Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi
 

Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi

Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi

Letteratura italiana

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Napoli 1931. Luigi Alfredo Ricciardi, commissario in forza alla Regia Questura di Napoli, affronta un nuovo caso di omicidio insieme all'inseparabile brigadiere Maione. L'estate del commissario Ricciardi vedrà la morte della bellissima duchessa di Camparino, una donna misteriosa dalla chiacchierata vita notturna. Anche stavolta saranno le ultime parole pronunciate dalla vittima a far partire l'indagine che condurrà il commissario, e noi lettori insieme a lui, a scoprire una Napoli riarsa e poco conosciuta, abitata da personaggi inquietanti che tenteranno di ostacolare il suo lavoro.

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2017-11-07 21:38:59 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    07 Novembre, 2017
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La gelosia

Siamo come di consuetudine a Napoli, dove l’estate con il suo caldo intenso mette a dura prova i nostri protagonisti, neanche l’ombra sempre dare sollievo, ma i problemi per il commissario e il suo fedele aiutante sono ben più gravi. Un nuovo sentimento gira per la città, un sentimento che rischia di distruggere tutto quello che incontra: la gelosia.

“Ho conosciuto un’altra perversione, l’ennesima corruzione dell’amore che porta alla morte, all’assassinio. E siccome l’ho conosciuta, la posso riconoscere. L’amore, il peggior nemico, percorreva spesso vie contorte: ma la gelosia era diritta come un fuso. Come la fame, l’altra grande generatrice di delitti, era improvvisa e violenta; ma aveva ben altre radici, affondate nella follia dell’egoismo e del possesso. E sapeva anche attendere”.

Questa volta Ricciardi dovrà come sempre cercare di non “pestare i piedi” a molte persone durante le sue indagini perché la morte si è presa la giovane Duchessa Adriana, una donna che si è goduta la vita e che forse non sempre è stata al posto suo.

Ognuno ha il suo posto e li dovrebbe stare, senza mai osare, ma la vita porta a delle svolte e queste spesso possono farci trovare al posto in cui non dovremmo essere e soprattutto nel momento sbagliato.

De Giovanni continua a incantare, leggermente sottotono rispetto al precedente, questo libro tiene alta la voglia di continuare la lettura per vedere come si evolveranno le nuove situazioni. Adoro questa serie perché in ogni “puntata” oltre al caso da risolvere c’è anche un’evoluzione interna, dove i vari protagonisti si mettono in gioco e rischiano, si espongono, ma soprattutto sono molti i sentimenti che suscitano; posso dire con tranquillità di essermi affezionata a tutti e che ogni volta sono davvero una buona compagnia. Consiglio la lettura della serie seguendo l’ordine di pubblicazione perché altrimenti si rischia di perdersi le varie dinamiche fra i protagonisti.

Vi lascio con questa frase davvero significativa:

“Ricordava l’interrogatorio del duca, la voce rantolante, il caldo terribile, l’odore di morte soffocante della stanza di lui; ma ne ricordava anche le parole, che lo avevano colpito nell’anima. Un uomo muore quando non significa più niente per nessuno”.

Buona lettura.

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2017-02-03 09:27:36 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Febbraio, 2017
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Un'estate di fuoco, Ricciardi..

