Dune Dune

Dune

Letteratura straniera

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Il giovane Paul, figlio del duca Leto, non sa quasi nulla di Arrakis quando gli annunciano che è la sua prossima destinazione. Poi, a poco a poco, frammenti di racconti, ricordi, qualche parola rubata - tutto stranamente pervaso da un che di leggendario - iniziano a comporre un quadro inquietante. Meglio conosciuto come Dune, il pianeta di Arrakis è un immenso deserto caratterizzato da una fauna molto particolare, creature gigantesche, vermi che sono lunghi centinaia di metri. Tutto sembra misterioso in quel mondo, anche i suoi abitanti, i Fremen, un popolo che ha affinato arti eccezionali. Ma Dune è anche, e soprattutto, l'unica fonte del melange, la "droga delle droghe", indispensabile per affrontare lunghi viaggi interplanetari, garantire straordinari poteri telepatici e assicurare un'incredibile longevità. E su Dune il destino di Paul si compirà, tra mille pericoli e dopo un difficile percorso spirituale.



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Dune 2016-06-15 11:41:10 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    15 Giugno, 2016
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E il passo oltre?

Che cos'è la fantascienza? O meglio quali sono quelle caratteristiche, quelle pretogative, che determinano l'appartenenza di un' opera al genere fantascienza?
L' ambientazione, certo, i personaggi, la loro peculiarità, siano essi protagonisti o fugaci comparse asservite alla caratterizzazione del contesto, e le dinamiche d'azione, qualora presente. Tutti questi elementi caratterizzano e dunque definiscono l'appartenenza di un'opera alla fantascienza e di fatto ad ogni altro genere letterario, tuttavia proprio per caratterizzare la fantascienza manca un elemento distintivo, senza dubbio il più importante: "il passo oltre."
Il passo oltre è quell'osare dell'autore, quello spingersi al di la del possibile, dell' "Attualmente - irrealizzabile" per raggiungere gli ambiti dell' probabile, del "solo ipotizzabile" dell' "eppur - tuttavia - in futuro - chissà". Ed è grazie a questo passo oltre, a questo "eppur tuttavia..." che si materializza quel processo che dilata la scienza fino ai limiti dell'immaginabile, ed è sempre grazie a questo che, attraverso l'originalità delle idee degli autori, quei limiti si frantumano scagliandoci nelle pieghe spazio temporali dell'ignoto. Certo per compiere il passo si devono gettare prima delle solide basi, ci si deve sempre rifare al conosciuto, ovvero alla scienza attuale, altrimenti si rischia di perdere la rotta e trascendere il genere nella fantasia, tuttavia quel primo passo resta fondamentale, talmente fondamentale che a ben vedere ogni altra prerogativa sopra elencata si può intendere come una diretta conseguenza della capacità dell'autore di osare, di guardare oltre. In fondo il perdere la rotta è un modo di dire piuttosto appropriato: la fantascienza è come una nave che solca acque sconosciute, chi legge di fantascienza è un passeggero di quella nave, lui è sí diretto verso l'ignoto ma è pur sempre su una nave, sempre legato dunque a un qualcosa di reale e solido, se invece cade in mare, se perde il contatto col reale, tutto allora diventa possibile e lecito e, come spesso accade con opere decentrate o eccessivamente illogiche, perde completamente l'orientamento abbandonandosi al destino o in certi casi, ben peggiori, alla noia.
Pensate a Verne, Asimov, Dick, Bradley o al più recente Crichton: di automi, di robot, già si parlava all'epoca dei sopracitati grandi e cosí anche di viaggi, sottomarini o spaziali, e in tempi recenti persino di clonazione, ma senza la coscienza di quei robot, senza la colonizzazione di pianeti lontani, senza la possibilità di trasformare il tempo fino a viaggiarci dentro e senza la possibilità di clonare il DNA di un dinosauro (o chi per lui), cosa sarebbero stati i loro grandi capolavori?
Nulla, non sarebbero stati proprio nulla. Senza l'audace genialità dei loro autori, cosí come senza un solido legame con la scienza a loro disponibile, l'intera impalcatura di quelle opere non avrebbe retto e un intero genere letterario probabilmente non sarebbe mai nato. Dunque questi, a ben vedere sono i cardini su cui si articola tutto il genere, gli altri, come il tempo e il luogo, di fatto sono sempre a loro asserviti, sono sempre un effetto ed una conseguenza di questi primi due.
Bene, vi chiederete ora il perchè di questa lunga premessa. È presto detto, poichè se si accetta la veridicità della premessa risulterà chiaro come Dune in realtà sia un falso libro di fantascienza. Esatto avete capito bene: Dune non è fantascienza!
Se in qualche modo infatti Herbert, l'autore, mantiene il legame con la realtà nel suo scrivere, nel suo creare, deficita completamente del passo oltre, non è in grado di osare neppure per mezzo paragrafo e alla fine compone un lavoro completamente privo di originalità.
