Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi
Letteratura italiana
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Estate in città
Desiderate leggere un buon libro, magari un giallo ambientato d’estate, in vacanza, al caldo, ma parliamo di caldo vero, quello torrido, di quando l’asfalto è davvero rovente?
Caldo esattamente come quello di oggi, nella rovente estate del 2026, per intenderci?
Allora credo possa soddisfarvi appieno l’estate altrettanto calda del Commissario Ricciardi, il fortunato protagonista seriale dei gialli di Maurizio De Giovanni.
Il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in servizio presso la Regia Questura di Napoli nel pieno degli anni bui del Ventennio fascista, è forse il più noto dei personaggi seriali scaturiti dalla fervida, intensa e deliziosa creatività narrativa dello scrittore Maurizio de Giovanni.
Ricciardi è notissimo per una sua originale, ed un po' ombrosa, peculiarità, quella che lui stesso denomina il “Fatto”; quasi una facoltà paranormale, ma non è così facile e banale da definirsi, il fatto va ben oltre ad una misteriosa facoltà esoterica e soprannaturale.
Ricciardi, in sintesi, è il capo della squadra omicidi, ed ogni volta che si presenta sul luogo di un assassinio, sempre riesce a captare, lui solo tra tutti, le ultime parole della vittima, il suo ultimo pensiero, diremmo quasi l’ultimo barlume di coscienza prima che l’anima si stacchi per sempre dalle spoglie mortali. Il cadavere resta nel luogo dove è occorsa la morte, con la stessa posizione in cui è spirato, invece il suo spettro si trova in posa immediatamente prospiciente la povera vittima, rimane là pur dopo che il corpo è stato rimosso, ci rimane fino a sbiadire solo dopo molto tempo, e ripete incessantemente sempre le stesse, ultime parole, in maniera macabra e ossessiva.
Accade immancabilmente, e sempre il solo Ricciardi lo vede e lo sente, lui solo tra tutti; una facoltà che possiede suo malgrado da sempre, e che possedeva anche la propria madre.
Magari potrebbe trattarsi di una anomalia familiare, Ricciardi ha ascendenti aristocratici, è un nobile, e si sa, quelli di sangue blu tendono ad unirsi tra consanguinei per motivi di censo ed interesse, magari con facilità si è trasmessa una tara genetica.
Ma non è così semplice e banale, lo ripetiamo.
Si badi, quanto detto del “Fatto” accade sempre per le vittime di morte violenta, con spargimento di sangue, mai naturale; non necessariamente a causa di una mano omicida, quindi, può anche essere la vittima di un tragico incidente.
Va da sé che dato la sua professione, a Ricciardi gli capiti purtroppo anche troppo spesso di vedere cadaveri, da sempre convive con tale maledizione che ne inficia ovviamente gli stessi rapporti sociali, è un fatto da tenere ben nascosto per non essere scambiato per un pazzo o visionario, lo condanna al segreto e da lì alla solitudine.
Di qui la sua ritrosia ad innamorarsi, a lasciarsi andare, a tacere le sue inquiete visioni anche con i congiunti, i colleghi, i pochi e fraterni amici che si ritrova.
L’abilità di Maurizio de Giovanni, causa del suo successo, non sta tanto nell’originalità dell’orpello che affligge Ricciardi, che tra l’altro neanche gli è utile nelle sue indagini, spesso lo confonde, lo distrae, lo fuorvia del tutto dal momento, ha un senso solo al termine delle indagini, non ha niente a che fare con l’assassinio o il movente che lo ha spinto ad armargli la mano.
Quello di Luigi Alfredo Ricciardi è una maledizione, sì, quella che affligge anche tantissimi altri, ma che solo in Ricciardi, grazie a De Giovanni, giunge al suo parossismo: la sensibilità umana.