Anni ’30. Napoli è nel pieno della sua calda e torrida estate, un’estate caratterizzata da ben quaranta gradi e la totale assenza di qualsivoglia attimo di respiro. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il Brigadiere Maione, per ragioni diverse, sono in questura di turno domenicale quando vengono chiamati ad investigare su una misteriosa morte avvenuta nella notte; serata all’interno della quale si stava, tra l’altro, celebrando la ricorrenza della Santa Maria Regina, una tipica celebrazione del luogo. Il cadavere rinvenuto ed appartenente niente meno che alla duchessa Adriana Musso, seconda moglie dell’ormai moribondo Duca, presenta un foro di arma da fuoco nell’area frontale della nuca nonché molteplici contusioni e abrasioni su varie parti del corpo. Ricciardi e Maione danno subito inizio all’investigazione che, passo dopo passo, consente, da un lato, di ricostruire la vita di una donna caratterizzata da molteplici relazioni extraconiugali – non celate, ma pubbliche – e, al contempo, induce i due funzionari ad intraprendere una strada molto pericolosa che li porterà ad incontrare ambienti inevitabilmente correlati al Fascismo, epoca all’interno della quale il romanzo è ambientato.
Attraverso una ricostruzione precisa, meticolosa, caratterizzata dall’alternanza di voci e io narranti, Maurizio De Giovanni crea con maestria un giallo accattivante, contenutivamente solido e ricco di colpi di scena. Sino all’ultima battuta, infatti, non si ha la certezza di chi sia – o di chi siano – l’omicida, così come sino a conclusione dell’opera non se ne comprendono realmente le ragioni. All’interno dello scritto però, trova spazio anche il sentimento, la riflessione. Il solitario Ricciardi, che da sempre a causa del suo dono (o della sua sventura), tende a rifiutare le attenzioni femminili, è preda di un’emozione nuova: l’amore.
Non solo, l’elaborato ruota intorno anche ad un quesito; quello relativo al proprio posto nel mondo. Qual è, sembra sussurrarci De Giovanni/Ricciardi, il posto di ognuno? Qual è il nostro ruolo negli eventi, e soprattutto perché la condizione umana è così incline a confinare l’individuo in una posizione che sembra invalicabile, prostrante, irrimediabile?
Con una penna fluente e peculiare, l’autore ci offre un testo tutto da scoprire che naturalmente invoglia il lettore a scoprire delle altre avventure. Che dire dunque se non, a presto mio caro Ricciardi?

«Non si può mai dire. La gente, vedi, è strana: le passioni trovano energia nei momenti più inaspettati. Il caldo fa impazzire, fa diventare insofferenti; cose che sopporteresti d’inverno o in primavera, ti irritano d’estate. Credimi, i fatti più assurdi succedono in questa stagione» p. 19

«Un uomo muore nel momento stesso in cui non significa più niente per nessuno. [..] L’odio è un pensiero, commissario. Un’istanza, forse un desiderio. Chi è impegnato a morire ora dopo ora, chi non si muove da un letto e dipende dalla carità di chi viene ad assisterlo, non si può permettere l’odio. E’ un lusso anche quello» pp. 98-100

«Ma con l’amore non si combatte, commissario. Perché se si combatte si perde. Inevitabilmente. E allora bisogna prendere un’iniziativa, e bisogna coglierlo l’amore, come uno di questi fiori. Quando si ama, si ama anche il mondo, si vorrebbe cantare, urlare, ridere senza ragione, alla luce del sole» p. 286

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2014-07-08 19:41:47 diogneto
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diogneto Opinione inserita da diogneto    08 Luglio, 2014
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Il parente Ricciardi!

Caro Ricciardi a me piaci!

Non tanto le tue indagine, già te lo scrissi nell'altra recensione, ma in quell'intreccio di vite che ti circondano... in questo libro si continua a scendere nel tuo "animo" in maniera ancora più profonda! L'arrivo inaspettato di una "ospite" lontana ed antica, il continuo seguirsi con Elena fanno da sfondo ad una Napoli dove oramai il fascismo ha preso il largo e l'arroganza del potere, se prima si subodorava, ora diventa un fetido odore che fa da contorno a storie semplici che, infondo, parlano anche di noi!

Forse è questo il tuo segreto caro commissario... quello di sembrare un famigliare che aspetti la sera a casa e del quale, magari, ti preoccupi dopo un po' che "non lo vedi".

Per questo, finito questo libro, non vedo l'ora di divorare il seguito!

Allora a presto Commissario!

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2013-09-20 08:01:08 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    20 Settembre, 2013
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La gelosia-Amica mia, quanto costa una bugia...

Amore, passione, rabbia, sangue. 
Amore, gelosia, incertezza, baci e lacrime.
Amore, gelosia, onore, possesso.
Pericoli, segreti, sguardi.

