Narrativa straniera Romanzi storici Vincoli. Alle origini di Holt
 

Vincoli. Alle origini di Holt Vincoli. Alle origini di Holt

Vincoli. Alle origini di Holt

Letteratura straniera

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Torna in libreria Kent Haruf, il caso editoriale degli ultimi anni. Con Vincoli si torna a Holt, anzi si va alle origini di Holt, a cavallo tra Ottocento e Novecento nel primo romanzo che ha imposto Haruf all’attenzione del pubblico americano. Un viaggio nella storia di una famiglia delle pianure americane, narrata dalla voce della loro vicina, Sanders Roscoe. Un romanzo corale e travolgente, intenso e poetico, con cui Haruf inizia il suo viaggio nell’America rurale, teatro delle sofferenze e metafora della tenacia dello spirito umano, anticipando tutti gli elementi che rendono unica la sua poetica.

Recensione della Redazione QLibri

 
Vincoli. Alle origini di Holt 2018-11-07 11:07:32 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    07 Novembre, 2018
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Vincoli. Vincoli

«Edith Goodnough meritava di essere vista in quella pallida luce azzurra, e comunque so che le stelle brillavano per loro nel cielo terso e c’era un grande silenzio.»

È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough sta per compiere ottant’anni, è una vecchia signora con i capelli bianchi eppure è ancora elegante e bella come doveva esserlo nel 1922 quando di anni ne aveva soltanto venticinque e quando nei suoi occhi brillava la luce per quei brevi attimi vissuti, con quei finestrini di una vecchia Ford T abbassati, con la notte che scorreva tra la quotidianità di una vita che mai le era ed è appartenuta. Nell’oggi giace in un letto bianco dell’ospedale della città, non vive più in campagna, pesa ancora meno dei cinquanta chili che non ha mai pesato, del suo passato non resta altro che il rudere di una casa e un cane che uggiola legato in attesa di due coccole e di un pasto e nel suo presente e futuro pende una grave accusa. Perché lo sceriffo e gli avvocati attendono che le sue condizioni di salute migliorino esclusivamente per metterla su una sedia a rotelle e condurla in tribunale, dall’altra parte della cittadina, luogo dove verrà sottoposta a processo e giudicata per un crimine che riguarda suo fratello Lyman e di cui lei pare essere l’artefice. Un cronista di Denver, un articolo che in parte è vero ma che in realtà non è altro che parte di una parte della storia, uno sceriffo che non è altro che un figlio di buona donna, un vicino di casa di nome Sanders Roscoe, un uomo sulla cinquantina, tarchiato, testardo e da sempre legato ai due fratelli Goodnough. È lui che si scaccia quel reporter, è lui che si rifiuta di parlare con il giornalista di fatti di cui non dovrebbe conoscere nemmeno l’esistenza, è lui che si fa voce narrante di questa piccola perla a firma Kent Haruf.
E così torniamo nel passato. È la tarda primavera del 1896 quando Roy Goodnough e sua moglie Ada Twamley giungono dall’Iowa a quella che poi sarebbe diventata la Holt, Colorado, che abbiamo conosciuto con la Trilogia della pianura. Quelle che si trovarono di fronte allo sganciare del loro carro, non erano certo le terre floride e ricche che si sarebbero aspettati dopo un così lungo viaggio, ma Roy era testardo e determinato. Aveva fretta, voleva piantare i suoi semi, costruire la sua vita in quel luogo prima che la compagna potesse risvegliarsi dal sogno del matrimonio a malapena consumato. Dopo un periodo di sopravvivenza, la costruzione della loro casa, la faticosa nascita della figlia Edith Goodnough nel 1897, quella del fratello Lyman Goodnough nel 1899. La prematura scomparsa della madre, i due figli adolescenti rimasti soli con quell’uomo. Un padre che non è un padre ma un padrone, un individuo pieno di rabbia e rancore che li costringe a restare al suo fianco, che obbliga lei a prendere il posto della madre, e Lyman a rilegarsi al ruolo di contadino che ara i campi e alleva le bestie senza possibilità di mutare la propria condizione. John Roscoe, al tempo un bambino, poi un adolescente, ancora un uomo adulto che mai viene ben visto da Roy perché per mezzo di sangue indiano, perché innamorato di Edith, perché elemento di disturbo nel suo astuto piano; assiste, osserva, non resiste. Perché soltanto lui, padre-padrone, era legittimato a decidere per i figli, a decidere del loro futuro, del loro presente e del loro passato. Un passato, un presente, un futuro, fatto di lui. A qualunque costo, a qualunque prezzo. E come meglio riuscire in questo progetto demoniaco se non avendo la fortuna nella sfortuna di sfruttare un tragico incidente? Un tragico incidente a cui sarebbe sopravvissuto per la bellezza di altri 37 prima che la morte si decidesse a portarselo via. A discapito dei fratelli, a discapito di Edith e della sua vita. Una donna che ha vissuto una vita in casa, una vita fatta di servilismo, una vita alimentata con il ricordo di un amore che mai ha avuto modo di sbocciare, una vita fatta di solitudine che non migliora nemmeno nella sua parte finale, anzi, peggiora.
Questo e molto altro è “Vincoli. Alle origini di Holt”, classe 1984, di Kent Haruf. Un romanzo forte, dove la voce narrante è Sanders, ma dove ogni protagonista è percepito con tutta la sua personalità disarmante nella sua seppur costretta condizione vincolante, un romanzo dove non mancano le tematiche care all’autore, non manca l’amore perduto, non manca la famiglia, non manca la solidarietà tra fratelli, non manca la separazione, non manca il sacrificio, non manca la lontananza, non manca l’abbandono, non manca l’isolamento, non manca la violenza che riveste i panni di quella tipica che si consuma nei luoghi domestici, non manca il dolore per la perdita, non manca il dolore per quella vita sfumata, per quel tempo passato che mai tornerà. E non manca ancora quello stile inconfondibile, che è magia e che è lama. Che è mistero e poesia, che è durezza e ferita, che è crudeltà. Il risultato finale è quello di un elaborato di grande spessore, di empatia e immedesimazione ai massimi livelli. Un altro piccolo gioiello che ci riporta tra i luoghi di Holt e che arricchisce la composizione a firma Kent Haruf.