Il commissario è un uomo buono, retto, dolce, squisitamente sensibile: mostra estrema empatia per i suoi simili, sia che appartengano alla nobiltà che al popolino, sia che siano ricchi, borghesi, miseri o pezzenti, Per Ricciardi ognuno è prima di ogni altra cosa un persona, e solo per questo meritevole di rispetto, cura e attenzione, solidarietà. In una parola, di umanità.
Il poliziotto è un uomo ricco, un miliardario, eppure è una persona frugale, umile, disponibile, aiuta chiunque come e quanto può, certamente ha un senso fortissimo della giustizia, e proprio per questo ha scelto di esercitare una professione sdegnosamente sgradita, e con fastidio e alterigia, a tanti altri del suo censo, come dire un lavoro da plebei.
La esercita invece con amore, per scelta precisa, perché è il suo modo di ricostruire le cose com’erano prima che una mano assassina perturbasse l’ordine giusto e buono delle cose.
Perciò Ricciardi soffre, sta male, è uomo chiuso, ombroso, riservato, ma si costringe a questo, va contro la sua indole aperta al prossimo, giacchè in realtà è uomo di luce buona, una brava persona, di specchiata lealtà, pervasa da intensa umanità, a questa disinteressatamente dedita con altruismo.
Il “Fatto” in sintesi questo è, e nulla più, una particolare sensibilità umana, cosa più unica che rara.
Perciò paranormale.
Nel corso della sua esistenza Ricciardi vede il Male, si imbatte in esso nella sua veste peggiore, e lo vede, lo sente, lo avverte ancora di più dato il periodo storico fascista buio, violento, prepotente e prevaricatore in cui vive. Naturalmente per questo è inviso al fascismo ed ai suoi sgherri, spesso viene ostacolato se indaga sulla nobiltà, perché il regime, si sa, predilige e si allea con i potenti; invece, vessa e disprezza i poveri e gli ultimi con la loro miseria, ognuno deve stare al posto che gli viene arbitrariamente attribuito a forza, contro questa coercizione a tenere ognuno al suo posto si batte Ricciardi. “Il posto di ognuno” questo è, allora, un romanzo giallo in cui De Giovanni, innamoratissimo di Napoli, la sua città natale di cui è uno dei figli artistici migliori, racconta miseria e nobiltà. In un’estate caldissima, che letteralmente prosciuga la città ed i suoi abitanti, lo scrittore invece descrive abilmente il gelo del regime fascista spadroneggiante con i suoi squadristi, il ghiaccio dei segreti e lati oscuri dell'alta società napoletana, che in questo periodo sta venendo sempre più a contatto con i gruppi fascisti, il freddo della miseria insostenibile, ancora di più dati i tempi di tirannia, dei poveri e degli ultimi, il regime affama gli ultimi, e la fame diventa per davvero l’ennesima catena al collo che affligge, debilita, priva di onore e dignità gli ultimi della scala sociale.
L’omicidio su cui è chiamato a indagare Ricciardi è quello di una duchessa, una donna bella e spregiudicata, ricchissima per un matrimonio di convenienza con un uomo assai avanti con gli anni e ormai in fin di vita. Il delitto avviene in una stanza chiusa dall'interno, un classico della letteratura gialla, apparentemente senza vie di fuga per l'assassino. La donna è usa ad intrecciare continue relazioni amorose, tradisce sfacciatamente il marito ma nessuno la critica per questo data la sua posizione sociale, in sintesi intrattiene molteplici relazioni extraconiugali, mai celate, anzi pubbliche e pubblicizzate, ovviamente il suo comportamento egoista, meschino e strafottente le attira con tutta evidenza molte gelosie, antipatie, odio nel suo ambiente, anche troppe.
Con tanti, troppi che avevano più di un motivo per detestarla all’estremo.
Sarà Ricciardi a scoprire la verità, perché vedete, un anello non è solo un prezioso monile al dito di una nobile, un anello è anche un collare che tiene alla catena un cane affamato.
Solo che tenendo un cane alla catena, quello si incattivisce. Di brutto.
E Ricciardi lo vede, lo sente: nei fatti.