Gelosia, una bestia irrazionale e violenta che si insinua come una serpe e azzanna coi pochi denti avvelenati le carni, e stringe stringe stringe. Talvolta apre gli occhi su nuovi orizzonti, talvolta li chiude su supposizioni tanto irreali quanto letali.
Rovente Napoli sotto il sole di una calda estate fascista, la gelosia virale ammorba i rioni e colpisce al ventre ogni protagonista del libro, dilaga e appesta. Poi esplode,  un tuono di emozioni sprigiona energie ed allenta la presa soffocante e vada come vada , nel bene o nel male.

Terzo romanzo del commissario Ricciardi, leggere questi De Giovanni e' una strada in ripida salita, panoramicamente parlando. Perche' piu' si procede piu' ci si rende conto che ogni libro e' inaspettatamente piu' bello del precedente, le emozioni sono tante, nemmeno una virgola fuori posto.
Apprezziamo la poliedricita' del racconto, splendido da qualsiasi prospettiva lo si analizzi esso e' un gioco di specchi, dove il colpevole sembra sembre a portata di mano. E poi invece e' solo un inutile riflesso.
Esso e' un tuffo in una Napoli importata fisicamente nel libro, il caldo soffocante ed i maccheroni fumanti in tavola, donne ai balconi che si urlano segreti, lunghi fili per il bucato appesi a palazzi troppo vicini, il tocco leggiadro dei borseggiatori che ti accarezzano la tasca,il fischio di una nave in partenza, i soffitti alti dei nobili palazzi. Esso e' narrativa verace di personaggi che ormai vivono a casa nostra, con noi. E si sorride, quanto si sorride con questo libro.

Orgoglio tricolore questa e' la mia Italia, quella che deve essere diffusa dalla migliore orchestra sinfonica  sulle note di spartito dei nostri piccoli grandi artisti : lui e' Maurizio de Giovanni e a voi buona lettura.

Ps. Credo possa essere letto singolarmente, ma direi che val la pena iniziare dal primo capitolo e proseguire.

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2012-09-09 20:50:57 Fonta
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Fonta Opinione inserita da Fonta    09 Settembre, 2012
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Torrido delitto partenopeo

Napoli, torrida domenica di agosto del 1931, anzi, del IX anno dell'epoca fascista.

Le strade sono ancora invase dai profumi e dall'ebrezza della festa della serata precedente, una festa dedicata alla Madonna che, nella sua allegria e spensieratezza non ha dato modo a nessuno d'accorgersi dell'omicidio della duchessa di Camparino, personaggio molto in vista nelle alte sfere napoletane, la quale dopo un matrimonio d'interesse con il vecchio duca, il quale è a letto in fin di vita da anni, non ha mai tenuto nascosta la sua bellezza e la sua relazione con un noto giornalista. Personaggio ambiguo senza alcun dubbio ma, chi voleva vederla morta?

Ancora una volta l'indagine viene affidata al cupo e triste commissario Ricciardi ed al suo fidato brigadiere Maione.

Un'indagine delicata, che va a scoprire segreti e lati oscuri dell'alta società napoletana, che in questo periodo sta venendo sempre più a contatto con i gruppi fascisti.

Un romanzo che a tratti è poesia nelle descrizioni, che fa immergere il lettore nell'afa di agosto gettandolo poi in fredde cronache nere, in un alveare di sospettati e di moventi per l'oicidio che, solo grazie alle doti di Ricciardi potrà esser smascherato.

Ancora un grande libro per il maestro De Giovanni, ancora un'altra bellissima avventura del commissario che sente le voci dei morti negli ltimi attimi delle loro vite.

Per chi non lo avesse ancora letto ed ama i bei gialli, la serie delle stagioni di De Giovanni e del commissario Ricciardi non può esser accantonata!

