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Si possono raccontare la paura e il dolore? Un controllo dal dentista segna l’inizio di un tunnel nero come la pece che porta dritto alla scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo che sconvolge la vita di Valerio Evangelisti. È il dicembre 2009 quando l’autore comincia un calvario di esami e sedute di chemioterapia che vengono restituiti sulla pagina con ironia. Con minuzia di dettagli il narratore documenta fatti e persone del reparto di oncologia, offre annotazioni di vita quotidiana a Bologna con l’insorgere delle difficoltà per gli effetti secondari dei farmaci, racconta le ricerche su internet, la salvifica «birroterapia», gli amici veri che sanno quando esserci, le pic­cole (ri)conquiste, il ricordo della morte del padre, e la scrittura notturna che alla fine medica e guarisce.

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Day Hospital 2013-04-24 05:32:12 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    24 Aprile, 2013
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Quando un paziente sarà considerato un essere uman

In questo testo di Valerio Evangelisti non c'è il mitico Nostradamus , nè l'inquisitore Nicolas Eymerich, non c'è nessuno dei personaggi che l'hanno reso celebre in quel genere letterario che gli anglosassoni chiamano New weird, ma vi è la descrizione del peggior mostro che si possa incontrare nel mondo reale , nel suo caso "linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo, è un cancro , torno a leggere dell'Imperatore del Male, maledizione!, come mi sono reso conto leggendo il capolavoro di Mukherjee Siddharta ,non c'è niente da fare, il cancro,purtroppo, ha fatto parte e farà per sempre parte di noi, ci cresce dentro, si nutre di noi, per fortuna oggi si può combattere molte delle sue manifestazioni e spesso con un po di fortuna, allungare la propria vita, qualche rara volta riuscendo a conservare una qualità della vita degna di questo nome. Ho letto questo diario in poco tempo, che cosa mi ha lasciato dentro? Rabbia. Perchè ? Il signor Evangelisti è stato curato a Bologna , dunque in una Regione italiana che è all'avanguardia come qualità dei servizi, se mi fermo a riflettere invece ad altre realtà veramente disastrate, eppure, finita la cura, dopo le chemio, il malato si ritrova da solo, spesso scopre con il tempo, sulla porpria pelle, gli effetti collaterali delle cure; perchè nessuno ti ragguaglia su niente. E' brutto scoprire che non sei più padrone dei tuoi sfinteri, che non riesci a camminare perchè i piedi si bloccano e non riesci ad uscire neanche dalla vasca da bagno salvo scoprire poi che bastava leggere su internet l'opuscolo del National Cancer Institute che consiglia da sempre la doccia a chi ha fatto le chemio.Perchè non li date certi consigli? Ma la domanda vera è: perchè ai malati in generale non si offre questo tipo di assistenza ?, cavolo si tratta di esseri umani non di cavie! Quando un malato si sveglia con un forellino nel petto perchè quando la chemio è frequente l'ago non basta, che vi costa dire al malato,all'ESSERE UMANO, non si preoccupi lei non è diventato un imbuto dove verseremo medicinali secondo protocollo, è ancora un uomo, ha un nome di battesimo, una storia , un avvenire al quale noi tutti teniamo. Vi consiglio di leggere questo libro, fa pensare che è l'attività meno inflazionata di questi tempi.
di Luigi De Rosa

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