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Le ultime emozioni dei morti
Giallista italiano capace di creare personaggi che sono gemme. Capace di circondarli di personaggi minori che sono forse ancora più speciali. Come in questa serie che vede come protagonista il commissario Ricciardi, dalla ciocca di capelli ribelle, ma nei cui casi ritroviamo sempre un brigadiere, Maione, ed un personaggio locale, Bambinella, a cui ci affezioniamo ogni volta di più. Il commissario ha la capacità di percepire il dolore sospeso nell’aria dopo una morte violenta e questo dono per lui è una condanna ad una solitudine e ad un senso di angoscia da cui non riesce ad uscire. La sofferenza fa da perenne sfondo alla sua vita e lui non riesce a sganciarsi da questa sensazione di fondo che lo tormenta e che lo affligge. L’ottuso ripetersi dell’ultima emozione dei morti è la sua ossessione, fino alla soluzione del caso, che gli dà un senso di liberazione. Il baratro in cui precipitano i sopravvissuti è la ciò che dà un senso al suo lavoro. Il suo intuito è la chiave per comprendere il movente e trovare il colpevole, perché sono sempre le passioni a generare le morti violente. Le sue storie hanno sempre un colore grigio, un velo di tristezza e malinconia che è difficile scostare. Ma se è vero che un uomo muore quando non significa più niente per nessuno, i morti che il commissario incontra sulla sua strada non muoiono mai.
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La gelosia
Siamo come di consuetudine a Napoli, dove l’estate con il suo caldo intenso mette a dura prova i nostri protagonisti, neanche l’ombra sempre dare sollievo, ma i problemi per il commissario e il suo fedele aiutante sono ben più gravi. Un nuovo sentimento gira per la città, un sentimento che rischia di distruggere tutto quello che incontra: la gelosia.
“Ho conosciuto un’altra perversione, l’ennesima corruzione dell’amore che porta alla morte, all’assassinio. E siccome l’ho conosciuta, la posso riconoscere. L’amore, il peggior nemico, percorreva spesso vie contorte: ma la gelosia era diritta come un fuso. Come la fame, l’altra grande generatrice di delitti, era improvvisa e violenta; ma aveva ben altre radici, affondate nella follia dell’egoismo e del possesso. E sapeva anche attendere”.
Questa volta Ricciardi dovrà come sempre cercare di non “pestare i piedi” a molte persone durante le sue indagini perché la morte si è presa la giovane Duchessa Adriana, una donna che si è goduta la vita e che forse non sempre è stata al posto suo.
Ognuno ha il suo posto e li dovrebbe stare, senza mai osare, ma la vita porta a delle svolte e queste spesso possono farci trovare al posto in cui non dovremmo essere e soprattutto nel momento sbagliato.
De Giovanni continua a incantare, leggermente sottotono rispetto al precedente, questo libro tiene alta la voglia di continuare la lettura per vedere come si evolveranno le nuove situazioni. Adoro questa serie perché in ogni “puntata” oltre al caso da risolvere c’è anche un’evoluzione interna, dove i vari protagonisti si mettono in gioco e rischiano, si espongono, ma soprattutto sono molti i sentimenti che suscitano; posso dire con tranquillità di essermi affezionata a tutti e che ogni volta sono davvero una buona compagnia. Consiglio la lettura della serie seguendo l’ordine di pubblicazione perché altrimenti si rischia di perdersi le varie dinamiche fra i protagonisti.
Vi lascio con questa frase davvero significativa:
“Ricordava l’interrogatorio del duca, la voce rantolante, il caldo terribile, l’odore di morte soffocante della stanza di lui; ma ne ricordava anche le parole, che lo avevano colpito nell’anima. Un uomo muore quando non significa più niente per nessuno”.
Buona lettura.
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Un'estate di fuoco, Ricciardi..