Lettura consigliatissima!!! =)

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Maurizio De Giovanni
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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2012-02-29 02:23:48 Sydbar
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Sydbar Opinione inserita da Sydbar    29 Febbraio, 2012
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Il posto di ognuno

Un'estate torrida, troppo torrida, una Napoli sempre più intrisa da un ambiente influenzato dall'era fascista, il Commissario Ricciardi ed il Brigadiere Maione ed una miriade di personaggi ognuno sapientemente collocato al suo posto, nella trama di questo giallo che ha un sapore antico che ti agguanta lasciandoti con un senso di malinconia ma tante speranze.
Dei libri di De Giovanni che narrano le avventure di Ricciardi sicuramente questo è il più introspettivo. Ogni personaggio è descritto soprattutto dal lato psicologico e sociale, forse in alcuni passaggi anche troppo ma non guasta.
I capitoli come al solito stile dell'autore sono brevi e lasciano sempre, alla fine, la voglia di iniziare la lettura del successivo, in quanto la trama non racconta solo le indagini per scoprire l'autore di un efferato omicidio ma anche vari intrecci amorosi e passionali che caratterizzano l'opera dall'inizio alla fine. Sembra quasi di leggere un giallo rosa, definizione un po' azzardata la mia ma ci sta tutta.
La piacevolezza non raggiunge il massimo dei voti perchè si denota una minore azione nella trama che indubbiamente rimane una ragnatela ben architettata il cui gioiello rimane sicuramente la risoluzione finale.
De Giovanni attraverso la sua opera ci regala uno spaccato di una Napoli del fascio caratterizzata da miseria e nobiltà che si intersecano abilmente regalandoci un trattato umanistico e sociologico di sicuro spessore.
Complimenti De Giovanni, un'altra perla nello scenario letterario italiano.
Buona lettura.
Syd

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Gialli
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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2010-06-02 18:50:15 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    02 Giugno, 2010
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"Penso che si nasce incudine o martello"

Che gran bel libro, la sua collocazione è da "classico della letteratura italiana". Classificarlo giallo o poliziesco d'altri tempi (Napoli 1931) sarebbe incompleto o riduttivo. C'è un delitto, muore una donna aristocratica e si cerca il colpevole, pagina dopo pagina si entra in un mondo meraviglioso fatto di tante storie, come dice lo stesso autore "gente che viveva le proprie storie fra mille ostacoli", con la grazia di una scrittura oserei dire perfetta e con tanto di finale a sorpresa.

"Penso che si nasce incudine o martello; e che l'incudine è felice di essere percossa, perchè la sua natura lo impone"

"Un uomo muore nel momento in cui non significa più niente per nessuno"

"Lo sai che la cosa più importante è l'amore. E' l'amore che ti dà il posto in cui stare. Me lo dicevi sempre che l'amore era la vera casa, la patria. Non mi hai spiegato però come fare, se l'amore è quello sbagliato"

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E' per tutti i palati....
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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2009-12-06 13:23:41 Sandro De Luca
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Opinione inserita da Sandro De Luca    06 Dicembre, 2009

Capolavoro?

Non so se sono capolavori; non sono attrezzato culturalmente per dare questi giudizi.

Posso solo dire che ho rinuciato a tante cose ( incontri, cene, teatri, film..) pur di leggere i tre libri che ho comprato in blocco nel caldo Ferragosto 2009.

La scelta è stata casuale ( mi faccio guidare dalla copertina, da una lettura di di qualche pagina pagina presa a caso..) . Non mi soffermo su una analisi dei vari personaggi, sarebbe lungo e comunque non sono in grado di farlo. Dico solo che sono libri di grande compagnia, una compagnia intelligente, istruttiva, che attivano i tuoi neuroni cerebrali deputati al pensiero; e tutti sappiamo che dove c'è pensiero c'è anche progresso.

