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Cara Napoli

Letteratura italiana

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Napoli è la città meno equilibrata del mondo. È una metropoli complessa, piena di sfaccettature, è più città in una: un miscuglio di colori e di stati d’animo, di stili architettonici e classi sociali, di sapori dolci e salati, pastiera e pizza, sfogliatella e ragù, di musica antica e neomelodica, di fede e scaramanzia. Come fare allora a catturare le sue mille anime? Acuto osservatore dei piccoli e grandi fatti di cronaca della sua città, Lorenzo Marone sceglie di raccontare Napoli a modo suo, lasciandosi sorprendere da ciò che gli accade intorno così da raccogliere storie, incontri e aneddoti: i “Granelli” della sua rubrica settimanale su “la Repubblica” di Napoli. E proprio dai “Granelli”, arricchiti da due testi inediti e organizzati secondo una struttura a ossimoro che ben fotografa i contrasti della città, nasce questo libro. Dalla leggenda della sirena Partenope alle celebrazioni in onore di Totò, passando per l’arteteca e Higuaín, una lettera d’amore per Napoli, vista attraverso lo sguardo privilegiato di uno scrittore che riesce a trasformare anche il più piccolo dettaglio in un romanzo. Una guida molto sui generis per bibliofili curiosi, napoletani e non. Perché Napoli è una filosofia di vita, una continua e stupenda contraddizione: forse comprenderla ci aiuterà a vivere meglio.

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Cara Napoli 2019-02-15 06:11:03 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    15 Febbraio, 2019
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Il miracolo si ripete ogni anno

Cara Napoli di Lorenzo Marone è una dichiarazione d’amore per una città, una cultura, un modo di vivere e di pensare.

I racconti sono pillole di narrazione o fotografie di scorci di vita e sono organizzati in sezioni denominate con binomi.

Storia & leggenda
Nel racconto Riunioni segrete in villa i grandi del passato prendono vita (“Si riuniscono i più grandi pensatori e intellettuali del secolo scorso per parlare delle condizioni in cui versa la Villa (comunale) che li ospita”).

Sacro & profano
Nel racconto San Gennaro ci ha messo una pezza (“Il miracolo si ripete ogni anno in tre occasioni: il 19 settembre, il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre”) lo scrittore (“Non oso definirmi un religioso… ma un credente sì”) proclama la sua religione personale (“Io credo io credo innanzitutto che quelle maestose sfere che lassù girano in tondo in un seducente ballo debbano essere per forza di cose mosse da un grande giocoliere”) e s’identifica nella tradizione cittadina (“In questa città fede e scaramanzia camminano a braccetto”).
Nel racconto Quei gesti antichi si celebra la pizza napoletana.
In Augh, Saluto raggiante si parla di un’abitudine tutta napoletana (“Cartelli funebri che riportano sotto il nome il vezzeggiativo affettuoso con il quale il defunto era conosciuto e riconosciuto in vita”).

Dentro & fuori
Napoli prospera con “Le botteghe, rifugi dell’anima” (“Napoli è piena di botteghe fra le sue viuzze, piccole stanzulelle scavate nel tufo…”), mentre l'opinione pubblica è nelle mani de “I professori di questa città” (“I medici parlano di bisogno di accumulo, una malattia ossessiva… a me sembra solo un modo di colmare i vuoti”).

Regola & eccezione
Napoli è città di paradossi, come quello descritto in Spegnete i semafori in città (“Senza semafori la viabilità migliora”).

Bellezza & miseria
In “A qualcuno interessa?” si parla di Scampia (“Esiste Gomorra. Ma di fronte esiste anche il liceo Elsa Morante”).

Giudizio finale: profumato (degli odori di Napoli), azzurro (del colore del mare e del calcio napoletano), palpitante.

Bruno Elpis

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