Anni ’30. Napoli è nel pieno della sua calda e torrida estate, un’estate caratterizzata da ben quaranta gradi e la totale assenza di qualsivoglia attimo di respiro. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il Brigadiere Maione, per ragioni diverse, sono in questura di turno domenicale quando vengono chiamati ad investigare su una misteriosa morte avvenuta nella notte; serata all’interno della quale si stava, tra l’altro, celebrando la ricorrenza della Santa Maria Regina, una tipica celebrazione del luogo. Il cadavere rinvenuto ed appartenente niente meno che alla duchessa Adriana Musso, seconda moglie dell’ormai moribondo Duca, presenta un foro di arma da fuoco nell’area frontale della nuca nonché molteplici contusioni e abrasioni su varie parti del corpo. Ricciardi e Maione danno subito inizio all’investigazione che, passo dopo passo, consente, da un lato, di ricostruire la vita di una donna caratterizzata da molteplici relazioni extraconiugali – non celate, ma pubbliche – e, al contempo, induce i due funzionari ad intraprendere una strada molto pericolosa che li porterà ad incontrare ambienti inevitabilmente correlati al Fascismo, epoca all’interno della quale il romanzo è ambientato.
Attraverso una ricostruzione precisa, meticolosa, caratterizzata dall’alternanza di voci e io narranti, Maurizio De Giovanni crea con maestria un giallo accattivante, contenutivamente solido e ricco di colpi di scena. Sino all’ultima battuta, infatti, non si ha la certezza di chi sia – o di chi siano – l’omicida, così come sino a conclusione dell’opera non se ne comprendono realmente le ragioni. All’interno dello scritto però, trova spazio anche il sentimento, la riflessione. Il solitario Ricciardi, che da sempre a causa del suo dono (o della sua sventura), tende a rifiutare le attenzioni femminili, è preda di un’emozione nuova: l’amore.
Non solo, l’elaborato ruota intorno anche ad un quesito; quello relativo al proprio posto nel mondo. Qual è, sembra sussurrarci De Giovanni/Ricciardi, il posto di ognuno? Qual è il nostro ruolo negli eventi, e soprattutto perché la condizione umana è così incline a confinare l’individuo in una posizione che sembra invalicabile, prostrante, irrimediabile?
Con una penna fluente e peculiare, l’autore ci offre un testo tutto da scoprire che naturalmente invoglia il lettore a scoprire delle altre avventure. Che dire dunque se non, a presto mio caro Ricciardi?
«Non si può mai dire. La gente, vedi, è strana: le passioni trovano energia nei momenti più inaspettati. Il caldo fa impazzire, fa diventare insofferenti; cose che sopporteresti d’inverno o in primavera, ti irritano d’estate. Credimi, i fatti più assurdi succedono in questa stagione» p. 19
«Un uomo muore nel momento stesso in cui non significa più niente per nessuno. [..] L’odio è un pensiero, commissario. Un’istanza, forse un desiderio. Chi è impegnato a morire ora dopo ora, chi non si muove da un letto e dipende dalla carità di chi viene ad assisterlo, non si può permettere l’odio. E’ un lusso anche quello» pp. 98-100
«Ma con l’amore non si combatte, commissario. Perché se si combatte si perde. Inevitabilmente. E allora bisogna prendere un’iniziativa, e bisogna coglierlo l’amore, come uno di questi fiori. Quando si ama, si ama anche il mondo, si vorrebbe cantare, urlare, ridere senza ragione, alla luce del sole» p. 286
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Il parente Ricciardi!
Caro Ricciardi a me piaci!
Non tanto le tue indagine, già te lo scrissi nell'altra recensione, ma in quell'intreccio di vite che ti circondano... in questo libro si continua a scendere nel tuo "animo" in maniera ancora più profonda! L'arrivo inaspettato di una "ospite" lontana ed antica, il continuo seguirsi con Elena fanno da sfondo ad una Napoli dove oramai il fascismo ha preso il largo e l'arroganza del potere, se prima si subodorava, ora diventa un fetido odore che fa da contorno a storie semplici che, infondo, parlano anche di noi!