A presto Sandro De Luca

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Lo consiglio a Scateni, che si cimenta in scontate e noiose indagini sociologiche e mai sulla caratterizzazioni dei personaggi; <br />
A Vichi Marco ( che pure si è cimentato in lavori intriganti ) per l'eleganza e la finezza dei protagonisti. <br />
E poi a tutti quelli che non hanno ancora conosciuto il commissario Ricciardi..e i luoghi di Napoli di una certa epoca e nelle varie stagioni.
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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi 2009-06-27 21:02:24 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    27 Giugno, 2009
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Semplicemente un capolavoro

Come ho aperto il libro ho avuto chiara la sensazione di aver ritrovato dei vecchi amici, di quelli con cui ci si vede magari solo una volta all’anno. C’è il brigadiere Maione un po’ ingrassato, tanto che si è messo a dieta e poi c’è l’Enrica, una presenza silenziosa, non appariscente, ma capace di dare luce a una notte e a un’intera vita. Il dottor Modo, nonostante il suo antifascismo, è ancora lì e sembra dirmi che la vita deve essere presa con ironia, sì con uno spirito leggero, e se detto da lui c’è da credergli, perché i suoi clienti non sono di certo ciarlieri, muti come possono solo esserlo i cadaveri.

E poi c’è lui, quegli occhi intensi, in cui sembra galleggiare il dolore del mondo, un uomo Ricciardi a cui tenderei subito la mano per prendere un po’ della sua sofferenza e per vederlo un po’ sereno, magari al braccio di Enrica, la cui madre s’è messa in testa di accasarla con un bellimbusto e nemmeno a farlo apposta la giovane deve anche confrontarsi con la bellissima Livia, che si è incapricciata del commissario, il tutto nel corso di una difficile indagine per la soluzione di un efferato delitto e in un’estate particolarmente torrida.

Cari amici, tutti, è sempre un piacere essere con voi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, entrare in quelle pagine per presenziare, ospite invisibile, alle vostre storie, per essere partecipi della vostra esistenza che non ha nulla di titanico, di grandioso, ma che riflette i vostri caratteri fondamentalmente buoni, con quel senso di pietà che vi accompagna di fronte alle vittime dei delitti e davanti agli omicidi che assicurate alla giustizia.

Caro Maione, caro Ricciardi, cara Enrica, non sapete quanto mi siete mancati dal nostro ultimo incontro. Ora vi vedo nuovamente, fra le pagine del libro che sfoglio, fra le righe che divoro, coricato sul letto la sera in attesa di un sonno che, grazie a voi, non potrà che essere ristoratore, accompagnato dalla vostra presenza nei miei sogni.

Lo so che quanto ho scritto è un po’ strano per una recensione, per quelle righe che un lettore attento compone per giustificare il suo giudizio su un’opera.

Ma voi siete quest’opera, voi e tutti i personaggi che la animano, in un’atmosfera falsa tipica di un regime, dove non si deve parlare né di miseria, né di crimini.

A volte pure mi commuovo, e voi non ve ne accorgete, perché non mi vedete e forse è anche meglio, perché così non perdete quella naturalezza di gesti e di comportamenti che vi contraddistingue.

Stare con voi è meglio di vedere un film della televisione, essere insieme a voi è un confrontarsi continuamente, riscoprendo quei vizi e quelle virtù che, in maggiore o minor misura, sono dentro di noi.

Voi siete un’umanità reale, tangibile, che ora non si trova più in un mondo in cui ognuno è diverso da quel che appare; voi invece siete limpidi, con i vostri sentimenti, le vostre emozioni, i vostri amori, le gelosie, il desiderio di un mondo più giusto. In proposito, cari Ricciardi e Maione mi piacete tanto perché non siete dei giustizieri, ma cercatori di verità, incrollabili, tutti tesi allo scopo, ma anche misericordiosi, comprensivi senza indulgere al troppo facile perdono.

Siamo arrivati all’estate e poi ci sarà l’autunno, l’ultima delle quattro stagioni, a quanto pare.

Ma io vi voglio vedere, vi voglio ritrovare ogni anno e anche se non sono napoletano prego San Gennaro perché sia così e che illumini Maurizio de Giovanni, pure lui presente e invisibile a voi, ma che, a differenza di me, vi suggerisce ogni passo.

Anche a nome vostro chiedo perciò a San Gennaro di farci la grazia che de Giovanni continui a permettere questi nostri indimenticabili incontri.

Quanto a voi, in preda alla commozione, dico arrivederci, cari, grandi, splendidi amici, come splendido è il libro che vi racchiude.

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Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni;<br />
La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni
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