto qui che altrove; o perché questo breve tempo della mia esistenza sia assegnato piuttosto a questo momento dell'eternità che a tutti quelli che precedevano, e che seguiranno. Io non vedo da tutte le parti altro che infinità le quali mi assorbono come un atomo.”

Una volta aperti gli occhi, la sua filosofia sembra anticipare concetti che di lì a poco saranno il nucleo del pensiero del più grande poeta romantico italiano, Giacomo Leopardi: la disillusione verso la vita, il disprezzo verso la Natura matrigna, la morte dei desideri, la presa di coscienza del nulla della vita umana di fronte alla sconfitta delle passioni, il fallimento dell’immaginazione e l’attesa dell’unica consolazione possibile, la Morte.

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Le ultime lettere di Jacopo Ortis 2013-12-07 14:30:15 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    07 Dicembre, 2013
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L'impronta della tragedia

E’ il primo romanzo epistolare della letteratura italiana. Il tema di fondo è l’importanza degli ideali in una vita, senza i quali la vita stessa perde di significato e di dignità. Altri temi altrettanto fondamentali dell’opera sono la patria, il rapporto tra la figura dell’intellettuale e la società, il contrasto tra natura ed intelletto, tra passione e dovere. Lo stile non lo rende un libro agevole o di facile comprensione, i toni a volte sono eccessivamente enfatici, però è un testo molto significativo, sia per come emerge l’interiorità del protagonista, sia dal punto di vista storico, per capire le ansie ed i dolori tipici dell’epoca del Risorgimento.

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Le ultime lettere di Jacopo Ortis 2013-12-03 15:42:52 Martiii08
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Martiii08 Opinione inserita da Martiii08    03 Dicembre, 2013
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Troppa tragedia in un solo libro

Le recensioni servono a consigliare libri, quindi vi dirò: dovreste leggere "Le ultime lettere di Jacopo Ortis"? Nì. Non saprei se rispondere assolutamente si o assolutamente no, proprio perché Ugo Foscolo è un po' come Baricco: o lo si ama, o lo si odia. Diversamente da quanto ho apprezzato la sua poetica particolarmente evidente nella raccolta "Sonetti" questo romanzo non mi ha dato molta soddisfazione.
Jacopo Ortis, protagonista dell'omonimo scritto, s'innamora perdutamente della bella Teresa, descritta nelle sue lettere come una delle più belle fanciulle mai viste. Comincia da questo innamoramento una fitta corrispondenza epistolare tra Jacopo e un personaggio fittizio (inventato dallo stesso Foscolo), Lorenzo Alderani. Il giovane Ortis, in esilio presso i Colli Euganei, (si noti lo stretto legame che hanno realtà e invenzione in questo romanzo) scrive all'amico raccontandogli giorno per giorno le sue sventure e i suoi sentimenti. Egli è disperato a causa del suo amore perché sa che non potrà mai essergli ricambiato e vive in una condizione di miseria interiore e di tormento perenne. Troppa tragedia, Foscolo sembra si fosse messo di buona intenzione a scrivere un romanzo epistolare che fosse praticamente identico rispetto a quello di Goethe, "I dolori del giovane Werther", carino per l'ideale romantico dell'uomo innamorato che si perde negli occhi dell'amata. Ma dopo una prima volta...anche basta! Leggere un libro dovrebbe lasciare qualche sentimento, qui mi è sembrato tutto molto noioso e già "visto e sentito". Non disprezzo Foscolo, sia chiaro; nonostante non sia uno dei miei poeti preferiti gli si deve riconoscere il merito di aver portato avanti la letteratura italiana. La vita del poeta, riflessa lettera dopo lettera all'interno dell'opera, viene fuori, così come vengono alla luce tutti i suoi disagi, la paura per "l'illacrimata sepoltura", per la madre lontana, per l'esilio che lo ha portato ad essere lontano dalla patria. Lo consiglio se amate il genere tragiromantico, altrimenti potete benissimo farne a meno.

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I dolori del giovane Werther, "Sonetti" di Ugo Foscolo
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