Forse è questo il tuo segreto caro commissario... quello di sembrare un famigliare che aspetti la sera a casa e del quale, magari, ti preoccupi dopo un po' che "non lo vedi".
Per questo, finito questo libro, non vedo l'ora di divorare il seguito!
Allora a presto Commissario!
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La gelosia-Amica mia, quanto costa una bugia...
Amore, passione, rabbia, sangue.
Amore, gelosia, incertezza, baci e lacrime.
Amore, gelosia, onore, possesso.
Pericoli, segreti, sguardi.
Gelosia, una bestia irrazionale e violenta che si insinua come una serpe e azzanna coi pochi denti avvelenati le carni, e stringe stringe stringe. Talvolta apre gli occhi su nuovi orizzonti, talvolta li chiude su supposizioni tanto irreali quanto letali.
Rovente Napoli sotto il sole di una calda estate fascista, la gelosia virale ammorba i rioni e colpisce al ventre ogni protagonista del libro, dilaga e appesta. Poi esplode, un tuono di emozioni sprigiona energie ed allenta la presa soffocante e vada come vada , nel bene o nel male.
Terzo romanzo del commissario Ricciardi, leggere questi De Giovanni e' una strada in ripida salita, panoramicamente parlando. Perche' piu' si procede piu' ci si rende conto che ogni libro e' inaspettatamente piu' bello del precedente, le emozioni sono tante, nemmeno una virgola fuori posto.
Apprezziamo la poliedricita' del racconto, splendido da qualsiasi prospettiva lo si analizzi esso e' un gioco di specchi, dove il colpevole sembra sembre a portata di mano. E poi invece e' solo un inutile riflesso.
Esso e' un tuffo in una Napoli importata fisicamente nel libro, il caldo soffocante ed i maccheroni fumanti in tavola, donne ai balconi che si urlano segreti, lunghi fili per il bucato appesi a palazzi troppo vicini, il tocco leggiadro dei borseggiatori che ti accarezzano la tasca,il fischio di una nave in partenza, i soffitti alti dei nobili palazzi. Esso e' narrativa verace di personaggi che ormai vivono a casa nostra, con noi. E si sorride, quanto si sorride con questo libro.
Orgoglio tricolore questa e' la mia Italia, quella che deve essere diffusa dalla migliore orchestra sinfonica sulle note di spartito dei nostri piccoli grandi artisti : lui e' Maurizio de Giovanni e a voi buona lettura.
Ps. Credo possa essere letto singolarmente, ma direi che val la pena iniziare dal primo capitolo e proseguire.
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Torrido delitto partenopeo
Napoli, torrida domenica di agosto del 1931, anzi, del IX anno dell'epoca fascista.
Le strade sono ancora invase dai profumi e dall'ebrezza della festa della serata precedente, una festa dedicata alla Madonna che, nella sua allegria e spensieratezza non ha dato modo a nessuno d'accorgersi dell'omicidio della duchessa di Camparino, personaggio molto in vista nelle alte sfere napoletane, la quale dopo un matrimonio d'interesse con il vecchio duca, il quale è a letto in fin di vita da anni, non ha mai tenuto nascosta la sua bellezza e la sua relazione con un noto giornalista. Personaggio ambiguo senza alcun dubbio ma, chi voleva vederla morta?
Ancora una volta l'indagine viene affidata al cupo e triste commissario Ricciardi ed al suo fidato brigadiere Maione.
Un'indagine delicata, che va a scoprire segreti e lati oscuri dell'alta società napoletana, che in questo periodo sta venendo sempre più a contatto con i gruppi fascisti.
Un romanzo che a tratti è poesia nelle descrizioni, che fa immergere il lettore nell'afa di agosto gettandolo poi in fredde cronache nere, in un alveare di sospettati e di moventi per l'oicidio che, solo grazie alle doti di Ricciardi potrà esser smascherato.
Ancora un grande libro per il maestro De Giovanni, ancora un'altra bellissima avventura del commissario che sente le voci dei morti negli ltimi attimi delle loro vite.
