Narrativa straniera Romanzi Eleanor Oliphant sta benissimo
 

Eleanor Oliphant sta benissimo Eleanor Oliphant sta benissimo

Eleanor Oliphant sta benissimo

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Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent'anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient'altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D'improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene. Anzi: benissimo.

Recensione della Redazione QLibri

 
Eleanor Oliphant sta benissimo 2018-05-31 10:23:56 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    31 Mag, 2018
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Eleanor

Eleanor Oliphant ha trent’anni, una laurea in lettere classiche e da nove lavora in una agenzia di grapich design dove si occupa di note di credito. È una persona normale, caratterizzata da un aspetto normale e che mira alla normalità. È alta più o meno nella media, ha un peso approssimativamente nella media, ha lunghi capelli lisci castano chiaro che le arrivano giù fino alla vita, una pelle chiara e un volto che è un palinsesto di fuoco in quanto caratterizzato da un naso troppo piccolo e occhi troppo grandi, orecchie affatto eccezionali e una serie di lunghe cicatrici che le scendono dalla tempia alla gola deturpandole metà viso. La sua vita è scandagliata da una routine bel definita in cui dal lunedì al venerdì lavora presso l’agenzia fino circa alle 17.30 pranzando con qualcosa acquistato in bar fuori dall’ufficio (perché ha constato che portarselo da casa è controproducente visto che gli alimenti si deteriorano prima dell’effettivo consumo) e cenando con la solita pasta al pesto, il venerdì sera, poi, mentre tutti si danno ai bagordi lei si concede una pizza margherita acquistata presso il suo rivenditore di fiducia sorseggiando la sua bottiglia di vino. Terminato questo mix alternativo si fa un’altra grande concessione consistente in una bottiglia di vodka con cui si lascia andare solo e soltanto quel giorno alla settimana. Il sabato e la domenica riduce il consumo elargendosi qualche sorso disseminato nelle ore diurne onde essere certa di non essere ubriaca ma nemmeno totalmente lucida. Perché sia chiaro, nessuno deve pensare che lei sia una ubriacona. Già gli sguardi dei suoi colleghi d’ufficio sono eloquenti circa le sue stranezze, certo non vuol dargli altri motivi per additarla in senso negativo. D’altra parte lei è una persona per bene, parsimoniosa, con una vita tranquilla e vezzi che è felice di conservare. A quelle già illustrate si somma infine l’ultima e forse più significativa consuetudine di Eleanor: la telefonata con la mamma il mercoledì sera. Questa è una conversazione telefonica che si svolge sempre alla stessa ora e il solito giorno anche perché la madre della protagonista è agli arresti e dunque non può concederle che quei 15 minuti di considerazione – dolorosa e cattiva – alla settimana.
Eppure di punto in bianco l’abitudinarietà della Oliphant viene stravolta. A un concerto incontra l’uomo della sua vita, o almeno così crede. Ciò la porta a ritenere necessaria una maggiore cura del suo corpo e del suo aspetto, la porta a tentare di inserire nella sua vita uscite e elementi che mai avrebbe pensato di introdurre, e ancora la porta ad acquistare un telefono cellulare nonché un laptop per effettuare le sue ricerche da casa. Tutte quelle spese in così poco tempo? Quasi non si riconosce più. Tuttavia sono necessarie, deve adattarsi a quella che potrebbe diventare la sua nuova esistenza.
Al contempo nella sua realtà riesce ad entrare anche Raymond Gibbons suo collega della sezione dell’helpdesk e dunque specializzato in personal computer e tecnologia. L’uomo dai capelli rossicci chiari tagliati corti nel tentativo di nascondere l’ assottigliamento e la diradazione, una barbetta bionda stopposa, una pelle molto molto rosa, un abbigliamento alquanto opinabile, nerd nel midollo, fissato con i videogiochi e associato a un maiale ad una prima occhiata dalla protagonista, riuscirà con la sua semplicità e genuinità ad aprirsi un varco nella rude e impenetrabile corazza della donna finendo con l’instaurarci un rapporto di amicizia molto profondo che azionerà gli ingranaggi per il suo effettivo cambiamento. Sarà nel vero senso della parola il primo essere umano ad essere amico di Eleanor. Si perpetreranno, tra l’altro, tutta una serie di circostanze che consentiranno al lettore di conoscere del passato di questo personaggio eclettico e di grande profondità. Pagina dopo pagina questo sarà sempre più coinvolto e rapito dalle vicende tanto da non riuscire a staccarsene.
“Eleonor Oliphant sta benissimo” è infatti uno scritto di gran contenuto ma anche di grande forza empatica. È caratterizzato da una serie di personalità forti e magistralmente delineate che conquistano e convincono chi legge. La ragazza, in particolare, con il suo linguaggio erudito, il suo equilibrio faticosamente conquistato, il suo distacco emotivo da tutto quel che le accade attorno e anche la riscoperta di sé, la maturità conquistata dagli eventi che la porteranno a fare i conti con il passato, ad affrontarlo, a parlarne, a rompere quella cupola invisibile che si era costruita intorno, la rendono palpabile, concreta e impossibile da non amare.
Al tutto si somma uno stile narrativo arguto, forbito, fluido, intelligente che si avvalora della tecnica del “narrare ma non spiegare”, del “fai vedere, ma non limitarti a una mera esposizione (e che è ravvisabile in scrittori quali Fredrick Backman e i suoi “L’uomo che metteva in ordine il mondo” e/o “Britt-Marie è stata qui”e/o “Mia nonna saluta e chiede scusa”), elementi questi che consacrano lo scritto quale un piccolo gioiello semplicemente indimenticabile.
Goliardico, ricco di contenuti, sagace, riflessivo.

