Narrativa straniera Romanzi autobiografici Guarda le luci, amore mio
 

Guarda le luci, amore mio Guarda le luci, amore mio

Guarda le luci, amore mio

Letteratura straniera

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«Raccontare la vita»: è questo il nome della collana per la quale nel 2012 l’editore francese Seuil chiede un libro ad Annie Ernaux. Senza esitazioni, l’autrice sceglie di portare alla luce uno spazio ignorato dalla letteratura, eppure formidabile specchio della realtà sociale: l’ipermercato. Ne nasce dunque un diario, in cui Ernaux registra per un anno le proprie regolari visite al «suo» Auchan annotando le contraddizioni e le ritualità ma anche le insospettate tenerezze di quel tempio del consumo. Da questa «libera rassegna di osservazioni» condotta tra una corsia e l’altra – con in mano la lista della spesa –, a contatto con le scintillanti montagne di merci della grande distribuzione, prende vita Guarda le luci, amore mio, una riflessione narrativa capace di mostrarci da un’angolazione inedita uno dei teatri segreti del nostro vivere collettivo.



Recensione della Redazione QLibri

 
Guarda le luci, amore mio 2022-03-12 10:43:42 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    12 Marzo, 2022
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Il riscatto letterario del supermercato

Ultimo lavoro della scrittrice francese, un libro particolare, diverso da quelli scritti finora. E non meno interessante.
Non si tratta di narrativa, bensì, come dice la Ernaux, di una sorta di

“diario in cui fissare le impressioni lasciate dalle cose, dalle persone, dalle atmosfere”.

Impressioni alla guida del carrello, dunque.
La scrittrice parte dai ricordi e dalle impressioni provate nel fare la spesa nel primo supermercato aperto in Slovacchia, dopo la disgregazione del regime comunista: agli esordi del consumismo, dunque,nei paesi ex-sovietici.
Le persone erano disorientate di fronte agli scaffali, non avevano familiarità col self service, in loro si leggeva imbarazzo, titubanza nel toccare i vari prodotti esposti, esperienza che invece negli altri Stati occidentali era già abitudine.
La scrittrice effettivamente ha tenuto un taccuino in cui segnare, in maniera sistematica a partire dal 2012, le atmosfere, le impressioni, gli incontri degni di nota vissuti nella quotidianità della “corvèe” della spesa.

“I supermercati (…) suscitano pensieri, fissano in ricordi sentimenti ed emozioni. Quante storie di vita si potrebbero scrivere anche solo attraversando da una parte all’altra uno dei centri commerciali che frequentiamo.
(…) Chi fa politica, chi scrive sui giornali, gli “esperti”: chiunque non abbia mai messo piede in un ipermercato ignora la realtà sociale della Francia di oggi”.

Il supermercato o l’ipermercato -la Ernaux cita anche grandi nomi di catene commerciali francesi, “moschettieri della distribuzione”- è un microcosmo degno di studi e di attenzione: dai consumi al comportamento di fronte agli scaffali e alle casse.
Dalla categoria di persone che frequentano il supermercato da una fascia oraria all’altra si possono fare considerazioni e dedurre che “l’orario della spesa è fattore di segregazione”, perché nei momenti morti della giornata o della serata si presentano quelle categorie di persone, soprattutto donne velate accompagnate da un uomo, che evitano gli sguardi altrui.

“Ci sono persone, popolazioni, che non si incontreranno mai” : è la significativa considerazione della scrittrice.

La realtà del supermercato ci espone agli sguardi altrui in un momento fatidico e cruciale: quello della cassa. Presentarsi davanti al nastro è esporre i propri desideri, la propria identità, la propria intimità, il proprio status anagrafico agli occhi altrui. Si diventa più timidi e impacciati talvolta.
Atmosfera di consumi, trionfo di desideri non solo di adulti, ma anche di bambini, spesso iperviziati. Persone che diventano subito loquaci ed attaccano bottone con la Ernaux riconoscendola, qualcun altro invece, che, di corsa, si affretta a riempire il carrello senza guardare in faccia nessuno.
L’assenza di una guida al reparto libreria, amara considerazione della scrittrice, - come darle torto!- insieme alla presenza preponderante di bestseller e non di libri di qualità letteraria, chiude il discorso che si era aperto con la virilizzazione del reparto di telefonia e di tecnologia.

“A me serve una chiavetta USB. Sono perfettamente consapevole del fatto che chiedere al commesso di scomodarsi per spiegarmi quanti giga devo scegliere dimostra un’ignoranza madornale, confermata infatti dal sorrisino che mi riserva. E’ un reparto fortemente virile. Ed è anche quello che ha più commessi, spesso inoperosi. In libreria non ce n’è nemmeno uno.”

E sulla domanda perché mai la realtà del supermercato è stata per anni snobbata dai grandi romanzi francesi, la nostra scrittrice fornisce due intelligenti ed acute risposte, che lascio a voi il piacere di scoprire da soli.

