Per il mio bene Per il mio bene

Per il mio bene

Letteratura italiana

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Per la prima volta Ema Stokholma racconta il suo passato, il tempo in cui il suo nome era ancora Morwenn Moguerou. "Non sei mai al sicuro in nessun posto”, questo ha imparato Morwenn, una bambina di cinque anni. Perché Morwenn ha paura di un mostro, un mostro che non si nasconde sotto il letto o negli armadi, ma vive con lei, controlla la sua vita. Un mostro che lei chiama “mamma”. La persona che dovrebbe esserle più vicina, che dovrebbe offrirle amore e protezione e invece sa darle solo violenza e odio. La picchia, la insulta, le fa male sia nel corpo che nell’anima. A lei e a Gwendal, suo fratello, di pochi anni più grande. Morwenn prova a fuggire, ma la società non lascia che una bambina così piccola si allontani dalla madre, e tutti sembrano voltarsi dall’altra parte davanti alle scenate, ai “conti che si faranno a casa”, ai lividi. Così, aspettando e pregando per una liberazione, Morwenn imparerà a mettere su una corazza, a rispondere male ai professori, a trovare una nuova famiglia e un primo amore in un gruppo di amici, a usare la musica per isolarsi e proteggersi. Finché, compiuti quindici anni, riuscirà finalmente a scappare di casa e a intraprendere il percorso, fatto di tentativi ed errori, che la porterà a diventare Ema Stokholma, amatissima dj e conduttrice radiofonica.



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Per il mio bene 2020-04-19 06:08:56 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    19 Aprile, 2020
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Non voltatevi dall'altra parte

Ho "conosciuto" Ema Stokholma ascoltando qualche volta il programma che presenta su Rai Radio 2 e tramite il suo attivissimo feed su Instagram. A pelle, forse per la erre moscia francese accentuata, mi è stata subito molto simpatica. È una persona poliedrica, attiva, ironica, auto ironica, pungente, intelligentissima e non ho potuto fare a meno di seguirla. Non conoscevo il suo passato turbolento, soprattutto non conoscevo la sua infanzia e la sua adolescenza così tragiche. Questo libro mi ha aperto una porta sulla vita di un personaggio pubblico, ma, cosa ancora più importante, mi ha spalancato la porta su un problema molto serio: la violenza fisica e psicologica sui bambini.

Intanto dico subito che qualche piccolo scivolone sintattico è presente nelle pagine di questo libro ed è l'unico problema riscontrato, perché per il resto, il romanzo, trattato come un flusso di ricordi ininterrotto è scritto bene. Ema, al secolo Morwenn Mougerou, nasce in Francia da madre francese e padre italiano, che lascia ben presto la famiglia per tornare a Roma. Rimangono così, la madre, lei e il fratello maggiore di tre anni a cercare di sbarcare il lunario. Ma subito, la madre mostra segni inequivocabili di malattia mentale, iniziando a maltrattare fisicamente con botte continue i due fratelli e, soprattutto, maltrattare psicologicamente la piccola Morwenn che cresce con la convinzione, inculcata dalla genitrice, di essere una "bocchinara" (e parliamo di una piccola di pochissimi anni, accusata di voler andare a letto con gli uomini). La madre, ora morta dopo una lunga malattia, fuori casa risulta amabile e "normale", mentre in casa viene chiamata "il mostro".
Passano anni di continui soprusi e violenze infinite e dopo essersi trasferiti dal sud della Francia a Rennes, al nord, la vita di Morwenn prende quella piega che la madre aveva sempre paventato, infatti la ragazzina è precoce nella sua vita sessuale e "adulta", a scuola va malissimo e inizia a fare uso di droghe. Si definisce anche "una bulletta" con gli amici e i compagni di classe quando invece a casa è continuamente picchiata e vessata. Così, dopo l'ennesimo atto di violenza cieca da parte di sua madre, a quindici anni, scappa di casa per iniziare a girare l'Europa tra squatter, musica, lavori precari, lavori non sempre legali, droghe e sesso promiscuo. Fino ad arrivare in Italia dove trova lavoro prima come modella e poi come dj-speaker radiofonica assieme alla sua amica del cuore, ancora oggi, Andrea Delogu.

Il romanzo, come già detto è un flusso di ricordi, non sempre in ordine cronologico o ragionato, ma concatenati gli uni agli altri dando l'impressione di essere davanti ad Ema ed ascoltare il racconto della sua vita. È forte. Inizia subito con schiaffi e pugni. E và avanti su questa linea per ¾ dell'intero scritto. Leggere queste confidenze, perché di questo si tratta, fa male. Fa male agli occhi, al cuore e fa male pensare a quello che ha dovuto patire questa povera bambina che, in fondo, non aveva certo chiesto di venire al mondo. Ema, dopo mille vicissitudini e problemi psicologici a sua volta cercati di curare con infinite ricerche del bandolo della matassa, ha avuto un coraggio enorme a farci vedere con i suoi occhi, uno stralcio della sua vita che deve essere stato come un buco nero per lei.
La sofferenza si legge in ogni riga, in ogni parola. La voglia di riscatto è stata più forte e oggi Morwenn si è trasformata in una donna forte e tenace che chiede a gran voce di essere vista per quello che è: una sopravvissuta.

Questo libro deve farvi sapere che esistono delle madri che, purtroppo, per problemi psicologici gravi e pregressi, non riescono a fare le madri e devono essere aiutate. La gente da fuori, anche se ci si nasconde, non può non capire che qualche cosa non và e quello che chiede Ema è di non voltarsi dalla parte opposta perché "sono cose private". E mi aggiungo alla sua accorata richiesta: non voltatevi dalla parte opposta, non lasciate un bambino indifeso a patire tutta questa sofferenza. Morwenn si è salvata trasfigurandosi in Ema Stokholma, ma la quasi totalità di questi bambini si perde per strada.
Aiutiamoli.

Grazie Morwenn. Avevo capito che eri una grande donna. Ti ho ammirato prima di sapere queste cose e ora, ti ammiro ancora di più.

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