Per chi non lo avesse ancora letto ed ama i bei gialli, la serie delle stagioni di De Giovanni e del commissario Ricciardi non può esser accantonata!
Lettura consigliatissima!!! =)
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Il posto di ognuno
Un'estate torrida, troppo torrida, una Napoli sempre più intrisa da un ambiente influenzato dall'era fascista, il Commissario Ricciardi ed il Brigadiere Maione ed una miriade di personaggi ognuno sapientemente collocato al suo posto, nella trama di questo giallo che ha un sapore antico che ti agguanta lasciandoti con un senso di malinconia ma tante speranze.
Dei libri di De Giovanni che narrano le avventure di Ricciardi sicuramente questo è il più introspettivo. Ogni personaggio è descritto soprattutto dal lato psicologico e sociale, forse in alcuni passaggi anche troppo ma non guasta.
I capitoli come al solito stile dell'autore sono brevi e lasciano sempre, alla fine, la voglia di iniziare la lettura del successivo, in quanto la trama non racconta solo le indagini per scoprire l'autore di un efferato omicidio ma anche vari intrecci amorosi e passionali che caratterizzano l'opera dall'inizio alla fine. Sembra quasi di leggere un giallo rosa, definizione un po' azzardata la mia ma ci sta tutta.
La piacevolezza non raggiunge il massimo dei voti perchè si denota una minore azione nella trama che indubbiamente rimane una ragnatela ben architettata il cui gioiello rimane sicuramente la risoluzione finale.
De Giovanni attraverso la sua opera ci regala uno spaccato di una Napoli del fascio caratterizzata da miseria e nobiltà che si intersecano abilmente regalandoci un trattato umanistico e sociologico di sicuro spessore.
Complimenti De Giovanni, un'altra perla nello scenario letterario italiano.
Buona lettura.
Syd
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"Penso che si nasce incudine o martello"
Che gran bel libro, la sua collocazione è da "classico della letteratura italiana". Classificarlo giallo o poliziesco d'altri tempi (Napoli 1931) sarebbe incompleto o riduttivo. C'è un delitto, muore una donna aristocratica e si cerca il colpevole, pagina dopo pagina si entra in un mondo meraviglioso fatto di tante storie, come dice lo stesso autore "gente che viveva le proprie storie fra mille ostacoli", con la grazia di una scrittura oserei dire perfetta e con tanto di finale a sorpresa.
"Penso che si nasce incudine o martello; e che l'incudine è felice di essere percossa, perchè la sua natura lo impone"
"Un uomo muore nel momento in cui non significa più niente per nessuno"
"Lo sai che la cosa più importante è l'amore. E' l'amore che ti dà il posto in cui stare. Me lo dicevi sempre che l'amore era la vera casa, la patria. Non mi hai spiegato però come fare, se l'amore è quello sbagliato"
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Capolavoro?
Non so se sono capolavori; non sono attrezzato culturalmente per dare questi giudizi.
Posso solo dire che ho rinuciato a tante cose ( incontri, cene, teatri, film..) pur di leggere i tre libri che ho comprato in blocco nel caldo Ferragosto 2009.
La scelta è stata casuale ( mi faccio guidare dalla copertina, da una lettura di di qualche pagina pagina presa a caso..) . Non mi soffermo su una analisi dei vari personaggi, sarebbe lungo e comunque non sono in grado di farlo. Dico solo che sono libri di grande compagnia, una compagnia intelligente, istruttiva, che attivano i tuoi neuroni cerebrali deputati al pensiero; e tutti sappiamo che dove c'è pensiero c'è anche progresso.
A presto Sandro De Luca
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A Vichi Marco ( che pure si è cimentato in lavori intriganti ) per l'eleganza e la finezza dei protagonisti. <br />
E poi a tutti quelli che non hanno ancora conosciuto il commissario Ricciardi..e i luoghi di Napoli di una certa epoca e nelle varie stagioni.




