«Quando si legge di “mostri”… nomi noti… si dimentica che avevano una famiglia. Non spuntano fuori dal nulla. Non si pensa mai a chi resta ad affrontare i postumi.» p. 336

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Eleanor Oliphant sta benissimo 2018-09-18 10:20:00 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    18 Settembre, 2018
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Claustrofobico, ma... sì!

Con questo ho fatto fatica, all'inizio.
Un po' devo ammettere che avevo alcuni preconcetti sul "caso editoriale" dell'anno, e poi ero (e sono) un po’ stuccata dai protagonisti simil autistico/asperger che da quando letteratura e cinema li hanno scoperti, pare non ci sia altro; invece poi la storia si dipana bene, pur con qualche escamotage un po’ facile.
Quello che mi è piaciuto è che funziona il personaggio e – soprattutto – funziona la sua evoluzione.
La psicosi di Eleanor è reattiva al “fatto centrale” intorno al quale lei è costretta a ricostruirsi e ri-strutturarsi.
Illustra in modo mirabile la necessità di un bambino di vedere i genitori (qui la madre) in luce positiva e l’evoluzione da un pensiero derivato da quello genitoriale ad uno autonomo ed originale.
In questo senso quanto è bello il passaggio sull’autobus, quando si accorge che il signore malvestito e dall’aspetto bizzarro è il solo ad accorgersi di lei e del suo pianto.
La sua agnizione, la sua scoperta, il suo svincolarsi, finalmente, dal pensiero materno è tutto in quel "Non era pazzo. Non portava i calzini, tutto lì."
Eleanor è molto rigida nella gestione delle relazioni umane ed estremamente (ed eccessivamente) razionale nelle medesime. Quasi leopardiana, dall’inizio: "In ufficio c’era quel senso palpabile di gioia del venerdì, quando tutti sono collusi con la menzogna che il weekend sarà fantastico e che la settimana seguente il lavoro sarà diverso e migliore. Sono incorreggibili."
È scarsamente empatica e legge con logica matematica le relazioni sociali:
“Però, attraverso l’attenta osservazione dai margini, avevo scoperto che spesso il successo sociale si basa su un minimo di finzione. A volte le persone popolari devono ridere di cose che non trovano molto divertenti, devono fare cose cui non tengono particolarmente, con gente di cui non apprezzano particolarmente la compagnia. Io no. Anni prima avevo deciso che se la scelta fosse stata tra fare così o volare in solitaria, allora avrei volato in solitaria. Era più sicuro. Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore, dicono. E questo prezzo è troppo alto."
Ha più di qualcosa del nostro amatissimo Spock, n’est-pas? Ma avverte il bisogno di qualcosa che manca, che non sa definire, che le è stato portato via: "Inoltre è sempre bello sentire il mio nome scandito da una voce umana".
Lo avverte in modo nebuloso all’inizio e poi sempre più chiaramente.
Ok, è una specie di favola con tanto di simil happy end.
Ma la storia funziona e pur facendo un po’ male, scorre in modo razionale ed apre ad una cauta speranza. Alla fine Eleanor trova un compromesso accettabile fra l’essere sé stessa, essere parte di una comunità e, soprattutto, liberarsi dai fantasmi.
E – altro punto interessante - l’autrice giuda la storia in modo intelligente, non indulgendo mai nel patetico, nel macchiettismo, nell’effetto facile.
Bon.
Claustrofobia a parte, son lieta di averlo letto e lo consiglio affettuosamente.
Ad Maiora.