E non lasciatevi ingannare da luoghi e tempi o dalle dinamiche di interazione tra improtagonisti: certo tutto avviene su altri pianeti in tempi futuri (?) e i protagonisti hanno nomi strani, usano oggetti strani, ma non c'è nulla in tutte le 660 pagine (le appendici mi rifiuto di leggerle) che sia veramente geniale o in minima misura innovativo. Si narra qui di una vicenda che sarebbe potuta andare bene in ogni epoca e ogni luogo, con intrighi e sotterfugi degni della corte di Re Lear, di una vicenda ovvero letta e riletta centinaia di volte fin dai tempi di Shakespeare con conti, duchi, imperatori stantii (l'autore non si prende neppure la briga di modificare i nomi delle cariche nobiliari...), e che, udite udite, alla fine viene letteralmente sbrogliata a colpi di cappa e spada, con cappe magnetiche e spade più o meno laser, certo, ma sempre armi di indubbie origini, e prerogative, cavalleresche; e mezzi di trasporto il cui appellativo sfiora il palesemente ridicolo (vedasi gli ornitotteri, mezzi volanti con al posto delle eliche delle ali. Non può essere casuale l'assonanza con gli odierni elicotteri, davvero non puo, forse era il traduttore in giornata no?) Una vicenda per ultimo che siccome non è chiaro come si possa concludere ad un tratto s'impregna di un misticismo finto arabeggiante che invece di spessore dona solo grevità allo stile di Herbert, già di per se stesso piuttosto pesante.
E sì, perchè come se non bastasse lo stile di Herbert lungo tutto il romanzo è pervaso di una retorica fricchettona - new age veramente insopportabile. E non tanto insopportabile perchè fricchettona e new age, molte altre opere "vantano" un simile incedere (l'esempio migliore, e sicuramente meglio riuscito, è Siddharta di Herman Hesse), quanto perchè è totalmente fine a se stessa. La retorica se non a piccole, ben calibrate, preferibilmente minuscole, dosi oggi giorno è già fastidiosa di per se poichè è un mezzo per stressasre un concetto già conosciuto, già risaputo, ormai banale, e dunque, allorchè ci troviamo di fronte ad essa, sia che ci venga propinata da uno scrittore rinomato che da un alta carica dello stato o della chiesa, ci sentiamo in qualche modo presi in giro e derubati del nostro tempo; ma quando, come in questo romanzo, è asservita ad una vicenda finta per ribadire concetti finti, be allora ci si sente doppiamente derubati del nostro tempo e doppiamente presi in giro, poichè di fatto è priva di senso, è una suppellettile ad un oggetto inutile.
E non mi si venga a dire che Dune è tutta una metafora, che come per esempio in 1984 la società futura è una estremizzazione di quella attuale e dunque se vi è retorica essa è asservita a denunciare l'attuale stato delle cose! In Dune non c'è metafora, se non quella molto banale e retrograda del bene contro il male, capirai... In Dune non c'è estremizzazione dei problemi attuali, se non quella molto banale, e ineluttabilmente costante tra le epoche, della ricchezza contro la povertà... In Dune di fatto non c'è proprio nulla eccetto che una lunga, banale, noiosa vicenda che come si diceva poteva tranquillamente essere ambientata al giorno d'oggi o alle corti medievali e non sarebbe cambiato niente, se non appunto qualche mal riuscito nome... Dunque cosa serve ad Herbert fare l'elegia del figlio prescelto di un duca morto che costretto dagli eventi abbandona i suoi costumi e scopre i veri valori tra la povera gente? A cosa servono quei toni ipocritamente pomposi allorchè tale giovane si illumina grazie alla presunta azione di fumosi riti sacri dai nomi islamizzanti e che tuttavia ricordano uno sballo da lsd?
No niente da fare, si possono chiamare "ornittotteri" gli elicotteri, si può chiamare la Terra "Harrakis", si può chiamare uno pugnale "kryss" e un strega "Reverenda Madre Benegesserit" (un soprannome un po' più breve no?), ma sempre elicotteri, pugnali e streghe rimarranno. Senza il passo oltre si possono dare tutti i nomi che si vogliono alle cose conosciute ma rimarrano sempre ne piu ne meno che cose appunto conosciute, e il libro che ne narra mai e poi mai potrà esser annoverato tra i libri di fantascienza!
Ma se Dune non è un libro di fantascienza allora cos'è? Non è nemmeno di storia o di critica, sí forse d' avventura ma, vuoi per lo stile, vuoi per la vicenda, anche l'avventura langue e persino il misticismo o la filosofia sono irreali, e nella loro irrealtà sempre e comunque banali, dunque cos'è?
Be ecco... Ricordate come ci si sente quando si è alle prese con la retorica? Dune non è nient'altro che un libro per qualche motivo tremendamente sopravvalutato che al termine della lettura vi lascia con l'odiosa sensazione di esser stati derubati del vostro tempo prezioso e con l'amara consapevolezza di esser stati fino alla fine presi in giro, anzi no, rifacendomi al vizietto herbertiano di mutare le parole per renderle più esotiche, Dune vi lascia proprio con la sensazione di bruciore distale di essere stati implacabilmente presi per il... MULO!


