La versione di Fenoglio La versione di Fenoglio

La versione di Fenoglio

Letteratura italiana

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Due personaggi inattesi, ironici, umanissimi. Una sequenza di racconti polizieschi, un'illuminante riflessione sul senso del lavoro investigativo, ma anche, soprattutto, un'esplorazione romanzesca e toccante nei territori del rimpianto, della colpa, delle illusioni perdute. Ricoverato in un reparto di Ortopedia per risolvere un vecchio problema, il maresciallo Pietro Fenoglio si trova a dividere la stanza con Giulio, un ventiquattrenne che gli appare disorientato, privo di coordinate, in difficoltà nel rapportarsi con gli altri, con la vita, con il destino. In maniera inaspettata tra i due nasce una confidenza, addirittura un'amicizia. Fenoglio narra al ragazzo alcune delle esperienze più singolari e avvincenti della sua lunga carriera d'investigatore fuori dagli schemi, e Giulio scopre un universo di storie, un'umanità sconosciuta – in cui il bene e il male si scambiano continuamente di posto – ma soprattutto un'idea del mondo e un criterio per tentare di decifrarlo. Pagina dopo pagina prende forma il ritratto di un eroe imperfetto, quasi riluttante rispetto alla propria vocazione. E si delineano i contorni di un metodo che, dalle indagini, muove verso un ragionamento sul valore, soprattutto morale, dell'errore e del dubbio.

Recensione della Redazione QLibri

 
La versione di Fenoglio 2019-03-28 16:20:35 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Marzo, 2019
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… Cambieremo il caso in destino.

«Chi aveva detto che le storie, se non si raccontano si disseccano a poco a poco, si sbriciolano e scompaiono nel nulla? L’unico modo per preservarle è raccontarle. Chi lo aveva detto?» p. 22

Due uomini di diversa età e con due diversi punti di vista sulla vita che si incontrano per caso, sono i nuovi protagonisti nati dalla penna precisa e curata di Gianrico Carofiglio e contenuti ne “La versione di Fenoglio”. Il primo è il Maresciallo dei Carabinieri Pietro Fenoglio, ex studente di Lettere presso la facoltà di Torino, che a sedici mesi dalla pensione a causa di una severa artrosi all’anca, con decorso quasi fulmineo, si vede costretto prima ad operarsi e poi a sottoporsi ad una serie di sedute di riabilitazione, il secondo non è altro che Giulio Crollalanza, reduce da un incidente stradale a sua volta operato per l’inserimento di una protesi all’anca, di anni ventitré, studente di giurisprudenza prossimo alla laurea (due esami e la tesi), figlio d’arte e con un futuro già spianato, un futuro che tuttavia non vuol intraprendere perché come comprendere cosa voler fare della propria vita, come comprendere quale strada sia giusta e quale sbagliata per noi?

«Ma sai, per quanto pensiamo di essere superiori a certi meccanismi, questi ci condizionano. Possiamo essere abbastanza lucidi da osservarli in noi stessi eppure incapaci di contrastarli davvero» p. 9

«Mi ha molto incuriosito. A volte mi domando in che modo la gente scopra la propria strada, perché io temo di non riuscire a trovare la mia. Ammesso che esista una mia strada. […] Non sono sicuro che il paragone funzioni. Si può giocare bene a calcio senza averlo visto in televisione. Non si può scrivere – credo – senza aver letto molto. Non ricordo chi ha detto che ogni vero scrittore è seduto su una catasta di libri altrui. Diciamo che la lettura è un presupposto necessario, anche se non sufficiente, per scrivere qualsiasi cosa» p. 16-17

