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Con molta cura

Letteratura italiana

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"Io sono nient'altro che la cura che faccio. E non sono solo nel farla. La cura presuppone l'esercizio quotidiano dell'amore. Non c'è altra vita che questa, adesso, questa vita meravigliosa che permette altra vita. In una ghirlanda magica, un rimandarsi continuo. Mi travolge un'onda di gratitudine senza fine. Curarsi, praticare con metodo ed efficienza la cura che devi obbligatoriamente fare, vuol dire star bene, in linea di massima. L'esercizio quotidiano dell'amore, questo infine auguro a tutti, a tutte. Non c'è altro, credete. Se non avete sottomano l'opportunità di una cura da fare - scherzo, ma fino a un certo punto! - potete sempre però prendervi cura. Prendervi cura di voi stessi, e di quelli cui volete bene. E magari anche degli altri. Non c'è davvero altro, credete. Questo è davvero importante, penso allora: non è vita minore questa mia, che adesso mi è data, è vita e capacità e voglia di sorridere alla vita."

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Con molta cura 2019-09-04 14:51:52 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    04 Settembre, 2019
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Band of brothers

Severino Cesari è stato un giornalista ed editor italiano molto apprezzato per le sue doti, per la sua capacità di catturare il presente e per la sua cultura, amante dei libri come pochi. In questo libro è racchiuso il mondo dei suoi pensieri negli anni della malattia, durante i quali parlarne su un comune social media gli ha fatto bene, gli ha dato forza, perché le storie di tutti, intrecciate, richiamate le une alle altre, sono di fatto una ghirlanda amorosa. Per lui è stata una comunità, nel senso più bello di condivisione e vicinanza. I messaggi che ci offre, con delicatezza, con umiltà, sono moltissimi: l’importanza del parlare della malattia, ovvero dell’aprirsi, del non chiudersi; l’indispensabilità del reagire, anche nei momenti che sembrano più brutti, anche con piccoli gesti, che racchiudono a volte l’impossibile; il valore di seguire una cura guidata, con costanza e perseveranza, accettando l’aiuto di chi ti sta attorno; la potenza del prendersi cura del proprio male, qualunque esso sia, per non permettergli di diventare padrone di te stesso. Questa sua testimonianza, strutturata a piccoli blocchi, come una specie di diario, coerentemente con le forze di cui disponeva, ci fa capire che curarsi non necessariamente vuol dire guarire, ma vuol dire mille altre cose, da affrontare con semplicità e forza. Da guerrieri. Perché in questo tipo di lotte abbondano i termini di origine militare. Il libro contiene alcune divagazioni, sul tema dei migranti, sul caso di Giulio Regeni, sulle popolazioni dei terremotati nel Centro Italia ed anche un paio di racconti, nonché tante citazioni letterarie, nate dal suo lavoro e dalla sua passione, che ha fatto di lui un vero e proprio rabdomante, capace di captare le parti più belle della letteratura, farle sue e viverle, come se fossero mille vite. Su tutto, sempre presente, nell’ombra e nella luce, l’amore della moglie Emanuela, che, con tutte le sue attenzioni, lo ha sempre accompagnato, sostenuto, aiutato, facendosi carico di compiti anche pesanti, con risolutezza e brio, a modo suo. Perché tutti devono trovare un proprio modo in queste fasi della vita. La coincidenza ha voluto che leggessi queste pagine proprio in questi giorni. Il pensiero va, inevitabilmente, a lei. Nadia.

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