Nota: sono profondamente dispiaciuto se qualcuno si fosse in qualche modo sentito offeso dall'inaudito turpiloquio delle mie ultime parole, a mia parziale, umile, scusante posso giustificare questo lassismo solo in virtù della consapevolezza che talvolta una parola sebbene inauditamente volgare è più efficace di dieci o cento frasi moderatamente corrette, si tratta soltanto di avere il coraggio di usarla, si tratta solo di osare, peccato che Herbert in tutte le 660 pagine non ci provi neppure una volta...

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Dune 2015-12-15 17:33:35 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    15 Dicembre, 2015
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Belligeranti in un mondo fantasioso

“Dune” è il primo di una serie di sei romanzi che fanno parte di una sequenza denominata “Il ciclo di Dune”; la stessa è poi seguita da un’altra serie di romanzi scritti dal figlio Brian dell’autore Frank Herbert.

Lo considero uno dei classici più famosi del genere fantascientifico anche se , parer mio, vi è introdotta una componente fantasy in relazione ai numerosi personaggi che interpretano almeno il presente volume; infatti si richiama molto a uno stile medievale fantastico con casate nobiliari e dove non ci sono né alieni, né robot a causa della mancanza tecnologica portata da una precedente guerra. Tuttavia si può viaggiare attraverso lo spazio e raggiungere i diversi pianeti appartenenti a una galassia che accomuna una folta congregazione di vari mondi.

Importanza precipua per la sopravvivenza e il benessere è un pianeta di nome Harrakis, i cui abitanti indigeni chiamano Dune, dove è presente una particolare spezia che permette di viaggiare attraverso lo spazio senza avere bisogno di strumentazione elettronica e inoltre allunga la vita e permette di avere visioni su cosa può succedere in futuro. Ha luogo, quindi, un forte contrasto tra due altolocate famiglie che anelano al controllo del pianeta.

Il romanzo è affascinante e trascina il lettore in situazioni di profonda fantasia, in un ambiente meraviglioso nonostante la crudeltà insita nella narrazione che appare scorrevole ed edificante.

Una lettura molto piacevole che analizza in maniera dettagliata la complessità di un certo tipo di società molto lontana dagli schemi cui siamo abituati; di conseguenza la lettura diventa una continua scoperta di modus vivendi e modus operandi in quel lontano futuro su un pianeta ai confini dell’immaginazione.