Come poter crescere? Come acquisire quella postura morale che significa accettare la responsabilità di essere vivi? È un qualcosa che ha a che fare con la dignità di essere donne e uomini di fronte al caos dell’universo, di essere sconvolti dai fatti che quotidianamente ci accadono, di essere preda di dubbi e incertezze che sembrano minare tutte le nostre sicurezze per incrementare quelle crepe che ci portiamo dentro e contro cui lottiamo. E forse, nessuno ha una vera risposta per tutti questi quesiti, oppure, più semplicemente, una risposta non c’è perché viene da sola o non arriva mai. Sta di fatto che tra una seduta di riabilitazione e l’altra, sotto la vigile e attenta sorveglianza di Bruna e in una Bari tra le retrovie, tra i due nasce un rapporto di complicità, una voglia di raccontare e di ascoltare, uno scambio sincero che in modo diverso arricchisce entrambe portando ad una personalissima crescita.
Perché se Giulio è in quella fase in cui non ha certezze sul futuro e su se stesso, non riscontra in sé qualità degne di nota o pregi di alcun genere, è schiacciato dalla famiglia e dalla volontà di un padre autoritario e di una madre accondiscendente e sua volta dura, Fenoglio è attanagliato dalle paure di un’età che sembra essere arrivata troppo presto e che sembra avere il sapore di una conclusione amara. Non si sente più un uomo appetibile, ha un matrimonio alle spalle finito male, ha tanti timori per quei giorni in cui non sarà più in servizio e per quei tentativi con cui cercherà di riempire il tempo e così, narra. Parla al ragazzo di come ha cominciato, del perché ha cominciato, del come si investiga, del com’è entrato nel nucleo investigativo, di quali sono i stati i casi più salienti della sua carriera, di quali sono gli stratagemmi per riconoscere un bugiardo da una persona che sta dicendo la verità, di come condurre un interrogatorio, dell’importanza dell’osservare e del non rifuggire, degli incontri, della casualità o non casualità di questi, dell'importanza delle storie e di come queste debbano essere raccontate per non essere perdute e molto altro ancora.
“La versione di Fenoglio” è un romanzo rapido e di facile lettura che si esaurisce in poche ore ma che lascia il segno. In questo è possibile ritrovare il Carofiglio delle investigazioni e della procedura penale che tanto affascina con i suoi gialli e le sue inchieste ma anche un Carofiglio più introspettivo che si interroga sulla vita, sul tempo che passa, sul destino, sulle insicurezze, sull’esperienza e tanto tanto altro. Aspetto quest’ultimo, che per mio gusto personale, ho particolarmente apprezzato.
Un perfetto mix tra le due essenze di uno scrittore che sa farsi apprezzare ogni volta con semplice genuinità.

«… Cambieremo il caso in destino.» p. 167

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La versione di Fenoglio 2019-03-28 18:34:45 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    28 Marzo, 2019
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La ricerca della verità nell'investigazione

La versione di Fenoglio è l’ultimo libro edito di Gianrico Carofiglio. Un libro dotto e colto, per quello che potrebbe considerarsi un manuale dell’investigazione.
Il Fenoglio di cui si allude nel titolo è il “maresciallo” dei Carabinieri, di origini piemontesi, già protagonista de Una mutevole verità, per proseguire poi con L’estate fredda.
Qui è quasi in pensione, ed è reduce da un malanno grave che lo obbliga a fare della fisioterapia. Incontra così un giovane ragazzo, Giulio, e intrattiene, da subito, con lui un fitto dialogo. Inizia una conversazione romanzata basata su un confronto a due voce dove emerge preponderante l’esperienza, anche di vita, del maresciallo frapposta all’indecisione e alla fragilità del giovane che, pur essendo molto intelligente e preparato, della vita e dei suoi meccanismi infidi non sa nulla. Il maresciallo narra del passato, di quando giovane ed inesperto gli fu affidata una inchiesta, in cui lui travolge naturalmente i metodi consueti. Ma non solo, sono storie che:
“se non le racconti, si dissecano poco a poco, si sbriciolano e scompaiono nel nulla.”
Un libro che stupisce. Un narrato stupendamente scritto ed elaborato, che Antonio D’Orrico ne “La lettura” ha definito come un:
“romanzo-saggio-manuale”.
Insomma un mix di generi, intrigante e sapientemente costruito e strutturato in profondità. Un libro che avvolge ed immerge non in una storia, ma in tante, tante vicende. Co un unico tema in comune: la ricerca della verità, sempre in ogni caso.

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Per conoscere bene il Maresciallo Fenoglio si può leggere: Gianrico Carofiglio, Una mutevole verità e L'estate fredda.
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