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Eleanor Oliphant sta benissimo 2018-09-09 06:55:38 LittleDebbie
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LittleDebbie Opinione inserita da LittleDebbie    09 Settembre, 2018
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Il percorso del miglioramento di una persona

All’inizio ho trovato la protagonista del romanzo odiosa. Proprio così. Ho sentito che teneva una certa distanza da tutti, diceva che l’odiavano, ma è stata la prima a giudicare in modo molto critico altri personaggi del libro.
Lei, forse, non avrà bisogno di nessuno (sebbene non sia vero), ma se giudica sempre così le persone comprendo il motivo per il quale non va d’accordo con nessuno.
Poi, in pochissimo tempo, parte subito in quarta e si ritrova “innamorata” di una persona che vede su un palco, se ne infatua per come è vestito, idealizza nella testa il suo carattere, decidendo che dovrà instaurare con lui una relazione. Tutto ciò, durante i primi capitoli del romanzo, mi ha fatto torcere il naso.
Continuando con la lettura, però, si comprende come la protagonista, sebbene lei non riesca ad ammetterlo, ha qualche problema. La madre, durante la sua infanzia, l’ha condizionata, e non poco.
Mi è piaciuto il modo in cui è stato sviluppato il romanzo e tutti i nodi si slegano pagina dopo pagina, ponendo fine ai dubbi caratteriali che il lettore si fa su Eleanor.
Ho apprezzato il fatto che l’amore, sotto un certo punto di vista, venga accantonato per l’amicizia e che dal romanzo si comprende come al mondo esistano persone di buon cuore, semplici, che, nel loro piccolo, vogliono aiutare. Che con i loro pregi e difetti cercando di stare il più possibile vicino alle persone alle quali tengono e tentano di aiutarli.
Proprio per questo il mio personaggio preferito è Raymond. Semplice nella sostanza, limpido e di buon cuore.
Eleanor ha avuto la possibilità, incontrandolo, di poter comprendere davvero cosa sia l’amicizia incondizionata, riuscendo quindi a cominciare ad uscire dal suo loop di autoconvincimento che l’aveva accompagnata tutta la vita.
Sebbene all’inizio del romanzo si possa storcere il naso per determinati pensieri della protagonista, consiglio la lettura del libro. Leggendolo non si potrà fare a meno di affezionarsi a lei come è successo con Raymond. Grazie a lui, Eleanor è riuscita scendere a patti con se stessa, a muovere i primi passi verso un miglioramento della sua vita.

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Eleanor Oliphant sta benissimo 2018-06-01 15:17:14 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    01 Giugno, 2018
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Giorni migliori

Confesso di essermi avvicinata alla lettura di questo libro con qualche preconcetto.
Un romanzo d'esordio tradotto in 35 lingue.
Uno dei casi editoriali dell'anno.
Ho pensato che fosse il solito romanzo carino ma anche molto “commerciale”. Poi, per caso, mi sono imbattuta in un'anteprima e ne ho letta qualche pagina: è scoccata subito la scintilla e non sono più riuscita a smettere di leggere, ho comprato il libro e l'ho terminato in breve tempo. E mi è piaciuto tantissimo.
Eleanor Oliphant è una donna di trent'anni che vive in Scozia. Lavora da circa nove anni in un ufficio dove si occupa di contabilità. Eleanor non ha una famiglia, non ha parenti né amici, nemmeno con i colleghi di lavoro è mai riuscita ad instaurare una minima relazione. La sua vita è caratterizzata da un'intensa solitudine che viene interrotta soltanto dalle telefonate della madre, ogni mercoledì sera. Eppure questi momenti sono forse i più tremendi e difficili, anche più del resto della settimana che trascorre in una solitaria routine. La madre di Eleanor infatti è un essere cattivo, che le ricorda un passato tristemente doloroso che ancora la nostra protagonista non si è lasciata alle spalle e di cui sono una testimonianza continua le cicatrici che sono rimaste su un lato del suo volto.
La vita di Eleanor comunque non può continuare così. Lei dichiara di stare bene, anzi benissimo, ma in realtà è alla ricerca di un cambiamento della sua situazione esistenziale. Così si innamora di un musicista visto una sera ad un concerto: non sa niente di lui eppure si lancia in questa cotta dal sapore molto adolescenziale. E' un modo per iniziare a prendersi cura di sé stessa, per fare qualche cambiamento alla propria immagine ed allo stesso tempo iniziare lentamente ad uscire dalla corazza che si è costruita.
Negli stessi giorni dell'inizio dell'amore virtuale conosce una persona che realmente è gentile con lei e si mostra senza preconcetti, Raymond, un nuovo collega informatico. Per caso avviene un qualcosa che costringe Eleanor e Raymond ad iniziare a frequentarsi ed i due diventano amici.

“Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po' di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l'amore possa penetrare e defluire. Lo spero.”

Inizia così un percorso molto difficile per la protagonista,che la porterà a ricordare e in qualche modo, superare, le sofferenze ed i gravi traumi che si porta dietro dall'infanzia e che purtroppo l'avevano costretta a vivere questa vita di solitudine.
“Eleanor Oliphant sta benissimo” è un romanzo in grado di far emozionare, far commuovere e far sorridere i lettori. La protagonista è veramente indimenticabile, ed è impossibile non amarla, con il suo linguaggio forbito e la sua ingenuità da adolescente, per la forza straordinaria che continua a dimostrare nei confronti della vita. Davvero una lettura coinvolgente ed affascinante.

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