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Dune 2012-10-22 12:21:04 dmcgianluca
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dmcgianluca Opinione inserita da dmcgianluca    22 Ottobre, 2012
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Fantascienza e non solo

Mai mi era capitato in un libro di fantascienza di provare fisicamente le sensazioni dei protagonisti, neanche in maestri come Asimov. In Dune l'aridità di Arrakis si espande oltre le pagine e ti fa sentire la gola secca. Come le più belle storie della fantascienza, questa si sorregge non sulle funamboliche diavolerie tecnologiche, ma sugli sconfinati orizzonti dell'immaginario. Arrakis, il pianeta arido, dove gli abitanti indossano tute che recuperano, distillando, ogni liquido espulso dal corpo. Dune, il libro che quando lo leggi senti la sensazione di quella tuta che aderisce viscida al corpo, per recuperare il sudore. Paul Arteides, l'eroe che si muove con la classe di un cavaliere medievale, in un mondo in cui a farla da padrone non sono le astronavi, ma lo spirito di adattamento dell'essere umano, che, fin dalla preistoria, è stato il motore della civiltà. Ma anche della guerra.

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Dune 2012-10-05 19:31:47 Sara moncalieri
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Sara moncalieri Opinione inserita da Sara moncalieri    05 Ottobre, 2012
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Acuta analisi (fanta)sociologica

Mi sono avvicinata a "Dune" convinta di trovarmi di fronte ad un classico della fantascienza, indubbiamente ben fatto ma scorrevole, con i soliti cliché presenti in questi romanzi: ambientazione in un futuro indefinito, mondi alternativi, astronavi, popoli alieni che si incontrano e si scontrano… tutto il corredo delle storie fantascientifiche insomma.
Niente di più errato. O meglio, niente di più incompleto.

Dune contiene tutti questi elementi, ma il libro parla di tutt'altro. Parla, ad esempio:
* di quanto il potere sia disposto a fare per raggiungere e mantenere il proprio status… in qualsiasi maniera possibile;
* di quanto la politica/potere siano strettamente avvinghiati al proprio tornaconto economico (la spezia, nella fattispecie), in funzione del quale vengano fatte, o meno, determinate scelte interventiste: non ci ricorda il motore di tutte le guerre, passate e presenti? non ci ricorda certi comportamenti politici?;
* della forza trascinante e talvolta violenta che assume una religione o un ideale spirituale, nel momento in cui un popolo viene oppresso e schiacciato: come non definirlo fanatismo religioso?;
* delle figure, o organizzazioni, che agiscono nell'ombra e che muovono i fili di milioni di vite facendo leva su chi il potere, ufficialmente, lo detiene, agendo secondo fini propri e sconosciuti alla quasi totalità: come non definirlo intelligence?;
* di quanto gli esseri (umani e non) siano spinti ad agire anche dalle proprie pulsioni, visioni, antipatie, amori e odi;
* di quanto una condivisa coscienza sociale possa rappresentare un punto di forza e di aggregazione difficilmente attaccabile dall'esterno;
* di ecologia, di rispetto delle risorse e del pianeta: e teniamo conto che il libro è stato scritto quando tutto questo era davvero fantascienza!

Mi aspettavo dunque un libro facile e veloce, e mi sono ritrovata tra le mani una perla di acutezza, arguzia, ragionamento, critica, e anche spionaggio.
Mi sono ritrovata in un mondo che sembrava reale, tanto bene era raccontato; e con una terminologia tutta sua. Ho conosciuto personaggi incredibili sotto ogni aspetto, nel bene e nel male, tutti così ben definiti che mi sembrava di vederli muovere e parlare. Pareva tutto così realistico che Herbert ha dato addirittura per scontate una serie di informazioni, come se noi, lettori, sapessimo già tutto di questo mondo: di Arrakis.
Ho dovuto insomma leggere questo romanzo con tutta l'attenzione di cui disponevo, perché ogni singola parola aveva il suo significato ed era collocata con uno scopo ben preciso nel contesto.

Un suggerimento: prima di iniziare il romanzo vero e proprio, converrebbe leggere prima, a mio parere, le appendici e la terminologia di Arrakis: aiutano a rendere più fluido il racconto, di per sé interessantissimo e che non dà tregua fino alla fine di questo primo capitolo.

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