Narrativa straniera Fantascienza Una ruga sulla terra
 

Una ruga sulla terra Una ruga sulla terra

Una ruga sulla terra

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Tutto ha inizio con un grande terremoto in Nuova Zelanda: trentamila vittime che sono soltanto il primo passo verso una catastrofe destinata a colpire tutto il mondo, con altri spaventosi terremoti in America, Russia, Cina ed Europa. La causa, secondo gli esperti, è un piccolo assestamento della crosta terrestre, quanto basta a provocare un'altra ruga sulla pelle del nostro vecchio padrone di casa. Ma le conseguenze per il genere umano sono quelle di un cataclisma senza precedenti: linee di comunicazione interrotte, la tecnologia del tutto impotente, grandi città rase al suolo, governi che crollano, interi letti di mare prosciugati. Finché non rimane un solo, doloroso obiettivo: sopravvivere ad ogni costo.



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Una ruga sulla terra 2016-01-29 10:11:43 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    29 Gennaio, 2016
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Sopravvivere al caos

Facendo i dovuti distinguo si potrebbe considerare "Una ruga sulla terra" la fonte d'ispirazione per "La strada", noto capolavoro apocalittico di Cormac McCarthy. Infatti le similitudini non mancano, a partire dallo scenario catastrofico in cui un uomo e un bambino si muovono alla ricerca di un confortante barlume di umanità tra il generale sfacelo.
L'incipit è preciso nella descrizione della dinamiche inerenti una pacifica tranquillità quotidiana, dove il protagonista è impegnato dapprima in una cena coi vicini di casa, poi preoccupato per le sue coltivazioni poco produttive.
In realtà, seppur in modo blando, il tarlo ansiogeno della paura si è già instillato nelle menti degli uomini: in Nuova Zelanda un terremoto ha devastato città e paesi, e la stessa cosa è avvenuta nel sud-est asiatico. Però in un mondo senza internet e comunicazioni relativamente repentine (il libro è datato 1967) il pericolo sembra più una suggestione pessimista che altro.
Ed invece il peggio accade.
Devastazione totale nel giro di una sola notte, i sopravvissuti vagano spaesati tra macerie e cadaveri. Urge superare lo shock, magari ripristinare i contatti con famigliari e conoscenti e soprattutto capire come sopravvivere in un mondo divenuto di colpo molto pericoloso.
Lo stile dell'autore è al solito essenziale, scarno, il che non è per forza un male. Christopher ha infatti l'incredibile dono di descrivere con invidiabile profondità sia le azioni dei suoi personaggi che i caratteri di cui sono depositari con pochi e sintetici tratti. Nessun orpello, l'autore affronta con facilità l'introspezione intima, affrontando l'utopica speranza dell'adulto e l'impossibile accettazione del ragazzino. Due modi per restare ancorati a ciò che fu, per non impazzire davanti a tale sconvolgimento..
La storia incalza mentre i nostri dalla piccola Isola di Guernsey partono alla volta di Londra attraversando il Canale della Manica, ridotto ad un enorme deserto dagli sconvolgimenti climatici. Incontri di ogni tipo punteggeranno la loro avventura, alcuni piacevoli, altri molto meno. Quadri visionari di grande impatto, come nel caso della nave arenata nel mare di sabbia, insieme a personaggi dal forte carisma, impreziosiscono il lavoro dell'autore britannico.
Christopher sembra banale ma non lo è affatto, parla di imbarbarimento, della piccolezza umana nei confronti della natura, dell'indole distruttiva specifica della nostra razza. Temi forse scontati ma trattati con intelligenza, mediante una cifra stilistica oserei dire (permettete la battuta) molto british, ovvero mai sopra le righe, nell'osservare l'ineluttabile orrore scatenatosi. Vi è tuttavia anche molta speranza, affidata ad un uomo illuso e ad un bimbo febbricitante, nuovi eroi di un mondo che può ancora risorgere

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