La realtà del supermercato presenta un aspetto positivo incontrovertibile: l’inclusività.
Recarsi al centro commerciale, dice la Ernaux, è come recarsi ed immergersi in uno spettacolo di luci, di abbondanza, dove ci si può sentire spesso disorientati, ma “mai degradati”, perché si è parte della festa senza distinzioni.

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Guarda le luci, amore mio 2023-02-16 15:35:47 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    16 Febbraio, 2023
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Le luci e i carrelli.

“Guarda le luci, amore mio”, sussurra una mamma alla bambina nel passeggino: sono le luci del supermercato di un grosso centro commerciale francese, luci che illuminano un’umanità variopinta che va e viene, un’onda in perenne movimento sempre in cerca di qualcosa da depositare nel carrello. Qualche scrittore ha forse dedicato parte del suo tempo a descrivere in un articolo giornalistico quelle isole di consumismo e di aggregazione che sono i centri commerciali, nessuno come Annie Ernaux, che si è impegnata in un saggio autobiografico sulle sue visite prevalentemente all’Auchan, una famosa catena di supermercati. E’ un mondo a parte, un’esperienza che l’autrice descrive in tutti i particolari, traendone sensazioni nuove a contatto con un’umanità dalle mille sfaccettature. Le osservazioni sono acute e inducono a riflettere su gusti, tendenze, comportamenti: ad esempio sul rapporto tra la merce sul nastro trasportatore e la tipologia dell’acquirente, sul divieto di sfogliare giornali e gli stessi sgualciti da lettori occasionali, sul centesimo in meno di taluni prodotti per dare l’illusione di un costo più conveniente, sulle frenetiche giornate in varie occasioni (festa della mamma, festività natalizie o pasquali …), sul grigiore dei reparti discount con prodotti impilati o ammucchiati in cassoni …
E poi le file alle casse, quando ci si guarda in silenzio aspettando il proprio turno con l’ingiustificato timore che la gente giudichi i nostri acquisti, la salita sulle scale mobili e le occhiate furtive a quelli della scala opposta, le lungaggini dei pagamenti con assegni che frenano le code e accendono commenti impazienti, la strana sensazione che il tempo non scorra e che ci sia un presente “ripetuto miriadi di volte”, la stranezza delle ore serali, quando la gente è poca e si comincia a chiudere … E poi ancora l’accorato ricordo di un recente incendio in Bangladesh, in una fabbrica di “schiavi” (112 morti) addetti alla confezione di felpe e t-shirt per il nostro consumo.
La Ernaux sembra arrendersi di fronte all’imperante consumismo, si adegua, osserva senza proteste eccessive: mostra stupore, meraviglia di fronte a questi centri di aggregazione, conformandosi alle mode ed ai gusti del momento. Ma è anche conscia che questo tipo di vita collettiva prima o poi sparirà, soppiantato da nuovi sistemi commerciali individualistici tipo gli acquisti on-line o drive-in.
“Guarda le luci, amore mio”. Traduco: guarda le luci, goditi pure questi momenti, lasciati trasportare dall’onda della folla che consuma, ma non lasciarti ingannare, è solo un momento che passa e non lascia tracce.


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Guarda le luci, amore mio 2023-01-25 09:13:15 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    25 Gennaio, 2023
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Supermercato, da "non-luogo" a Letteratura.



Avete presente quando si dice "di questo autore leggerei qualunque cosa, anche la lista della spesa"?
Ecco, la Ernaux lo ha fatto.
E nel tenere questa sorta di diario delle sue visite al supermercato, è stata capace di fare letteratura.

È stata in grado di allargare il suo sguardo e riuscire a vedere tutto quello che si cela nei posti più illuminati che esistano, la vita che brulica sottotraccia tra le corsie piene di cibo, le tenerezze, le nevrosi, le disparità sociali, gli stereotipi di genere (il reparto giocattoli è sicuramente ancora fortemente radicato nella gabbia mentale che vuole differenziare i giochi per femmine e per maschi).

Il supermercato è considerato un luogo non-letterario, necessario a soddisfare il bisogno primario della sopravvivenza e spesso appannaggio femminile... quindi poco degno di nota.
Annie Ernaux ci mostra quanto tutto questo non sia vero, anzi ci dimostra come l'ipermercato sia un grande specchio della realtà sociale, forse il più grande spazio di aggregazione umana, un vero e proprio microcosmo.

Con il suo solito stile minimale, la Ernaux ci racconta quello che è sotto i nostri occhi tutti i giorni, eppure, leggendola, è come se vedessimo "davvero" tutte queste cose per la prima volta.
Un racconto lucido e intelligente, ma... se ancora non avete mai letto nulla di questa autrice, questo NON è il libro giusto con cui iniziare.
Solo per chi già la conosce e l'apprezza.

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