Narrativa italiana Romanzi autobiografici Un viaggio chiamato amore
 

Un viaggio chiamato amore Un viaggio chiamato amore

Un viaggio chiamato amore

Letteratura italiana

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Passioni e sentimenti, paure, tenerezze, invocazioni, tradimenti, ricongiungimenti, botte e minacce, miseria e malattia: tutto sotto "Un cielo fatto solo d'amore". È l'incontro di Dino Campana con Sibilla Aleramo, incontro straordinario, come le lettere che i due amanti si scrissero. Ogni pagina di questo carteggio è un viaggio, esaltante e senza soste, che ha inizio sotto il sole infuocato dell'agosto 1916, fra la vera montagna dei solitari e la pura bellezza dei grandi boschi e prosegue serenamente negli ultimi splendori della bella stagione a Faenza e Marradi, fino a quando il "vento iemale" non li trascina in paesi sperduti dell'Appennino, dove il freddo morde ancora più che nelle soffitte dei lungarni e nelle ville sulle colline di Firenze che li accoglieranno. Il percorso si fa tortuoso come le vicende alle quali si assiste, segnato da un continuo andirivieni fra Pisa, Livorno, Firenze, Sorrento. È ormai il 1917: sullo sfondo l'anno più duro della guerra, in primo piano i due amanti e il loro disperato tentativo di trovarsi e abbandonarsi, affidato ormai soltanto alle lettere che si incrociano tra la Toscana e il Piemonte. Poi, nel gennaio del 1918, davanti al cancello del manicomio di San Salvi, il viaggio si interrompe. I Canti Orfici, unica e grande opera di Campana, lo manterrà vivo oltre la morte, avvenuta dopo un internamento di quattordici anni.



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Un viaggio chiamato amore 2020-02-10 08:08:41 siti
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siti Opinione inserita da siti    10 Febbraio, 2020
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Una donna lei, un poeta lui

È un carteggio considerato oramai un classico, pur avendo edizioni precedenti - la prima è la cosiddetta vallecchiana risalente al 1958 - non cessa di rappresentare una sfida filologica per gli studiosi dei due scrittori italiani. L’edizione del 1987, curata da Bruna Conti, si è arricchita infatti degli studi successivi basati soprattutto sugli archivi di Sibilla Aleramo che, alla morte, la medesima lasciò al Partito comunista italiano per essere poi resi consultabili dalla Fondazione istituto Gramsci di Roma. La stessa prima pubblicazione non fu esente da acerbe critiche perché a detta di Franco Matacotta, ex amante della scrittrice nonché suo pupillo, stando ad una lettera di Dino Campana dove lo scrittore espressamente diceva “ le mie lettere sono fatte per essere bruciate”, quel carteggio non si sarebbe mai dovuto pubblicare. Lascio ai lettori scoprire i motivi che spinsero Matacotta ad operare in tal modo e non svelo altro dei retroscena molto ben argomentati dalla curatrice Bruna Conti nella minuziosa prefazione che introduce il volume e costituisce sicuramente la parte più interessante di questo libro. Le lettere, a onor di cronaca, furono spesso richieste espressamente alla scrittrice che le serbava gelosamente e lei le rese consultabili solo due anni prima della morte, quando appunto era già una donna anziana. La possibilità avuta dalla curatrice di esaminare anche alcuni scritti originali di Dino Campana ha permesso infine di gettare luce su una storia d’amore travagliata e dolorosa, nella sua brevità, ma che purtroppo stigmatizzava l’estrema libertà di Sibilla e ne faceva volontariamente, agli occhi dell’opinione pubblica, la colpevole della pazzia di Dino.

Il volume dunque è sicuramente consigliabile se si vuole conoscere i retroscena di una delle più famose storie d’amore fra letterati italiani, soprattutto se si vuole sapere la verità sul tormentato rapporto d’amore; va detto anche che ridotto al solo carteggio l’esperienza di lettura potrebbe apparire alquanto riduttiva e blanda nei contenuti ma, letta la prefazione, il lettore avrà modo di riflettere sul destino di un uomo e di una donna nella prima metà del secolo scorso, entrambi spiriti irrequieti e non facilmente inquadrabili nelle categorie del perbenismo di facciata imperante all’epoca. Buona lettura: una donna lei, un poeta lui.

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