«Edith aveva pianto. Indossava un vestito nuovo e si era un po’ sistemata i capelli, ma per il viso non era riuscita a fare niente. Il suo viso era andato in frantumi. La cinsi con un braccio.» p. 142

«[…] Ecco, sono passati quasi cinquantacinque anni, una vita intera, e lei ancora non ha imparato a dire a se stessa qualcosa che assomigli a un infinito sì.» p. 255

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68 Opinione inserita da 68    10 Novembre, 2018
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Un’ unica storia, tante altre storie....

“ Vincoli, alle origini di Holt “, ( 1984 ) segna l’ esordio letterario di Kent Haruf e l’ inizio della poetica di un luogo ( Holt ) attraverso il fluire del tempo ( il ‘900 ) in una relazionalita’ scandita da gesti ripetuti e definenti.
Qui nasce e declina il racconto nella voce di un vicino di casa, Sanders Roscoe, riappropriatosi di una trama tinta di noir, la storia della famiglia Goodnough, partendo dalla pionieristica migrazione di fine ‘800’ alla ricerca di un tetto e di un pezzo di terra da coltivare.
Holt si affaccia su un angolo sperduto del Colorado, una terra piatta, brulla, arida, appartenuta agli indiani, una maledetta distesa sabbiosa, con poche case, e la vita dei Goodnough, agricoltori, si trascinerà’ nella imprevedibilità e durezza della storia, il Proibizionismo, la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, il dopoguerra fino agli anni ‘70, epilogo del racconto.
Oggi Edith è una vecchia signora dai capelli bianchi scampata miracolosamente ad un evento inderogabile e necessario, accusata di un crimine ed in attesa di processo, il fratello Lyman è morto, i suoi genitori lo sono da parecchi anni.
Il respiro del romanzo non possiede ancora la linearità narrativa e l’ intreccio relazionale di ” La Trilogia della pianura “ ne’ la scarna ed intima essenza di “ Le nostre anime di notte “, ma esprime già un gusto poetico definente, quella miscela di silenziose presenze, delicatezza, il respiro di un mondo provinciale costruito su quotidianità, relazioni, perdite, lontananze, ritorni, un soffio vitale che, nello scorrere degli anni, consegna i protagonisti ad una inevitabile accettazione di tempo e destino.
Tutto sembra accadere e protrarsi inesorabilmente, il ricordo di quello che è stato indicarci una sola via, segnata dalla impossibilità di un qualsiasi appello e giudizio, avvolta in un ripetuto … “ come sempre “….
Edith, una vita intera passata in casa, cercherà invano una ribellione per un passato ingiusto, la rigidità di forma e contenuti, un padre tirchio e frugale, egocentrico e rinunciatario, un amore sottrattole inspiegabilmente ed un destino odiato da sempre.
Il fratello Lyman sparirà improvvisamente per venti anni, unico alibi la Guerra, nauseato da un lavoro estenuante, in un viaggio che ricerca una vita mai vissuta, semplici cartoline inviate come ricordo.
Un giorno finiranno come finiranno, due vecchi, fratello e sorella, soli in mezzo alla campagna, in una casa gialla circondata dalle erbacce, accompagnati dalle sole inspiegabili presenze, da giorni che ripresentano il passato, in un luogo, Holt, marchio ancora acerbo della propria essenza.

….”Certo che non è giusto. Niente in questa faccenda è giusto. La vita non lo è. E quando ripenso a questa storia non mi sembra ci sia che questo, una serie di solchi indipendenti “...

Questo il fluire del racconto, una iscrizione inserita nella cruda verità degli accadimenti.
I propri gesti, ripetuti, sempre quelli, riconsegnano ad un piccolo mondo certo, in passato odiato ma il solo conosciuto ed il sogno di un rinnovamento in questo angolo di terra non sopravviverà a lungo.
Un sacrificio personale non più necessario, l’ incubo di un ritorno alle odiate origini, un presente mutato dopo un incidente imprevisto generano una idea risolutiva, lo sguardo posato su un braccio alzato in senso di resa ed una fredda e calma disperazione che assumerà i colori sbiaditi del presente, una casa abbandonata ormai in rovina.

Holt racchiude il passato nella calma indifferenza dei propri resti, i Goodnough oggi sono tre lapidi al cimitero, in ospedale c’ è una vecchia signora ancora elegante e bella come tanti anni prima, il futuro un’ altra storia, tante altre storie, in attesa di essere raccontate…

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